LA VEGETARIANA


Acquistato nel 2022, “La vegetariana” è stato il mio primo libro coreano, il primo approccio con gli scrittori della Corea del Sud.

L’autrice Han Kang classe 1970 è esplosa in occidente nel 2007 con la pubblicazione e successiva traduzione di questo libro.

Le parole che seguono parlano delle sensazioni e idee che questo breve libro ha fatto nascere in me, sensazioni di una donna occidentale che legge una donna orientale.

Tenete presente, quindi, la mia conoscenza superficiale sulle dinamiche sociali e psicologiche che un’occidentale ha sulla cultura coreana. Ignoranza che potrebbe inquinare la visione della storia.

Moka, il mio micione nero, mi aiuta a presentarvi il libro
(Si tutto rosa, divano e libro)
(anche i miei capelli sono rosa attualmente)

La protagonista è la “Vegetariana”, ma lei non parla, percepiamo poco i suoi diretti pensieri. Lo sguardo su quello che accade è sempre di occhi e menti altrui, come a rilevare da subito l’alienazione causata da una società che condanna senza capire, chi non segue le regole dettate dall’ambiente sociale, e che gravità e avvolge i singoli individui.

Il filo conduttore del libro rimane sempre Yeong Hye, “La Vegetariana”. Attraverso il suo fare e, sopratutto, il suo non fare, mentre diveniamo osservatori dei pensieri e delle emozioni di tre personaggi diversi, che rappresentano tre aspetti sociali, e di come si rapportino con gli altri, con il mondo e soprattutto con il diverso.

Vi direi che nella prima parte del libro ho faticato a immedesimarmi, un moto di ribellione alle dinamiche mi permeava. Forse questo, invece, vuol dire invece che il libro fa immedesimare chi lo legge, anche me, perché la lettura coinvolge e suscita emozioni.

La seconda parte è quella in cui ho ritrovato un modus operandi letto anche in storie occidentali di eros sublimato in modo da viverlo. Un cercare giustificazioni, da parte del personaggio, alle proprie pulsioni, anche quando queste contravvengono le regole sociali e ci si muove in base al proprio egoismo.

La terza, seppur permeata di tristezza, è quella che ho amato di più. In questa parte si comprendono i motivi del mutamento di Yeong Hye, mentre la figura marginale della sorella diventa attore.

Questo permette al lettore di avvicinarsi ancora di più alla psicologia e alle vicende della “Vegetariana”.

E’ un libro che punta il dito su una società che isola chi non si adegua ai suoi dettami, che spinge l’individuo ai margini portandolo allo squilibrio.

E’ un libro che racconta emozioni più che storie, non delicatamente, lo fa in modo cruento e, a volte, psicologicamente violento, mentre un ambiente esterno duro e insensibile veste l’involontaria protagonista.

Per certi versi mi ha fatto pensare a un libro italiano, “La noia” di Moravia, anche se i due non hanno nulla in comune, a parte quest’umanità che sopravvive a se stessa.

Se vi piacciono i libri che scandagliano l’animo umano e la società che lo circonda, se vi piace buttare uno sguardo su una cultura diversa, questo libro fa per voi.

SCRIPTING YOUR DESTINY


Se vi piacciono le commedie romantiche, se vi piacciono le commedie intrise di fantasy, se vi perdete come bambinə sorridenti con gli dei della mitologia coreana, se volete un kdrama con pochi episodi, se siete nel periodo che preferite episodi da mezz’ora, secondo me “Scripting Your Destiny”, un kdrama del 2021, fa per voi.

TRAMA
Il destino degli esseri umani è scritto da un dio, anzi da più di un dio. Questi “dio” scrivono la vita dei singoli individui. Devono diventare scrittori, anzi sceneggiatori, della vita degli umani che seguono.

Sono gli dei del destino, hanno libertà di sceneggiatura sull’umano che seguono. Ognuno di loro ha delle capacità e delle attitudini di scrittura. L’unico tabù e divieto che hanno dal “dio superiore” è “mantenere il distacco emotivo” dagli umani che seguono, ma scrivere solo al meglio la loro vita, senza provare nessuna delle emozioni umane per loro, pena il dissolvimento.

Che accade se un dio del destino incrocia continuamente il proprio destino con un’umana? Se questo dio, inconsciamente comincia a provare dei sentimenti? E se un altro dio del destino ci mette lo zampino?

