Un paese invade. L’altro commette un genocidio. Indovinate chi resta fuori dalla Biennale.
23.04.2026: la giuria internazionale della Biennale aveva annunciato una decisione fuori dai soliti schemi: escludere sia la Russia sia Israele dalla corsa ai premi. Questa decisione era dovuta al fatto che entrambi i leader di questi paesi sono sotto inchiesta o accusati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.
A seguito di pressioni politiche (in primis da parte del Ministero della Cultura italiano) e di minacce di azioni legali per discriminazioni (indovinate da quale parte arriva quest’ultima? Un aiuto da casa, la nazione inizia con I) la Fondazione Biennale ha deciso di reintegrare i due paesi nella competizione.
30.04.2026: a seguito della decisione della Fondazione Biennale, l’intera giuria si è dimessa in blocco, rifiutandosi di avallare questa scelta. Non solo per una questione di protesta politica, ma per il timore di ripercussioni legali e patrimoniali personali (Francesca Albanese docet).
01.05.2026: La Commissione Europea invia una seconda lettera ufficiale di richiamo sull’apertura del padiglione Russia (la prima è del 11.04.2026) minacciando, ancora una volta, il taglio dei fondi (circa due milioni di euro).
04.05.2026/05.05.2026: Cercano di salvare capra e cavoli. Faranno un’apertura tecnica privata non pubblica per il padiglione Russia, ma è già stato stabilito che il giorno dell’inaugurazione ufficiale, il 09.05.2026, il padiglione Russia chiuderà le porte al pubblico (che non sono mai state aperte).
Riepilogando
PADIGLIONE RUSSIA
Non riapriranno.
I giorni 6,7 e 8 maggio aperto solo ai pochi (per esempio ai giornalisti) che possono entrare alla Biennale prima della sua apertura.
Dal 9 maggio chiude il padiglione Russia.
Il loro padiglione non sarà accessibile ai visitatori.
Le opere potranno essere visibili solo tramite schermi esterni (per il momento, salvo nuovo veto).
PADIGLIONE ISRAELE
Resta aperto.
Il loro padiglione sarà accessibile al pubblico.
Più di una voce ha posto l’accento sulla disparità di trattamento. Ci sono state fortissime critiche.
La Russia invade l’Ucraina: 20 pacchetti di sanzioni ed esclusione dalla Biennale.
Israele commette un genocidio in Palestina. Continua a uccidere ancora oggi. Occupa illegalmente la Cisgiordania. Invade una parte del Libano. Ha effettuato ed effettua raid aerei e bombardamenti in Siria, Iran e Yemen. Attacca convogli umanitari in acque internazionali. Risultato: 0 pacchetti di sanzioni e può partecipare alla Biennale.
Una Biennale senza giuria, dimessasi in toto, con regole cambiate in corso d’opera. Voteranno i visitatori.
Esito finale: il padiglione Russia resta chiuso, mentre quello d’Israele è aperto.
Io vorrei dire tante cose, molto più dei semplici fatti esposti, ma vi giuro che tutto mi sembra così assurdo che non riesco, al momento, a mettere in fila le parole nel giusto ordine.
Mi rimane la sensazione di nausea davanti alle politiche europee e italiane, alla loro testarda ipocrisia sui “due pesi e due misure”.
L’Italia, la Commissione Europea ancora una volta complici di uno stato aggressore già colpevole di un genocidio.
I confini sono labili, la politica “sporca” e l’arte mi sembra solo una tremula fiamma di candela nel buio del nostro periodo.