L’uomo dietro El Capitxn


Ci sono andata.
Ed è stato bellissimo.

Ve ne avevo parlato QUI.

Vi avevo detto che avevo scelto con gli occhi, e ora vi confermo che i miei occhi hanno scelto benissimo per le mie orecchie.

Mi sono anche un po’ “innamorata”. Un innamoramento strano, non quello che fa salire la temperatura corporea, ma quello che scatena in me il senso di protezione. E’ stata una sensazione strana, specialmente a un concerto. Proprio per questo, ritenendomi “percettiva”, sono andata a cercare qualcosa di più sulla sua vita per capire cosa e perché lui mi scatenasse quella sensazione.

Dopo tante ricerche potrei non scriverne? Infatti, eccomi qua!

Il suo nome d’arte è El Capitxn, questo lo sapete già. Il suo vero nome è Jang Yi Jeong ed è uno dei produttori più influenti e ricercati della scena musicale coreana.

La sua carriera è un esempio di evoluzione artistica e resilienza: da idol a genio musicale dietro alle quinte. Solo di recente ha fatto ritorno sulle scene.

Ha esordito come idol nel 2013 debuttando come membro e main vocalist del gruppo History. Dopo il suo debutto, tra il 2015 e il 2016 un problema vocale ha iniziato a manifestarsi in maniera sempre più critica.

Lui stesso ha raccontato che il 2016 è stato l’anno più buio della sua vita. Lui, cantante principale del gruppo, a un certo punto perse totalmente la voce. Questo lo portò a un isolamento psicologico e fisico.

Nel 2017 il gruppo History si sciolse e Yi Jeong, non riuscendo a risolvere il problema della voce e dello stress delle esibizioni come cantante principale, scelse di ritirarsi dalle scene e rifugiarsi negli studi di registrazione.

In un’intervista ha dichiarato: “Ho iniziato a produrre perché non potevo più cantare. La musica era l’unica cosa che mi restava, quindi ho riversato tutta la mia voce negli strumenti e nelle basi per gli altri“.

E’ diventato così una figura chiave in Hybe, nonché braccio destro di Suga dei BTS. Oltre che con i BTS ha lavorato anche con altri gruppi di k-pop: TXT, Enhypen, PSY, NCT e Sunmi.

E’ una persona estremamente riservata, ma tra il 2025 e il 2026 ha rilasciato alcune interviste in cui ha parlato degli aspetti più profondi della sua vita e della sua personalità.

E’ amico di Suga, che lo ha spesso descritto come il suo “compagno musicale” più fidato, e con lui ha lavorato nel tour mondiale come DJ e performer sul palco.

Suga, nonostante i BTS non fossero ancora i giganti globali di oggi, si offrì di pagare di tasca propria le cure mediche e le lezioni di riabilitazione vocale per Yi Jeong. Questo gesto ha cementato la loro amicizia.

Nel 2026 in un’intervista parlando del suo rapporto con la musica, ha detto che il suo modo di approcciarsi alla musica è: “Come se fosse l’ultimo giorno della sua vita“, descrivendo un legame quasi viscerale con la creazione sonora.

Chi lavora o ha lavorato con lui lo descrive come una persona gentile e umile, nonostante il successo.
Avendolo visto dal vivo a Milano, posso confermarlo: questo aspetto traspare in ogni suo movimento e nel modo in cui comunica e si rapporta con le persone.

Preferisce restare nell’ombra, ma recentemente aveva espresso il desiderio di “uscire dalla cabina di regia” per mostrare il suo nuovo volto ai fan. Da qui il world tour 2026.

A Milano, a vedere e ascoltare questa sua rinascita sul palco, io c’ero.
Ho amato lui.
Ho amato la sua musica.

Lo spettacolo di Milano è stato intimo e tutto era focalizzato sul tema della “rinascita”.