GLI ATTORI
Ki Do Hoon interpreta il dio del destino chiamato Shin Ho Yoon, è tra i più bravi dei del destino, freddo, distaccato, riesce a scrivere al meglio il libro dei propri umani.
Ha recitato in molti film in ruoli di supporto, quali “Arthdal Chronicle”, “Once Again” e lo troviamo in un ruolo principale in “Catch the Ghost”.

Jeon So Nee è una giovane donna che sta scrivendo in segreto una drama che ha molto successivo televisivo.
Ha recitato come protagonista anche in “When My Love Bloons”.

Kim Woo Suk è un giovane produttore televisivo, aspirante regista, la cui vita viene scritta dal dio Shin Ho Yoon. Dio che considera la vita di questo umano il suo capolavoro e tale vuole che continui ad essere.
Ha recitato come attore protagonista anche in “Military Prosecutor Doberman”.

Park Seul Ma Ro (conosciuto anche con il nome di Park Sang Nam) è un altro dio del destino, molto bravo nel costruire storie sentimentali e amorose ai suoi umani, amico del dio Shin Ho Yoon.

 
CONSIDERAZIONI PERSONALI
Amo quasi tutte le storie quando sono chiamati in causa gli dei e la mitologia coreana. Immergermi in quei mondi, non so come mai, mi rende felice, sorridente, curiosa di vedere l’iterazione dei e umani.

Ho solo una piccola riflessione finale. Non ho potuto fare a meno di notare che in pratica gli dei del destino sono sceneggiatori e anche la protagonista lo è. Quindi il pensiero successivo è stato: “In fondo tutti noi siamo sceneggiatori. A seconda delle scelte che decidiamo di fare, della volontà e della perseveranza che mettiamo nelle cose, costruiamo il nostro mondo. Il detto “aiutati che il ciel ti aiuta” è la base di questa costruzione.”.


VISTO su viki

VOTO 8

(altro titolo con cui trovarlo Writing Your Fate)

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

CYBER HELL: Indagini su un inferno virtuale


Se volete uscire dai film o drama coreani, ma volete rimanere in Corea, se volete vedere un fatto veramente accaduto, se volete vedere un documentario girato come un film e quindi molto coinvolgente, se volete vedere un lato oscuro di un popolo diverso da noi, ma ahimè, così simile a noi in alcune dinamiche, allora questo film documentario della durata di un’ora e quarantacinque minuti e quello che dovete vedere.
Non ci sono scene violente, non si vede nulla che può infastidire, si ascolta e si vede lo svolgimento del documentario che tiene davvero alta l’attenzione, bastano le parole per descrivere quello che è accaduto e sono potenti.
Se siete sensibili anche alle sole parole, attenzione la visione potrebbe muovervi emozioni forti.

“TRAMA”
E’ un film documentario, girato molto bene, quindi non ha una trama, ma attraverso le parole dei giornalisti, dei poliziotti e di alcuni attori (usati al posto delle vittime per tutelarle) racconta in quale girone infernale sono cadute alcune persone in Corea tra il 2017 e il 2020.

Un girone dantesco che si è annidato in Telegram e che ha prodotto altri gironi (chat) in una spirale in cui le vittime erano abusate in maniera davvero orribile, un inferno virtuale.
Una storia di Hacker “neri”, di phishing, di ricatti fatti attraverso la rete che hanno influito e devastato la vita di molte persone, portando annichilimento, ricatto e paura nel reale.
Persone indotte a diventare “schiavi virtuali” sotto l’enorme pressione del ricatto sociale.

GLI “ATTORI”
Non ci sono attori qui, eccetto quelli usati per recitare la parte delle vittime o per tutelare chi ha preferito non esser messo sotto i riflettori mediatici.
I “protagonisti” sono i narratori che hanno aperto il vaso di pandora di questa situazione, i giornalisti della carta stampata e televisiva, le studentesse di giornalismo, i poliziotti, gli hacker “bianchi”, tutti coloro che in qualche modo hanno portato alla ribalta il caso e hanno aiutato a risolverlo, portando verso  Cho Ju-bin  e Moon Hyung-wook.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Dal mio punto di vista questo film documentario dovrebbe esser visto da parecchie persone, non è un problema solo coreano, ma è un problema a livello globale (anche qui in Italia, se ricordate il caso della ragazza T.C. che si tolse la vita nel 2016), quindi da un input di prestare attenzione a tutti noi che navighiamo in rete. Noi potremmo essere forti e immuni ai tranelli della rete, sottolineo potremmo, ma a me è sorta la domanda: “E se accadesse a mia figlia? Se fosse mia sorella? Se fosse semplicemente una persona a cui voglio bene?”, perché le vittime sono sempre giovani o con bisogni materiali e/o emotivi.

