L’ARTE È UGUALE PER TUTTI (ma non troppo)


Un paese invade. L’altro commette un genocidio. Indovinate chi resta fuori dalla Biennale.

23.04.2026: la giuria internazionale della Biennale aveva annunciato una decisione fuori dai soliti schemi: escludere sia la Russia sia Israele dalla corsa ai premi. Questa decisione era dovuta al fatto che entrambi i leader di questi paesi sono sotto inchiesta o accusati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.

A seguito di pressioni politiche (in primis da parte del Ministero della Cultura italiano) e di minacce di azioni legali per discriminazioni (indovinate da quale parte arriva quest’ultima? Un aiuto da casa, la nazione inizia con I) la Fondazione Biennale ha deciso di reintegrare i due paesi nella competizione.

30.04.2026: a seguito della decisione della Fondazione Biennale, l’intera giuria si è dimessa in blocco, rifiutandosi di avallare questa scelta. Non solo per una questione di protesta politica, ma per il timore di ripercussioni legali e patrimoniali personali (Francesca Albanese docet).

01.05.2026: La Commissione Europea invia una seconda lettera ufficiale di richiamo sull’apertura del padiglione Russia (la prima è del 11.04.2026) minacciando, ancora una volta, il taglio dei fondi (circa due milioni di euro).

04.05.2026/05.05.2026: Cercano di salvare capra e cavoli. Faranno un’apertura tecnica privata non pubblica per il padiglione Russia, ma è già stato stabilito che il giorno dell’inaugurazione ufficiale, il 09.05.2026, il padiglione Russia chiuderà le porte al pubblico (che non sono mai state aperte).

Riepilogando

PADIGLIONE RUSSIA
Non riapriranno.
I giorni 6,7 e 8 maggio aperto solo ai pochi (per esempio ai giornalisti) che possono entrare alla Biennale prima della sua apertura.
Dal 9 maggio chiude il padiglione Russia.
Il loro padiglione non sarà accessibile ai visitatori.
Le opere potranno essere visibili solo tramite schermi esterni (per il momento, salvo nuovo veto).

PADIGLIONE ISRAELE
Resta aperto.
Il loro padiglione sarà accessibile al pubblico.

Più di una voce ha posto l’accento sulla disparità di trattamento. Ci sono state fortissime critiche.

La Russia invade l’Ucraina: 20 pacchetti di sanzioni ed esclusione dalla Biennale.

Israele commette un genocidio in Palestina. Continua a uccidere ancora oggi. Occupa illegalmente la Cisgiordania. Invade una parte del Libano. Ha effettuato ed effettua raid aerei e bombardamenti in Siria, Iran e Yemen. Attacca convogli umanitari in acque internazionali. Risultato: 0 pacchetti di sanzioni e può partecipare alla Biennale.

Una Biennale senza giuria, dimessasi in toto, con regole cambiate in corso d’opera. Voteranno i visitatori.

Esito finale: il padiglione Russia resta chiuso, mentre quello d’Israele è aperto.

Io vorrei dire tante cose, molto più dei semplici fatti esposti, ma vi giuro che tutto mi sembra così assurdo che non riesco, al momento, a mettere in fila le parole nel giusto ordine.

Mi rimane la sensazione di nausea davanti alle politiche europee e italiane, alla loro testarda ipocrisia sui “due pesi e due misure”.

L’Italia, la Commissione Europea ancora una volta complici di uno stato aggressore già colpevole di un genocidio.

I confini sono labili, la politica “sporca” e l’arte mi sembra solo una tremula fiamma di candela nel buio del nostro periodo.


L’ACQUA NEGATA


Il fatto che non ne parli qui non vuol dire che non sia un pensiero quotidiano della mia vita. Significa solo che, per la mia sanità mentale, mi sposto a ragionare e puntare lo sguardo anche su altro.

Oggi, però, ci ritorno, e lo faccio con il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere, pubblicato il 28.04.2026. Rapporto che porta il titolo di “Water as a weapon”: L’acqua come arma.

MSF accusa nuovamente il governo israeliano di utilizzare i beni di sopravvivenza come arma per l’eliminazione fisica del popolo palestinese.

Vi cito alcuni argomenti del rapporto, partendo dal più impattante sulla vita delle persone.

1 L’ACQUA USATA COME “ARMA DI PUNIZIONE COLLETTIVA”
Il punto centrale del rapporto è l’accusa al governo israeliano, di usare l’accesso all’acqua potabile come strumento di guerra. Per MSF la privazione sistematica dell’acqua non è una mera coincidenza, un effetto collaterale non previsto, ma una strategia deliberata che fa parte di un “modello ricorrente e sistematico”.

2 DISTRUZIONE SISTEMATICA DELLE INFRASTRUTTURE
Il rapporto evidenzia la distruzione intenzionale di pozzi, impianti di desalinizzazione, condutture fognarie e il blocco sistematico dei pezzi di ricambio e dei materiali necessari per riparare queste infrastrutture per impedirne il ripristino.

3 EMERGENZA SANITARIA E MALATTIE INFETTIVE
A causa della mancanza di acqua pulita e della distruzione del sistema fognario si è creato un terreno fertile per le malattie. Sono aumentati, in maniera esponenziale, i casi di diarrea acuta, epatite e infezioni cutanee, per non parlare delle infezioni post operatorie in questa situazione.

