HIROSHIMA: La panca

L’ingresso del Museo memoriale della pace di Hiroshima è a livello strada. Appena entrato puoi scegliere se recarti a sinistra o a destra. Noi abbiamo deciso di dirigerci verso sinistra, ed è stata la scelta giusta. A sinistra scendi lentamente sotto il livello del suolo.

Far scendere le persone è stato pensato appositamente perché il corpo capisca prima della mente. Non sei lì a fare il “turista rumoroso”. Discendendo, man mano, avverti anche la sensazione di “taglio” con il mondo esterno. Vedi solo l’illuminazione poco più che fioca, i nomi alle pareti e le scritte, fino ad arrivare al centro, dove si trova una panca circolare illuminata. Questa è stata l’unica foto che ho fatto in ore che sono rimasta nel museo; sono stata “rapita” dalle emozioni che ho vissuto.

La panca è al centro di una sala circolare e sembra galleggiare nell’acqua, il simbolismo dell’acqua è voluto a ricordare lo strazio delle vittime della bomba atomica, che gravemente ustionate dal calore, imploravano acqua prima di morire. Se si potesse osservare la panca e il bacino dall’alto, si vedrebbe la forma di un orologio fermo alle 8:15, l’istante esatto dell’esplosione sopra la città il 6 agosto 1945.

Ancora una volta l’architetto Kenzō Tange ha “colpito e affondato”. Questo spazio minimalista è stato progettato per entrare, senza permesso, nell’anima e farti carpire tre cose:

Responsabilità collettiva. Ti fa capire che questa non è solo una tragedia lontana nel tempo, ma porta un messaggio con sé: “Questo accade quando la tecnologia corre più veloce dell’etica“.
Guardate che sta accadendo ancora, ai giorni nostri, la tecnologia di guerra corre più veloce dell’etica. Armi sempre più sofisticate e mortali, droni e IA al servizio della morte, senza considerare le persone e l’umanità.

Silenzio. Il silenzio che “senti” nonostante le persone, il “peso” del vuoto dei rumori del mondo, ti fa entrare psicologicamente nel “Non c’è nulla da fare. Devi solo stare qui. Ascoltati e ascolta le voci di chi non c’è più“.

Memoria attiva. Un promemoria: se dimentichi, ripeti. Le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki non sono state incidenti, sono state scelte umane. Gli esseri umani fanno ancora oggi scelte discutibili, con una costanza suicida e tragica.

10 pensieri riguardo “HIROSHIMA: La panca

  1. La meditazione di alcuni luoghi è un concetto che ci manca. Incredibile come noi poniamo strumenti di meditazione di fronte a capolavori dell’arte e lì lo abbiamo posto in contemplazione di un capolavoro al contrario: l’orrore!

    1. E’ una sensazione indescrivibile, senti il peso di quello che è accaduto e nel contempo la speranza che non accada più (ahimè già disillusa in questi tempi).

      Dipendesse da me, renderei “obbligate” visite di questo tipo a tutti, forse… forse nel “meditare” davanti a questi orrori avremmo collettivamente la mente perché non accada più.

      1. e’ un libro famosissimo, e bellissimo, che parla di due fratellini a Hiroshima nel giorno in cui scoppia la bomba, e della loro vita successivamente. Se non sbaglio e’ da questo libro che ha preso spunto in citta’ la tradizione di fare quei particolari origami in ricordo di quell’evento

      2. Per leggere un libro del genere ho bisogno di essere psicologicamente pronta… sono sensibile alle parole “bambini” e “sofferenza” messe insieme.

        Non so se hai visto un anime, uno dei capolavori di Miyazaki: “La tomba delle lucciole”. E tratto da un racconto racconto semi autobiografico di Akiyuki Nosaka. Racconta la storia di due ragazzini gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale fino ai primi mesi dopo la resa.

        Guarda, mi viene il groppo in gola solo a ricordarlo.

        ps: se ti interessa vederlo, dovrebbe essere nel catalogo di netflix

      1. Oramai più di dieci anni fa. Non ricordo la panca, ma ho notato in confronto tra la drammaticità del Dome, del parco e del museo rispetto alla città che ho trovato monto vivace.

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