Siamo tornati a Tokyo in serata. Avevamo l’albergo a Shimbashi. Questo quartiere ci ha accolto con i suoi colori e la sua vivacità notturna. Una volta fatto il check-in, ci siamo rituffati nelle luci notturne.
Ho chiuso la serata con qualcosa trovato in un kombini, una cosa che avevo visto millanta volte nei drama: il Papico. Non è un gelato, non è una granita, è una via di mezzo.Vuoi non assaggiarlo?
Il mio era al gusto uva fragola. Oishii1!
Ora voglio rendervi partecipi della bellezza del panorama che mi si è presentato davanti il mattino seguente, dalla finestra del mio albergo al dodicesimo piano. Mi invidiate vero?
La giornata praticamente è stata divisa in due.
La mattinata è stata un giro tra quartieri. Siamo tornati ad Achihabara, dove ho fatto colazione, poi ci siamo diretti all’Ueno Koen a Ueno, nel distretto di Taito.
La quantità di templi e santuari visitati, con relativo apposto timbro sul goshuin, è stata notevole. Mai avrei pensato di trovarne così tanti e così vicini in una zona così circoscritta.
Kiyomizu Kannon do è un Tempio situato su una piccola collina all’interno del parco.
Shinobazu Pond Bentedo è un’isola al centro dello stagno Shinobazu, nella parte bassa del parco.
Gojoten e Hanazono Inari sono due Santuari vicini tra loro. Sono famosi per i piccoli torii che conducono all’ingresso.
Yakushi Rurikou Nyoray Pagoda è una pagoda che una volta faceva parte del tempio di Kan’ei ji.
Non vi tedio con la parte storica: per quella trovate decine e decine di siti che ne parlano, e lo fanno molto meglio di quanto lo farei io.
Posso dirvi solo le mie impressioni: i templi e i santuari delle grandi città mi fanno un effetto diverso da quello dei piccoli centri. A Tokyo è una percezione principalmente visiva, mentre nei piccoli centri percepisco come palpabile la “spiritualità” del luogo.
Il pomeriggio avevo appuntamento con Shigeru. Ora potreste domandarvi “Mo’ sto’ nome da dove sbuca fuori!?”.
Ho conosciuto Shigeru in rete, mentre cercavo di organizzare il viaggio in Giappone, spulciando gruppi e siti d’informazione. Nel farlo ho conosciuto lui, che parla bene italiano.
Mi sono “innamorata” di come scrive, della poesia a getto continuo che mette nel suo scrivere in prosa. Vive a Tokyo, ed era inevitabile passare dal virtuale al reale mentre ero nella sua città.
Sono stata accolta nella sua casa, che è come lui: un mix di oggetti, arredamento, piante, colori e musica, che insieme danno questa sensazione di raffinatezza.
Le ore passate a casa sua sono state accompagnate da prosecco, taralli, risate e chiacchiere, tante, gradevoli, piacevoli. La conferma che, anche a 14000 km di distanza, non si fermano le anime dal conoscersi.
Sì, avete visto bene, ho ancora la felpa dei miei amati One Ok Rock.
PS: tomodachi (友達) in giapponese significa amico o amici.
- Delizioso ↩︎