4 MALNUTRIZIONE E CARESTIA
La carestia, già precedentemente dichiarata in alcune zone dal 2025, ora colpisce ovunque e le persone muoiono per questo. I bambini e le donne incinte sono i più colpiti. Ormai a Gaza la malnutrizione la fa da padrona.

5 PERICOLO NEL REPERIMENTO DELLE RISORSE
Cercare di procurarsi acqua e cibo è diventato un rischio di vita. Ci sono tantissime testimonianze e documentazioni in cui civili, inclusi i bambini, vengono uccisi o feriti mentre sono in fila per il cibo o per riempire le taniche d’acqua, presso i pochi punti di distribuzione rimasti.

6 OSTACOLI ALL’ASSISTENZA UMANITARIA
Il rapporto evidenzia come dall’inizio del 2026 israele abbia impedito l’ingresso di forniture mediche e di personale medico internazionale di Medici Senza Frontiere1, fino ad obbligarli a fine febbraio a lasciare il territorio. Tutto ciò ha comportato che il peso dell’aiuto medico ricada solo sulle spalle dello staff locale, che opera senza risorse.

Il rapporto si conclude con la richiesta immediata del ripristino idrico, la fine delle restrizioni sugli aiuti alimentari e sui medicinali, ed esorta gli alleati di israele a esercitare pressioni politiche per quello che sta accadendo.

Ecco, quello che ho scritto sopra è solo il riportare alcuni punti salienti del rapporto, che ho cercato di esporre nel modo più neutrale possibile, così che ognuno possa pensare con la propria testa senza ricevere una visione parziale.

Sopra non ho citato la distruzione sistematica di ogni tipo di ospedale o struttura atta a curare, né il colpire sistematicamente il personale ospedaliero, i volontari e i medici, e farlo con il sistema “Double Tap” (doppio colpo).

La tecnica consiste in un primo attacco; si attende un breve periodo (dai 5 ai 20 minuti) in modo che arrivino i soccorritori: persone e medici per aiutare i feriti ed estrarre i corpi dalle macerie. A quel punto parte il secondo attacco: viene colpita la stessa identica zona, investendo deliberatamente chi è accorso in aiuto.

Come la penso su questo argomento lo sapete da molto. Tutto ciò che lede fisicamente, moralmente e psicologicamente le persone, per me è un crimine (vorrei dire altre parole, ma mi limito). Se poi colpisce in maniera sistematica e continua un’intera popolazione, la parola crimine diventa limitativa. Se poi nelle persone ci sono bambini, ed esistono persone che citano testualmente “definisci bambino” il crimine raggiunge per me un livello per cui non ho parole per descrivere.

Il rapporto di Medici Senza Frontiere chiede aiuto agli alleati di israele per fare pressione politica.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Temo che questi alleati continueranno a fare quello che stanno facendo ora: gireranno la testa da un’altra parte e riempiranno l’aria di parole di circostanza, mai seguite dai fatti.

Tra questi alleati, purtroppo, c’è anche l’italia che persevera nella collaborazione con questo stato genocida, vietando in patria e in sede dell’Unione Europea sanzioni o l’interruzione di rapporti commerciali con questo abominio.

Ve lo giuro, mai mi sono sentita così piena di vergogna di essere italiana.

  1. Questo provvedimento non riguarda solo MSF ma anche altre 37 ONG. Ne cito solo qualcuna, le più importanti, solo per farvi vedere la portata di questa inumanità: UNRWA (agenzia ONU), Oxfam, Save The Children, Care International, Action Against Hunger, International Rescue Committee. ↩︎

CHIEDO PER UN’AMICA (ma la risposta non arriva)


Chiedo per un’amica.

Il ministro Tajani, ieri in Lussemburgo, in riferimento alla discussione sulla sospensione e/o cancellazione degli accordi con israele (in particolare l’Accordo di Associazione UE-Israele), ha ribadito che lo strumento commerciale non è quello giusto.

A questo punto sorgono spontanee due domande:

1) Qual è lo strumento giusto per far smettere israele di compiere atti criminali contro il genere umano e attaccare, bombardare e invadere altri Stati?
2) Se lo “strumento commerciale non è quello giusto” perché lo applichiamo alla Russia?

Le parole esatte di Tajani, leggete bene:

“Siamo sulla stessa linea della Germania: la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e israele non è lo strumento adatto. La via della diplomazia non deve essere interrotta. Se vogliamo esercitare pressione per una soluzione a due stati, dobbiamo continuare a dialogare con tutte le parti. Colpire gli scambi commerciali significherebbe punire indiscriminatamente la società civile, mentre noi siamo favorevoli a misure mirate, come le sanzioni contro i coloni violenti, che colpiscono i responsabili diretti delle violazioni senza isolare un intero stato.”

Ora le domande, sempre per la mia amica:

1) Quindi con le sanzioni commerciali alla Russia non colpiamo la loro società civile? Chi colpiamo?

2) “Una soluzione a due stati” come è possibile possa realmente esistere visto che il governo di israele ha già detto esplicitamente che non accadrà mai”?

3) L’ho già scritto nel post di ieri, lo richiedo, chi arresterà e punirà i coloni violenti visto che il governo israeliano e l’idf spingono alla conquista dei territori palestinesi “senza problemi”, e spesso voltano la testa quando accadono le violenze? Mandiamo i nostri carabinieri?

