HIROSHIMA: Ho abbracciato uno sconosciuto e non mi hanno arrestato


La mia prima giornata a Hiroshima, oltre ai momenti “intensi” ha avuto molti piccoli momenti piacevoli.

Voi sapete cosa sono i Free Hugs? Sono abbracci disinteressati. Una o più persone si recano in un luogo pubblico, si mettono un cartello con la scritta “Free Hugs” per invitare chi passa a ricevere un abbraccio incondizionato. Sono gesti di gentilezza per superare barriere sociali o dare conforto in contesti urbani che tendono a isolare.

Culturalmente, in Giappone si è molto riservati, sopratutto in pubblico: si evita il contatto fisico, mantenendo una certa distanza e si evita il contatto visivo prolungato. Le motivazioni affondano le radici nel cercare di mantenere il Wa, l’armonia collettiva. Ora, per spiegare questo loro aspetto e i concetti di Honne (i veri sentimenti e desideri) e Tatemae (la facciata sociale) dovrei fare almeno un paio di post a parte, quindi prendete per buono quando vi dico che in Giappone non ci si abbraccia in pubblico.

Immaginate la mia sorpresa quando, la mattina, ho visto un uomo giapponese, da solo, con il cartello “Free Hugs”, mentre mi dirigevo al Parco della Pace. Culturalmente è una “trasgressione” sociale non da poco, un coraggio personale non indifferente: essere il diverso.
Era lì, solo, mentre gli passavano accanto.
Secondo voi cosa ho fatto?
Certo che sì! Sono andata da lui e l’ho abbracciato.
Io le pecore nere, quelle che rompono tabù e creano possibilità di miglioramento, le amo.

Invece, nel tardo pomeriggio, quando siamo usciti dal museo, ci siamo diretti a Hondori. La galleria vicina al Parco della Pace è lunghissima, tutta coperta e chiusa al traffico. Dentro trovi di tutto: ristoranti, negozi di capelli, negozi di vestiti alla moda, i 100 Yen Shop, negozi tematici e divise scolastiche che ti catapultano in un attimo dentro agli anime e ai manga.

Usciti dalla galleria abbiamo visto, davanti a un ristorante, una fila di persone che aspettavano. Era un ristorante che faceva gli okonomiyaki e c’era anche la versione vegetariana. Gli okonomiyaki sono una cosa a cui non si può rinunciare se sei a Hiroshima, e noi non ci abbiamo rinunciato; ci siamo fatti un’oretta di coda, ma ne è valsa la pena.

Okonomiyaki e birra… la morte mia!
Sakè, makgeolli o birra: quando sono in Giappone il momento alcol time c’è sempre. La birra giapponese, è in assoluto la birra che mi piace di più. Sappiate che io faccio parte del team “Asahi”.

Una curiosità che merita menzione: in molti bagni giapponesi pubblici è installato un dispositivo chiamato Otohime, “Principessa del suono”, che copre i rumori di “quello che stai facendo” con suoni di acqua che scorre o uccellini che cantano. Esiste anche una versione portatile: Keitai Otohoime.

L’intensa giornata di Hiroshima era ormai alla fine. Abbiamo deciso di farci a piedi i tre, quattro chilometri che ci separavano dall’albergo. In Giappone i chilometri che macini sono sempre tanti, ma ne vale sempre la pena: è così che trovi angoli caratteristici che altrimenti non vedresti.




HIROSHIMA: Persone non palazzi


Ultimo post “intenso” su Hiroshima.
Torno ancora a parlare del Museo memoriale della pace di Hiroshima che per me è diventato il museo delle persone. Non avrei mai pensato di dedicare a questa città così tanti post.

Ho dovuto chiedere a Willy se avesse fatto delle foto del museo. Io mi ero immersa nel viaggio e non ne avevo scattate. Anche lui in realtà, ne aveva fatte poche. Un po’ per quella sensazione che ti prende dentro.
Pareti nere.
Folla silenziosa.
Una domanda ti martella in testa: “Perché? Perché? Perché?”.

Io lo chiamo museo delle persone.
Cammini e leggi i nomi e le storie di chi quel giorno era lì.
Vedi le loro foto,
Gli indumenti.
Dove si trovavano.
Chi erano.
Cosa accadde.

Cadi dentro la loro vita. Non rimani asettico, non vedi un palazzo caduto, vedi una vita spezzata.

Queste, qui sotto, sono le foto che ha fatto Willy.

Ne ho cercate altre in rete. Le metto qui per provare a far percepire cosa significa guardare gli oggetti delle persone. Persone che non ci sono più, spazzate via in un istante o consumate dopo, lentamente, da un’umanità che di umano aveva perso tutto.

