MICROMILLESIMI


Son attimi, micromillesimi che scivolano e non danno il tempo di fissarli nella mente, ma qualcosa nel cuore rimane impigliato. La verità è lì in poche righe, ma non sai ancora come ancorarla a te.

Riesci solo a fissare il pensiero su un pezzo di carta sperando che con esso rimanga la consapevolezza. La pienezza di attimi, le fecondità di qualcosa di non tangibile e la ricchezza di certe persone hanno origine da lì.
photo by Christine Ellger

E’ l’amare che far sta bene, non l’essere amati.

PADRONA DEL MONDO


Il brusio del bar mi avvolge. Era tanto che mancavo a questa Milano notturna, fatta di Via Vigevano, locali, bicchieri pieni di ghiaccio, alcol e di rumore. Questo rumore di persone. Mi son sempre meravigliata del rumore assordante che fanno le parole la notte. Questo brusio costante e montante, mi aiuta meglio di un mantra, al distacco dal reale. E vedo.

Sorrisi a volte veri a volte un pò meno. Occasioni mancate, amori in erba, dolori nascosti da fette di lime, desideri pieni di zucchero, sigarette che anelano al cielo attraverso spirali di fumo, pause da quotidiane noiosità, tentativi di socialità per paura di solitudini, abbracci veri e gioielli che brillano nell’iride.

In queste fantasmagoriche visioni, lì, tra i tintinni dei bicchieri altrui, tra le labbra del cameriere che mormora qualcosa e la ragazza che ride, e lì vedo anche me. E comprendo. Non è il tempo che passa, non è la vecchiaia che avanza, o che ho staccato dalla vita notturna, né il fatto che beva solo acqua che mi fa sentire come se fossi un alieno. La differenza è dentro me, non fuori me.

Ero padrona del mondo. Il mondo intero mi apparteneva. Qualsiasi strada io cavalcassi era la mia strada. Che fosse Milano by night, il mare di Alicante, la verde Irlanda, la spiaggia del nostro Adriatico, un bosco delle marche, la città di Innsbruck, ovunque io fossi quel luogo era mio. Come un conquistatore prendevo spazio nel terreno e nell’etere. Senza esitazione. Il mondo era mio. Punto.
Mi apparteneva, lo percepivo, lo sentivo, lo possedevo con ogni mia singola cellula, sei mio! Il mondo percepiva me e mi faceva spazio.

La differenza, oggi, e che non cammino più come se il mondo fosse mio, ma come se ne camminassi ai suoi bordi, sempre pronta a caderne fuori.

Quando è accaduto? Chi mi ha spinto con questa maestria, da non farmene render conto, sul bordo del mondo e da tondo lo ha fatto diventare piatto? Poi penso che la colpa non posso darla a nessuno se non a me stessa.

Sorseggio l’acqua dalla bottiglia, mentre lentamente chiudo il tappo rimando il brusio lontano, spezzo il mantra, e mi penso amandomi.
Seppur in maniera diversa, il mondo sarà ancora mio, lo sento e lui mi sente.
E solo energia, ed io, sappiatelo, la produco.
photo by Peter Allen

Si, forse, avrei dovuto postare una foto notturna di locali e drink, di gente che ride e beve, ma in fondo mi sento rappresentata più da questa.
Sassi levigati dal mare, come anima levigata dal mondo e quella piuma caduta lì, perché in fondo lo ammetto qualche penna, nella vita, io l’ho persa.

LUOGHI


Ho sedotto uno psicologo, poi ho scoperto che era sposato e gli ho detto non posso farlo con te.

Ridacchio prendendomi da sola per la parte mediana posteriore del corpo. Neppure nei sogni mi concedo. Mi dico “Eppure ieri sera ho mangiato leggero”.

Ma dopo sei arrivato tu, con i capelli arruffati e lunghi, diverso, consumato e stanco, mi cercavi in qualche modo.
Ti ho sfiorato lieve le labbra con le mie: “Ti amo ancora, non ho mai smesso”.
Ti ho abbracciato, per proteggerti da una vita che ti consuma ancora oggi.