Tajani, nella stessa occasione, aggiunge:
“L’Italia non voterà mai la cancellazione di un accordo che è alla base del nostro rapporto economico e politico con l’unica democrazia della regione. Bisogna essere equilibrati. Si alle sanzioni individuali a chi viola la legge, no a leve economiche che danneggerebbero solo i civili e allontanerebbero la pace”:

Ora datemi il tempo di riprendermi dalle risate che ho fatto mentre leggevo questo pezzo, e poi, sempre per la mia amica, chiedo:

1) Quindi la leva economica verso la Russia non allontana la pace?

2) Perché dice che l’Italia non voterà mai contro, a prescindere da tutto? Quanti nel governo hanno gli stessi intrecci istituzionali e personali con israele?

3) “Unica democrazia della regione”? Quella che porta, come il suo friends Usa, la “democrazia” con le bombe? Quella che spara ai bambini al cuore e alla testa? Quella che stupra i prigionieri nelle carceri? Quella che pensa che un buon palestinese è un palestinese morto?

Se così fosse, fatemi adattare una frase non mia:
Dalla “democrazia” israeliana mi salvi Dio, che dalle dittature mi salvo io.

Fonti: Reuters Europe, Ansa, Open, The Jerusalme Post, Parlamento Italiano sezione “trasparenza”, Maeci, sito uffiaciale di Tajani, Moked, Keren Kayemeth Leisrael (KKL), American Jewish Committe (AJC)

Sei su scherzi a parte… forse


Ragazzi, ditemi che sono su “Scherzi a parte”, quella trasmissione televisiva famosa per architettare scherzi elaborati.

Altrimenti non mi spiego quello che è accaduto tra il ministro degli esteri Tajani e il ministero degli esteri israeliano. Tajani dice:

Post su X dal LibanoHo avuto una lunga telefonata con il ministro degli Esteri Saar per incoraggiare il dialogo tra Israele e Libano. La mia presenza oggi a Beirut punta a favorire un esito positivo dei negoziati per la pace che iniziano domani.
In loco a BeirutA Israele chiediamo che non ci siano più attacchi contro la popolazione civile libanese, che sia garantita la loro sicurezza e incolumità, così come chiediamo che sia garantita la sicurezza e l’incolumità dei militari italiani che fanno parte del contingente Unifil.
Post su X dall’ ItaliaE’ un paese fratello che abbiamo nel cuore.
(riferito al Libano)

Sapete cosa succede?

Il ministero degli esteri israeliano convoca l’ambasciatore italiano a Tel Aviv “Per protestare contro le affermazioni di Tajani che hanno definito inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile libanese”.
(Osare parlare di Pace? Di diritto internazionale? Sia mai! Criticare i morti civili libanesi, pare sia diventato una cosa orrenda! Del resto, non avendo fatto nulla per le morti dei civili Palestinesi, che continuano, cosa vuoi che sia solo poche migliaia…)

Una tirata d’orecchi non indifferente. Un richiamo formale diplomatico.

Il dubbio di essere su scherzi a parte s’inspessisce quando, dopo le parole di Tajani, leggo le parole del Papa Leone XIV. E qui mi fermo un attimo. Perché le parole sono queste:

Urbi et Orbi“Chi ha in mano armi, le deponga”
“Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace”
Veglia per la pace“Sedere ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”
Castel Gandolfo“Tutti gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale, ma sono anche un segno dell’odio, della divisione, della distruzione di cui l’essere umano è capace”
“Questo è il nostro Dio, un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue” “

Sapete cosa succede?

Trump ha una delle sue crisi e lo attacca con queste frasi (ne cito solo alcune):
“Non mi scuso. Ha detto cose sbagliate”
(ma… non ti ha citato… coda di paglia?)

“Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è MAGA”
(Maga Magò?)

“Non voglio un Papa che pensi che vada bene se l’Iran ha un’arma nucleare”
(Invece va bene se israele ne ha a bizzeffe?)

“Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”
(Stai dicendo che gli USA hanno fatto interferenze sulle nomine ANCHE in Vaticano?)

Ho quasi la certezza di essere su scherzi a parte quando, poi, leggo le parole di netanyahu contro il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez. Sánchez è da sempre contro la guerra, il genocidio dei Palestinesi, l’attacco al Libano, l’uccisione di civili e una politica basata sull’aggressione militare.

Netanyahu ha detto:
“La Spagna ha ripetutamente scelto di schierarsi contro israele. Chi attacca lo stato di israele invece di contrastare i regimi terroristici non sarà nostro partner nel plasmare il futuro della regione”
(Ah quindi niente critiche? O sei con me o contro di me? A neta… per inciso è stata la Spagna mesi fa che ha detto che con voi non vuole plasmare un bel niente” )

“La Spagna ha infangato i nostri soldati, i soldati dell’idf, i soldati dell’esercito più morale del mondo”
(L’esercito più morale del mondo? Quello dei cecchini che sparano alla testa bambini? Quello dei cecchini che sparano ai Palestinesi in fila per una razione di cibo? Quello che violenta e stupra i prigionieri palestinesi? Stiamo parlando di quello?)

“La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati dell’idf, i soldati dell’esercito più morale del mondo… La Spagna pagherà un prezzo”
(percepisco una velata minaccia…)

Per favore, ditemelo… sono su Scherzi a parte, vero?

