VAJONT


La prima volta che ne ho sentito parlare fu per caso, era il 1997 zappando con il telecomando arrivai su rai2 e lì Paolini riusci a tenermi inchiodata.
Paolini, grande attore ieri come oggi, mi porto dalla comodità di casa mia a quella notte fredda e spaventosa; ho vissuto attraverso le sue parole minuto per minuto, alla fine dello spettacolo ero esausta e piena di rabbia.

Qualche anno dopo nel 2003, conobbi Willy. All’epoca mi regalò due libri che aveva scritto. Uno di questi parlava del suo essere un sopravvissuto alla stessa tragedia quando aveva poco meno di due anni.
Lessi e rimasi inchiodata sul divano, mentre gli occhi scorrevano su un fatto che avevo visto attraverso gli occhi e le parole di un attore e ora leggevo attraverso le parole di chi in qualche modo era là quando questo era accaduto.

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Ho con quella terra un legame di sangue, confine di nascita, di antenati. Quella terra, nonostante me ne abbiano portato via quando ero piccola, è tornata a me, negli anni, sotto forma di attori, di anime antiche e amici.

Per questo lo scritto di oggi, per ricordare i morti di allora e attraverso loro i morti di oggi molti chilometri più in giù. Morti di montagna ieri nel Vajont e morti di mare oggi a Lampedusa. Morti entrambi per la cecità umana.
Dio abbia pietà di noi.
Noi non ne abbiamo per la nostra specie né per le altre.

BAMBI AL RIPARO NELL’INCONSCIO


IL FATTO: Anni addietro. Progenie è piccola, quell’età in cui compri tutte le cassette dei film della Walt Disney, i cartoni animati per intenderci. Ora tenuto conto che una parte di me non è mai cresciuta e che appartengo ad una generazione che i film di Disney poteva vederli solo al cinema, accade che me li gusto insieme a lei. Guardando uno di questi però ho la sensazione strana di avere le premonizioni.

Il film era Bambi e io non lo avevo mai visto. O così credevo almeno…

Una parte di me non si capacitava di quella sensazione e ho chiesto a mia madre e a zia che mi ha fatto da mamma “Ma da piccola ho visto il film?”

E li la scoperta. Mia zia mi raccontò di avermi portato al cinema, ai tempi vivevo con lei a Trieste, avevo cominciato a piangere nel momento in cui la madre di Bambi muore, avevo continuato per tutto il film, ero uscita dal cinema piangendo e avevo continuato a piangere per un’ora dopo.  Credo che a quel punto la mia mente per salvarmi dal dolore che sentivo recise il ricordo, lo rimosse.  Anche se nella realtà non è che lo rimuovi, lo spingi nell’inconscio a una profondità abissale tanto da non ricordartene più… fino a che qualcosa non lo riporta a galla.

Questa cosa fu uno “sberla” psicologica per me. All’improvviso ricordai parti di quel pianto e di quel dolore. Da allora spesso mi sono domandata quali altre cose posso essermi nascosta. Spesso mi domando se è capitato ancora, se capiterà ancora, che la mia mente diventi a tal modo protettiva verso me, da cancellarmi pezzi di vita.

La cosa mi lascia instabile per certi versi, per me sapere è linfa.  Poi ho pensato che anche il sapere di non sapere è un sapere e che ho la fortuna di avere mente a cuore integrato.

Posso anche permettere che la mente in alcuni casi, per un pò,  protegga la mia anima Bambi, fino a che riesca a sostenere da sola il peso di alcuni dolori.

PROFUMI


Ispiri con il naso e ti ritrovi portato indietro nel tempo.

Non cè nulla di così evocativo come gli odori, un micronesimo di secondo e ti ritrovi nel passato, interamente corpo e mente.

Stamattina ho ispirato un profumo e mi son ritrovata nelle campagne venete e nella mia terra natale il Friuli, in quei primi pomeriggi estivi assolati, i grilli in sottofondo, nella laguna di Caorle a gironzolare tra i casoni (quando ancora erano veri e non come ora); nessun essere umano a vista solo io e mia cugina in bicicletta.  E poi un balzo della memoria ed eccomi lì, nelle stesse ore, sotto il portico della casa dei nonni paterni nel Friuli,  seduta da sola silenziosa, ad aspettare e sognare la mia vita futura scrutando l’orizzonte.

Mi son ritrovata lì di colpo con il corpo ma soprattutto con la mente o meglio nella mente di allora, quando credevo, sognavo e progettavo per il futuro. Un futuro che in questo periodo mi sembra di aver sprecato, di non aver saputo utilizzare al meglio, di non essere stata abbastanza coraggiosa da aver rischiato di più e per questo ora impantanata in un presente che mi sta stretto, accerchiata dai miei stessi “se avessi”.

Mi manca quel mio sognare, progettare e credere, mi manca così tanto in un momento della mia vita in cui non sogno, non spero, non credo, non progetto e il capire il perchè di quanto accade in questo momento della mia vita, questa volta non mi aiuta, non mi aiuta per niente.

Ho bisogno di ritrovare quella parte di me che sogna e crede, ma non mi ricordo dove l’ho sepolta.