Qualcuno di voi forse lo sa già, qualcuno no, sono vegana da molti anni. Quando viaggio devo sempre cercare cibo adatto a me. Non è sempre facile. Figuratevi la mia gioia quando, a mezzogiorno, Chaki ci ha portato a mangiare in questo posto, vegan biologico, dal nome così italiano “Verita”. Ottimo cibo, ottima qualità confermata anche da chi vegan non è.
La proprietaria, giapponese, anni prima era venuta in Italia e aveva studiato da per diventare cuoca. Al suo ritorno in patria, aveva deciso di rischiare l’apertura di un locale così specifico. Per questo, per il suo spirito e il suo coraggio, scrivo di lei, che in una nazione post guerra ha aumentato vertiginosamente il consumo di carne, è andata controcorrente. S
Momento cultura
Dovete sapere che il Giappone divenne quasi interamente vegano/vegetariano per oltre 1200 anni. Tutto partì da un editto imperiale dell’imperatore Tenmu nel 675d.c. che proibiva l’uccisione di animali e il consumo di carne. I motivi sono furono tre, l’influenza del Buddhismo che queste pratiche (e l’imperatore era buddhista), il fatto che nello Shintoismo mangiare carne era un atto impuro che offendeva le divinità, e la conservazione delle risorse dell’isola.
Solo con la fine dello shogunato e l’apertura all’occidente, nel 1868, il consumo di carne fu reintrodotto.
Fine momento cultura.
Dopo il pranzo gustato con piacere, ci siamo diretti a un museo particolare di Takamatsu, il museo dei giochi.
Questo museo è vivo, vissuto dai bambini e dai loro genitori. Lo ammetto ho giocato anche io.
Anche qui, unici occidentali in un museo che i turisti non hanno di certo nel loro programma, siamo diventati un po’ l’attrazione del momento. Ma è stato un momento carino e piacevole.
Usciti dal museo, ci siamo allontanati dalla città per assistere a una cerimonia del tè. Non pensate quelle cose fatte ad hoc tutte laccate a favore dei turisti. Eravamo proprio in una casa, niente finti kimono, ma una donna normale: Minako. Per come sono fatta, la cerimonia e l’accoglienza genuina, hanno molto valore.
Minako inoltre ci ha fatto un regalo: oltre alla vera e propria cerimonie del tè, una piccola lezione, con relativi assaggi, di come si prepara il tè sencha. Ho assaporato diversi tipi di sencha a seconda del luogo di coltivazione in Giappone, riuscendo a percepire le sfumature di gusto.
Il tè che ho bevuto da lei non ha niente a che vedere con quello che ci propinano qua. Una qualità notevolmente superiore. Ho compreso il piacere di berlo e il fatto che loro ne bevano molto, è un piacere per il palato.
Prima di andarcene da casa sua, Minako ha voluto farci conoscere il marito, il genero e il nipotino di pochi mesi, e ha chiesto se poteva fare una foto ricordo di noi con tutti loro.
Salutata tutta la famiglia sul portone siamo ripartiti alla volta di Takamatsu, ci aspettava la Takamatsu Symbol Tower.
Ma questo farà parte del post successivo, ora vado a farmi un tè!



Che bella questa cosa, che non sapevo affatto, del Giappone vegano per editto imperiale! 🤩
Il Giappone è pieno di cose particolari, a volte belle a volte un pò meno, ma sempre intense.