Ogni indumento, ogni oggetto, ogni piccola cosa, aveva una storia, un nome e quasi sempre un volto. Chi era a scuola, chi ci stava andando, persone al lavoro, persone che vi si recavano, persone innamorate, persone che avevano scoperto di aspettare un figlio, persone che erano guarite da una malattia e speravano per il futuro, persone…
Se esiste un’anima, la mia ha raccolto tutte quelle storie e le ha portate con sé in un abbraccio.

Gli Hibakusha1 sono i sopravvissuti alla bomba. Ci sono loro e le loro testimonianze di quello che accadde quel giorno: prima il Pika, il lampo, un bagliore bianco azzurro intenso. Chi guardò direttamente quella luce ebbe la retina bruciata istantaneamente. Poi il Don, il tuono, che arrivò qualche secondo dopo, una vibrazione che sembrava scuotere la terra.

Successivamente il Silenzio, irreale, interrotto solo dal crepitio degli incendi, mentre le persone che erano fuori dall’ipocentro, camminavano con la pelle che pendeva dalle braccia e dai volti. Il calore intenso aveva sciolto i tessuti. Fu chiamata la “Processione dei fantasmi” perché le persone camminavano con le braccia protese in avanti per evitare che la pelle toccasse altre parti del corpo.

Gli Hibakuska raccontano della disperata sete causata dal calore termico. Dopo circa 20/30 minuti dall’esplosione inizio la “Pioggia Nera“, la caduta di polvere radioattiva e fuliggine sotto forma di pioggia oleosa, che inquinò terreno e acqua. Molti, spinti da questa sete, la bevvero e morirono a causa di essa e delle radiazioni letali che portava con sé.

Cosa accadde a Hiroshima il 6 agosto 1945 e nella successiva mezz’ora?

DA 0 A 500 METRI: IPOCENTRO
Qui la temperatura raggiunse i 3000-4000 gradi di calore. Mortalità del 100%. Tutto ciò che era organico venne istantaneamente vaporizzato o carbonizzato. Le radiazioni in questa zona erano istantanee e letali. È in questa zona che si sono state create “Le ombre“. Se una persona o un oggetto si trovava davanti a una superficie, faceva da scudo. La persona veniva vaporizzata e sulla pietra rimaneva la sua “ombra”, un negativo fotografico impresso dal calore. L’onda d’urto era così forte che tutti gli edifici vennero polverizzati o ridotti a scheletri.

DA 501 A 1000 METRI: DISTRUZIONE TOTALE
Il tasso di mortalità, in questa zona, superava il 90%, chi non moriva per il crollo degli edifici, rasi totalmente al suolo, subiva ustioni di terzo grado su tutto il corpo. I vestiti prendevano spontaneamente fuoco.

DA 1001 A 1500 METRI: L’INFERNO DI FUOCO
L’onda d’urto era ancora forte; qui avvenne quella che fu chiamata la “Tempesta di fuoco“. Migliaia di piccoli fuochi man mano si unirono creando un unico enorme incendio che aspirava ossigeno soffocando le persone nei rifugi. Oltre a questo, in questa zona, le persone subirono danni agli organi interni causati dalla pressione dell’onda d’urto e la cecità (per chi aveva osservato il lampo).

DA 1501 A 2000 METRI: DANNI GRAVI
Le costruzioni subirono pesanti danni strutturali; migliaia di persone vennero ferite dallo scoppio dei vetri delle finestre, schegge di vetro sparate ad alta velocità come proiettili. Altre subirono ustioni di secondo e terzo grado sulla parte di pelle esposta.

OLTRE I 2000 METRI: DANNI MODERATI E RADIAZIONI A LUNGO TERMINE
I danni strutturali degli edifici diminuivano; le persone in questa fascia sembravano illese, ma nelle settimane successive iniziarono a mostrare i segni degli effetti delle radiazioni e della pioggia nera. Questo fu chiamato “Mal di raggio“: portava con sè nausea, emorragie e perdita di capelli.
Oltre a tutto ciò, nei sopravvissuti, l’aumento di leucemie e tumori, sono stati osservati per decenni. Non ho dati aggiornati su come venga monitorata oggi la situazione.

Vorrei dire che cose simili non accadono più, che le persone non vengono più “evaporate”, ma non posso dirlo, succede ancora oggi, qui vicino a noi, con l’utilizzo di bombe termobariche che arrivano a generare un calore fino a 3500 gradi, tutto ciò nell’indifferenza di una parte del mondo e con la complicità di tantissimi governi, tra cui il mio.

