Buio. Finché non arrivi tu.


Un fotone viaggia per otto minuti dalla superficie del sole fino ai nostri occhi. Per tutto quel tempo non è luminoso, non ha colore, non illumina niente. E’ solo matematica che viaggia nello spazio.

Poi arriva una retina.

Di colpo esiste il giallo dei girasoli, il blu del cielo, il rosso di un tramonto, il verde di un prato. Questi colori non erano là fuori ad aspettarci; li ha costruiti il nostro cervello, in tempo reale, partendo da segnali elettrochimici. Non stiamo guardando il mondo: stiamo guardando la traduzione che il nostro cervello fa del mondo.

Vale per tutto. Per la musica, per l’odore del pane appena sfornato, per ogni cosa che chiamiamo reale.

L’universo è buio, silenzioso, inodore. Freddo e matematico.

Siamo noi, con i nostri sensi imperfetti, parziali, tutti un po’ diversi l’uno dall’altro, ad accenderlo.
Non è una metafora, E’ neuroscienze.

Ma io amo le metafore. Comprendo le cose, le emozioni, la vita attraverso le metafore. Ho avuto più di una svolta di vita guardando alcune serie: il mio inconscio ha trasformato un dialogo in una metafora, che mi “ha parlato” facendomi comprendere parti di me.

Quando ho letto la parte scientifica che cito all’inizio di questo post (da me rielaborata per sintesi) le metafore sono risalite.

Ognuno di noi ha una visione personale di ciò che vede e sente. Per convenzione abbiamo stabilito che l’arancia che indico è tonda e arancione. Fin da bambina, mi sono sempre domandata: “E se per gli altri fosse quadrata, mentre per me è tonda, e loro chiamassero “tondo” quello che vedono quadrato?”

Lo so, è un ragionamento contorto, ma di base il concetto è: “E se vediamo cose diverse, ma gli diamo lo stesso nome?

Questo spiegherebbe perché, nei fatti e nelle emozioni, diciamo le stesse cose ma ci comportiamo in modo diverso: diamo lo stesso nome alle cose, ma vediamo e viviamo realtà differenti. Da qui, incomprensioni e aspettative deluse.

Tradurre in parole questo pensiero, così limpido nella mia mente, è più difficile del previsto. Le parole fanno quello che i fotoni non fanno: cambiano forma prima di arrivare all’altro.

Comunicare resta un azzardo. Abitiamo spazi bui e silenziosi, dove ogni persona è un universo a sé stante, con le proprie leggi e la propria luce interna. Gli universi paralleli non sono altrove, sono gli altri.

Mi viene in mente una poesia di Quasimodo, studiata in seconda o terza media, ma dire studiata è errato: l’ho fatta carne alla prima lettura:

Ognuno sta solo sul cuore della terra,
trafitto da un raggio di sole,
ed è subito sera.


DALLA G ALLA G


 

GELOSIA
E’ un cane rabbioso che ti strappa il cuore a morsi.
E’ una lama sottile e affilata che ti trafigge il cuore.
E’ aria bollente che ti entra nei polmoni.
E’ la paura di sentire il dolore perché sai che nulla lo fermerà.

Non sono gelosa di natura, eppure queste quattro righe le scrissi io nel settembre del 2006. Un uomo riuscì a “rendermi” così. Fu un concorso in demerito, mio e suo.

Mi rese insicura, e su questa insicurezza creò il suo “potere”. In qualche modo mi ritrovai a pensare di essere la donna meno “meritevole d’amore” sulla terra. Credo che lo facesse in maniera inconscia, questo fu peggio, ma grazie a questo compresi (successivamente, molto successivamente) che ci sono persone che, pur amandoci o volendoci bene, ci fanno del male. Non per cattiveria, ma per incapacità.
Io lo permisi. Il non amarmi veramente e la “paura di non essere amata” permisero la distruzione delle mie sicurezze. Brutta roba.

Successivamente, proprio grazie a questa storia, ho recuperato alla grande sul senso di insicurezza. In fondo dovrei ringraziarlo, ho scoperto una forza che non sapevo di avere, e lo devo a quello che è accaduto tra noi. Ma di questo dovrei parlare alla lettera R, di resilienza.

Chiaramente a lui non feci trapelare nemmeno un briciolo di questa gelosia. Forse la intuì, o forse no.
Perché lo feci? Perché nascosi questa emozione? Perché non la consideravo, non la considero, un’emozione positiva. Umana si, positiva no.

Lo penso davvero, la gelosia non è un sentimento d’amore, ma di possesso. Credo che sia per questo che, a parte quel periodo, io tendenzialmente non sia gelosa. Ma se capita, è un attimo, una punta di lapis, poi cambio prospettiva. La gelosia oltre ad essere una emozione inutile, spesso scatena proprio i comportamenti che teme.

Nel mio mondo, la gelosia sta all’amore, come i ghiaccioli al forno.

SPINE


Filistei e farisei
Spine di parole petali di cuore
Disciolgono nell’acido

LUNA DI FIELE


Parole compresse
Locuste affamate
Luna piena di fiele

FASULLITA’


Amor fasullo
reclama a se
offerte di dolore

DROP


Si sta come
una goccia d’olio
nel mare

Fina García Marruz


MEGLIO TARDI CHE MAI


Flash, no, non Gordon, ma del capire.
La consapevolezza della mia stupidità.
Lo chiamavo amore e non era manco un calesse.
Solo un enorme, immenso, inutile, giro a vuoto.

Anni triturati da occhi ciechi e pensieri affilati.
Tempo ed energia evaporati in una spirale contorta.
A saperlo prima mi dico, ma meglio tardi che mai, mi rispondo.

Sospira lieve il cuore mentre si acciambella come un gatto.
Questo vuoto improvviso sa di Mistral, spazza e rinfresca.
Mi siedo stanca al ciglio di una strada di campagna.
L’orizzonte è libero. Il futuro è là.
cat

VENTO


Mi perdo in me stessa attraversando gli altri
Cerco parole in occhi muti
Plasticità di cuori mi irritano i pensieri
anima anticaAnima antica lotta il suo diritto al respiro
Urla silenziose a spezzare il rumore di un mondo sordo
Vivo come giungo in questa esistenza di vento

BIANCO E ORO


Bianco, di lino, il vestito.
Spalline, sottili, volubili.

La pelle, dorata, nuda la schiena.
Denti, i tuoi, sulla spalla mia.

Un morso, tenace, marchio invisibile.

Fu un attimo.
Mi addentasti l’anima.

soul