Vi avevo abbandonato NEL POST PRECEDENTE per una tazza di tè, ma la giornata non era finita: ci aspettava la torre di Takamatsu e la cena con Brunella e Maurizio.
Destino vuole che mentre passeggiamo io veda un negozio che fa gli hanko.
Gli hanko sono dei sigilli personali con incisi il cognome, a volte il nome, a volte entrambi, della persona. Sono usati con inchiostro rosso su tutti i documenti ufficiali. Si utilizzano i kanji ma solo per i giapponesi, per gli stranieri viene usato il katakana.
Da uno a dieci, secondo voi io son tornata in Italia con l’hanko?
Lo dico per i puristi: lo so, essendo straniera avrebbe dovuto usare il katakana, ma io lo volevo con i kanji.
Del resto lo dice anche il Dalai Lama: “Le regole sono fatte per essere infrante”. Ok ok, lui non dice proprio così, dice: “Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in maniera appropriata”, ma insomma alla fine sempre lì arriviamo.
Premessa: i kanji hanno un significato e un suono, ci sono kanji con significati diversi ma suoni uguali.
Volevo il suono del mio nome in kanji. Ma volevo anche un significato che mi piacesse. Tipo “luce splendente”, “profumo colorato”, “luce che vola”, “fiore di loto”. Avete presente: lato romantico attivo, io già mi immaginavo con dei kanji teneri e delicati sul mio hanko.
Tra la lingua diversa e il fatto che in giapponese non esistano le lettere L e V, siamo arrivati a una combinazione di kanji che, come suono, erano la pronuncia del mio nome.
A quel punto, da persona saggia e tecnologica, tiro fuori google translate per capire cosa significassero insieme quei due kanji.
Ora io non sono una persona troppo esigente, posso rinunciare a un po’ di romanticismo, se il suono del mio nome è rispettato. Peccato che il significato fosse: “Perdite vaginali“.
Ora… ecco… io… anche no!
Alla fine ho scelto di non seguire la pronuncia del mio nome, ma il suo significato, che è di origine ebraica.
Scampato il pericolo di un hanko per cui mi avrebbero preso in giro per prossimi 25 anni, ci siamo diretti alla Takamatsu Symbol Tower, al cui interno, al 29° piano c’era un bar con vista sulla città.
Come notate i bar a Takamatsu sono stati una costante nel mio viaggio. Strano vero?
Comunque, dal 29° piano abbiamo visto calare la notte sulla città, mentre centinaia di luci si accendevano. Mi sembrava di stare in un drama, uno di quelli dove il protagonista osserva dall’alto la città e tiene in mano un bicchiere immerso nei suoi pensieri.
Per non sconvolgere la scenografia, anch’io avevo un bicchiere in mano.
Vediamo se indovinate di cosa?
Bravi avete indovinato: sakè time.
Una curiosità che ho trovato in parecchi locali. Accanto ai tavoli ci sono delle scatole, mi ero domandata a che servivano. Sono scatole in cui inserire le borse e gli zaini. Una gentilezza per i clienti, in modo che non sporchino i loro accessori.
La serata non era conclusa, ai piedi della Takamatsu Symbol Tower ci aspettava Maurizio.
Saremmo andati a cena con lui e Brunella.
Serata più che piacevole, tra chiacchiere in italiano contornati da quelle in giapponese. Ci siamo raccontati pezzi di vita vicendevolmente, iniziando così a far mettere radici in un’amicizia.
Loro abitano nello Shikoku da moltissimi anni. Sono stati i soci fondatori del Centro culturale Italia Giappone “Sicomoro”. Insieme ai figli Matteo ed Elisabetta portano avanti questo progetto di scambio culturale e di lingua.
Matteo l’ho conosciuto un paio di anni fa on line, quando ero alla ricerca di un corso di giapponese, con lui da subito è stato naturale e spontaneo rapportarsi.
In questo viaggio ho conosciuto Elisabetta, ma ho conosciuto ancora di più i suoi genitori: Maurizio e Brunella.
Per chi è curioso, per chi vuole approfondire la cultura e la lingua giapponese, per l’umanità, per la disponibilità e la gentilezza, io davvero consiglio di buttare un occhio al loro sito.
Giurin giuretta, il mio scrivere è il mio pensiero, non ho avuto nessun tipo di benefit da quello che scrivo.
A conclusione di questo post, posso affermarlo con senno del poi e dei giorni nello Shikoku, a Tokyo e nelle altre città visitate (di cui parlerò più avanti), questo è stato un viaggio particolare: questo è un viaggio del Giappone attraverso le persone.



