SEI MESI E UN ANNO


SEI MESI E UN ANNO
(Yomei Ichi-nen no Boku ga, Yomei Hantoshi no Kimi to Deatta Hanashi)
(Drawing Closer)
Film giapponese del 2024 durata 1h 58m
Romantico, Drama
Su: Netflix

Attori: 
Nagase Ren è Hayasaka Akito
Deguchi Natsuki è Sakurai Haruna

E’ una delicata storia d’amore tra due giovani. Se non ci si sofferma solo sulla prima patina del film, si scopre che aldilà della solita storia d’amore adolescenziale, si parla attraverso le metafore di vita, di morte, di speranza e di accettazione della caducità della vita. Cosa in cui i registri giapponesi sono spesso maestri, senza colpo ferire parlano di grandi argomenti con una delicatezza immensa.

Questo è questo film, dove parla di un argomento “pesante” con una delicatezza estrema e dove, se avete un animo romantico livello pro (ovvero livello diabete) come me, dovete vedere. Per me l’amore è quella “cosa” lì, consapevole che se esiste, è rarissima, e può nascere solo in occasioni particolari.

L’attrice, Deguchi Natsuki, l’avevo vista recitare in un jdrama che ho amato moltissimo (Ao Haru Ride season 1 e 2), qui conferma solo la sua bravura, nonostante la giovane età.

Il protagonista maschile, Nagase Ren, nonostante sia un attore famoso in patria, per me era la prima volta in cui l’ho visto recitare, e devo dire mi ha sorpreso tantissimo (per la bravura), oserei dire un paio di spanne sopra la recitazione di Natsuki. E’ stata una piacevole scoperta.

Il film è tratto dalla novel “Yomei Ichinen to Senkoku Sareta Boku ga, Yomei Hantoshi no Kimi to Deatta Hanashi” di Morita Ao.

TRAMA

Hayasaka Akito è un giovane ragazzo di 17 anni pieno di talento artistico, sta lavorando per partecipare a una mostra chiamata Nika. Tutto il suo mondo e i suoi sogni si frantumano perché improvvisamente scopre di avere un tumore che gli lascia solo un anno di vita.

Si chiude a riccio e non riesce ad accettare questa diagnosi. Un giorno mentre è sul tetto dell’ospedale e fa pensieri cupi, vede una ragazza che dipinge. Incontra così Sakurai Haruna. Akito va da lei incuriosito, scoprendo così che a Haruna restano solo sei mesi di vita.

Akito non le dice nulla di se stesso, ma rimane colpito dall’atteggiamento positivo della ragazza, nonostante la poca vita che ha davanti a sé.

Inizia così una storia di amicizia e di attenzioni nel poco tempo che hanno a disposizione, il loro rapporto, farà scoprire a entrambi la bellezza insita in ogni momento di vita.

UNKNOWN


UNKNOWN
2024 – 12 episodi da circa 25/30m
Taiwan
Romantico, Boys Love, Famiglia
Su Viki Rakuten

Attori: 
Chris Chiu è Wei Qian
Kurt Huang è Wei Zhi Yuan (“Xiao Yuan”)
Tammy Lin è Wei Li Li (“Xiao Bao”)
Kim Jae Hoon è Tan Yu (“San Pang”)
Danny Liang è Xiong Da Fang (“Lao Xiong”)
Yankee Yang è Wang Jun Le (“Le Ge”)

I boys love taiwanesi sono sempre molto particolari, molto ancorati alla realtà (anche se a volte romanzata) e forse per questo mi “prendono” man mano che si sviluppa la storia, così accade che quando finisce la serie, mi mancano i personaggi e gli attori.

E’ successo anche questa volta dove con questa serie, che consiglio. Ammetto di aver trovato in alcune delle dodici puntate, un paio di pecche, nulla che non sia sorpassabile.

Ogni paese sviluppa la sua filmografia in base alla sua cultura, e lo stesso discorso vale per i bl, personalmente, quelli Taiwanesi piacciono.

