GLI SCALINI DEL DOLORE E L’ASCENSORE ROTTO


Ci son cinque scalini per superare il dolore (così dicono gli esperti) e io che son pigra vorrei prendere l’ascensore per superarli, ma dalla regia, mi dicono che non si può. L’ascensore è rotto da millantanni. Insomma vanno fatti a piedi.

Questi scalini, una persona, nella vita li deve far più volte. Rassegnatevi, chi non li fa più volte è solo perchè è bloccato al quarto gradino di un dolore e non riesce a superarlo. Credetemi meglio farli più volte che rimanere bloccati su uno con gli altri dolori che premono dietro per essere risolti pure loro.
Lo so avete una curiosità (ma anche se non l’aveste, li scriverei lo stesso, il post è incentrato su questo!), quali sono questi cinque scalini? Orbene immantinente ve li sbatto qua sotto.

Negazione della realtà e isolamento Cerchiamo di difenderci dal dolore e diciamo in ordine sparso e casuale: “No no no”, “Non può essere”, “Forse ho capito male”, “Non è vero”, “Non è possibile”. Dura poco, la realtà ci precipita addosso e piombiamo in pieno nella….

Rabbia E’ quando siamo precipitati nella realtà o meglio lei ci è precipitata addosso, ma noi non siamo ancora pronti ad accoglierla. Cazzo tutta questa emozione, tutto questo dolore, tutto questa sofferenza che ci tartassa dentro “ma perchè!? perchè?!” ed esplode la rabbia. La rabbia è un’emozione potente, la più potente e la meno gestibile che io conosca, per questo la temo e invece di indirizzarla all’esterno la reindirizzo all’interno di me, chiaramente con effetti devastanti per la sottoscritta. Ma tantè che si arriva….

Auto recriminazioni Quando la rabbia si affievolisce, si comincia a pensare e dirsi cosa si sarebbe potuto fare per evitare quel dolore e cominciano i “SE”: “Se fossi stata più attenta”, “Se mi fossi ascoltata”, “Se fossi meno stupida”, “Se… se… se…. se….” .
Personalmente quando son in questo scalino ogni tanto riscivolo sul secondo poi risalgo sul terzo fintanto che stanca di questo su e giù mi ritrovo nel quarto ovvero…

Depressione In linea generale a questo scalino accade che l’umore è depresso, si hanno sentimenti di tristezza, inappetenza o voracità, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione e in qualche modo non riesci a lasciare andare ciò che ti ha portato qua.
Io questo scalino lo odio. E dove soggiorno di più. E dove faccio più danni a me stessa. Questa volta tra le altre cose son riuscita a nell’arco tre mesi a metter su oltre 15 chili di depressione in formato adipe. Se ci penso torno al punto due, ci metterò mesi e mesi e mesi a togliere la depressione nella sua forma fisica cicciosa. Fanculo! Ma finalmente dopo cè…

Accettazione La depressione scema, si tenta di tornare a una vita normale, si contano i danni fatti a se stessi (e a volte agli altri, io spero di non averne fatti), si progetta la riparazione e la ricostruzione di se stessi. Ora il tempo di questo ultimo scalino è variabile, ma non importa quanto, l’importante è arrivarci, perchè ci son persone che non riescono mai a raggiungerlo… e vivere nella depressione per sempre non lo auguro neppure a chi mi ci ha portato a me nella depressione.

Io attualmente sono con un piede nel quarto scalino e uno sul quinto. E’ il piede sul quinto gradino che mi fa scrivere questo post, di conseguenza non potrò neppure incazzarmi se qualcuno di voi mi dice che scrivo con i piedi.

FUGGO RIMANENDO IMMOBILE


Qualche sera fa a casa mia io, tre amici, cinque gatti e una cagnolina abbiamo rivisionato un film di Salvatores, ovvero “Marrakech Express”. Guardandolo mi son resa conto che dei suoi film, quelli che mi piacciono in particolare sono tre.  Gli esperti di cinema la chiamano “trilogia della fuga”.  Di questa trilogia fanno parte il film sopra citato oltre a “Turnè” e “Mediterraneo”. Quest’ultimo è quello che io amo di più.

Mi son domandata come mai li percepisco così tanto e perchè mi lascino quel sapore sotto pelle fatto di dolcezza e nel contempo amaro. La mia risposta è stata che in quei tre film Salvatores riesce, come fosse un pittore, a dare pennellate di umana verità ai personaggi senza togliere la poesia di cui siamo fatti.  In questi tempi di umana menzogneria,  per persone come me, queste pennellate, son brevi boccate di speranza.
Dipinti in cui forse si, forse chissà, forse è vero, siamo pieni di difetti, siamo egoisti e ottusi ma lo stesso aspiriamo all’opposto della nostra parte oscura, solo che non sempre riusciamo a raggiungerla.
Di questo son permeati questi tre film. Meditteraneo inoltre mi abbaglia, mi confonde, mi ammalia con i suoi colori e silenzi. Anche io come Lorusso vorrei ritirarmi sull’isola con i cinque gatti e la cagnolina, ricongiungermi con me stessa e con chi  “sente l’isola”.