Fonti principali: L’Espresso, TG Sky, Il Giornale, Euronews Italia, Adrokonos, Journal of Diplomatic History, Il Fatto Quotidiano, Avvenire, Vaticano News, Il Messaggero, Opus Dei, Ansa

Le chiavi sotto lo zerbino


E’ vero che il governo Meloni è “uscito” dall’accordo del memorandum di difesa con israele?

PICCOLO DETTAGLIO: NON E’ ANDATA PROPRIO COSI’

13.04.2026 scadeva il rinnovo automatico del memorandum militare.
14.04.2026 al Vinitaly, Meloni comunica pubblicamente  che ha deciso di non rinnovarlo. Il ministro Crosetto invia una lettera ufficiale all’omologo israeliano Katz.

Fin qui tutto bene. Il problema non è quello che hanno fatto, ma quello che hanno scelto di NON fare.

Il governo Meloni ha bloccato il rinnovo automatico con una lettera ufficiale, ma non ha rescisso definitivamente l’accordo. Una differenza che sembra tecnica ma non lo è affatto, perché in concreto significa che: QUESTO ACCORDO PUO’ ESSERE RIATTIVATO DA QUESTO GOVERNO (O DA GOVERNI  FUTURI), IN QUALSIASI MOMENTO, SENZA GRANDI PROCEDURE.

Nessun iter parlamentare. Nessun negoziato lungo anni. Basta volerlo.

Quindi sì, personalmente, apprezzo che dopo un genocidio (che continua) contro il popolo palestinese, attacchi ed aggressioni con relativa invasione, solo per citarne un paio Cisgiordania e Libano, il governo Meloni INIZI a condannare nei fatti, ma, e sottolineo ma, questo accordo legalmente non è stato chiuso: l’escamotage sta tutto nella scelta di non rescindere formalmente.

L’accordo non è stato né rescisso né sospeso, semplicemente non è stato prorogato.

Quello che hanno fatto è lasciare le chiavi sotto lo zerbino: non è un addio è un arrivederci.

Fonti: Ansa, Il Post, SkyTG24, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, L’Espresso, Editoriale domani, Il Sole 24 ore

HIROSHIMA: Monumento alla pace dei bambini – Siamo ripetenti in storia.


Scrivere questo post su Hiroshima e sulle emozioni che ho vissuto non è semplice per me. Ho avuto emozioni intense, allentate nel corso della giornata da momenti leggeri. Per questo ho deciso di dividere quella giornata in più post. Quelli, chiamiamoli “intensi”, che mi sono penetrati e quelli, che quel giorno, mi hanno aiutato ad allentare il dolore, la rabbia, la frustrazione che ho provato.

MONUMENTO ALLA PACE DEI BAMBINI
Questo monumento è sorto in memoria di tutti i bambini morti a causa del bombardamento atomico di Hiroshima (senza dimenticare Nagasaki). Questo monumento è stato ispirato a Sadako Sasaki, esposta alle radiazioni quando aveva due anni e morta per leucemia circa dieci anni dopo.

In cima al monumento c’è una statua in bronzo che rappresenta una giovane ragazza che solleva una gru dorata a simboleggiare i sogni per un futuro di pace. Sotto il monumento vi è un’iscrizione che recita:
Questo è il nostro grido. Questa è la nostra preghiera. Per costruire la pace nel mondo.

Tutto intorno al monumento ci sono delle teche al cui interno ci sono centinaia di gru di carta. Dovete sapere che secondo un’antica tradizione giapponese, chiunque riesca a piegare 1000 gru di carta, vedrà esaudito un desiderio. Sadako Sasaki, la bambina di cui ho parlato qui sopra, iniziò a piegarle con la speranza di guarire.

Queste ghirlande di gru oggi, oltre al tributo a Sadako, portano con sé anche il significato di: preghiera per la pace, speranza e guarigione, impegno dei giovani per un futuro senza guerra.

Volendo si può partecipare anche dall’Italia. Hiroshima accoglie gru da ogni angolo del mondo per tenere vivo il messaggio di Sadako.

Per partecipare devi piegare quante gru desideri (anche se dovrebbero essere 1000, non sono obbligatorie), infilarle in corde per facilitarne l’esposizione, assicurandosi che non si sfilino durante il viaggio. Insieme alle gru è bene inserire un foglio (meglio se in inglese, a meno che non conosciate il giapponese) con questi dati: nome del mittente, indirizzo email o postale e un piccolo messaggio di pace. Il tutto va spedito a:
Peace Promotion Division The City of Hiroshima 1-5 Nakajima-co, Naka-Ku Hirosima 730-0811 JAPAN

Quel giorno, per la prima volta in vita mia, ho visto Willy commosso.
Io… io ho mischiato al “groppo” che avevo in gola, tanta rabbia, non avete idea di quanta, per come una parte dell’umanità abbia deciso di comportarsi allora, come abbia potuto fare una cosa del genere, consapevole di quello che sarebbe successo, e per come da quello non abbia imparato niente: Palestina, Gaza, Cisgiordania ne sono la prova.

Ad oggi, in quei territori, circa 22.000 bambini sono stati uccisi ed identificati. Nota bene, sto parlando di quelli identificati. Si arriva a 35.000 se si includono le stime di Save the Children e delle fonti locali che calcolano anche i dispersi sotto le macerie (o gli “evaporati”).