TRAMA

In giovane età, in seguito alla morte della madre,  Wei Qian diventa, suo malgrado, capofamiglia della famiglia formata da lui e dalla sua sorellina.

A un certo punto della sua vita, mentre cerca di sopravvivere, incontra un ragazzino che vive per strada, Wei Zhi Yuan. Qian lo aiuta ogni tanto, dandogli qualcosa da mangiare, ma ben presto, lo porta a casa con sé, come se fosse un fratellino. Questo aumenta ancora di più le sue responsabilità.
Per poter mantenere i suoi fratelli Wei Qian inizia a lavorare illegalmente, rischiando la vita. La sua fortuna è conoscere San Pang, che lo aiuta e lo riporta nella legalità.

I ragazzi crescono, Wei Qian  nonostante il periodo sia economicamente migliore, è sempre assorbito dai doveri e dalle responsabilità di capofamiglia.

Un giorno, ormai adulto, Wei Zhi Yuan si ubriaca e confessa a Wei Qian di amarlo, baciandolo con forza. Wei Qian, arrabbiatissimo, manda Xiao Yuan all’estero a studiare, allontanandolo da casa.

Wei Qian riprende il suo tran tran quotidiano, anche se, da quando ha mandato via Wei Zhi Yuan, vive in maniera disordinata con la costante sensazione che qualcosa gli manchi. Passano gli anni e Wei Zhi Yuan, dopo aver studiato all’estero, ritorna a casa.

Wei Qian, è confuso, non capisce i suoi sentimenti. I due ragazzi non sono veramente fratelli e non hanno legami di sangue. L’emozione che sente dentro di se, è amore fraterno o qualcosa di più?

IF IT’S WITH YOU


IF IT’S WITH YOU
(Kimi To Nara Koi Wo Shite Mite Mo)
(Even If I Try to Fall in Love With You)
Romantico – Gioventù
Anno 2023 – 5 episodi da circa 23 m
Su: Clam Sub Ita e Pink Milk Monster

Un bl velocissimo da vedere, 5 episodi da 23 minuti che si riducono togliendo la sigla e i titoli di coda.

Nonostante la brevità questo bl riesce ad essere un concentrato di delicatezza, romanticismo e giapponesità.

Dal mio punto di vista, da vedere!

TRAMA

Kaido Amane (Okura Takato) è un ragazzo a cui piacciono i ragazzi; dopo essersi trasferito nella sua nuova casa, fa amicizia con Yamasuge Ryuji (Hyuga Wataru). I due ragazzi sviluppano presto un’amicizia profonda.

Nonostante la giovane età, Amane a causa di un trauma passato, non crede più nell’amore e nelle relazioni ma con il tempo e la frequentazione con Ryuji, scopre di aver sviluppato verso il suo amico un profondo sentimento d’amore, ma è convinto che il suo sia un amore unilaterale.

CURIOSITA’

Questo bl è un adattamento della serie manga “Kimi To Nara Koi Wo Shite Mite Mo” .

INTERPRETI

LAWLESS LAWYER


LAWLESS LAWYER
Drama di 16 episodi del 2018 da circa 1h
Corea del Sud 
Azione, Thriller, Law, Romantico
Su Viki Rakuten

Attori:
Lee Joon Gi è Bong Sang Pil
Seo Sì Ji è Ha Jae Yi
Lee Hye Young è Cha Moon Sook
Choi Min Soo è Ahn Oh Joo

Nonostante sia un drama datato 2018, rimane un ottimo drama che “acchiappa” l’attenzione. Certo essendo un classico “law” i temi sono quelli, ma la regia e la sceneggiatura sono riusciti lo stesso a renderlo coinvolgente.
La recitazione di Lee Joon Gi mi è piaciuta molto, riesce a rendere questo personaggio amato, nonostante non sia un eroe senza macchia. Seo Sì Ji, che ho visto recitare solo in un altro drama (It’s Okay to Not Be Okay) è stata credibile nel suo personaggio.