Consapevole che in questa vita posso solo questo.
Questo sogno si sciogliera andando verso sera, neve di marzo sotto i raggi di primavera.

Io e te lo sappiamo, più che un sogno è un luogo, in cui cadiamo richiamati. Come Alice nel suo mondo.

photo by anka zhuravleva

BLUE HOPE


deviantart by pascalcampion

Ci son momenti in cui ti siedi, osservi il mondo.
Stai lì in disparte, con i tuoi gatti, sorseggi tazze di kukicha e aspetti.
C’è nell’attesa qualcosa di dolce, la speranza non ancora disillusa che tiene accesso il focolare del fare.

Non hai voglia di palcoscenici eppure non sei capace di non salirci sopra.
Ti ritrai come lumaca sfiorata, ma rispunti fuori alla prima risata.
Un istinto confuso di porta a volere per poi non volere.

I tuoi sogni alle spalle ti mancano.
Scruti l’orizzonte sperando ricompaiano o che ne sorgano di nuovi.
Cerchi ispirazione in ogni lieve movimento intorno a te.
Sospiri lieve nell’attesa.

In fondo, in questo preciso momento, in questo esatto stato d’animo, in questo silenzio colorato di blu, la speranza si tinge dello stesso colore, e l’attesa diventa oasi di pace in cui adagiare l’anima.

PASSAGGI


Depongo colori e parole, appoggio pensieri e ali.
L’attesa può essere riposo, ansia o creazione, la scelta è tua.
Photo by Marina Brydnya

Seguimi, io non mi fermo ad aspettare. Cercami nelle vibrazioni delle note basse, nelle sere estive, nel vento freddo del nord.

Sussurra il mio vero nome al tramonto e nelle prime luci dell’alba, urlalo ai bordi del deserto, riconoscimi nel silenzio della montagna e portami con te ovunque andrai. Perché in ogni momento, in ogni vita, io ti porto con me.

Mi troverai nella percezione del momento, nell’alito del maistro, nel veloce passaggio della breva e nella forza della bora.

Son la foglia che fruscia al tuo passaggio e ti accarezza, il raggio che brucia e ti ricorda il dolore, la pioggia che ti scivola lentamente sul volto e disseta la tua pelle.

Se osservi le nebbie del tempo, mi distinguerai, in questo e in molti altri modi.

Sono l’aquila che volava alto, l’anima che piangeva nel lasciarti dietro se, la donna col capo cinto di fiori che danzava, sono il falò e la paura di quella notte, sono altro ancora che neppure io so.

Sono. Siamo. Questo e molto altro.

La mia vita passa anche attraverso qua, ma non è qua.

PUZZLE


Non ci manca quello che non abbiamo mai avuto o che non vive in noi.

Sono molte le cose che non mi mancano e altrettanto quelle in cui mi sono lentamente consumata nella mancanza. Struggendomi, fino a dimenticarmene, o meglio deponendole in punto preciso dell’anima. Accanto allo stesso luogo dove poggio quei tesori che ho accumulato nelle molteplici vite.

Son tesori differenti da altri, più li esponi e li regali, più si incrementano, ma è così difficile comprenderlo e una volta compreso è così complicato metterlo in pratica.

La speranza è trovare anime affini, come tasselli di un puzzle si incastrano con noi in questa vita, e ci danno un accenno alla visione del disegno.

Io qualcuna l’ho trovata.
Di vita in vita a un certo punto ci incrociamo e indichiamo, uno all’altro, il luogo dove abbiamo deposto il nostro tesoro.

Picture by Piet Flour

A loro devo le mie molteplici vite anche in questa esistenza. Grazie.

IL BANDOLO


A volte io faccio sogni strani, anzi togli a volte, io faccio sogni strani.

A volte posso usarlo per la tipologia. A volte son degli horror, a volte son irreali, a volte sembrano veri, a volte percepisco l’importanza, a volte ho sognato lunghe sequenze di numeri, a volte ho sentito così tanto dolore da svegliarmi singhiozzante, a volte non riesco a svegliarmi e a volte li ho portati nella realtà e con essa li ho confusi. In ogni caso, quasi sempre so quando un sogno è importante a prescindere dalla mia comprensione.

