SOCHI OLYMPICS WATER CLOSET 2014


Mi piace sorridere delle assurdità umane e mi piace far sorridere.

SOCHI OLYMPICS WATER CLOSET 2014
SOCHI OLYMPICS WATER CLOSET 2014

Di conseguenza non potevo non mettere questa mini carrellata:

Poi ho smesso di sorridere, ho visto questo:

Sapete una delle mie frasi cult-principio è di Ghandi: “Un individuo non può agire rettamente in un settore della vita e comportarsi in modo scorretto in un altro settore. La vita è un tutto indivisibile”.

Una nazione che non riconosce il diritto di scelta di amare chi si vuole, ha fatto la sua scelta. Anche io ho fatto una scelta,  per me queste sono le olympics water closet, in tutti i sensi.

APPUNTAMENTO AL BUIO CON LA VITA


Si incontrano in rete, decidono di vedersi realmente e quando accade scoprono che lei è la nuora e lui è il suocero. Esterrefatta e scoperta la nuora scappa, dopo un attimo di sbigottimento il suocero la segue. Peccato che il marito di quest’ultima, tale Wang Jai, insospettito dal comportamento ultimo della moglie l’abbia seguita e da lì il putiferio!

Una delle mie personalità è melodrammatica, un’altra ironica e quando si trovano insieme e si imbattono in questo tipo di notizie è finita. Mi affollano la mente con situazioni assurde e rido dell’umana stupidità e grettezza. Poi la personalità dominante (quella che vive nel reale per intenderci) mi sussurra:

“Cazzo Diama, dai tu sei capace di meglio, vogliamo parlare di quando hai aperto la porta della camera e hai trovato il tuo (ex) compagno scopare con un’altra? E sei rimasta bloccata lì immobile e hai capito come l’adrenalina possa anche immobilizzare?
Eddai non dirmi che non ricordi neppure quando l’altro tuo ex la sera cominciava a criticarti e finiva sempre che si incazzava con te, ti insultava e se ne andava mentre tu rimanevi lì piangente. Ti ricordi vero? Peccato che poi a distanza tu abbia scoperto, e lui te lo ha anche confessato, che lo faceva apposta perché aveva un appuntamento un’altra, e questo per sei mesi.
Non ricordi quella volta che eri a cena a casa del tipo che un pò ti corteggiava? Quello invita anche un’altra sua amica e dopo cena ti giri e te la ritrovi in mutande e reggiseno mentre mette le mani nel “pacco” di lui e la lingua a mo di scovolino nella bocca del tipo
Daiiii l’ultima, non ci posso credere, e di pochi mesi fa, ti sei già scordata anche questa? La tua (ex) amica da vent’anni, sposata con un tuo amico che si struscia e sbaciucchia sul divano davanti a te sull’uomo che ti piace (e lei lo sa) e con il quale e hai già fatto l’amore (e lei lo sa). Amica alla quale avevi confidato, ma sì, perchè non crederci ancora? Ma sì perché non riprovarci!? ”
(NdB: dopo aver conosciuto uomini come quelli di cui sopra era necessario porsi le ultime due domande, anche se devo essermi data risposte sbagliate visto anche l’ultimo epilogo)

Ora voi leggete queste notizie e ridete, ma se ci penso cazzo cazzo, a me capitano davvero. Figa lo so perché mi accadono. Io vivo e ho vissuto con il cuore in mano e una dose di ingenuità mi accompagna ancora nonostante tutto. Fanculo me lo dico da sola perché per questo nella vita interpreto sempre il ruolo di Wang Jai anche se non picchio.
Fanculo anche voi che il cuore me lo avete usato e con la mia anima avete cercato di pulire, senza riuscirci, la merda che avete dentro.
Ok ammetto, questa che parla è la personalità maleducata, si è svegliata e borbotta con la personalità dominante dicendo parolacce.
Ma eccole lì, ironica e melodrammatica che tornano, leggono quello che ho scritto… eh sì, dai ragazzi ridiamo insieme, a pensarci son tutte cose strane e buffe quelle robe lì. In fondo sono una grande, son ancora pulita dentro, ho una vita vissuta, a volte è stata dura, e potrà accadere ancora, ma che vita piena e divertente che ho avuto e che avrò.