Ma come un personaggio del film abbondo di difetti, son pigra, ho ideali infranti e son piena di vorrei ma non posso. Invece di attivarmi per avere quella vita che sogno, sia essa spirituale o fisica, ne scrivo qui davanti a un monitor lamentandomene e non facendo nulla.
Si sono proprio una figlia del mio tempo. Fuggo rimanendo immobile.

TENERA COME UN GATTINO


E diciamolo, SONO UNA PALLA!

E non intendo solo a livello di grasso corporeo che nell’ultimo periodo si sta esprimendo nel suo massimo fulgore sul mio corpo,  intendo sono una palla di persona. Lo dico con cognizione di causa, mi son riletta gli ultimi scritti… eccheduemaroni. Seria, metafore, pensieri che fanno pensare, allegorie, sempre lì a rimestare nel paiolo della malinconia!
Per l’amor del cielo,  è vero che ho ancora nella schiena la lama del tradimento conficcata tra la quinta e la sesta vertebra toracica, ma se sto palissandro di coltello non lo tolgo, lì rimane. Ecchecaramelle al guano abbrustolito, dovessi frequentarmi in questo periodo non mi frequenterei. Non che al momento posso farne a meno di frequentarmi e anche nel futuro sarò obbligata a farlo, ma questo non mi toglie la capacità di dirmelo, in questo periodo

sono simpatica come un gattino attaccato ai maroni.

E invece a me manca tanto la me pirla, la me cogliona, la Diamatiful, quella che guarda la vita e vede sfumature rosa anche sul nero. Quella si un pò disincantata, ma quel disincanto fatto di “Si stavolta è così, ma non è detto che sia sempre così“.
Devo darmi una mossa! Nel frattempo devo guardare quello che mi accade intorno con altri occhi, devo proprio osservare la vita, e non solo la mia, intendo la vita in generale, in modo diverso. Ho voglia di leggerezza.

SCHISCIARSI


Mi manca un certo modo di scrivere. Di avere quell’esposizione emotiva che porta a galla ogni cosa bella o brutta che sia, sfacciata, impudica, senza scrupoli e timori. Ecco perchè mi son trovata a scrivere poesie di tre righe abbinate a immagini, quale concentrato delle mie emozioni quale tubetto “of tomato puree”, cosicchè esternassi e sfiatassi senza colpo ferire ad altri.
E il caso di smettere di avere remore e di schisciarmi (*) fuori.
testo

Per me vivere compressa è come vivere nel grigio, ma io il grigio lo posso solo attraversare per andare dal bianco al nero e viceversa, io nel grigio ci muoio.

(*) schisciare: espressione dialettale che significa schiacciare.

LE MIE PRIME VOLTE


Negli ultimi trenta giorni in ordine cronologico di apparizione e accadimento, nella mia vita ci son state ben tre prime volte:
il mio primo negrosky;
il mio primo McDrive alle quattro e mezza del mattino;
il mio primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca.

La sera del mio primo negrosky ho interrotto la mia castità che durava da qualche anno (non temete, subito ripresa, visto l’epilogo), ma su questo dovrei farci un post a parte.

La sera del mio primo McDrive ho scoperto il piacere del cibo fescio in auto alle quattro e mezza del mattino e ritornare a casa ascoltando e sparando discorsi non sense con gli amici ma con un senso logico, logicissimo.

La sera del primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca, con Gianluca, segno dell’ariete, anno domini 1967, che mi osservava negli occhi dall’alto del suo 1.95/1.96, fisico e muscolatura da rugbista, estimatore della sottoscritta e baciatore da nobel, ho scoperto la capacità di abbandonarmi all’ignoto.

Ora son davvero curiosa, ma la mia quarta prossima prima volta che sarà?

vita

PRETESE


Neve
Nuovi enzimi, vecchie dinamiche
Pensieri che ti inchiodano
Si può annegare in una lacrima.


“Smetti di pensare la vita…. è quello il problema di noi segaioli mentali, pensiamo la vita e smettiamo di viverla. Ci è impossibile non pensare, pensi non lo sappia, ma è la nostra rovina. Non pensare non ci porta al caos, il caos è dentro di noi. Crediamo che pensando rimetteremo ordine, impossibile l’universo naturalmente è portato al caos, ecco la fatica di certe giornate….”

Questo è ciò che ho scritto oggi.
Il primo è ciò che ho detto a me stessa stamattina e il secondo è quello che ho detto a un mio amico “fraido”. Sembrano scollegati ma entrambi conducono alla stessa sorgente. Sarò pronta ad affrontarla?

Non si può pretendere di bere l’acqua limpida di un ruscello e fare il bagno tiepido contemporaneamente.

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PARLAMI DI ME


Parlami di me.

Parti dall’inizio, scorri la mia vita.  Descrivimi chi ero, raccontami me stessa attraverso te, i tuoi occhi, i tuoi pensieri, dimmi chi sono oggi.
Raccontami. Non blandirmi, non dirmi cose piacevoli e amorevoli, parlami delle crepe, dei ristagni e delle infiltrazioni. Svelami senza ipocrisia, come se chiacchierassi con  te stesso e io non fossi qui ad ascoltare.
Oggi io non parlerò. Ho parlato così tanto con me stessa giungendo a confondermi.  Oggi ascolterò silenziosa e attenta.

Parlami di me.