SINDROME POST TRAUMATICA DA VITA


Che poi ti dici ma che sindrome è sindrome, al massimo io ciò la sindrome del bombolone alla crema ingurgitato.

Che poi ci pensi e ti dici bé se comincio a metter i mattoncini da quando ero piccola, si vabbé, ma tutti iniziamo fin da piccoli a soffrire

Che poi ci rifletti e soppesi e si in effetti una dietro l’altra né, ma tutte sopportabili le batoste, per l’amore del cielo, e poi le ho superate. Bé forse superate superate no, ma accantonate, messe lì in un angolo a prender polvere si. Bé forse tutte sopportabili non proprio, una forse no, ma fa niente l’ho messa in fondo in fondo, con sopra tutte le altre così non la vedo.

Che poi te lo dici, si ok, ma l’ultima alla fine è meno peggio delle altre, i tradimenti, le coltellate alla schiena, è roba di tutti i giorni.

Che poi sospiri, si dai, ti avevano avvisato quando eri giovane, “La vita è dura, vai bene te che sei giovane, vedrai”, insomma lo dovevo sapere che prima o poi.

Che poi ragioni, se cade una fondamenta ne costruisci un’altra, si ma però è un casino toglier le macerie prima.

Che poi te le guardi proprio, lì una sopra l’altra, tanti piccoli traumi di vita si impilano uno sopra l’altro, come piccoli lego, fino a quanto sono troppi e tutto crolla.

Che poi infine lo ammetti, cazzo cazzo, son in piena sindrome post traumatica da vita!

CIBO


Quando ho abbassato la guardia son entrati. Il peggiore di tutti era Lui. Affondava le fauci nelle viscere e sussurrava: “Mi spiace, mi spiace, mi spiace”, nel farlo sprofondava sempre di più.
fauci

Non nutrirò mai più nessun predatore.

GLI SCALINI DEL DOLORE E L’ASCENSORE ROTTO


Ci son cinque scalini per superare il dolore (così dicono gli esperti) e io che son pigra vorrei prendere l’ascensore per superarli, ma dalla regia, mi dicono che non si può. L’ascensore è rotto da millantanni. Insomma vanno fatti a piedi.

Questi scalini, una persona, nella vita li deve far più volte. Rassegnatevi, chi non li fa più volte è solo perchè è bloccato al quarto gradino di un dolore e non riesce a superarlo. Credetemi meglio farli più volte che rimanere bloccati su uno con gli altri dolori che premono dietro per essere risolti pure loro.
Lo so avete una curiosità (ma anche se non l’aveste, li scriverei lo stesso, il post è incentrato su questo!), quali sono questi cinque scalini? Orbene immantinente ve li sbatto qua sotto.

Negazione della realtà e isolamento Cerchiamo di difenderci dal dolore e diciamo in ordine sparso e casuale: “No no no”, “Non può essere”, “Forse ho capito male”, “Non è vero”, “Non è possibile”. Dura poco, la realtà ci precipita addosso e piombiamo in pieno nella….

Rabbia E’ quando siamo precipitati nella realtà o meglio lei ci è precipitata addosso, ma noi non siamo ancora pronti ad accoglierla. Cazzo tutta questa emozione, tutto questo dolore, tutto questa sofferenza che ci tartassa dentro “ma perchè!? perchè?!” ed esplode la rabbia. La rabbia è un’emozione potente, la più potente e la meno gestibile che io conosca, per questo la temo e invece di indirizzarla all’esterno la reindirizzo all’interno di me, chiaramente con effetti devastanti per la sottoscritta. Ma tantè che si arriva….

Auto recriminazioni Quando la rabbia si affievolisce, si comincia a pensare e dirsi cosa si sarebbe potuto fare per evitare quel dolore e cominciano i “SE”: “Se fossi stata più attenta”, “Se mi fossi ascoltata”, “Se fossi meno stupida”, “Se… se… se…. se….” .
Personalmente quando son in questo scalino ogni tanto riscivolo sul secondo poi risalgo sul terzo fintanto che stanca di questo su e giù mi ritrovo nel quarto ovvero…

Depressione In linea generale a questo scalino accade che l’umore è depresso, si hanno sentimenti di tristezza, inappetenza o voracità, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione e in qualche modo non riesci a lasciare andare ciò che ti ha portato qua.
Io questo scalino lo odio. E dove soggiorno di più. E dove faccio più danni a me stessa. Questa volta tra le altre cose son riuscita a nell’arco tre mesi a metter su oltre 15 chili di depressione in formato adipe. Se ci penso torno al punto due, ci metterò mesi e mesi e mesi a togliere la depressione nella sua forma fisica cicciosa. Fanculo! Ma finalmente dopo cè…