Personalmente i drama più “vecchietti” a me piacciono di più di quelli attuali (a parte qualche rara eccezione). Le ultime produzioni, ormai, sono spesso cloni uno dell’altro, o di drama del passato. L’eccessiva produzione sta penalizzando la qualità.

Se lo consiglio? Si, è gradevole, piacevole, un buon kdrama per passare qualche ora.

TRAMA

Bong Sang Pil è cresciuto in un mondo che è stato crudele, duro e difficile con lui; questo l’ha reso un uomo con le stesse caratteristiche e con una predisposizione ai limiti della legalità. Quando sua madre muore, per vendicarsi, diventa avvocato e cerca le persone che, grazie al loro potere, pensano di essere aldilà della legge. Per farlo non si fa scrupolo di usare sia le scappatoie legali sia la forza fisica.

Bong  Sang Pil assume  Ha Jae Yi, una giovane avvocatessa, sospesa per aver picchiato un giudice, a causa di una sentenza ingiusta. Jae Yi crede fermamente nella legge e nella giustizia.

Nonostante la diversità di carattere e visione della legge, Jae Yi finisce per lavorare per Sang Pil, non potendo più esercitare in proprio, questo per continuare a pagare i debiti di suo padre.

Accade che i due avvocati siano coinvolti in un caso che coinvolge un giudice che detiene molto potere e un ex gangster, ora amministratore delegato di una società di dubbia legalità.

WEATHERING WITH YOU


WEATHERING WITH YOU
(Tenki no Ko)
Anime Giapponese del 2019 durata 1h 52m
Genere: Fantastico, Sentimentale, Slice of life
Scritto e diretto da Makoto Shinkai
Su Netflix

Non sono una grande consumatrice di anime, ma ci sono degli animatori/registi che hanno fatto breccia in me. Di questi artisti guarderei gli anime anche se non avessero dialoghi ma solo immagini e musica, perché riescono a comunicare attraverso queste, più delle parole stesse. Uno di questi è Makoto Shinkai (cito due titoli per farvi capire di chi parlo: Your Name e Suzume, tra i tanti che ha fatto).

Le immagini, come suo solito, ti portano con sé, in un susseguirsi di poesia che si esprime nei tratti e non nelle parole. La trama molto “slice of  life” si dipana, inserendo, man mano, elementi di fantasia e mitologia giapponese.

Il finale, assolutamente non scontato per essere nato nella cultura giapponese, regala a questo film un’anima tutta sua.

Makoto Shinkai ha fatto dei riferimenti ad alcune sue opere all’interno dell’anime. Per chi ha visto “Your Name”, vedrà dei micro camei dei due protagonisti: Taki Tachibana e Mitsuha Miyamizu (il primo in visita alla nonna e la seconda in un negozio, mentre si annoda il nastro rosso tra i capelli).

TRAMA

Hodaka scappa da casa, una piccola isola sperduta giapponese e approda a Tokyo. E’ pieno di sogni e speranze ma ben presto si ritrova in una situazione difficile. Oltre a non avere possibilità economiche si ritrova a vivere in una Tokyo cupa e piovosa, in un clima fuori gli schemi soliti.

Dopo molte peripezie, grazie all’interessamento di un giornalista molto particolare, trova lavoro presso di lui come scrittore per una rivista sull’occulto.

Un giorno Hodaka incontra Hina, una ragazza che era stata gentile con lui quando era appena sbarcato a Tokyo, solo e sperduto.  Hina è allegra e sorridente, e Hokada scopre ben presto, che possiede una strana abilità, ha il potere di fermare la pioggia e liberare il cielo dalle nuvole.

THE PARADES


THE PARADES
Film giapponese del 2024 durata  2h12m
Genere; Life, drama, soprannaturale
Su: Netflix

Attori: Nagasawa Masami è Kawakami Minako, Sakaguchi Kentaro è Akira, Lily Franky è Michael, Yokohama Ryusei è Kato Shori, Mori Nana è Date Nana, Terajima Shinobu è Kaori e Tanaka Tetsushi è Tanaka

Iniziato senza grandi aspettative, guardato i primi dieci minuti con lo stesso spirito, mi sono lentamente ricreduta, trovandomi a vedere un piccolo gioiellino alla giapponese.