Queste che riporto sono frasi dette all’interno del film documentario che mi hanno colpito profondamente, e sono state motivo di riflessione:

“Esistevano da sempre, ma noi non volevamo vedere”
 “Le cose stanno cambiando per il meglio… ma noi non siamo cambiati abbastanza”
(Nota mia: è la cosa che mi ferisce di più, perché così vera e reale)

“Sono state arrestate 3757 persone collegate alle nth rooms”
(Nota mia: parla solo di quelle arrestate, non di quelle che guardavano. Si parla di circa 260000 utilizzatori certi di cui almeno 10000 paganti per fruire dei servizi extra più espliciti. Sono numeri che potrebbero essere sottostimanti)

“I casi simili a quello delle nth rooms sono dilaganti in tutto il mondo”
“I video creati nelle nth rooms sono ancora venduti in tutto il mondo”
“Non c’è alcun dubbio molte persone erano coinvolte nel caso delle nth rooms”
Tale crimine non sarebbe avvenuto se non ci fosse stata la domanda, se non ci fosse stata richiesta di tali contenuti
(Nota mia: tutte queste frasi hanno un comun denominatore. La fuori, nel mondo reale ci sono tanti oppa carini e gentili (coreani, italiani, francesi, tedeschi, mettete voi la nazionalità che preferite, vanno bene tutte essendo un fenomeno globale) e sono la maggioranza, però mettete attenzione perché gli oppa orchi sono molti di più di quello che pensiamo, sono senza nazionalità, e si nascondono davvero bene tra noi).

VISTO su netflix

VOTO 9

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama (in questo caso il film documentario) ha fatto nascere in me.


NAVILLERA


Un giovane con il futuro davanti a se con un progetto da portare avanti ma ancora in fase di crescita, e per questo, un vissuto tormentato. L’altro ormai anziano con un passato dietro se, la sensazione di aver perso qualcosa ma con la sicurezza che dà solo l’aver attraversato la vita.
La vita davanti a se e la vita dietro se.

Il fato, il destino, il caso o forse quel battito di ali della teoria del caos che tanto caos non è, li fa incontrare, e da lì inizia questo stupendo rapporto. Il più giovane Lee Chae Rok (interpretato da Song Kang) cambierà mettendo un piede nel mondo con più sicurezza e il più anziano Shim Deok Chul (interpretato da Park In Hwan) troverà ancora la forza del proprio sogno.

Questo kdrama ha messo a fuoco un timore che noi “cerebrali emotivi” abbiamo, e forse a causa di questo, i miei tempi di visione sono stati diversi.
Di solito quando “attacco” un drama, vengo presa da una passione smisurata, se potessi farei ogni volta delle maratone (ammetto che a volte ho fatto delle semi maratone). Con Navillera non mi è stato possibile. Dopo un episodio (al massimo uno e mezzo) dovevo staccare, dovevo prendere tempo e fiato per farlo diventare mio.
Avevo la sensazione che non avrei potuto reggere tutto il peso delle emozioni che trasmetteva oltre un episodio, anche se la storia e le immagini scorrevano leggere e delicate, ma erano leggere alla “Nabillera” fragili.

In questo kdrama nessuna storia d’amore, nessun retroscena che fa sobbalzare, nessun colpo di scena, solo un continuo scorrere, che con lentezza e grazia, (come i movimenti dei ballerini di danza classica) regala poesia fatta immagini.

Della trama non dico altro, se voleste vederla non vorrei anticipare (non volendo) situazioni o frasi che potrebbero spoilerare, ma qualche parola la spendo su altro.