PS: per quelli che credono che donna libera voglia dire sessualmente disponibile, quello appena scritto è la riprova che NON è così.

PROGENIE


Quando è nata è uscita dal mio ventre con gli occhi aperti e la manina stretta sul cordone ombelicale, come se fosse sul tram attaccata al palo e pensasse: “E’ qui la fermata?”.

Non so che tipo di madre sono stata, so che mi ero ripromessa fin da bambina che non avrei fatto gli “errori” che mia madre aveva fatto con me. Ci sono riuscita, ma ahimè,  ho fatto “errori nuovi” non previsti.

Ho cercato di lasciarla libera di essere quello che era, di darle la possibilità di scegliere. Poche volte ho detto “no” e basta. Più spesso ho cercato di convincerla motivando il perchè non era possibile e questo sia che lei avesse 2 anni o 20. Le dicevo “Vedi tu, sei responsabile della tua scelta”. Tantè che da adulta mi confessò che questo mio comportamento in qualche modo le era pesato e l’aveva obbligata a essere più adulta della sua età, perchè aveva compreso il concetto “io scelgo, io sono responsabile” e questo l’obbligava a ponderare le scelte.

Ho comunque cercato di comunicarle quelli che per me erano valori di vita: verità, sincerità, pulizia d’animo. Credo di averle passato dal dna il piacere dei libri e l’amore per gli animali.

Non sono mai stata una madre che ti alita sul collo (ad esclusione della scuola….), quella che quando parti devi chiamarla continuamente e dirle quanto stai bene e che combini. Non sono stata il tipo di madre che aspetta la notte sveglia il rientro della figlia, io dormivo tranquillamente e suppongo ronfassi anche.

Quando è stata in germania per un anno a studiare, tutti (quasi) si stupivano perchè non ero triste e non mi scendeva la lacrimuccia dall’occhio umido e dicevo mi manca. Io pensavo “veramente sono felice, sta facendo quello che vuole e sta bene”. In qualche modo per questi ed altri aspetti mi son sempre sentita una mamma anomala con una predisposizione alla non maternità.

Eppure…
… dopo una settimana dalla sua nascita mentre la guardavo  non riuscivo a scinderla ma me.
… dopo sei mesi la sua nascita, la prima “libera uscita” senza di lei è stato come non avere il braccio sinistro attaccato al corpo.  Quando dico non avevo il braccio sinistro attaccato al corpo intendo proprio la sensazione fisica. Tanto che dopo un’ora ero già rientrata a casa.
… a dieci anni quando ritardò per la prima volta da scuola, la vedevo già rapita e in mano ad uno stupratore sadico torturatore.
… ho stampato nella mente, come una foto indelebile, la sua partenza per Kiel. Vederla andare, di spalle, verso la stazione, carica sotto il peso di zaini e valigie. Sentire il mio cuore che si stringeva fino a diventare un puntino. Mi sembrava così piccola e indifesa mentre si avventurava nel mondo.

Eppure… eppure anche oggi dico eppure. Oggi è lontana ancora una volta per studio, questa volta a Bath, e per molto più tempo. Questa volta non ho la sensazione che mi manchi il braccio sinistro, ma che una parte di me sia là.
Posso non sentire il vuoto di una parte di me?

Eppure… eppure anche oggi mi si stringe il cuore nell’averla vista in queste settimane, stanca, esausta, alle prese con difficoltà oggettive e pratiche. Difficoltà date dall’essere in terra straniera, un modo di vivere, pensare e rapportarsi. Ora il peggio è passato, ero sicura che avrebbe superato le difficoltà, ma quella stretta al cuore è tornata e mi ha fatto pensare, “Non è che sono più mamma di quanto non sapessi?”

Questo scritto in fondo non è altro che una carezza, il mio modo impacciato di dirle “Ti voglio bene e sono orgogliosa di te” e di dirle ancora “Spero di averti insegnato quanto tu hai insegnato a me“.