Quel tipo di filmografia che io amo e che netflix, ultimamente, mette in programmazione raramente, mentre fa uscire decine di drama televisivi della TBS, carini ma che a me (personalmente) “lasciano” poco. Li trovo come una bella copertina di una rivista, dai contenuti quasi superficiali (del resto sono drama per la programmazione in prima serata televisiva e quindi adatti per un pubblico da 0 a 99 anni, non si può pretendere di più).

Questo film invece, se amate la poesia del cinema giapponese, la sua introspezione, i suoi sentimenti celati, ma che ti scendono in profondità, è imperdibile.

Difficilmente un film o un drama mi fa venire un nodo alla gola, questo ci è riuscito più di una volta, ma non lascia l’amaro in bocca, lascia spalancata la porta alla speranza.

Non so come riescano, ma lo fanno, senza esternare in grandi spettacolarità ed esagerazioni i sentimenti che provano i loro personaggi, riescono a scendere in profondità nell’animo dello spettatore e farlo partecipe, quasi fosse lui a provare quell’emozione.
Riescono, anche, a rendere romantici aspetti della vita che non diresti mai.

Questo fa il film, con una trama non scontata, una sceneggiatura che lega curiosità per il susseguirsi della trama e delicatezza con cui dipinge i personaggi, una fotografia che ti rapisce e con un finale degno di tutto il film.

Insomma, se come me siete delle amanti della cultura, del romanticismo e dello sguardo sulla vita giapponese, dovete vederlo.

L’ost del film, altro piccolo capolavoro, scritta e cantata da Yojiro Noda (un membro dei Radwimps, se non lo conoscete con questo nome o con quello di Illion).

TRAMA

Un giorno Minako si sveglia su una spiaggia disseminata di macerie. Preoccupata cerca suo figlio Ryo, nel mentre incontra un gruppetto di persone. Parlando con loro si rende conto di una verità che la sciocca: è morta.

Anche il gruppetto formato da Akira, Michael, Shori, Kaori e Tanaka sono morti come lei, e come lei bloccati tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Al gruppo si unisce, successivamente, Nana.

Minato, ha difficoltà ad accettare la nuova realtà ma si unisce a loro e con loro, mensilmente, va alla “parata”, un raduno particolare.

Matanē Giappone


Questa è l’ultima foto che ho fatto in Giappone, la mattina presto a Osaka dalla finestra dell’hotel, prima di avviarci all’aeroporto del Kansai.

Avevo già un amore irrazionale verso questa cultura, e queste due settimane in Giappone lo hanno reso più profondo e mi hanno fatto innamorare della sua gente, così diversa da me e allo stesso tempo così affine.

Questo brevissimo periodo mi ha fatto metter a fuoco il mio strano rapporto con il genere umano, di amore e “non vi reggo”, a prescindere dalla latitudine e longitudine.

Non che io non ami le persone, anzi, ma non amo la massa.

La massa diventa un corpo senza testa, questo fa sì che molti individui possano prenderne possesso, diventando loro la testa e veicolando quel corpo a loro piacimento.

Invece amo le persone, con le loro differenze, le loro unicità.

Per questo ho amato tanto questa vacanza in Giappone, che già amavo da lontano, perché ho vissuto le persone e la loro bellezza.

Lo so che mi ripeto, ne sono profondamente innamorata, consapevole che come ogni innamoramento, non vedo difetti e solo pregi del mio “amato”, o meglio i suoi difetti diventano pregi per me. So anche che arriverà il giorno in cui i difetti si paleseranno per quello che sono… ma questo non vuol dire smettere di amare.
Non lasci chi ami dopo il periodo d’innamoramento, passi solo al livello superiore, ami in maniera consapevole, nel bene e nel male. 

Quindi… Nihon matanē…

PS: Matanē è uno dei millanta saluti giapponesi, questo in particolare, riferito al Giappone, mi piace molto, perché vuol dire: “Ci vediamo dopo”, “Ci vediamo presto“.