Come non fare l’abbinamento di bambini “evaporati”quando ora si sa che hanno usato armi e bombe termobariche e termiche acquistate dagli americani? Questo tipo di armi e bombe “evaporano le persone”.
Quando ne parlo e scrivo, come ora, mi viene in mente sempre una frase di Jean Paul Sartre: “Se Dio non esiste, tutto è permesso.”1

  1. A titolo informativo, solo se siete “curiosi” e volete incaxxarvi come me:
    A – Le bombe termobariche  operano in due passaggi. Prima rilasciano una nube di carburante in forma aerosol, poi la innescano. La deflagrazione genera una sfera di fuoco a 2.500 – 3.500 gradi di calore. Questo esaurisce  l’ossigeno circostante e produce un’onda d’urto di lunga durata che disintegra i tessuti corporei.
    B – MK-84 “Hammer” sono proiettile da 900 kg riempiti di una combinazione di TNT e polvere di alluminio. L’alluminio eleva la temperatura di esplosione fino a incenerire immediatamente la materia organica.
    C – GBU-39 (Small Diameter Bomb) sono impiegati in attacchi precisi, incluso quello alla scuola al Tabin nell’agosto 2024. Contiene un esplosivo formulato per amplificare l’onda d’urto termica all’interno degli edifici.
    D – Il fosforo bianco, documentato da Human Rights Watch e Amnesty International fin dall’inizio del conflitto, nell’ottobre 2023. La giustificazione ufficiale è la creazione di schermi fumogeni, ma l’effetto è un incendio chimico che arde fino all’osso. ↩︎

TAKAMATSU: ops… spunta ancora birra e sakè


Il primo giorno a Takamatsu è stato denso e pieno di cose che ho amato fin dalla mattina. Avevamo appuntamento con Maurizio davanti all’ingresso del Parco Ritsurin.

La scelta di partire per il Giappone nel mese di novembre era stata una scelta per poter vedere il foliage. Chiaramente, per la Legge di Murphy, quest’anno il foliage era in ritardo.

All’interno del parco ci sono 13 colline e 6 stagni che creano un paesaggio molto variegato. Questo parco è stato progettato in modo che, man mano che passeggi al suo interno, la vegetazione e l’ambiente intorno a te cambino.

Abbiamo chiacchierato passeggiando immersi nel verde. All’interno del parco c’erano anche degli anziani giapponesi che facevano le guide gratuite per chi voleva sapere qualcosa di più del parco.

La mattinata è stata dedicata completamente al Ritsurin. Dopo la pausa pranzo con Maurizio, lo abbiamo salutato e ci siamo diretti al Castello di Takamatsu e alla sua area verde adiacente.

Questo castello è a pochi metri dal mare, questo, ai tempi, contribuì a rendere particolari alcuni elementi, tipo che il fossato veniva alimentato direttamente dall’acqua del mare.

Momento cultura
Il castello fu costruito nel 1590. Fu demolito nel periodo Meiji e a oggi della fortezza originale restano le mura e il fossato. Questo castello era di proprietà del Clan Ikoma che lo possedeva e che controllò la regione per oltre 50 anni; poi lo Shogun Tokugawa affidò tutta l’area al Clan Matsudaira. Questi rimasero al governo del posto fino al periodo Edo.
Fine Momento cultura

Nel pomeriggio avevamo in programma vedere uno spettacolo musicale con degli antichi strumenti giapponesi. Elisabetta, la figlia di Brunella e Maurizio, ci ha accompagnato fuori Takamatsu con l’auto e ci ha lasciato nelle mani di Chiaki.

Alla fine dell’esibizione, abbiamo scoperto che da semplici spettatori, siamo diventati spettacolo. Avevano saputo in anticipo che sarebbero arrivati dei gaijin, nello specifico degli itariajin.
Ci hanno fatto suonare uno degli strumenti e i bambini presenti ci avevano preparato dei disegni e delle gru di carta da regalarci con i colori della bandiera italiana. Sono sincera un pochetto quei due bimbi mi hanno commossa.

Momento Cultura
Regalare una gru di carta, Orizuru, significa augurare salute, longevità, fortuna e felicità.
Non le vedete nella foto perché tornata dal Giappone ho pensato: “Le metto qua, così quando mi servono da fotografare, le trovo”. Secondo voi le ho trovate?
Fine momento cultura

Teoricamente la serata era finita, Chiaki avrebbe dovuto accompagnarci nuovamente in città, ma il trovarci così bene ha fatto sì che, alla sua domanda: “Avete tempo? Vi va di bere una birra?”, la nostra risposta sia stata affermativa.

Siamo andati nel locale di un suo amico che produce artigianalmente le birre. Era in chiusura, ma visto che eravamo con la sua amica, ha tenuto ancora un pò aperto per noi.

Aassaggia questa…. oishii, assaggia quella… oishii, assaggia questa nuova… oishii, di questa che ti pare…. oishii1!
Dopo meno di mezz’ora siamo usciti per tornare in albergo ed io ero “lievemente allegra”. A quel punto Chiaki, prima di entrare in auto ci domanda: ” Avete ancora tempo? Vi porto in un posto dove bere ancora qualcosa. Un posto dove io vado spesso a rilassarmi.”. Secondo voi cosa abbiamo risposto?