Sul palco con lui c’erano Nano (Kim Jae Ho) e Louis (Kevin Lein), con cui lavora in studio da anni. Nano lo supporta nelle parti cantate più impegnative, lasciando al El Capitxn la libertà di concentrarsi sulla direzione musicale. Louis invece si occupa della strumentazione e dei cori, aiutandolo a creare quella sensazione musicale stratificata. Tra i tre c’è una chimica che si sente: non è una band messa insieme per il tour, è un sodalizio.

Ecco perché ho scritto questo papiro di parole; dopo quello spettacolo cercavo di capire cosa di El Capitxn, mi aveva colpito e fatto emergere quel forte senso di protezione.

L’ho capito: è Jang Yi Jeong, la persona. La sua vita, la sua resilienza, la sua rinascita.

Questo tour racconta la “morte” e la “rinascita” di El Capitxn e porta un messaggio di speranza. Personalmente, averlo visto mi ha fatto l’effetto dei colori pastello.

E’ la prova vivente che non bisogna mollare mai, e che spesso “quando si chiude una porta, si apre un portone”.

Colpa degli occhi. L’orecchio segue.


A volte basta un attimo per svoltare la giornata.

Ieri scrivo nel gruppo “Le tre parche” (ho detto parche non porche!), ovvero la chat del “Club Transenna”. A un certo punto Ila scrive: “Mi è appena arrivato questo da un altro gruppo, ci stavamo pensando… sembra un figo tipo Miyavi. Ci verresti?”, e agevola la foto del cantante EL CAPITXN.

Ah… il fascino del bad boy!

Cantante mai sentito nominare. Neppure sapevo che tipo di musica suonasse, ma alla visione della foto la mia decisione è stata presa in un decimo di secondo: “Siiiiiiiiiiiii”.

La seconda domanda è stata l’invio di una foto con i tre tipi di biglietto: general, Vip Ticket, Exclusive Ticket. Anche questa decisione presa in un decimo di secondo. Secondo voi quale abbiamo preso? Chiaramente quello con l’hi touch e la foto selfie! Il tutto in cinque minuti, acquisto biglietti compreso.

Solo dopo l’acquisto dei biglietti mi sono posta la domanda: che tipo di musica fa?

Fortunatamente è uno sperimentatore alla Miyavi e quindi oltre l’occhio

anche l’orecchio avrà la sua parte.

Ora brevemente quello che so di lui, oltre alla lustratina d’occhi già fatta sopra e che ripropongo qui sotto:

Il suo vero nome è Jang Yi Jeong, nato a Jinju, Corea del Sud il 10.09.1993.

E’ cantautore e produttore con l’etichetta Vendors e collabora strettamente con l’Hybe. E’ il collaboratore più stretto di Suga (BTS) e di Agust D. Ha prodotto brani con i TXT e collaborato con PSY. E qui pensereste: fa kpop. Invece no.

E’ uno sperimentatore. I suoi brani passano attraverso: Emo Rock, Pop Punk moderno, Hip Hop alternativo e tradizionale, Synth Pop e Dance Pop. Definirlo è difficile, anche perché nello stesso brano mescola i generi.

Purtroppo, o fortunatamente, ho un’attrazione animica per i “non definibili”.

Il 13 aprile al Gate di Milano scoprirò se ho comprato quei biglietti con la testa o con gli occhi.

Spoiler: orecchie e occhi faranno festa.

Credits foto: Roxy Faith Alexandria

DELIRIUM DI BIRRA, DI TAKA E DI UNO SCONOSCIUTO


Arrivo da un fine settimana a Bruxelles, organizzato da mesi dal “Team Transenna”, alias “Le Tre Parche”. Mesi fa abbiamo comprato i biglietti per la Jrock band del mio cuore gli One Or Rock.

Li seguo da qualche anno. Il primo concerto italiano a cui sono riuscita ad andare è stato nel 2023, a Milano, quando il biglietto costava una sciocchezza (non erano conosciuti tantissimo). Niente Vip, niente early entry: se volevi vederli da vicino, dovevi passare ore fuori dal locale per conquistare la prima o seconda fila transenna. Cosa che abbiamo fatto.