OSAKA – Ultima notte in Giappone


Il viaggio per Osaka sarebbe stato lungo, avremmo preso più mezzi, e l’idea che eravamo agli sgoccioli della vacanza non aiutava il morale. La piccola stazione nel verde nulla di Atashika ci aspettava con il suo romanticismo made in Japan.

Il Giappone, però, aveva in serbo ancora dei regali per me, per esempio farmi sbirciare “nella sua vita quotidiana”.

Osaka ci ha accolto nel tardo pomeriggio, avevamo qualche ora a disposizione, e oltre a non riuscire più quasi a uscire dalla stazione metro di Osaka (l’uscita di Umeda), abbiamo visitato alcune librerie. Siamo poi andate a mangiare in un locale dove c’era Licia, Marrabbio vestito di nero e la nonnina di “Kiss me Licia”! (non sto scherzando, prego la regia di mandare diapositiva di conferma)

Stranamente vedete un bicchiere d’acqua e non la birra, ma non vi preoccupate, l’acqua loro la portano sempre free al tavolo, chiaramente ho ordinato il mio solito mezzo litro di birra giapponese. Prego la regia di mandare diapositiva, quale prova documentale.

La nonnina che citavo sopra, quando stavamo per uscire dal locale ci ha salutato con un “Ciao”. Alla nostra sorpresa ci ha fatto sapere che lei ama molto l’Italia (l’ha fatto sorridendo e citando: “Pasta, pizza, Venezia, Roma, Milano). Anni prima era stata in Italia, e le sarebbe piaciuto tornare.

Dopo cena abbiamo deciso di fare un ultimo giro della città. Molti dicono che a Osaka non c’è nulla o quasi, che meglio andar in altre città, io lo ribadisco, Osaka a me è piaciuta.
Ho amato i quartieri che ho visto: Nipponaschi, Umeda e Namba, così diversi tra di loro e ognuno con una sua bellezza.

Ho amato le sue centinaia di biciclette, ovunque, specialmente la sera.

Ho amato quella “puzza” di fritto che aleggia nell’aria a una certa ora, che tornavi in albergo neppure fossi stata in una delle peggiori pizzerie di Caracas…. ops… italiane. Quelle che ancora non hanno gli aspiratori, quelle in cui torni a casa e devi farti due docce per toglierti l’odore di fritto dal corpo e buttare i vestiti, ormai inutilizzabili.

Ho amato le luci, i suoi colori e i suoi kawaii.

Ho amato la sua sera piena di vita e di fermento. Osaka è una città giovane e si “sente”, si percepisce, in ogni cosa che incroci, e trovare anche qui (come a Shirahama il tavernello) un pezzettino di Italia con Intimissimi, la fa sentire più vicina.

Forse anche il pensiero che quella sarebbe stata la nostra ultima notte in Giappone (per il momento) me l’ha fatta amare anche di più. Il giorno dopo saremmo ripartite per l’Italia. Ma questo è un altro post.

KUMANO KODO – Maruyama Senmaida (Torte in lattina e neko)


Le risaie di Maruyama Senmaida ci aspettavano. La giornata era grigia e quindi le foto che ho fatto (nei miei limiti) non fanno risaltare la bellezza e particolarità del luogo. Ve ne metto, comunque, alcune.

Momento cultura. Inizio
Le risaie sono poste su una collina, su più livelli. Questo le rende davvero particolari. Il luogo è considerato, da parte dei Giapponesi, patrimonio nazionale.  Per la particolarità delle terrazze, la coltivazione è ancora manuale.
Una curiosità: Senmaida significa 1004 risaie.
Momento cultura. Fine

Su tutti i campi, troneggia un Kami a protezione della risaia.

Oltre aver fatto le foto panoramiche, abbiamo passeggiato tra le risaie inondate di acqua. Centinaia di girini nuotavano al loro interno. Alcune zone erano “ricolme” di fiori di loto.

E poi c’eravamo noi, gaikokujin*, in un selfie ricordo.