La foto di copertina, riguarda le centinaia e centinaia di post-it che invitano e parlano di pace, sono posti vicino all’uscita del Museo. Post-it colorati pieni della speranza di tutti noi comuni umani, grandi e piccoli, che aborriamo quello che è successo e quello che succede ancora oggi, tutti noi che non siamo capaci di accettare che accadano queste cose e continuiamo a “gridare” perché smettano di accadere.
Saremo ascoltati prima o poi?

  1. La parola Hibakusha significa letteralmente “persona colpita dall’esplosione”. Oggi l’età media supera gli 85 anni. La loro storia post conflitto è dolorosa. Una vita piena di discriminazioni, non riconoscimenti.
    Sono stati soggetti a censura durante l’occupazione statunitense tra il 1945 e il 1952. Era vietato parlare degli effetti delle radiazioni o criticare l’uso della bomba. Di conseguenza gli Hibakusha “non esistevano” e, stante le informazioni nascoste, non venivano adeguatamente curati. Oltre a ciò, dovettero affrontare un pesante stigma sociale. Le persone pensavano che le radiazioni fossero contagiose o che avrebbero avuto figli malformati. Nel settore del lavoro non venivano considerati perché ritenuti fragili e destinati a morire presto.
    Viene da dirlo vero? Dal danno alla beffa. ↩︎

HIROSHIMA: La panca


L’ingresso del Museo memoriale della pace di Hiroshima è a livello strada. Appena entrato puoi scegliere se recarti a sinistra o a destra. Noi abbiamo deciso di dirigerci verso sinistra, ed è stata la scelta giusta. A sinistra scendi lentamente sotto il livello del suolo.

Far scendere le persone è stato pensato appositamente perché il corpo capisca prima della mente. Non sei lì a fare il “turista rumoroso”. Discendendo, man mano, avverti anche la sensazione di “taglio” con il mondo esterno. Vedi solo l’illuminazione poco più che fioca, i nomi alle pareti e le scritte, fino ad arrivare al centro, dove si trova una panca circolare illuminata. Questa è stata l’unica foto che ho fatto in ore che sono rimasta nel museo; sono stata “rapita” dalle emozioni che ho vissuto.

La panca è al centro di una sala circolare e sembra galleggiare nell’acqua, il simbolismo dell’acqua è voluto a ricordare lo strazio delle vittime della bomba atomica, che gravemente ustionate dal calore, imploravano acqua prima di morire. Se si potesse osservare la panca e il bacino dall’alto, si vedrebbe la forma di un orologio fermo alle 8:15, l’istante esatto dell’esplosione sopra la città il 6 agosto 1945.

Ancora una volta l’architetto Kenzō Tange ha “colpito e affondato”. Questo spazio minimalista è stato progettato per entrare, senza permesso, nell’anima e farti carpire tre cose:

Responsabilità collettiva. Ti fa capire che questa non è solo una tragedia lontana nel tempo, ma porta un messaggio con sé: “Questo accade quando la tecnologia corre più veloce dell’etica“.
Guardate che sta accadendo ancora, ai giorni nostri, la tecnologia di guerra corre più veloce dell’etica. Armi sempre più sofisticate e mortali, droni e IA al servizio della morte, senza considerare le persone e l’umanità.

Silenzio. Il silenzio che “senti” nonostante le persone, il “peso” del vuoto dei rumori del mondo, ti fa entrare psicologicamente nel “Non c’è nulla da fare. Devi solo stare qui. Ascoltati e ascolta le voci di chi non c’è più“.

Memoria attiva. Un promemoria: se dimentichi, ripeti. Le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki non sono state incidenti, sono state scelte umane. Gli esseri umani fanno ancora oggi scelte discutibili, con una costanza suicida e tragica.

HIROSHIMA: Due nomi innocui per un orrore immenso


Andare a Hiroshima e non vedere e parlare della Cupola della bomba atomica, chiamata anche A Bomb Dome, è impossibile. Detto questo, sono consapevole che nessuna parola che io dirò, nessuna foto che posterò, potrà farvi davvero percepire, emotivamente, l’esser lì a pochi metri dalla disumanità umana.
Sganciare delle bombe atomiche su città piene di persone inermi è disumanità. Non esiste giustificazione al mondo per una cosa del genere, eppure, assurdamente, le ho sentite, giustificazioni per aver sganciato delle bombe su quelle due città.

