Siamo arrivati a Himeji la sera. Dalla stazione ci siamo diretti al nostro albergo, il tempo di depositare le valigie e siamo usciti.
MOMENTO TECNOLOGICO
Ormai lo sanno tutti che in Giappone ci sono i gabinetti tecnologici, ma in questo albergo io ho trovato il top dei top. Oltre al lavaggio fronte retro e ai millanta tasti che non so bene a cosa servano, qua c’era l’opzione dry. Un soffio piacevole di aria ti asciugava in parti in cui il sole difficilmente batte.
FINE MOMENTO TECNOLOGICO
Tra tutte le città che ho visitato fino ad oggi in Giappone, Himeji è quella in cui mi piacerebbe vivere: non troppo grande né troppo piccola, ha “solo” 500.00 abitanti, moderna con le radici nel passato.
La sera stessa, nonostante il buio, abbiamo deciso di andare a vedere subito il Castello di Himeji, un primo sguardo a quello che avremmo visto il giorno dopo. E’ stata un’idea vincente, ci siamo trovati davanti a un’immagine suggestiva.
Il castello fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità ed è uno dei pochi castelli originali sopravvissuti a guerre, terremoti, incendi. Viene anche chiamato Castello dell’airone per via del bianchissimo intonaco, ma questo lo trovate scritto ovunque, mentre io non so come trasmettervi la sensazione di gioia di essere lì, di vedere quel blu, di sentire quella musica mentre passeggiavo in quei vialetti quasi deserti.
Come già detto altre volte, il mio piano a pagamento in wordpress è quello basic, così evito di imporvi pubblicità, ma non posso inserire video. Però se andate qui sotto, nel mio profilo di Instagram, forse quella magia che mi ha avvolta la prima sera a Himeji riuscirà a infilarsi anche nelle vostre orecchie.
Giunta l’ora di cena siamo andati alla ricerca di un luogo dove cenare. In Giappone i locali e i ristoranti possono trovarsi anche ai piani superiori, non solo a piano terra. Per i turisti può essere complicato, perché non è immediato capire dove si trovino. Noi per puro caso siamo arrivati a un piccolo locale al secondo piano.
Non mi ricordo, ahimè, il nome del locale. Però mi ricordo che nell’arco di poco tempo la mia voce diceva: “Sumimasen ichi sake… sumimasen ni sake… sumimasen san sake”.
A causa di ciò, o grazie a ciò, ho conversato allegramente, non è ancora chiaro in che lingua e con quali risultati con i due clienti rimasti e con il proprietario del locale. Al terzo sakè le mie capacità poliglotte si sono espanse, e nonostante la “timidezza” sociale giapponese, ciò ha fatto sì che si siano “stimiditi”. A riprova di ciò prego la regia di mandare diapositiva.
In Giappone, in genere, i ristoranti chiudono molto presto. La cena si consuma tra le 17.00 e le 18.00 e i ristoranti chiudono verso le 21.00 e le 22.00. Noi, in pratica, abbiamo fatto chiusura.
Ci aspettavano i nostri lettoni, il giorno dopo avremmo visto Himeji by day, ma nel tragitto verso l’albergo, l’universo mi ha mandato ancora suggerimenti su cosa avrei dovuto fare in questo viaggio.
Chi sono io per ribellarmi all’universo e non adempiere ai segnali del destino?



