STORTA MA IN PIEDI


Guardo Progenie provare i vestiti che fino a pochissimo tempo fa indossavo io. Lo sguardo la accarezza tra orgoglio di mater e invidia benevola di donna. Sorrido.

Il tempo passa e con me è sempre stato benevolo, solo nell’ultimo periodo pare lo sia stato un pò meno. Lo dico mentendo perché so che non è colpa sua ma mia, perché per un periodo negli ultimi mesi mi ero arresa.
Io sono un esempio vivente di “ciò che è dentro è fuori“.

Oggi il tempo mi rammenta attraverso gli auguri che mi arrivano, che ci sono ancora, che si è vero son caduta più volte prima di arrivare qui, mi ricorda che potevo amarmi di più, che son stata la peggiore nemica di me stessa molte volte, ma che oggi sono ancora qui, storta ma in piedi!

E allora me lo dico: “Buon compleanno Diamanta a te e le tue millanta personalità, prima o poi quei vestiti li rimetterai ancora”.
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INCASTRI AMOROSI


Rimane incastrato con il suo pene nel tostapane.

Io lo so che siete strani.
So che l’ormone può prendere possesso di voi come un demone che neppure nell’esorcista si è visto. So che vi piacciono calde e bollenti, e che ogni anfratto ha un attrazione irresistibile per voi. Ho anche sentito di leggende di caloriferi e bistecche.

Ma questa volta davvero non so.
Per favore ditemi, se tra voi cé qualche rappresentante e portatore sano di ammennicolo, cosa vi può spingere ad infilare il vostro pene in un tostapane?

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la notizia qui – link del Mirror News

VAJONT


La prima volta che ne ho sentito parlare fu per caso, era il 1997 zappando con il telecomando arrivai su rai2 e lì Paolini riusci a tenermi inchiodata.
Paolini, grande attore ieri come oggi, mi porto dalla comodità di casa mia a quella notte fredda e spaventosa; ho vissuto attraverso le sue parole minuto per minuto, alla fine dello spettacolo ero esausta e piena di rabbia.

Qualche anno dopo nel 2003, conobbi Willy. All’epoca mi regalò due libri che aveva scritto. Uno di questi parlava del suo essere un sopravvissuto alla stessa tragedia quando aveva poco meno di due anni.
Lessi e rimasi inchiodata sul divano, mentre gli occhi scorrevano su un fatto che avevo visto attraverso gli occhi e le parole di un attore e ora leggevo attraverso le parole di chi in qualche modo era là quando questo era accaduto.

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Ho con quella terra un legame di sangue, confine di nascita, di antenati. Quella terra, nonostante me ne abbiano portato via quando ero piccola, è tornata a me, negli anni, sotto forma di attori, di anime antiche e amici.

Per questo lo scritto di oggi, per ricordare i morti di allora e attraverso loro i morti di oggi molti chilometri più in giù. Morti di montagna ieri nel Vajont e morti di mare oggi a Lampedusa. Morti entrambi per la cecità umana.
Dio abbia pietà di noi.
Noi non ne abbiamo per la nostra specie né per le altre.

FATTI E STRAFATTI D’AMORE


Non so spiegarvelo, ma arriva un momento in cui non ne puoi di tutte queste parole d’amore, sull’amore, intrise d’amore, grondanti amore, arriva un momento che le parole d’amore non bastano più. Io voglio i fatti d’amore!

E’ così difficile riuscire a farmi comprendere dagli altri a volte, anche questa volta ho difficoltà a farlo. Non sono cinica, non sono dura e non sono bastarda ma non riesco (più) a considerare amore gli ormoni travestiti e i bisogni nascosti. Voglio fatti d’amore, non grandi parole e intenti.

E’ un fatto d’amore il mio gatto che si struscia sulle gambe e mi fa le fusa, è un fatto d’amore il sorridermi per strada (chiunque tu sia), è un fatto d’amore regalarmi il tuo tempo, è un fatto d’amore lasciarmi spazio, è un fatto d’amore stendere la biancheria, è un fatto d’amore un buonanotte poggiato sulla rete, è un fatto d’amore leggermi cercando di capirmi.