Durante la visita ci siamo seduti vicino al mulino ad acqua, e Matsu ha tirato fuori (a sorpresa) la merenda per noi: la torta in lattina!

Purtroppo avendo panna e uova, io ho guardato gli altri mangiarla, ma l’idea che Matsu avesse pensato a noi, mi riempiva di gratitudine.

Verso l’orario del pranzo, Matsu ci stava riportando alla stazione di Kumano Shi, quando abbiamo deciso di offrirle (almeno) il pranzo, per tutte le innumerevoli gentilezze che ci aveva fatto, e per la generosità che ci ha sempre dimostrato.

Lei ha reagito come una bambina, sorpresa e felice, dicendo che non era il caso che noi spendessimo soldi per lei. L’abbiamo convinta. Abbiamo fatto fatica invece a convincerla a portarci in un ristorante, aveva paura di farci spendere soldi, voleva condurci a uno di quei locali in cui spendi poco.

Usciti dal ristorante, non finiva più di ringraziarci per il pranzo offerto, quando invece eravamo noi in debito con lei e avremmo dovuto dirle “Arigatou” per dei giorni. Senza nulla volere, ci aveva aiutato il giorno prima, ci aveva scarrozzato con la sua auto, ci aveva condotto alle risaie facendoci risparmiare tempo e denaro, e nonostante questo lei mostrava gratitudine verso noi.

Ve lo già detto che amo i giapponesi?

Era giunto il momento di tornare indietro. Matsu però ci ha riportato a casa sua, Erez (che avevano ospitato per la notte) doveva recuperare il suo zaino, prima di ripartire per il suo giro del Giappone.

Ve lo già detto che amo i giapponesi?

Tutta la famiglia di Matsu ci ha riaccolto come se ci conoscessimo da sempre, e anche i loro cani, ormai, ci consideravano di famiglia.

Non è finita, prima di andarcene, Matsu entra in casa ed esce con due statuette in mano, una per me e una per Paola, due neko*, e fa lei un regalo a noi.

Ve lo già detto che amo i giapponesi?

Infine, Matsu ha “caricato” in auto me, Paola e uno dei suoi cani, mentre il marito e i figli hanno fatto salire sull’altra auto Erez, e, tutti insieme, siamo andati alla fermata del bus. Abbiamo salutato Erez con la promessa “Se vieni in Italia, vieni da noi” e da parte sua “Se venite in Scozia venite da me”.

Matsu avrebbe dovuto accompagnarci alla stazione, invece l’ennesima gentilezza, ci ha portato direttamente a Atashika, davanti al nostro BB.

Ve lo già detto che amo i giapponesi?

Abbiamo salutato Matsu con il cuore pieno di gratitudine, che ho ancora nei suoi confronti, con l’invito, se mai venisse in Italia, di essere nostra ospite, lei e tutta la famiglia.

Finiva così la giornata, un ultimo giro ad Atashika per prendere la cena, cercando di rimandare il rientro nel nostro appartamentino, come a non volere segnare la fine della giornata, perché il giorno dopo saremmo ripartite per Osaka.

Avremmo dormito la notte a Osaka e il giorno successivo saremmo ripartite per l’Italia.

Quasi a sentire la tristezza che avevamo nel cuore, il tempo ha iniziato a peggiorare e a “piangere” dal cielo, e l’ha fatto a scroscio per tutta la notte, regalandoci solo dieci minuti alla mattina, il tempo di andare in stazione, dove avremmo preso il primo di alcuni treni locali.

Ma questo è un altro post.

*gaikokujin = significa  “persona esterna” non nativa del Giappone, i giapponesi indicano con questo termine gli stranieri
*neko = gatto

KUMANO KODO – Kumano-Shi (Keicar e bambole)


La mattina mi sono svegliata presto, Paola dormiva ancora. Mi sono preparata una tazza di caffè (il caffè liofilizzato mi ha salvato la vita in Giappone), ho preso il mio libro (elettronico) e mi sono seduta fronte oceano, sul terrazzino, a leggere e gustarmi il momento.
Se non fosse che avevamo appuntamento alla stazione di Kumano-Shi con Matsu per andare alle risaie di Maruyama Senmaida, sarei rimasta così tutto il giorno, un silenzio assoluto, infranto solo dal rumore dell’oceano. Amo Atashika.

