MATITE


Come appuntite matite tracci nell’anima solchi profondi
in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un’uscita.

Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse
in un assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati.

Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce
la materia è la stessa, il risultato diverso.

Parole tracciate nell’aria come avvoltoi in attesa del pasto.

Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro
contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.
Come appuntite matite tracci nell'anima solchi profondi in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un'uscita. Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse in un'assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati. Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce la materia è la stessa, il risultato diverso. Parole tracciate nell'aria come avvoltoi in attesa del pasto. Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.

TABULA RASA


Tsunami immateriali Tabula rasa Sfinimento tra i detriti
Tsunami immateriali
Tabula rasa
Sfinimento tra i detriti

DOMANDE BULIMICHE


Muscoli cardiaci logorati Domande bulimiche assediano Risposte che non saziano mai
Muscoli cardiaci logorati
Domande bulimiche assediano
Risposte che non saziano mai

IL VENTO DEL NORD


Anima recondita respiro rammarico ambire l'infattibile trattener il vento con i pugni
Anima recondita
Respiro rammarico
Ambire l’infattibile
Trattener il vento con i pugni

POLVERE


Pensieri ed emozioni si adagiano come detriti.
Invidio chi non percepisce la polvere sulla pelle.

Photo by Alessandro Burato

ROSSO ESSENZA


Rosso essenza
Cicatrici celate
l’anima sospira

Bryce Cameron Liston

VAI A CAGARE


a chi dice ti voglio bene… e poi ti ferisce
a chi dice fidati… per fotterti meglio
a chi si traveste da pecora… ma è un lupo
a chi dice non voglio farti male… perchè te lo sta facendo
a chi vede il suo dolore… ma non quello degli altri
a chi parla d’amore… ma non è capace di amare

 

CONNESSIONI


E’ uno strano periodo, in cui il passato ritorna e mentre mi attraversa mi prepara al nuovo. Vecchie porte che avevo sprangato per qualche strana ragione si sono spalancate e mi hanno lasciato lì in bilico, metto un piede nel vuoto o richiudo? Mentre cerco di decidere il dentro esplode.

L’indecisone e l’inquietudine mi blocca. Vecchi canali si sono riattivati e mi riportano in un mondo fatto di materia impalpabile, percezioni, sensazioni. Dove finisco io, dove iniziano gli altri. Quello che sento è quello che potrebbe essere o quello che vorrei fosse. Mi confondo da sola per non sapere, quale ultimo tentivo di richiudere qualcosa che nel contempo non voglio più imprigionare.

Due avvenimenti si intersecano tra loro disgiunti eppure congiunti. E allora scrivo, di quello che dico, ma soprattutto di quello che mi attraversa. Percepire le connessioni fa sembrare folli.

connessioniDevo solo darmi un tempo, proprio quello che non riesco a darmi.

PRETESE


Neve
Nuovi enzimi, vecchie dinamiche
Pensieri che ti inchiodano
Si può annegare in una lacrima.


“Smetti di pensare la vita…. è quello il problema di noi segaioli mentali, pensiamo la vita e smettiamo di viverla. Ci è impossibile non pensare, pensi non lo sappia, ma è la nostra rovina. Non pensare non ci porta al caos, il caos è dentro di noi. Crediamo che pensando rimetteremo ordine, impossibile l’universo naturalmente è portato al caos, ecco la fatica di certe giornate….”

Questo è ciò che ho scritto oggi.
Il primo è ciò che ho detto a me stessa stamattina e il secondo è quello che ho detto a un mio amico “fraido”. Sembrano scollegati ma entrambi conducono alla stessa sorgente. Sarò pronta ad affrontarla?

Non si può pretendere di bere l’acqua limpida di un ruscello e fare il bagno tiepido contemporaneamente.

1

VIENI NUDA TACCHI GIACCA


Buio nella stanza, il flebile suono di un messaggio mi riporta svogliatamente ad uno stato di veglia nel mondo degli umani, lo leggero domani mattina.

Mi giro di lato per mettermi comoda e risprofondare nel sonno. Ma arriva subito, lo sento, come un sasso gettato nell’acqua, cerchi concentrici d’energia, arriva il suo pensiero, comunicazione che non passa nell’etere tra i vari ripetitori e che sembra capti solo io, senza aprire il cellulare lo sento. E’ lui…..

Nel buio le lettere luminose del cellulare… “Tra mezz’ora sono a casa vieni?”

Ogni volta non so cosa rispondere, ma rispondo sempre si.

Il tempo di alzarmi, vestirmi e quando sono davanti alla porta di casa, un altro messaggio si adagia nel cellulare.

“Vieni nuda tacchi giacca”

Senza virgole o punti.

Un’ordine che non è un’ordine, e proprio per questo diventa imperativo.

Mi bloccò, adesso gli dico che non vado, rimango lì tentata tra la voglia di appartenergli e la voglia di fuggirgli, ogni volta che riesce ad afferrare una parte di me scatta l’istinto alla fuga.