Credo che avrei potuto tranquillamente far la sceneggiatrice de “Ai confini della realtà” con un discreto successo.

Detto questo sappiate che questa notte ho sognato un mio amico che si sposava. Tranquilli non vi racconto il sogno, ma solo il fatto che a fine festa cercavo una via di Milano, dove avevo lasciato la mia auto. Via Migliorati.

Ammesso e non concesso che esista questa via a Milano, al risveglio, il nome di questa via a intermittenza mi lampeggiava a centro cervello. Poi, improvviso, un microsecondo, Via Migliorati e diventata Migliòrati.
Un piccolo accento è cambia il senso. Spesso son proprio le piccole cose a indicarci le vie più grandi.

Vero voglio migliorarmi, ma da dove inizio? Il gomitolo dové? Perché io davvero non lo so. Ditemi il bandolo dové?
Photo by Laurence Demaison

GRATITUDINE


Ho tepore nel cuore oggi.
Perdono e leggerezza aleggiano in me, come ali dello stesso uccello.
Colori autunnali red passion risaltano in questo pallido sole che si stempera nella nebbia.
Photo by diamanta

Chissà se il merito è loro, delle mie scelte, o delle due messe insieme, ma sento il soffuso tepore della mia anima fino alla pelle.

Ci sono persone che mi rendono migliore e persone che mi rendono peggiore, lo vedo scritto nelle nuvole striate nel cielo

Delle seconde ora non mi importa; ora son solo grata alle prime, devo a loro la legna di questo calduccio.

ALBA


Seduta sul divano, faccio colazione sul tavolino, latte di soia e fetta di pane. La dieta prosegue. Sbuffo. Partire ogni mattina nella vita è come buttarsi dall’alto. Penso a tutto questo, alzo gli occhi, dalla mia porta finestra vedo il cielo.

Photo by Diamanta

No forse non è come buttarsi da una rupe, forse è come tuffarsi da uno scoglio. Un brivido, ma è quello che vuoi.

Viviamo accerchiati da paure per questo ne siamo contagiati, ma non siamo fatti per essere prigionieri, neppure di noi stessi.

Immortalo l’attimo. Guardo la foto. Bellissima. Se non abitassi qua, penserei che tutto intorno vi sia solo natura incontaminata, silenzio e colori autunnali.
Invece no, a poche centinaia di metri ci son macchine, luci, rumori, gente, case.
La mente allunga i contorni della foto e ne fa un paesaggio che non esiste.

Osservo quel cielo che chiama a se l’anima.
Penso che troppo spesso facciamo la stessa cosa anche con i nostri simili, allunghiamo i contorni e ne facciamo una persona che non esiste.

LE MILLE ME


Se lo sapessimo all’inizio forse non lo faremmo.
Rinasciamo senza memoria perché altrimenti avremmo difficoltà a intraprendere un nuovo viaggio.
Cancellarci per tornare è il primo inganno che ci aspetta, un inganno che forse abbiamo scelto noi.

Ho un ricordo lontano l’aver lasciato quel luogo con quella sensazione che un solo aggettivo non può contenere.
Pioggia e neve mista, la mia emozione, dolore e amore insieme.
I magneti fanno quello che sanno fare, anche se non vogliono.

Cammino questo sentiero con la speranza che ricorderò di più, sarò più forte, apprenderò ancora e la distanza sarà sempre meno, ma questa è un’altra storia, quella delle mille me che mi accompagnano in silenzio.

La strada è lastricata d’inganni, i più terribili, come il primo son quelli che ci facciamo da soli. Quelli degli altri son solo la conseguenza dei nostri.

Ci isoliamo per ritrovarci per capire chi siamo e finalmente comprendere che il regalo più grande è insito in noi. L’amore per noi stessi è la base dell’amore per gli altri. Per questo è così difficile trovare l’amore.

Se il dolore non mi avesse insinuato quella pulce nell’orecchio.
Eppure lo so, il segreto è lì in quell’abbraccio incondizionato che non sono ancora in grado di fare.