Il “Team Transenna” ogni anno ha mantenuto la tradizione del concerto:
2023 Milano – Fabrique – Tour Luxury Disease
2023 Milano – Stadio San Siro – Tour Luxury Disease – apertura dei “Muse”
2024 Londra – OVO Arena Wembley – Premonition World Tour
2025 Bruxelles – Forest National (Vorst Nationaal) – DETOX Euopean Tour

Ora non vediamo l’ora del 2026.

Li amo tutti. Per Taka, confesso, folletto del JRock ho una leggera predilezione.

A Bruxelles, il fine settimana è stato arte, french fries, waffle (non per me che sono vegana), Atomium e visite nel centro città. Il pezzo forte? Sabato sera: il concerto.

Una serata indimenticabile, prima fila centrale (ci sarà un motivo per cui ci chiamiamo “Team Transenna”) appoggiate alle transenne. Potevo vedere le micro-espressioni di Taka mentre cantava… e tutto ciò non ha prezzo, ma solo felicità.

Mai avrei detto che sarei diventata un’amante del Jrock, anche se lo ammetto amo solo loro come band di rock. Ma in questo concerto mi sono auto-sorpresa ancora una volta. Mai avrei sospettato di iniziare ad amare un altro genere che non mi ha mai attirato: il metal.
O meglio, Jmetal. La band di apertura agli One Ok Rock era la Paledusk. Una band che suona metalcore, alternative metal e electronicore. Metal/hardcore di base, ma con sperimentazioni che vanno dal pop al jazz fino all’hip hop. Insomma una cosa un diversa dal metal classico.

Mi hanno entusiasmato con una musica, nonostante non sia il mio genere.
E poi, diciamolo, mi sono innamorata di un loro componente…

Devo ancora scoprire come si chiama, perché la band è formata da quattro membri, ma sul palco erano in cinque e lui è l’elemento “surprise”. Anzi, se qualcuno sa, mi dica, che io non sono esperta di quel genere, e quindi non conosco i musicisti.

Chi è costui? Fatemelo sapere e nessuno si farà male.

Non vi tedio con il fatto che siamo uscite da quel concerto con la voce roca, piene di adrenalina, voglia di vita e di prolungare la sensazione di felicità interiore. Per farlo ci siamo spostate al Delirium, nel centro di Bruxelles.

In meno di un’ora ho scolato letteralmente un litro di birra a stomaco vuoto. Ora, nella mia personalissima top ten, la birra giapponese e quella belga sono sul podio, insieme, al primo posto.

Conclusione di un sabato sera pieno di serotonina (e alcol)? Tornare in albergo alle tre del mattino, non contente fermarsi nella hall, a lato dove c’era un tavolo e delle sedie, mangiare qualcosa per cercare di assorbire la birra (inutilmente) continuando a chiacchierare tra di noi.

Questo weekend è stato una piccola oasi di leggerezza, in un periodo per me non semplice per disparati motivi, alcuni interni e molti esterni. Sono grata alla leggerezza quando entra nella mia vita, e mi riempie di sorrisi e serotonina.

Anzi, vi annuncio che tra poco più di una settimana, entrerò in un’altra piccola lunga oasi di leggerezza. Partirò per il Giappone, e come ben sapete (poichè lo dico sempre), un pezzo della mia anima antica è legato a quel paese. Vi racconterò al mio ritorno.

Infine solo per ricordare che non dimentico e che, anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

LIGA


Mentre sorseggio il cappuccino, rigorosamente di soia, la televisione del bar trasmette musica, come ogni mattina. Passa una canzone e subito mi domando come mai non lo ascolto da anni. Le sue canzoni mi piacciono e le sue parole ancora di più, quindi perché?

Risalgo in auto e sposto spotify su lui, Ligabue. Lo ascolto mentre faccio l’ultimo tratto di strada prima di entrare in ufficio.

Anni fa avevo iniziato ad ascoltarlo perché piaceva a un ragazzo che mi piaceva.
Insomma quelle così lì, che molte persone fanno, iniziano ad amare quello che ama chi amano.

