ADOLESCENZA SENILE


Solo entrata ufficialmente da circa un anno nell’adolescenza senile, e l’ho fatto scivolando, senza neppure rendermene conto, grazie (o per colpa) dei k-drama, o drama coreani. Se non sapete cosa sono i kdrama, attente ad approfondire, possono dare dipendenza. Io che credevo di essere immune a queste cose, mi son ritrovata trasportata nell’Hallyu.

Le gif qua sotto fanno parte di un drama colpevole, insieme ad altri, di avermi fatto cadere nel gorgo. Sono tratte da “Something in the Rain“. Chi lo ha visto sa che è un momento molto particolare, agli altri chiaramente non dirà nulla.

L’effetto che hanno avuto sulla mia vita è stato di farmi ritrovare emozioni scomparse (credo di aver cercato di ucciderle io stessa). Forse per questo li amo, per avermele fatte ritrovare. Le pensavo cadaveri in decomposizione e invece erano solo lì, sotto le braci.

Altra particolarità dei drama coreani è la gnoccaggine dei protagonisti maschili, gnoccheria per quellə come me, quellə che hanno scoperto che una tipologia di asian man gli fa allargare la pupilla.

Ho capito che il dio che ride mi ha messo dentro, in una ripartizione del cervello, un software chiamato “uomini che accelerano il battito del cuore“, però essendo il dio che ride, mi ha fatto “incontrare” questi uomini tardi (meglio tardi che mai).

Il protagonista di “Something in the Rain” è lui, Jung Hae-in, colui che mi ha portato ad amare anche i “bravi ragazzi” e non solo quelli “cattivi”.

Con questo post è ufficiale, sono entrata ufficialmente nell’adolescenza senile, e inauguro una nuova categoria di post: “Drama mon amour“.

PS: già i miei amici mi chiamano quella dei coreani.

MI SONO INNAMORATA


Settimana con Progenie giunta con Pecetta da Berlino in vacanza. Vacanza enogastronomicagodereccia per loro ma anche per me, che qui ci abito.
Progenie vive (felicemente) lontana, quel poco tempo che si vive insieme, lo si vive bene. Un bene che avvolge e che fa reciprocamente amare anche i difetti dell’altra (almeno per una settimana).
Non so cosa mi aspettassi da una figlia quando è nata, ma so che oggi non saprei desiderare nulla di diverso da quello che è Lei.
Vorrei solo che avesse un censore interiore meno esigente (anche se nel tempo lo ha addomesticato). Sospetto di averglielo passato io, insieme al dna, quindi so che lo stesso censore interiore così esigente, è lo stesso che, in qualche modo, ci sostiene nei momenti difficili e con poche certezze.
La speranza è una, che lei capisca, se non lo ha già fatto, che ogni tanto quel censore interiore, va mandato in vacanza. Una vacanza in un bel luogo, dove possa riposare, smaltire lo stress e la tensione, così da essere più dolce con noi.

A fine giugno ho ripreso ad andare in palestra dopo anni (a dir la verità c’ero andata a febbraio, un giorno solo, esattamente il giorno prima che chiudessero tutto per il lockdown…).  Per riuscire ad incastrare lavoro, impegni, studio e palestra, mi alzo alle 4.30 del mattino per esser lì alle 5.30.
Se mi aveste detto qualche anno fa che mi sarei alzata a quell’ora per andare in palestra, vi avrei detto che eravate più che folli o che vi stavate drogando pesantemente.
E’ stata la riprova che il tempo ci cambia (a volte in meglio e volte in peggio) e ora, non solo ci vado, ma mi piace quando la palestra è quasi vuota e attraverso la città silente. Ad agosto, in ferie, ho continuato a farlo ma in orari più umani verso le 8.30. Orario sicuramente più affollato di persone, e anche se io son concentrata su me e sul contare mentre faccio gli esercizi, capita che venga distratta dai discorsi altrui.
Chiacchiericcio di sottofondo (per alcuni la palestra è principalmente luogo di socialità e aggregazione e marginalmente luogo di attività fisica), a volte interessante a volte mi fa comprendere come mai spesso ho difficoltà con il genere umano. Ma poi riprendo a contare, pensando che io stessa faccio parte di quel genere umano che a volte non amo.

Sono caduta pesantemente e senza possibilità di fuga, nei k-drama su Netflix. Io non amo i film sentimentali, io detesto i romanzi rosa, io che alle telenovele sudamericane alzavo gli occhi al cielo e facevo il verso del vomito (o dell’iniezione di insulina), per la giustizia del dio che ride, proprio io son caduta nei drama coreani. Vi sto dicendo che sto seguendo delle serie televisive in coreano con i sottotitoli in italiano, per capirci quanto son precipitata (ho pure già imparato due parole coreane), grazie al Dio che ride.

Me lo son domandato: “Ma come è possibile? Che mi accade? Perché loro?”. Non ho risposte certe, ma ne ho molte aperte, soggette a modifica: Perché in fondo quella è sempre stata la mia assurda visione dell’amore (e da qui si evince a cosa son andata incontro realmente nella vita). Perché in un mondo così diverso da me, loro mi fanno sognare. Perché sono cambiata e ho riaperto (piano e con cautela) le prime saracinesche a protezione del cuore. Perché guardandole ho fatto pensieri, pensieri che me ne hanno fatto intravedere un’altro: “Non tutto nella mia vita deve aver uno scopo e un fine, sarebbe anche ora che mi permetta di far le cose solo per divertimento e/o piacere”. Perché ora mi permetto di far vedere che credo in un amore che alcuni mi dicono non esiste nella realtà umana (così dicono loro, o forse loro si accontentano, non so ancora qui dove stia il vero). Perché… non so… ditemi voi.

Ne ho parlato nel titolo mi son innamorata, è accaduto, un attimo ed è stato amore, un colpo di fulmine, una cosa improvvisa, ogni volta che lo vedo sorrido e mi si allarga il muscolo cardiaco, sospiro manco fossi un mantice.

Ogni volta che passava sullo schermo, immediatamente la mia voce proferiva: “Dio che pheego che sei” e sospiravo. Subito dopo dovevo tornare indietro con il telecomando perché mi perdevo nel guardarlo e non leggevo i sottotitoli in italiano.
Quei bastardi del K-drama lo sapevano, infatti ad un certo punto del drama viene fuori che lui è “D.D.D.” Dono di Dio (alle donne).

PS: Lui ❤ è Hyun Bin ed è il mio fidanzato, anche se lui non lo sa.