Song Kang è il giovane ventitreenne, ballerino di danza classica, che interpreta davvero magistralmente. Durante la visione della serie mi chiedevo: “Ma sarà una controfigura, non è possibile che sia così bravo”. Al contempo la ripresa inquadrava anche il viso e quindi, rimanevo con il dubbio. Questo dubbio ha fatto si che facessi ricerca e scoprissi, “Sì, è lui che danza!”.
Sonk Kang per mesi ha studiato danza classica per poter interpretare questo ruolo. Questa cosa mi ha lasciato a bocca aperta per lo stupore e fatto amare ancora di più questo attore, (visto in Love Alarm).

Park In Hwan non lo conoscevo, è un attore settantasettenne, ha dato questa immagine al suo personaggio di uomo gentile con il mondo, che ha donato la sua vita al lavoro e alla famiglia e ora, sempre con gentilezza ma determinazione, vuole che il suo sogno tarpato in gioventù, diventi realtà.
Vederlo apprendere la danza ha dato a me il pensiero che “non è mai troppo tardi“.

Kim Tae Hun il maestro di danza Ki Seung-joo, altro attore coreano che non conoscevo. Ha vestito il suo personaggio di fascino, durezza, amore e tenerezza celata. Lo ha fatto così bene, che mi sono innamorata di lui.

Kim Kwon mette in scena il ruolo dell’ex amico di Chae Rok, che ora detesta e odia, imputandogli quello che gli è accaduto, tramite il padre. Ha avuto la capacità di farsi odiare all’inizio e comunque comprendere le sue motivazioni, senza approvarle, verso la fine. Quando un attore riesce a farmi cambiare idea sul personaggio una o più volte con la sua interpretazione, riconosco in lui la grande capacità di coinvolgere. E questo che fa grande un attore.

L’interprete femminile Na Moon Hee ovvero Choi Hae-nam, moglie dell’anziano Deok Chul. Sinceramente all’inizio degli episodi mi risultava un personaggio ai limiti della visione dell’occhio, messa lì come riempimento della storia, ed invece me la sono ritrovata con un pathos e un ruolo che mi ha fatto deglutire l’emozione.

Chiudo con qualche curiosità.

Cosa è Navillera? E’ un movimento leggiadro, un battito d’ali di farfalla, questo è ciò che regala il nome a questo kdrama, così diverso da quelli che siamo abituati di solito a vedere.

Vi è anche un riferimento a una poesia coreana. La danza di una monaca, di Cho Chi Hun. Questo scrittore ha menzionato per la prima volta la parola “Nabillera” a significare quel movimento delicato e fine, appunto come quello di una farfalla.

In tempi non recenti i coreani usavano questa parola per esprimere contemporaneamente qualcosa di delicato, bello e fragile. Oggi non è più usata, e quando lo è, ha modificato il suo senso, è rimasto il suo raro utilizzo come espressione di grande dubbio.

Esiste anche danza buddista coreana chiamata “Nabichum” ovvero “la danza della farfalla“.

Io ringrazio i drama coreani, grazie a loro la mia curiosità per il mondo è rinata, grazie a loro mi sono interessata ad altre culture, grazie a loro ho cercato la storia di altri paesi e sempre grazie a loro cerco e scopro sempre cose nuove, grazie a loro ho scoperto i drama di altri paesi che a loro volta mi hanno interessata (e continuano a farlo) alla loro cultura, scoprendo cose sempre nuove.

Io non ho mai amato la danza classica, questa serie me l’ha fatta amare un pò, amo la metafora che porta questa serie e che ho “traslato” sul mio vedere i drama (di qualsiasi nazione siano).
Possono sembrare leggeri, senza grandi pretese, ma dietro vi sono un lavoro e una conoscenza enorme. Quello che trovi, che scopri, dipende da te, da quanto vuoi approfondire, da quanto ami quella cosa.

Con i drama io ho scoperto la storia di altri popoli, i loro modi di vivere, ho comprato libri dei loro scrittori e ho cercato di capire perchè abbiamo pensieri diversi sul vivere, scoprendo che siamo diversi, ma non così tanto quanto potrebbe sembrare.

Non esiste nulla di stupido al mondo, esiste come tu vivi quella cosa.

Io e Mr. Fahrenheit


Quando sei un diverso, quando quello che ti piace non incontra il favore degli altri, quando la società intorno ti fa sentire quellə sbagliatə, quando a furia di nasconderti non ti trovi più, quando è legale ma la collettività intorno ti condanna e ti schernisce, quando ti fai domande per capire e non trovi risposte, perché le cerchi fuori e invece devi trovarle in te, da qualche parte insieme al coraggio di essere quello che sei.