Quando il ragazzo che mi piaceva non c’era più, era rimasto il Liga, con le parole delle sue canzoni, sempre sentite mie, quasi mi avesse letto la mente.

Poi non so, ho smesso di ascoltarlo, a dire il vero per molto tempo avevo smesso di ascoltare musica. Negli ultimi anni avevo ripreso, ma ero andata su tutt’altri generi.

Oggi il Liga è ritornato prepotentemente con le sue parole che sono anche le mie.

Il Liga è come se mi mettesse una mano in gola, scendesse fino alle viscere, trovasse lì la mia vena malinconica e la riportasse in superficie. La mia malinconia è dolce non aspra, è una compagna di vita che ogni tanto caccio via, ma che è impossibile estirpare del tutto.

Dicono che la malinconia sia il desiderio di qualcosa che non abbiamo mai posseduto veramente, eppure che ha lasciato un vuoto, ma non saprei dirvi quale sia il vuoto mio, anche perché mi accompagna fin dai primi anni di vita, insomma da quando ho memoria di me.

Dicono anche che la malinconia sia prerogativa di alcuni temperamenti, e che la persona malinconica è silenziosa, introversa, fantasiosa e romantica. Tutte cose che non aiutano il rapporto con gli altri, non in questa società.

Comunque sia, so che nei prossimi giorni, tra le parole di una canzone e l’altra, si mischieranno i miei pensieri, mentre la malinconia li mescolerà ancora di più per farne parole nuove, che forse non pronuncerò mai, e rimarranno solo nuovi pensieri.

MIYAVI “The Samurai Guitarist”


Sono stata a vedere (e ascoltare) Miyavi, “The Samurai Guitarist”, a Milano ai Magazzini Generali.

Che posso dire di lui senza limitarlo? E’ davvero difficile perché “è molte” cose ed ha una poliedricità che negli anni ne hanno fatto un artista e un uomo completo, artista ancora oggi in continua evoluzione.

A Milano il pubblico, che la cui età variava dai quindici anni agli oltre sessanta, è stato parte dello spettacolo, perché lui ha avuto la capacità di coinvolgerlo immediatamente, dal suo primo passaggio per entrare sul palco.

Una volta sul palco ho visto l’artista (immenso) con i suoi brani che spaziano e volteggiano sulle note della sua la chitarra; ho visto l’uomo quando ha parlato del suo ruolo di ambasciatore dell’UNHCR, mostrando il  lato umano parlando e soffermandosi sulla condizione dei rifugiati di tutto il mondo.

Un articolo on line ha detto di lui “quando bravura ed eleganza viaggiano di pari passo” ed io non posso che essere d’accordo, ne ho la prova, perché un pezzo del mio cuore l’ha preso e portato via con sé.

Setlist della serata:
Selfish Love -Aishitekure, Aishiteru Kara-
What’s my name?
Survive
Ahead of the Light
So On It
In Crowd
Secret
Cry Like This
Tears on Fire
Long Nights
Senor Senora Senorita
Itoshii Hito
Under the Same Sky
Kimi ni Negai wo
Girls be ambitious
Hi no Hikari Sae Todokanai Kono Basho de
Sakihokoru Hana no You Ni -Neo Visyualism-
Fire Bird
New Gravity
No Sleep Till Tokyo
Horizon

Encore:
Subarashiki Kana, Kono Sekai -What A Wonderful World-
Under the Same Sky
The Others
Day 1

Le recensioni le trovi anche su facebook. Clicca sulle immagini a fianco e arriverai alle pagine di Diversamente Intelligente e di Drama Universe.

TUTTA COLPA DI TAKA


È tutta colpa sua, ma ha dei complici: Toru, Ryota e Tomoya.