Questo è l’amore, quello che tira fuori il meglio di noi, non il peggio. Quello che ti donano facendo si che a tua volta lo ridoni triplicato a chi sta intorno a te. Lo stesso che fa dire in una giornata grigia e fredda “che bellissime nuvole grigie” poichè ti va vedere la bellezza in ogni cosa.
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Io voglio essere fatta, anzi strafatta d’amore quotidiano. Il resto è noia.

EMBRIONE


Per come sono fatta la cosa più faticosa è cominciare, figuratevi ricominciare!

E non pensate che nel mentre scriva io pensi a un uomo e a una storia d’amore. Specifico perché so moltissime persone pensano che se una donna è sofferente è colpa di un’amore putrescente e del relativo uomo (uomo vale per le etero e i gay, donna vale per le lesbo, entrambi per i bisex o a vostra scelta perchè tra gender e sottogender io mi perdo).
Ma non è così, io son bravissima a star male e autodistruggermi anche per altre cose. Ma non è una cosa di cui scriverò oggi dei miei ultimi cinque mesi. Oggi stavo scrivendo della faticosità del ricominciare. Ricominciare a sorridere, a lottare e soprattutto a credere. Fatto questo il resto viene da se.

Io mi accorgo quando questo accade perché guardo e osservo senza la patina di grigio; “sento” la bellezza delle cose attraverso gli occhi e nel contempo vedo la comicità della vita e di quello che abbiamo intorno.
Sabato pomeriggio, in una passeggiata nella Bergamo alta (e bassa) mi sono accorta che qualcosa si è mosso. Lo sguardo si posava e l’anima si emozionava
Emozione

Lo sguardo cadeva, la mente sorrideva, l’ironia coglieva

Casa della libertà per l'esercizio della tirannia!?
Casa della libertà per l’esercizio della tirannia!?

Un embrione sta crescendo.  Una parte di me sta rinascendo,  ciò piace a tutte le mie personalità multiple.

PS: Clicca qui se vuoi vedere qualche altra immagine del mio sabato pomeriggio

PPS: Devo ringraziare Progenie e VB che mi hanno spinta ad andar con loro.

SINDROME POST TRAUMATICA DA VITA


Che poi ti dici ma che sindrome è sindrome, al massimo io ciò la sindrome del bombolone alla crema ingurgitato.

Che poi ci pensi e ti dici bé se comincio a metter i mattoncini da quando ero piccola, si vabbé, ma tutti iniziamo fin da piccoli a soffrire

Che poi ci rifletti e soppesi e si in effetti una dietro l’altra né, ma tutte sopportabili le batoste, per l’amore del cielo, e poi le ho superate. Bé forse superate superate no, ma accantonate, messe lì in un angolo a prender polvere si. Bé forse tutte sopportabili non proprio, una forse no, ma fa niente l’ho messa in fondo in fondo, con sopra tutte le altre così non la vedo.

Che poi te lo dici, si ok, ma l’ultima alla fine è meno peggio delle altre, i tradimenti, le coltellate alla schiena, è roba di tutti i giorni.

Che poi sospiri, si dai, ti avevano avvisato quando eri giovane, “La vita è dura, vai bene te che sei giovane, vedrai”, insomma lo dovevo sapere che prima o poi.

Che poi ragioni, se cade una fondamenta ne costruisci un’altra, si ma però è un casino toglier le macerie prima.

Che poi te le guardi proprio, lì una sopra l’altra, tanti piccoli traumi di vita si impilano uno sopra l’altro, come piccoli lego, fino a quanto sono troppi e tutto crolla.

Che poi infine lo ammetti, cazzo cazzo, son in piena sindrome post traumatica da vita!

CIBO


Quando ho abbassato la guardia son entrati. Il peggiore di tutti era Lui. Affondava le fauci nelle viscere e sussurrava: “Mi spiace, mi spiace, mi spiace”, nel farlo sprofondava sempre di più.
fauci

Non nutrirò mai più nessun predatore.