L’edificio era un centro espositivo, dove si tenevano fiere, vendite di prodotti locali e anche mostre d’arte. Si presume che al momento dello scoppio della bomba all’interno vi fossero trenta persone, morte istantaneamente.

La Cupola si è salvata perché era quasi sotto l’ipocentro, questo permise alla struttura di non disintegrarsi. Le due immagini di repertorio, in bianco e nero, qua sotto, danno una vaga idea di quanto sia stata devastante.

L’ipocentro è a circa 160 metri dalla Cupola ed è il punto esatto in cui esplose la bomba. Little boy ci mise 43 secondi a esplodere a circa 600 metri di altezza. Causò una palla di fuoco seguita da un’onda d’urto che rase al suolo la città nel raggio di chilometri. Non è stato facile trovarlo, non è esposto è celato, non ci sono turisti intorno. Quella semplice lapide e quelle poche parole sono il contrasto tra la tragedia di allora e la resilienza della città che è rinata.

La foto di copertina rappresenta la pietra commemorativa della tragedia avvenuta. La pietra è il luogo in cui si prega e si fanno delle offerte di fiori e cibo. I due kanji incisi hanno un significato profondo: 慰 (I) significa consolare, dare conforto o lenire e 霊 (Rei) significa spirito, anima o defunto. Letti insieme si leggono Ireitō: “Consolare le anime dei defunti”.

Avrei anche terminato di parlare della cupola. In effetti, ho finito, ma voglio parlare di come, anche allora, come oggi, PURTROPPO, hanno usato inermi popolazioni per sperimentare sul campo gli effetti delle armi e per mandare messaggi ai “nemici”.

Sperimentazione effetti sul campo: non si limitarono a usare le bombe atomiche, ma per vedere gli effetti decisero due città diverse e due bombe diverse. “Little boy” per Hiroshima e “Fat Man” per Nagasaki.

Hiroshima – LITTLE BOY
06.08.1945
Nagasaki – FAT MAN
09.08.1945
MaterialeUranio 235Plutonio 239
MeccanismoA “cannone”, sparava una massa di uranio una contro l’altraA implosione, più complesso e potente
Potenza15 chilotoni21 chilotoni
ImpattoEsplosa su una città pianeggiante, causando quasi la totale distruzione e stima di vittime IMMEDIATE di circa 70000/80000 personeA causa del terreno collinare e della deviazione del punto di sgancio (la bomba non esplose sopra l’obiettivo ma a circa 3 km di distanza), l’area fu devastata fu più piccola. La stima delle vittime IMMEDIATE è tra 22000/75000 persone

Entrambi i bombardamenti hanno provocato, inclusi gli effetti a lungo termine, oltre 200.000 morti.

Messaggi ai “nemici”: furono scelte le due città di Hiroshima e Nagasaki perché erano città integre, e non erano state pesantemente bombardate in precedenza. Questo le rendeva perfette per dimostrare l’enorme potere distruttivo e mandare un messaggio all’Unione Sovietica (poco contava che in Europa era alleata con loro contro i tedeschi).

HIROSHIMA: Monumento alla pace dei bambini – Siamo ripetenti in storia.


Scrivere questo post su Hiroshima e sulle emozioni che ho vissuto non è semplice per me. Ho avuto emozioni intense, allentate nel corso della giornata da momenti leggeri. Per questo ho deciso di dividere quella giornata in più post. Quelli, chiamiamoli “intensi”, che mi sono penetrati e quelli, che quel giorno, mi hanno aiutato ad allentare il dolore, la rabbia, la frustrazione che ho provato.

MONUMENTO ALLA PACE DEI BAMBINI
Questo monumento è sorto in memoria di tutti i bambini morti a causa del bombardamento atomico di Hiroshima (senza dimenticare Nagasaki). Questo monumento è stato ispirato a Sadako Sasaki, esposta alle radiazioni quando aveva due anni e morta per leucemia circa dieci anni dopo.

In cima al monumento c’è una statua in bronzo che rappresenta una giovane ragazza che solleva una gru dorata a simboleggiare i sogni per un futuro di pace. Sotto il monumento vi è un’iscrizione che recita:
Questo è il nostro grido. Questa è la nostra preghiera. Per costruire la pace nel mondo.

Tutto intorno al monumento ci sono delle teche al cui interno ci sono centinaia di gru di carta. Dovete sapere che secondo un’antica tradizione giapponese, chiunque riesca a piegare 1000 gru di carta, vedrà esaudito un desiderio. Sadako Sasaki, la bambina di cui ho parlato qui sopra, iniziò a piegarle con la speranza di guarire.

