La verità è che non ero ancora pronta a diventar grande. Ma lo sono diventata lo stesso, non ho avuto alternative, come nessuno, o lo diventi o muori.
Il problema e che non lo sono diventata del tutto.

Ci son dei giorni come oggi, che non cè la fai ad esserlo, o meglio sei grande fuori, ma dentro.. dentro che cosa sei?
Guardi fuori dalla finestra e ti perdi nel grigio e non capisci se il grigio e fuori ed entra in te o quel grigio è in te e si espande intorno.
E’ un grigio chiaro che si sposa con il rosa, ci ti accoccoli in quel rosa e ti fai domande di cui sai già non sai le risposte. Son le domande che ti facevi quando ancora credevi, son rimaste lì nell’aria come falene impazzite vicino al un lampione.
Sospiri forte e pensi che non eri male allora. E rammenti che te lo dicevano: “Non sei male, sei tenera, sei buona”.
Tu pensavi parlassero della tua anima e loro pensavano a mangiarti.
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VIAGGI

Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.
Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.
Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.
Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei. O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.
Di li a poco avrei intrapreso un viaggio di distacco che non avrei voluto fare. Un viaggio per “salvarmi” da un amore cannibale del quale rimangono solo cicatrici e la perdita di parti di me. Ma allora avevo la certezza che davanti a me la strada era il futuro. Oggi…. oggi non ho più una cotoletta alla bolognese bisunta che mi riporta a questo mondo, ma a questo mondo ci sto fin troppo, non volo più e non sogno più.
Il viaggio non mi spaventa più, ma non lo vedo e non vedo neppure la strada. A volte camminare così è difficile, poi penso smettila “oggi è un giorno in cui ti prendi troppo sul serio” e non so come, ma continuo a viaggiare.
L’ALLUCE DELL’ANGELO
Ci credevo, ci credevo veramente. Loro vivevano là dentro.
Questo mio credere ha fatto si che i lunghi viaggi in auto non fossero mai così lunghi perchè ero impegnata a cercare prove e verifiche. Ci ho passato ore ad osservale, bambina, sul sedile posteriore con il naso schiacciato sul finestrino e gli occhi all’insù.
Prima o poi, ne ero sicura, qualche angelo avrebbe fatto un passo falso e un piede con tutta la caviglia angiolesca sarebbe sbucato fuori e finalmente io avrei avuto la prova che gli angeli esistono.
Non ho mai visto un piede angiolesco sbucare fuori, neppure un alluce volendo ben vedere, ma sapevo che loro vivevano là dentro in quelle nuvole soffici, bambagiose, paffute.
Quel tipo di nuvola era la casa degli angeli io lo sapevo, loro vivevano là dentro.
Poi ho smesso di credere.
Ho smesso di credere agli angeli, ho smesso di credere che il bene vince sempre sul male, che i buoni sorridono e i cattivi piangono, ho smesso di credere che se sei onesto gli altri lo saranno con te, ho smesso di credere a un sacco di cose.
Ed io invece vorrei credere, mi manca quella bambina con il naso schiacciato sul finestrino posteriore che cerca le prove dell’esistenza degli angeli.
Mi manca, mi manco, perchè quando credevo l’impossibile ho fatto l’impossibile.
Chissà forse dovrei guardare ancora in alto, strizzare gli occhi e osservare a lungo, dovrei credere di credere che chissà prima o poi un alluce d’angelo sbucherà dalla nuvola.