Accettazione La depressione scema, si tenta di tornare a una vita normale, si contano i danni fatti a se stessi (e a volte agli altri, io spero di non averne fatti), si progetta la riparazione e la ricostruzione di se stessi. Ora il tempo di questo ultimo scalino è variabile, ma non importa quanto, l’importante è arrivarci, perchè ci son persone che non riescono mai a raggiungerlo… e vivere nella depressione per sempre non lo auguro neppure a chi mi ci ha portato a me nella depressione.

Io attualmente sono con un piede nel quarto scalino e uno sul quinto. E’ il piede sul quinto gradino che mi fa scrivere questo post, di conseguenza non potrò neppure incazzarmi se qualcuno di voi mi dice che scrivo con i piedi.

DIAMANTI CELATI


Con certe persone tiri fuori sempre il meglio di  te e con altre sempre il peggio di te.

A me accade, raramente ma capita. In genere i miei rapporti con le persone sono equilibrati, a volte dò la parte positiva a volte quella negativa. Ma con alcune persone non mi è fattibile, spontaneamente da subito, al primo sguardo, al primo contatto elettrico, dal primo tocco epidermico viene fuori o meglio o il peggio. Senza scampo.

Sono legami karmici antichi. Orbene fintanto che da me fuoriesce il meglio, non sussiste problema, anzi, ma quando viene fuori il peggio per quanto io cerchi di controllarmi, questo peggio tracima. Con il tempo ho appreso che questi legami karmici antichi sono percepiti da entrambe le persone con una sensazione di “sottopelle” indefinita, che non sono tramutabili se non con una forte volontà di entrambi nello stesso momento. Cosa che raramente accade.

Con alcune di queste persone (quelle che tirano fuori il meglio di me) nella memoria dei ricordi di questa vita, perdurano solo gli avvenimenti “belli”.  Come se con loro non ci fossero cose brutte da ricordare, ci sono ma non ne ho memoria nelle emozioni.  Questo a prescindere da quanto siano state effettivamente in percentuale gli avvenimenti positivi e negativi, alla fine la differenza è la percezione che io ho di loro.

Penso alle “mie” persone, quelle che trovano i diamanti celati in me e li portano alla luce. Socchiudo gli occhi, mi gusto la sensazione e la percezione che mi danno; “Vi amo“. Le altre al momento le accantono, arriverà il tempo della risoluzione, ma non oggi.

LUCCIOLE D’ACQUA


Esci tranquilla con gli amici dicendo “dai ci facciamo solo una birra, una cosa tranquilla” e ti ritrovi il sabato sera a vagare vestita da pedina da dama vivente per un borgo antico e a far parte del gioco.

Questo è quello che è accaduto nella prima parte di sabato sera, eccomi a giocare e a domandarmi perchè mai a tutte quante le altre la camicetta si chiude sulla cassa toracica e a me invece una distanza di circa 15 cm impedisce la chiusura della stessa. Per qualche secondo mi è sembrato di esser tornata ai miei quattordici anni, quella sensazione di disagio, quando andavo a scuola con i libri schiacciati sul petto cercando di nascondere la mia italianità, mentre nel mondo ormai il modello “Twiggy” aveva tracciato solchi di inumana stupidità femminile che perdura tutt’oggi.
Pochi secondi e poi un vaffanculo! Alla mente il detto di mia madre “Meglio far invidia che compassione”.

Forte della mia quarta, tendente alla quinta, capacità di far invidia, siamo passati da un borgo antico a monte a un borgo antico a lago. Una festa della birra artigianale dove due amici ci aspettano per proseguire nella serata “dai ci facciamo solo una birra, una cosa tranquilla“. Qui in mio onore mi son scelta la “red milf” una rossa di carattere, peccato che a differenza di molte rosse che son amare ma lasciano un retrogusto dolce in fondo, questa alla fine rimaneva acida. Ho sperato di non far la stessa fine.

Con queste premesse è partita una di quelle sere in cui tiri tardi senza far niente, quelle serate in cui nascono i tormentoni con cui ci si prenderà in giro nei mesi a venire (la parola cult nata sabato notte è brina). Una di quelle sere in cui, in questa estate, ho un rapporto viscerale con l’acqua del lago. Ogni volta l’istinto di buttarsi dentro è forte.
Stavamo per farlo ad un certo punto, ma poi la serata ha virato sul bicchiere della staffa su un’altra lacustre insenatura con il montenegro in mano, l’aria tiepida, la notte scura, lo sciabordio dell’acqua e le chiacchiere demenziali che proseguono.