Tutto è iniziato in maniera inconsapevole tempo fa, quando scopro che fanno in tour in Europa gli One Ok Rock, poiché ho bisogno di complici anche io, dico a Paola: “Secondo me ti piacciono”. Detto e fatto, in men che non si dica abbiamo i biglietti per la data del 21 luglio a Milano. Il destino vuole che per cercare questi biglietti, ne troviamo pure due, anello verde, per il concerto dei Muse del giorno dopo, dove gli One Ok Rock fanno apertura.
Vuoi non prendere i biglietti dei Muse che ti cadono così dal cielo?

È iniziato tutto lì. O meglio noi non lo sapevamo, ma è terminato tutto lì. Il vero inizio è stato venerdì 21 luglio a far la fila per ore, sotto il sole cocente sull’asfalto, per poter essere vicine al palco.

Ora io, non so neppure come scriverlo cosa è successo quella sera a me e Paola (che ormai era cotta al punto giusto, come vedete nella foto, cottura al sangue su asfalto), sotto quel palco. Potrei dirvi che è stato amore a prima vista, ma non è vero perché era da tempo che entrambe ascoltavano la loro musica, o che io postavo i loro video, quindi non è amore a prima vista, ma quella sera dopo 73 secondi dal loro ingresso sul palco è iniziata l’era “Prima e dopo Taka”.

Credetemi, noi non ne eravamo del tutto consapevoli e soprattutto non sapevamo ancora quando profondo fosse il “Dopo Taka”. Lo abbiamo scoperto il giorno dopo quando siamo andate al concerto dei Muse. Doveva già insospettirci il fatto che non vedevamo l’ora di andare a San Siro per vedere gli One Ok Rock aprire la serata.

Il 22 luglio siamo partite presto, nonostante avessimo i biglietti numerati e quindi senza bisogno di fare le file, ma abbiamo deciso di unire il piacere al piacere, andando a mangiare (e bere) al ristorante coreano Hana di Milano.

Non è ancora finita, la consapevolezza del “Dopo Taka” non era ancora arrivata.
Finita l’immersione godereccia in Corea, abbiano deciso di nutrire anche la nostra anima con un po’ di arte (poi che tutto ciò fosse anche al coperto e fresco ha aiutato), eccoci a comprare i biglietti a palazzo reale per la mostra di Leandro Erlich, “Oltre la soglia”.

Ci siamo così intinte nell’arte e nella poesia visiva di Erlich, perché noi siamo persone serie, molto serie!

Talmente tanto che abbiamo deciso di far parte delle sue opere e come sempre, la nostra serietà è andata in vacanza in qualche luogo non precisato, senza data di ritorno.

Confesso che abbiamo visitato anche le altre mostre all’interno di Palazzo Reale (vi ho appena detto che siamo persone serie!), e due in particolari mi hanno mosso sensazioni, una di queste è “MariVerticali” di Fabrizio Plessi.

Uscite da Palazzo Reale, ci siamo avviate verso San Siro per andare a vedere con il cuore che palpitava gli One Ok Rock e i Muse, però credetemi, la consapevolezza del “Dopo Taka” non era ancora giunta.

Giunte a San Siro, attendiamo che inizino i gruppi spalla e nel frattempo sistemo l’acquisto fatto (mi ero dimenticata di dirvi anche del salto in libreria) da Mondadori, acquisto dal quale si evince che, noi non lo sapevamo, ma eravamo già contaminate.

Poi finalmente arriva Taka, e ci ritroviamo a scendere le scale per vedere più da vicino. Pochi minuti dopo capiamo che altre persone lo hanno fatto, per lo stesso nostro motivo, gli One Ok Rock. Tutti insieme, diversi, senza conoscerci a saltellare con il cuore in tumulto!

Ah se il mondo funzionasse così, che bello sarebbe, gioire insieme per qualcosa che fa battere il cuore, cercare quello che unisce e non quello che divide. È stato così che ci siamo ritrovati alla fine: due giapponesi, due rumene, una coreana e noi due italiane (la ragazza dietro è imboscata, è la fidanzata del ragazzo a cui abbiamo chiesto il favore “Ci fai una foto?”, quindi in effetti nella foto le italiane sono tre).
Ci siamo scambiati numeri telefonici, email, e frasi tipo: “Nice to meet you”, con dei sorrisi che ancora un pò ci si strappavano le labbra!