Ora, se non fossimo stati con Chiaki, noi quel locale non saremmo mai stati in grado di trovarlo. Se non sei del posto, col cavolo che lo trovi.
Era uno Speakeasy moderno.

Gli Speakeasy erano dei locali clandestini dove si vendeva e consumava alcol durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti. Erano bar basati sulla segretezza, spesso nascosti in vicoli oscuri o comunque celati. Per entrare era necessario conoscere una parola d’ordine.

Gli speakeasy moderni si distinguono per un’atmosfera retrò, luci soffuse, jazz e swing e una “mixology” di alto livello. Non sono più illegali e non richiedono parole d’ordine, ma conservano un alone di segretezza; non sono facilmente visibili.
Vedi qua sotto, questo era l’ingresso. La foto è po’ mossa. Perdonate l’ho scattata all’uscita del locale, quando ormai tra birre precedenti e i sakè del posto, la mia capacità di avere la mano ferma era alquanto compromessa.

Il locale era stupendo. Un lungo bancone classico, alle spalle una parete di bottiglie illuminate. Separatamente, all’interno del locale, c’era anche un piccolo giardino giapponese e alcune stanze private che si affacciavano su esso.

Architettura d’interni curatissima, luci calde, atmosfera accogliente.Anche i bagni erano qualcosa di particolare.
E il sakè? Da lì in poi il cedimento alla tentazione al sakè, che mi sono porto ancora oggi, è stato definitivo.

Vi assicuro che è stato il più bel locale che ho visto in Giappone fino ad oggi.

Takamatsu mi ha ubriacato di gentilezze e sakè di alta qualità.

  1. おいしい = Oishii = delizioso – buono ↩︎

SHIKOKU: treni, sorrisi, scorci rubati.


La mattina siamo andati in stazione. La mia prima volta con un treno ad alta velocità, destinazione Shikoku. A Takamatsu ci aspettava Maurizio del Centro Culturale Italia Giappone Sicomoro. L’associazione con cui, incautamente o fortunatamente per le mie sinapsi, ho iniziato a studiare giapponese l’anno scorso.

Non avendo prenotato nessun Shinkansen, di volta in volta prenotavamo il biglietto e il posto, abbiamo dovuto aspettare il primo con i posti prenotabili. Poco male: avevamo così parte della mattina libera davanti a noi, da spendere in un altro quartiere di Tokyo. Cosa che abbiamo fatto visitando Shinagawa.

Non sono riuscita a visitarla, o a vistare quello che la contraddistingue da altri quartieri quali l’acquario e l’ippodromo. In compenso, sono “inciampata” in qualche tempio e santuario.

Quindi ho anche il goshuin dello Shinagawa Shrine. Un Santuario che tu passi dalla strada e non vedi niente, sali qualche scala et voilà, Torii e luoghi immersi nel verde.

Siamo riusciti a fare anche una piccola capatina allo Sengaku-ji Temple, un tempio davvero incastonato tra i palazzi della città.

Infine siamo tornati alla stazione per salire sul nostro Nozomi che in tre ore ci avrebbe portato a Okayama, dove da lì avremmo preso il Marina Line che, a sua volta, in un’ora ci avrebbe portato a Takamatsu.

Il viaggio sullo shinkansen, non so spiegarvelo. La velocità del Nozomi arriva a 300km/h, quella media di 285km/h. Il treno è silenzioso, nessuna vibrazione e se non fosse per lo scorrimento velocissimo delle immagini ai finestrini, non ci si renderenne conto di nulla.
Ancora una volta ho apprezzato l’educazione giapponese: treni silenziosi, nessuno che mi facesse sentire i cavoletti di Bruxelles suoi ad alta voce. E nessun bambino urlante, che non guasta mai.
Io mi sono rilassata guardando un film sul tablet e, alla fine del viaggio ho “legato” con un bambino che, forse curioso dei capelli rossi abbinati a una lingua diversa, voleva sapere da dove venivo.

Siamo arrivati a Takamatsu che il sole era già tramontato.

Permettetemi di usare questo post anche per ringraziare di cuore Matteo in Europa, Maurizio e Brunella in Giappone. Tutti del Centro Culturale Italia Giappone Sicomoro.
Grazie a Matteo ho avuto un grande aiuto e supporto per la costruzione del mio viaggio 2025 in Giappone. Grazie a Maurizio e a Brunella, ho avuto la possibilità di conoscere luoghi, vivere dei momenti con loro, conoscere persone che altrimenti da “semplice turista” non avrei mai conosciuto. Ho avuto gentilezza, disponibilità e accoglienza. che non do mai per scontata. Con loro tre la conoscenza è andata oltre; è una linea di amicizia che è nata e spero perduri nel tempo.

Per questo mi permetto, e vi assicuro che non ho nessun tipo di ritorno nello scriverlo, di dire che se volete apprendere la lingua giapponese, sia in gruppo sia da soli, se volete conoscere qualcosa di più del Giappone, se volete farvi aiutare in un viaggio, fate un salto nella loro pagina. Se v’interessa associatevi e parlate con Matteo.
Se cliccate sull’immagine dell’associazione qua sotto arrivate direttamente al loro link:

"Clicca

Takamatsu ci ha accolto con il buio, ma con un tripudio di luci, oserei dire quasi natalizie, e con la calorosa accoglienza di Maurizio, che è venuto fino alla stazione per poi accompagnarci all’albergo.

