HIROSHIMA: Due nomi innocui per un orrore immenso

Andare a Hiroshima e non vedere e parlare della Cupola della bomba atomica, chiamata anche A Bomb Dome, è impossibile. Detto questo, sono consapevole che nessuna parola che io dirò, nessuna foto che posterò, potrà farvi davvero percepire, emotivamente, l’esser lì a pochi metri dalla disumanità umana.
Sganciare delle bombe atomiche su città piene di persone inermi è disumanità. Non esiste giustificazione al mondo per una cosa del genere, eppure, assurdamente, le ho sentite, giustificazioni per aver sganciato delle bombe su quelle due città.

L’edificio era un centro espositivo, dove si tenevano fiere, vendite di prodotti locali e anche mostre d’arte. Si presume che al momento dello scoppio della bomba all’interno vi fossero trenta persone, morte istantaneamente.

La Cupola si è salvata perché era quasi sotto l’ipocentro, questo permise alla struttura di non disintegrarsi. Le due immagini di repertorio, in bianco e nero, qua sotto, danno una vaga idea di quanto sia stata devastante.

L’ipocentro è a circa 160 metri dalla Cupola ed è il punto esatto in cui esplose la bomba. Little boy ci mise 43 secondi a esplodere a circa 600 metri di altezza. Causò una palla di fuoco seguita da un’onda d’urto che rase al suolo la città nel raggio di chilometri. Non è stato facile trovarlo, non è esposto è celato, non ci sono turisti intorno. Quella semplice lapide e quelle poche parole sono il contrasto tra la tragedia di allora e la resilienza della città che è rinata.

La foto di copertina rappresenta la pietra commemorativa della tragedia avvenuta. La pietra è il luogo in cui si prega e si fanno delle offerte di fiori e cibo. I due kanji incisi hanno un significato profondo: 慰 (I) significa consolare, dare conforto o lenire e 霊 (Rei) significa spirito, anima o defunto. Letti insieme si leggono Ireitō: “Consolare le anime dei defunti”.

Avrei anche terminato di parlare della cupola. In effetti, ho finito, ma voglio parlare di come, anche allora, come oggi, PURTROPPO, hanno usato inermi popolazioni per sperimentare sul campo gli effetti delle armi e per mandare messaggi ai “nemici”.

Sperimentazione effetti sul campo: non si limitarono a usare le bombe atomiche, ma per vedere gli effetti decisero due città diverse e due bombe diverse. “Little boy” per Hiroshima e “Fat Man” per Nagasaki.

Hiroshima – LITTLE BOY
06.08.1945
Nagasaki – FAT MAN
09.08.1945
MaterialeUranio 235Plutonio 239
MeccanismoA “cannone”, sparava una massa di uranio una contro l’altraA implosione, più complesso e potente
Potenza15 chilotoni21 chilotoni
ImpattoEsplosa su una città pianeggiante, causando quasi la totale distruzione e stima di vittime IMMEDIATE di circa 70000/80000 personeA causa del terreno collinare e della deviazione del punto di sgancio (la bomba non esplose sopra l’obiettivo ma a circa 3 km di distanza), l’area fu devastata fu più piccola. La stima delle vittime IMMEDIATE è tra 22000/75000 persone

Entrambi i bombardamenti hanno provocato, inclusi gli effetti a lungo termine, oltre 200.000 morti.

Messaggi ai “nemici”: furono scelte le due città di Hiroshima e Nagasaki perché erano città integre, e non erano state pesantemente bombardate in precedenza. Questo le rendeva perfette per dimostrare l’enorme potere distruttivo e mandare un messaggio all’Unione Sovietica (poco contava che in Europa era alleata con loro contro i tedeschi).

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