L’AMANTE MENTALE


Ho appurato di essere un’amante mentale.
E difficile essere amanti in generale, figurati mentali.

Gli amanti mentali non sono amanti nel senso stretto della parola, non trombano, non sono innamorati, ma non sono neppure amici, non solo almeno. Con l’amante mentale apri il cuore e lo fai vedere, ma apri anche i pensieri e li metti lì un pò più a destra dell’anima.

Ho scoperto di esserlo alla fine di una chiaccherata partita dai miei acquisti fatti all’Ikea, attraversando felpe da lui comprate per il nipotino, correndo velocemente attraverso un sex toys, inciampando in Raz Degan per arrivare alla questione annosa ormai per lui; la sua storia amorosa attuale e alla decisione che non sa prendere.
Io alla sua donna son poco simpatica, molto poco simpatica direi, e da lì Willy a dirmi: “Già…. a volte mi sento scemo……è come se avessi un’amante ma non ci scopo mai…. ma si puo???” ed è stato in quel momento che l’ho capito, diciamolo lo sospettavo da un pò, ma in quel momento ho avuto la conferma e gli ho risposto: “Ma è così. Hai un’amante mentale”.

Io e Willy ci conosciamo da una decina d’anni. Ora abbiamo assodato che siamo amanti mentali. Ci siamo raccontati in tutti questi anni le nostre rabbie, i nostri dolori e i nostri amori. Abbiano litigato e siamo spariti, per cercarci a distanza di pochi mesi. Uno chiede all’altro consigli e in qualche modo si fida di quello che l’altro dice. Ci cerchiamo quando siamo tristi perchè l’altro, non so come, scioglie la tristezza e ci fa ridere. Ci sentiamo tutti i giorni, magari solo per un ciao e a volte più volte al giorno, ma possiamo stare mesi senza farlo. Son passate (passano e passeranno) le nostre rispettive storie d’amore e d’amicizia, ma in qualche modo l’altro cé sempre ad ascoltare.

La sua donna è gelosa di me, ma sbaglia, non sono io il pericolo, è lei stessa.

IL CLUB DELLE PIATTOLE GIOIOSE


Piccole, tenaci e fastidiose. Scriviamo di noi e siamo pallose. Ma sotto questo aspetto bruttino e depresso noi siamo gioiose.

Noi siamo le piattole gioiose e viviamo nei blog.

Amo il blog da sempre, molto più di tutti i social messi insieme. Son cose diverse sia ben chiaro, ma mentre (per me) il blog è ammmmmore con i social e una cosa tipo trombamici. Non sto dicendo che il blog sia migliore, dico solo che è diverso.

Il blog ti permette di avere i tuoi tempi e di esprimerti con più di 140 caratteri. Non devi avere tremila amici e non sei costretto a leggerti quintalate di minchiate uguali identiche tra loro. Sul blog vai tu a cercare e leggi quello che ti piace, ti interessa e ti colpisce. A volte ti attira una frase, a volte un titolo e a volte un’immagine; a quel punto entri in punta di piedi nel blog e ti avventuri. Conosci così le persone, attraverso le loro parole e i loro pensieri. Ecco quello che ho scritto fino a ora è da piattola pallosa, ora vi parlerò invece del club della piattole gioiose.

Ieri ho scritto un post (ovvero quello che precede questo, per me ieri è una frazione temporale che va da ieri fino a una settimana fa) in cui parlavo del fatto che, porca paletta, quando scrivo sembro più seria, pesante e pallosa di quanto non sia nella vita. 
Credevo di essere sola in questo stato, è invece no! Mi si legge e mi si dice: “Pure io pure io”. Da qui l’idea di questo post, per ufficializzare la nascita del club (aperto a chiunque ne voglia far parte, senza distinzione di sesso, gender, origine e religione).

PS: ringrazio di cuore chi, scrivendo nei commenti (membri del club ad honorem), mi ha fatto capire che non sono (la) sola nell’universo, ma che ci son come me tante piattole gioiose, ovvero che è vero si scrivono cose serie, tristi e pallose, ma dietro quelle parole si nasconde una piattola che non aspetta altro che ridere e scherzare.