Ho amato visceralmente questo jdrama, ho amato Daichi Kaneko e il suo personaggio, così realisticamente punitivo verso se stesso e il suo non trovare una collocazione nella società. Il suo cercare di trovarsi, di capire e la sensazione di essere, comunque e sempre “quello sbagliato” e per questo cercare di proteggere gli altri da se stesso, e non se stesso dagli altri.

Ho parteggiato per la fujoshi interpretata da Ryoko Fujino, il suo comprendere di amare cose che le persone considerano “sporco” e per questo, dopo esser stata ferita, cercare di nascondersi, ma portando avanti lo stesso la sua passione. Ho amato il suo amore incondizionato, il suo trovare un sorriso sempre, e di trovare sorrisi non solo per lei, ma anche per Andou Jun che di sorrisi non ne trova.

Mi sono trovata ad essere profondamente empatica con entrambi. Mi capita spesso con l’arte giapponese, sia che sia un film, un quadro, una serie o un libro, come se attraversassi una poesia dalle tinte forti. Ne rimango impregnata mentre porta parti di me in superficie.

So di esser di parte, con il Giappone (o con quello che di loro arriva qui in occidente) e il suo modo di percepire la vita, il mondo, la società e la parte più profonda di noi, ho un rapporto atavico fatale.

Fujoshi, Ukkari Gei ni Kokuru per noi occidentali “Io e Mr. Fahrenheit” è tratto da un romanzo, poi divenuto manga, è un Jdrama di 8 episodi di circa mezz’ora l’uno del 2019.

Daichi Kaneko interpreta il giovane ragazzo gay Andou Jun e da Ryoko Fujino da voce alla giovane fujoshi(*) Miura Sae.

Di sottofondo la musica dei Queen, una canzone diversa ad ogni episodio, accompagna il viaggio Andou Jun verso se stesso.

Voto 9 al Jdrama, voto 9 ai due attori principali e voto 9 a Tanihara Shosuke che interpreta un ruolo secondario, quello dell’amante maturo Sasaki Makoto.

Questa serie non termina bene e non termina male. Lascia tutte le possibilità aperte, per capire cosa intendo, dovete proprio vederlo.

Chi ama il Giappone e la sua atmosfera, chi rimane affascinato dal loro pensiero e dalla loro atroce delicatezza, non può perderlo.

(*) Una fujoshi è una ragazza (da 0 a 80 anni) con una passione per i Boys’ Love sia che si tratti di un manga o che siano personaggi reali dei film e/o dei drama.
La parola significa ragazza (o mela) marcia e questo dovrebbe già aiutarvi a far capire come sono state viste all’inizio.


L’ATTRITO DELL’ARIA


𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑒̀ 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑙𝑒.
𝑃𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑖𝑛 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑐𝑎: “𝑇𝑢𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖𝑎 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑟𝑖𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑎 𝑧𝑒𝑟𝑜”?
𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑧𝑒𝑟𝑜.
𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑖𝑎.
𝑇𝑢𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖𝑎, 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑖̀, 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑟𝑙𝑜. 𝑄𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙’𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜.

Me lo ha detto un mio amico.
Gli umani hanno la tendenza a semplificare il mondo per capirlo.
Non voglio farlo.
Azzerare l’attrito ignorando la resistenza dell’aria.
Non voglio fingere di aver capito.
Non voglio giudicare

𝘿𝙖𝙞𝙘𝙝𝙞 𝙆𝙖𝙣𝙚𝙠𝙤 𝑛𝑒𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝐴𝑛𝑑𝑜𝑢 𝐽𝑢𝑛 𝑖𝑛 𝐹𝑢𝑗𝑜𝑠ℎ𝑖, 𝑈𝑘𝑘𝑎𝑟𝑖 𝐺𝑒𝑖 𝑛𝑖 𝐾𝑜𝑘𝑢𝑟𝑢

AUDITORY HALLUCINATION


Ci sono musiche che accompagnano i kdrama, spesso sono solo musiche di sottofondo. Una volta finito il drama non te le ricordi più. Alcune invece sono musiche che vivono di vita propria, sia per le parole che per le note e l’interpreazione.

Questa è una di quelle, l’OST di “Kill me, Heal me”: Auditory Hallucination – Jang Jae In feat NaShow.