La giornata non era bellissima, ma questo non ci avrebbe fermato.
Quando Paola si è svegliata, era ancora presto, e dopo aver fatto colazione, abbiamo deciso di far un giro per Atashika, e poi di andare alla stazione.

Il Kumano Kodo è una zona dove i Santuari sono massicciamente presenti, a differenza della zona di Kyoto, dove si trovano più Templi. Personalmente amo di più i Santuari legati alla natura. Di questa vacanza ho un unico rimpianto, aver avuto poco tempo da passare nel Kumano, zona bellissima, montagna e oceano. Non escludo, che prima o poi, faccia il “Cammino del Kumano Kodo”, una specie di cammino di Santiago Giapponese.

Giunte in stazione abbiamo visto Matsu e con lei c’era anche Erez, il ragazzo scozzese di origini marocchine. Matsu e la sua famiglia lo avevano ospitato per la notte.

Matsu, persona splendida, era arrivata con la sua auto, dicendo che ci avrebbe accompagnato lei direttamente, senza usare i mezzi. Mi si riempie ancora il cuore di gratitudine al pensiero di Matsu.

L’auto di Matsu è un’auto che in Italia non esiste, l’auto dei “cartoni animati” (ne ho già parlato in un post precedente) e che io voglio avere assolutamente! Aveva anche la televisione. Sapete come è possibile averla in Italia? (senza vendere i due reni di questa vita, e ipotecarne uno della prossima)

Prima di avviarci verso le risaie, Matsu ci avvisa che dobbiamo far un salto a casa sua e ci porta dove abita. Arrivate, ci fa scendere, ci fa entrare in casa, dove ci sono i figli che ancora si stanno lavando i denti, con nostro grande imbarazzo (ci sembrava di entrare e disturbare), ma lei era tranquilla (credo i figli e il marito siano abituati) e ci porta in una stanza particolare.

Foto di Paola

Nella stanza, unica interdetta ai suoi due cani, c’erano esposte le bambole giapponesi, che rappresentano la corte imperiale di un periodo storico. Sono bambole particolari, di un certo valore. Lei aveva il set completo, detto hina-ningyo. Ha detto che alla sua morte le avrebbe regalate alla città.

Momento cultura. Inizio.
Queste bambole sono esposte il giorno della “Festa delle bambole” o “Festa delle bambine”, festa che cade il terzo giorno del terzo mese (3 marzo). E’ una tradizione giapponese, in cui le bambole raffiguranti l’imperatore, l’imperatrice e il loro seguito sono oggetto di preghiera. Si prega perché la sfortuna delle bambine passi alle bambole.
Questa tradizione è molto antica. Pensavano che le bambole potessero “contenere” gli spiriti maligni, allontanandoli dalle bambine.
Momento cultura. Fine

foto di Paola

Inoltre alla parete vi era uno stupendo kimono da nozze, che ha fatto provare sia a me, sia a Paola. Dopo questo siamo partite alla volta delle risaie di montagna.

Arrivate alle risaie, mentre Matsu si è fermata in un punto strategico per fare le prime foto, si ferma un’auto, scendono dall’auto alcune persone e parlano con lei. Il gruppo parla in giapponese (chiaramente) fino a che non percepisco un “Itarijin”, un italiane. Dopo un minuto Matsu arriva da noi e dice che sono un gruppo che viene da Osaka e chiedevano se potevano far una foto con noi (abbiano così scoperto di essere esotiche).

Dopo aver fatto parte dell’esotic time, siamo ripartite per le vicine risaie.

Ho fatto millanta foto quella mattina, anche se la giornata grigia non ha valorizzato il luogo, rimane lo stesso di una bellezza particolare, ma al solito, questo è un altro post.