Noi poi siamo usciti per andare alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti e per farlo abbiamo percorso le Shōtengai1 che a Takamatsu sono moderne e luminose. La serata è proseguita con la nostra cena a base di Udon, un piccolo giro al kombini e ritorno alla nostra camera, dove… ahi ahi… mi è scoppiato il raffreddore, giusto per non farmi mancare niente!

Il nostro arrivo nello Shikoku si concludeva così, in questa isola che ho amato molto, e nella quale ci siamo fermati qualche giorno. Ma questa è un’altra storia.

Ho poche immagini di quel giorno perché praticamente siamo stati sempre nei mezzi di trasporto. Però anche anche all’interno del Marina Line qualcosa d’interessante da fotografare l’ho trovato.

  1. Gli Shōtengai sono le vie commerciali coperte, tipiche di ogni città o quartiere giapponese. Si trovano negozi di ogni genere: vestiti, alimentari, farmacie, supermercati, ristoranti e servizi di altri generi. Tutto ciò che può servire per la vita quotidiana, negli Shōtengai lo puoi trovare. ↩︎

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

TOKYO: Ren Nagase, il mio cuore va in manutenzione


Tokyo – battiti del cuore mancanti
giorno 3 (parte 2)

L’ultimo giorno in cui saremmo rimasti a Tokyo stava terminando. Come da programma ci stavamo dirigendo verso la Tokyo Tower, quando sono “inciampata” in un tempio. Inciampare in un tempio o in un Santuario, in Giappone, è più facile e numeroso che inciampare in una chiesa in Italia.

Era un tempio buddhista, lo Zōjō-ji, e all’imbrunire ci ha regalato la prima immagine che rappresenta molto il Giappone, antico e moderno, che convivono perfettamente insieme.

Momento Svago
Ora, a parte il tempio e la torre, vedete quei due palazzi lì in lontananza? Ecco, nel primo subito dopo la torre, in una stanza d’albergo, hanno girato alcune scene di un drama con Ren Nagase. Nella scena si vede lui, di notte alla finestra, che osserva la torre. L’arancione illuminava l’oscurità, e nel mezzo il mio piccolo cuoricino perdeva battiti del cuore alla velocità della luce alla sua visione, non della torre eh! Parlo di Ren Nagase, di cui la regia manda foto esplicativa, e nel farlo il mio cuoricino continua a perdere battiti del cuore.

Fine momento svago

Scusate, mi sono distratta un attimo, stavamo dicendo? Ah sì, il tempio, ho scoperto dopo che è un importante tempio buddhista della scuola Terra Pura, una delle più importanti in oriente, specialmente in Giappone. In questo tempio c’erano le divinità custodi della cura dei bambini. Il tempio è anche storicamente importante per essere stato, nel tempo, il tempio familiare degli Shogun Tokugawa, ospitando le tombe di sei di loro.

Momento Cultura
Le statue Jizō sono le “divinità custodi della cura dei bambini”, sono dedicate alla crescita sicura dei bambini e dei nipoti. Al contempo sono usate nei servizi commemorativi per i bambini nati morti o per gli aborti spontanei. Per proteggere i bambini, vengono dedicate alle divinità il cappello rosso, il grembiule rosso e la girandola.
Fine momento cultura

Ora dovrei parlarvi della torre vera e propria, ma sono ancora sotto scompenso cardiaco, e poi la torre di notte merita un post a sé, quindi nuovo appuntamento alla Tokyo Tower. Ci vediamo direttamente là sotto.

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

TOKYO: Monaci, Kannushi, robot e altre opinioni non richieste.


Tokyo – Inciampi culturali
giorno 3 (parte 1)

Il terzo giorno a Tokyo è stata una giornata “da turista”. Quando uso questa parola intendo che ho avuto pochissimo contatto diretto e vero con le persone del luogo. Ricordo che per me, le persone, sono il vero viaggio di un paese.

La prima parte della giornata è stata dedicata principalmente ai musei, ma prima siamo ritornati Senso-Ji Asakusa che il giorno prima avevamo visto velocemente. Lì ho preso il mio secondo goshuin, quindi il mio primo timbro di questo viaggio.

Non chiedetemi cosa hanno scritto in kanji: potrebbe essere una benedizione, i dati del tempio o magari una frase tipo: “Ma come sono baka questi gaijin a pagare per una cosa in cui neppure credono”.
Con tutto il dovuto rispetto sia per i monaci buddhisti che per i sacerdoti shintoisti1, ho notato che l’anno scorso il goshuin costava circa 200 yen e quest’anno ovunque era 500 yen. Mi sembra che abbiano assorbito bene la mentalità business dei gaijin. Pur capendo che i luoghi sacri hanno le loro spese, e qualche yen non cambia la vita, un aumento del 250% mi ha colpito.

Momento cultura
Il goshuincho è un quaderno che raccoglie tutti i goshuin: un sigillo sacro e una scritta calligrafica caratteristici di ogni tempio schintoista e buddhista, che certifica la visita di un pellegrinaggio o di una semplice visita al luogo sacro. Rappresentano un ricordo fisico e spirituale del luogo visitato. Il goshuin è unico, raccoglie informazioni come il nome del tempio, la data e il nome della divinità. Goshuin significa “sigillo rosso” ed è un’usanza nata nel periodo Edo.
Fine momento cultura

Dopo il tempio, ci siamo lentamente avviati a piedi verso il museo degli origami che avevamo in lista tra le cose da vedere. Sono sincera, il museo più che un museo sembrava (era) un negozio che vendeva carta e libri per origami ed esponeva alcuni origami. Ma capita di cadere in qualche trappola per turisti ogni tanto.