Dentro di me ci sono così tante cose non svelate
Che mi hanno fatto cambiare così tanto
Mi hanno forzato a dormire, mi hanno legato mani e piedi
Mi hanno intrappolato in una stanza buia
I pezzi di un tempo perduto
I ricordi di un amore dimenticato
Sono stati eliminati e gettati via

Ne rimane solo la buccia
Senza sapere nulla, ho urlato
È il mio unico ricordo
Il mio cuore che era freddo quanto il ghiaccio
Sarà dimenticato dopo aver dormito
Voglio scappare da questo dolore che mi lega
Che qualcuno mi salvi
Da questa anima fatta di cicatrici

La profonda notte oscura
È piena di te, che non ti decidi ad andartene
Mi svegli dal mio sonno
Baciandomi nuovamente

La tua voce che aveva sussurrato un ti amo
La tua voce giunge alle mie orecchie quotidianamente
Dove sei?

Sei nascosta in un luogo dove io non posso vederti
Il dolore che accetti
Ogni volta che sono arrabbiato
Inseguirò i ricordi perduti nei sogni più profondi
Voglio trovare il vero me, ma le cicatrici nel mio cuore sono troppo grandi
Cerco di occultarle, ma loro si nascondo nel mio cuore e mi svegliano
Ti ho incontrata nel luogo opposto ai brutti ricordi
Tu ti prendesti cura di me e del mio senso di vuoto, aiutandomi a non sprofondare
Sto provando a non lasciar andare le tue mani
Sto cercando di eliminare gli incubi
Ci sto provando così tanto, in questo luogo dove mi sono intrappolato

Voglio penetrare le tenebre e trovarti
Sebbene non possa toccarti o essere abbracciata da te
Ciò che mi controlla non è la mia anima

Ciò che mi sta guarendo non è una potente medicina, ma l’amore
Una voce mi risveglia dal mio stato di confusione
Dopo avermi avvolto e baciato, scompare senza che possa più vederlo

La profonda notte oscura
È piena di te, che non ti decidi ad andartene
Mi svegli dal mio sonno
Baciandomi nuovamente

La tua voce che aveva sussurrato un ti amo
La tua voce giunge alle mie orecchie quotidianamente
Dove sei?

Nell’immenso cielo notturno
Ti vedo ritornare
Aiutandomi a scappare dai giorni estenuanti
Rendendoli semplici ricordi

“Mi dispiace”, dico mentre ti stringo a me
Non andartene lontano, ti chiamo
Nella tristezza che mi rende cieca
Le lacrime scorrono nuovamente

ADOLESCENZA SENILE


Solo entrata ufficialmente da circa un anno nell’adolescenza senile, e l’ho fatto scivolando, senza neppure rendermene conto, grazie (o per colpa) dei k-drama, o drama coreani. Se non sapete cosa sono i kdrama, attente ad approfondire, possono dare dipendenza. Io che credevo di essere immune a queste cose, mi son ritrovata trasportata nell’Hallyu.

Le gif qua sotto fanno parte di un drama colpevole, insieme ad altri, di avermi fatto cadere nel gorgo. Sono tratte da “Something in the Rain“. Chi lo ha visto sa che è un momento molto particolare, agli altri chiaramente non dirà nulla.

L’effetto che hanno avuto sulla mia vita è stato di farmi ritrovare emozioni scomparse (credo di aver cercato di ucciderle io stessa). Forse per questo li amo, per avermele fatte ritrovare. Le pensavo cadaveri in decomposizione e invece erano solo lì, sotto le braci.

Altra particolarità dei drama coreani è la gnoccaggine dei protagonisti maschili, gnoccheria per quellə come me, quellə che hanno scoperto che una tipologia di asian man gli fa allargare la pupilla.

Ho capito che il dio che ride mi ha messo dentro, in una ripartizione del cervello, un software chiamato “uomini che accelerano il battito del cuore“, però essendo il dio che ride, mi ha fatto “incontrare” questi uomini tardi (meglio tardi che mai).

Il protagonista di “Something in the Rain” è lui, Jung Hae-in, colui che mi ha portato ad amare anche i “bravi ragazzi” e non solo quelli “cattivi”.

Con questo post è ufficiale, sono entrata ufficialmente nell’adolescenza senile, e inauguro una nuova categoria di post: “Drama mon amour“.

PS: già i miei amici mi chiamano quella dei coreani.