Torno indietro, apro l’armadio scelgo la giacca, le scarpe… ma mi metto anche la gonna.

Piccolo gesto di ribellione … ci sono ma non mi dare per scontata.

***

Quando arrivo, è ancora lì nell’auto nel parcheggio vicino a casa, appoggiato al sedile, stravolto di stanchezza, addormentato… scendo mi avvio da lui, si sveglia ma non scende per andare a casa, mi guarda… mi stai scrutando per vedere se mi sono vestita come avevi detto tu… mi apre la portiera, salgo e lui riparte… lo sai vero che non ti chiedo dove mi stai portando perché temo la risposta, quando fai così non so mai cosa hai in mente, o forse so fin dove sei capace di arrivare ed è questo che temo…

Sono le quattro e mezza del mattino.

***

Si ferma, al limitare di un bosco, e ora? Oddio perché mi fa sentire sempre così piccola, come se avessi ancora 16 anni e giocassi a fare la grande.

Piccoli gesti, mi guarda, si accende una sigaretta e mi dice “Non hai ricevuto il mio secondo messaggio?”
Certo che l’ho ricevuto… ma.. ma… la risposta esce sicura “Non potevo andare in giro solo con la giacca, si vedeva che ero nuda”. La sua voce è pacata “la giacca è lunga, non si vedeva nulla”.

Lo guardo, mi rendo conto solo ora che ho scelto una gonna che con un solo gesto si può togliere, e quel gesto lo faccio….

Si allunga dalla mia parte, apre la portiera e mi dice “Scendi”, ed io lo faccio, comincia il gioco…

***

Mi afferra la mano, oltre a condurre il gioco gestisce me nel buio e nel silenzio di quella boscaglia.

Si ferma, lascia la mia mano, rimango dritta in piedi… senza la sua mano mi sento sperduta… si pone davanti, mi bacia il collo, la mani scivolano sui fianchi e lentamente il suo volto comincia a scendere per fermarsi poco più sotto del mio ventre, chiudo gli occhi e lascio che lui faccia…

Risale, le bocche si cercano, avide.

Mette le dita tra i miei capelli, la sua mano diventa forte e comincia ad esortarmi, spingermi perché mi chini sempre di più, finché mi trovo inginocchiata davanti a lui…

Nella quiete protetta degli alberi, in quel minuscolo spazio, in questa bolla temporale, si sentono solo i nostri respiri… il gioco che non è più gioco prosegue… perché mai riconosco in te il mio padrone… forse perché una parte di me ti appartiene veramente… i pensieri si dissolvono, la mente scompare e si fonde nel corpo, non distinguo più uno dall’altro.

***

Seduti in macchina, questa volta la sigaretta l’accendo anche io. La stanchezza ti ha quasi sopraffatto, guardi l’orologio “Quasi le sei, stiamo ancora un quarto d’ora qui, poi andiamo a casa”. Sorrido e annuisco, ti sdrai sulle mie gambe, appoggi la testa sul mio grembo.

Mi riempie un’ondata di tenerezza, mentre ti accarezzo il capo e passo la mano tra i capelli, mentre esausto chiudi gli occhi. La mia mano continua ad accarezzarti… di te amo tutto, il padrone che non ammette il no, il fanciullo che riposa ora sulle mie gambe… di te amo tutto… altri pensieri mi avvolgono ma so che non posso dirli, solo pensarli, perché alcune cose funzionano come gli incantesimi, li fai, li tieni segreti e ti devi dimenticare di averli fatti.

***

Il letto ci accoglie, mi rannicchio accanto a te dandoti le spalle, dopo pochi secondi sento il tuo respiro così pesante, dormi di già.

Sono stanca, non riesco a riposare, sfamata nel corpo, non riesco mai a saziarmi di te nella mente.

Sembra che tu abbia un sentore, mi abbracci, ti appoggi con tutto il corpo sul mio, sento il tuo ventre sulle natiche e non riesco a trattenere un’onda d’emozioni… scivoli in me con determinata dolcezza, lentamente, mi apro a te senza limiti, t’accolgo… il tuo respiro ritorna profondo, ti assopisci colmandomi di te… ed anche io, finalmente mi sento appagata, ti conservo in me, chiudo gli occhi, il mio respiro si fa sempre più simile al tuo… Morfeo ci accoglie così nel suo mondo.

 

Fu pubblicato Spaziodi Magazine.
Non mi ricordavo neppure più di averlo scritto, celato nella mia mente, in un angolo profondo e buio.
Poi ho iniziato a leggere la prima sfumatura. La lettura del libro non ha scatenato in me ormoni come presumibilmente si può pensare o come io stessa pensavo.  Ma è stata una macchina del tempo. Mi sono ricordata che ho scritto  di “sfumature” ben prima di questi libri.

E stato come guardare un film, vedere con lo sguardo di chi vede e non di chi vive, la sensazione cè ma non fa più così male.
Sono ritornata indietro, in un’epoca che ha fatto di me quella che sono… nel bene e nel male.