La cosa più bella è stata la camminata lungo il fiume Sumida per arrivare a questo “museo”. Una passeggiata sulla Sumida River Walk: scorci da altri punti di vista, statue e file di bambini piccoli con i loro cappellini gialli che ti salutano sorridenti con la manina.

Da lì avevamo già programmato di dirigerci verso il quartiere Aomi, l’obiettivo era il museo nazionale delle scienze emergenti e dell’innovazione, il Museo Miraikan. Questo museo è un grande museo interattivo. La maggior parte dei visitatori erano scolaresche giapponesi, qualche famiglia con bambini e due occidentali a caso, noi. Non sto a raccontarvi tutto quello che ho visto o fatto, ma alcune cose mi sono rimaste in mente in modo particolare.

C’era una piccola installazione in cui dei piccoli rettangoli posti uno accanto all’altro rappresentavano gli esseri umani, delle palline, alcune piccole e altre grandi, rappresentavano le catastrofi naturali quali terremoti o tsunami. Ogni tanto gruppi di queste palline scendevano insieme e colpivano i rettangoli, lasciandone in piedi solo alcuni. Una rappresentazione potente di come il tema della vita e della morte, sia visto fin da piccoli, e spiega molto della loro cultura.

Altro momento particolare è stato la parte “Cute Robot“, che da una parte mi ha fatto sciogliere come una porzione di burro nel microonde, e dall’altra mi ha fatto pensare che abituarsi a un legame con un robot che ti conferma sempre, potrebbe allontanare dalle relazioni reali. Soprattutto in una società come quella giapponese.

Le frasi dei totem accanto alla zona dei robot erano:
– “Un cucciolo robot fatto per stare vicino alle persone e per essere amato. E’ progettato per interagire e stare con le persone di casa, per alimentare la gioia di crescere e di essere amato

– “Lovot diventa gradualmente parte della famiglia. E’ progettato per creare un forte legame emotivo con le persone. Combina caratteristiche come un corpo morbido e caldo, oltre a un miliardo di variazioni di occhi e voce, che ti fa venire voglia di abbracciarlo.”

– “I robot partner: saresti felice del tuo robort partner? Ti sentiresti come se avessi degli amici? O ti sentiresti spaventato? Quando un robot diventa il tuo partner, il vostro rapporto cambierà nel tempo”.

Uno di questi robot rappresentava un bambino e si chiamava “affetto”. Questo mi ha colpito molto, l’uso di una parola italiana, per esprimere un’emozione in un robot giapponese. Del resto questo collegamento e affinità tra Italia e Giappone c’è da molto2, o forse uno compensa l’altro. Troppo espansivo uno, troppo introverso l’altro.

Ora, a parte che un “robot partner come voglio io”, sarei la prima a comprarlo, ho iniziato a chiedermi se la timidezza tipica di certi dorama giapponesi, così affascinante nei drama, alla lunga possa pesare alle persone che la vivono, e se questi surrogati diventino una via di fuga emotiva. Non ho risposte certe, solo dubbi e domande.

Come ben sapete non posso mettere video qua, altrimenti ve li avrei fatti vedere.

Infine per la gioia del mio cuore e della mia pancia, il museo aveva opzioni vegan già pronte, senza che io dovessi chiedere: “Per favore può non mettere carne, pesce, uova, dashi ecc”. Vi posso assicurare che li ho amati, tanto.

Tra visita e pranzo, siamo rimasti nel museo qualche ora. Una volta usciti ci siamo diretti verso la metropolitana per andare al quartiere di Minato, dove ci saremmo incamminati verso una cosa che volevo assolutamente vedere, non solo perché è un’attrazione turistica classica, ma soprattutto perché una serie televisiva giapponese mi aveva rimescolato l’anima (la storia ma, diciamolo, anche l’attore protagonista maschile). Attrazione e drama portano lo stesso nome: Tokyo Tower.

Ma di questo e di quello che è successo dopo ne parlerò nel prossimo post, ora vi lascio appuntamento all’uscita della metro di Minato, da lì andremo insieme alla Tokyo Tower.

  1. I luoghi sacri dei buddisti sono i templi e gli officianti sono i Monaci, chiamati anche Bonzi. Per gli Shintoisti i luoghi sacri sono i Santuari e i loro officianti sono gli Kannushi, chiamati anche Shinshoku. In ogni caso entrambe le religioni convivono tranquillamente tra loro e a volte condividono le stesse aree. ↩︎
  2. No, non sto parlando delle potenze dell’asse, quando eravamo insieme nel patto tripartitico del 1940 o chiamato anche Asse Roma-Berlino-Tokyo, quando parlavamo di intendi militari e politici comuni. Si, proprio quelle tre potenze che persero la seconda guerra mondiale e per questo, da allora, non possono avere un esercito offensivo proprio, ma solo difensivo (ah scusa l’Italia si arrese prima, firmò l’armistizio, tradendo gli alleati). Anche se negli ultimi tempi tutti e tre si stanno ributtando su una corsa al riarmo. La storia non insegna o sono gli stupidi che non imparano? ↩︎

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.