Queste ghirlande di gru oggi, oltre al tributo a Sadako, portano con sé anche il significato di: preghiera per la pace, speranza e guarigione, impegno dei giovani per un futuro senza guerra.

Volendo si può partecipare anche dall’Italia. Hiroshima accoglie gru da ogni angolo del mondo per tenere vivo il messaggio di Sadako.

Per partecipare devi piegare quante gru desideri (anche se dovrebbero essere 1000, non sono obbligatorie), infilarle in corde per facilitarne l’esposizione, assicurandosi che non si sfilino durante il viaggio. Insieme alle gru è bene inserire un foglio (meglio se in inglese, a meno che non conosciate il giapponese) con questi dati: nome del mittente, indirizzo email o postale e un piccolo messaggio di pace. Il tutto va spedito a:
Peace Promotion Division The City of Hiroshima 1-5 Nakajima-co, Naka-Ku Hirosima 730-0811 JAPAN

Quel giorno, per la prima volta in vita mia, ho visto Willy commosso.
Io… io ho mischiato al “groppo” che avevo in gola, tanta rabbia, non avete idea di quanta, per come una parte dell’umanità abbia deciso di comportarsi allora, come abbia potuto fare una cosa del genere, consapevole di quello che sarebbe successo, e per come da quello non abbia imparato niente: Palestina, Gaza, Cisgiordania ne sono la prova.

Ad oggi, in quei territori, circa 22.000 bambini sono stati uccisi ed identificati. Nota bene, sto parlando di quelli identificati. Si arriva a 35.000 se si includono le stime di Save the Children e delle fonti locali che calcolano anche i dispersi sotto le macerie (o gli “evaporati”).

Come non fare l’abbinamento di bambini “evaporati”quando ora si sa che hanno usato armi e bombe termobariche e termiche acquistate dagli americani? Questo tipo di armi e bombe “evaporano le persone”.
Quando ne parlo e scrivo, come ora, mi viene in mente sempre una frase di Jean Paul Sartre: “Se Dio non esiste, tutto è permesso.”1

  1. A titolo informativo, solo se siete “curiosi” e volete incaxxarvi come me:
    A – Le bombe termobariche  operano in due passaggi. Prima rilasciano una nube di carburante in forma aerosol, poi la innescano. La deflagrazione genera una sfera di fuoco a 2.500 – 3.500 gradi di calore. Questo esaurisce  l’ossigeno circostante e produce un’onda d’urto di lunga durata che disintegra i tessuti corporei.
    B – MK-84 “Hammer” sono proiettile da 900 kg riempiti di una combinazione di TNT e polvere di alluminio. L’alluminio eleva la temperatura di esplosione fino a incenerire immediatamente la materia organica.
    C – GBU-39 (Small Diameter Bomb) sono impiegati in attacchi precisi, incluso quello alla scuola al Tabin nell’agosto 2024. Contiene un esplosivo formulato per amplificare l’onda d’urto termica all’interno degli edifici.
    D – Il fosforo bianco, documentato da Human Rights Watch e Amnesty International fin dall’inizio del conflitto, nell’ottobre 2023. La giustificazione ufficiale è la creazione di schermi fumogeni, ma l’effetto è un incendio chimico che arde fino all’osso. ↩︎

LITTLE BOY AND FAT MAN


Si riempiono tanto la bocca di attacco preventivo contro un presunto attacco nucleare, ma a parte che l’Iran al momento non l’ha ed è ancora lontana da averla (a differenza di Israele che le ha “illegalmente”), vorrei ricordare che GLI UNICI CHE AD AVER USATO BOMBE ATOMICHE CONTRO CIVILI sono stati proprio gli Americani durante la seconda guerra mondiale, con DUE BOMBARDAMENTI atomici sul Giappone:

HIROSHIMA – 06.08.1945
Hanno chiamato la bomba “Little boy”(*). 70000/80000 vittime immediate, e decine di migliaia di morti e feriti successivi per ferite e radiazioni.

NAGASAKI – 09.08.1945
Hanno chiamato la bomba “Fat Man”(*). 40000/75000 vittime immediate, e decine di migliaia di morti e feriti successivi per ferite e radiazioni.

Questi sono LE UNICHE OCCASIONI NELLA STORIA in cui armi nucleari sono state usate in guerra contro popolazioni civili. Giusto per ricordarcelo.

Ah e ricordiamoci anche che sono stati gli USA ad attaccare l’Iran e non viceversa.

(*) mi sembra giusto umanizzare delle bombe atomiche mentre chi le lancia si disumanizza (e per chi non lo comprende, questa frase è ironica).