In queste sere guardo il cielo, ascolto l’acqua e mi rendo conto di quanto io ami questa terra. Le mie radici non sono cresciute qua, ma hanno attecchito in riva a questo lago. Lo hanno fatto a mia insaputa mi dico, osservando con uno struggimento che non so spiegare, le luci riflettersi sull’acqua come fossero lucciole.

Son serate come queste che mi fanno capire, che lo star bene nasce dentro di noi e si espande all’esterno contagiando il fuori e gli altri. Se  in un gruppo di amici, nelle stessa sera, più di uno contagia il fuori così… ecco così nascono quelle notti estive in cui stai così bene senza far niente e vorresti non finissero, perchè temi che il domani porti via il sorriso che hai sulle labbra e questo tiepido e piacevole esser in pace con te e gli altri.

SCHISCIARSI


Mi manca un certo modo di scrivere. Di avere quell’esposizione emotiva che porta a galla ogni cosa bella o brutta che sia, sfacciata, impudica, senza scrupoli e timori. Ecco perchè mi son trovata a scrivere poesie di tre righe abbinate a immagini, quale concentrato delle mie emozioni quale tubetto “of tomato puree”, cosicchè esternassi e sfiatassi senza colpo ferire ad altri.
E il caso di smettere di avere remore e di schisciarmi (*) fuori.
testo

Per me vivere compressa è come vivere nel grigio, ma io il grigio lo posso solo attraversare per andare dal bianco al nero e viceversa, io nel grigio ci muoio.

(*) schisciare: espressione dialettale che significa schiacciare.

MATITE


Come appuntite matite tracci nell’anima solchi profondi
in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un’uscita.

Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse
in un assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati.

Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce
la materia è la stessa, il risultato diverso.

Parole tracciate nell’aria come avvoltoi in attesa del pasto.

Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro
contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.
Come appuntite matite tracci nell'anima solchi profondi in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un'uscita. Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse in un'assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati. Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce la materia è la stessa, il risultato diverso. Parole tracciate nell'aria come avvoltoi in attesa del pasto. Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.

POLVERE


Pensieri ed emozioni si adagiano come detriti.
Invidio chi non percepisce la polvere sulla pelle.

Photo by Alessandro Burato

LE MIE PRIME VOLTE


Negli ultimi trenta giorni in ordine cronologico di apparizione e accadimento, nella mia vita ci son state ben tre prime volte:
il mio primo negrosky;
il mio primo McDrive alle quattro e mezza del mattino;
il mio primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca.

La sera del mio primo negrosky ho interrotto la mia castità che durava da qualche anno (non temete, subito ripresa, visto l’epilogo), ma su questo dovrei farci un post a parte.

La sera del mio primo McDrive ho scoperto il piacere del cibo fescio in auto alle quattro e mezza del mattino e ritornare a casa ascoltando e sparando discorsi non sense con gli amici ma con un senso logico, logicissimo.

La sera del primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca, con Gianluca, segno dell’ariete, anno domini 1967, che mi osservava negli occhi dall’alto del suo 1.95/1.96, fisico e muscolatura da rugbista, estimatore della sottoscritta e baciatore da nobel, ho scoperto la capacità di abbandonarmi all’ignoto.

Ora son davvero curiosa, ma la mia quarta prossima prima volta che sarà?

vita

PRETESE


Neve
Nuovi enzimi, vecchie dinamiche
Pensieri che ti inchiodano
Si può annegare in una lacrima.


“Smetti di pensare la vita…. è quello il problema di noi segaioli mentali, pensiamo la vita e smettiamo di viverla. Ci è impossibile non pensare, pensi non lo sappia, ma è la nostra rovina. Non pensare non ci porta al caos, il caos è dentro di noi. Crediamo che pensando rimetteremo ordine, impossibile l’universo naturalmente è portato al caos, ecco la fatica di certe giornate….”

Questo è ciò che ho scritto oggi.
Il primo è ciò che ho detto a me stessa stamattina e il secondo è quello che ho detto a un mio amico “fraido”. Sembrano scollegati ma entrambi conducono alla stessa sorgente. Sarò pronta ad affrontarla?

Non si può pretendere di bere l’acqua limpida di un ruscello e fare il bagno tiepido contemporaneamente.

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