Oggettivamente qua abbiamo cominciato a sospettare che avessimo qualcosa che non andava, ma sai com’è, pensi: “Ma va, non sono malata, è il caldo, la stanchezza, è il secondo concerto in 24 ore, ho dormito niente, poi passa”. Invece no. Eravamo già nel “Dopo Taka”, perché sappiatelo è una malattia subdola, quando te ne accorgi è troppo tardi.

Alla fine, con il buio, è arrivato anche il loro momento, i Muse

E lì è stato palese!
È iniziata una nuova era “Il prima e dopo Taka”.
Vi prego nessun insulto, non chiamate psichiatri e non fateci fare il tso, dopo quello che scriverò qua, ma… davvero non so come dirvelo, abbiamo ascoltato le prime canzoni, e noi che saltellavamo come capre impazzite ai loro concerti, siamo rimaste ferme.
Ogni tanto ci guardavamo in silenzio, nessuna delle due proferiva parola, timorose del giudizio dell’altra (non sapendo che l’altra pensava la stessa cosa), guardavamo il cellulare, sfogliandolo distratte, e ve lo giuro, ad un certo punto ci siamo guardate negli occhi (poco dopo la metà del concerto) e ci siamo dette: “Andiamo?”.

Lo abbiamo fatto, ci siamo alzate e siamo andate via. Non erano gli One Ok Rock, non era Taka, e non sentivano nessuna emozione, anzi ci stavamo annoiando.

Ed ora ufficialmente siamo nella nostra era “Dopo Taka”.
Stiamo già guardando se faranno concerti in Giappone, perché noi abbiamo già deciso che andremo in Giappone ad ascoltarli, e speriamo tornino a breve in Europa, perché noi prenderemo tutti i biglietti delle date del loro prossimo tour europeo.

Anzi se qualcuno che legge, e sa/conosce come fare per l’acquisto dei biglietti in Giappone (che non è come da noi) batta un colpo e ci aiuti, perché Paola ed io, sospettiamo che questa malattia sia incurabile, possiamo solo curare i sintomi con la presenza intensa e costante di Taka!

PS: attenzione, io vi avviso, questa malattia è data dalla presenza fisica di loro quattro in vicinanza, dall’energia che emanano tutti loro indistintamente (che non posso spiegarvi con le parole), e dalla voce di Taka e del suo “darsi”.

Perhaps love


Leggo e scorro le pagine, penso infastidita della protagonista “Non si può essere così ingenua, sacrificare se stessa per lui”. Poi, un pensiero veloce, mi blocca.
Ho appreso che quando una cosa ti crea un forte disagio o un’antipatia, semplicemente stai vedendo una parte di te che non accetti, riflessa, nell’altro. Noi vediamo solo ciò che conosciamo e conosciamo solo quello che, in qualche modo, fa parte di noi.

Perché in fondo io lo so, ho nascosto di me, nel posto più profondo e oscuro quella me sognante e disposta a tutto per amore. Quella parte è una delle mille me.

Dovremmo far tesoro quando scopriamo una persona, un atteggiamento o, come in questo caso, o un personaggio che ci infastidisce. Ringraziarlo per avere portato alla luce una parte di noi che rifiutiamo o non accettiamo. Quindi io devo ringraziare questo romanzo, e nel farlo, dopo, ho amato e compreso Bee.

Bee mi ha rammentato quanto io sia stata capace di rinunciare a me stessa, e per questo esser quasi “evaporata”, era quello che mi dava fastidio di lei, portava in superficie quella me che ho relegato nel posto più profondo e oscuro. Bee mi ha fatto capire che vive ancora e potrebbe farlo nuovamente, se lasciata libera. E questo, contemporaneamente, mi rallegra e mi spaventa.

Bee mi ha ricordato che ho amato così in questa vita, come lei ha ama Lee Hyun-min. Ho amato un uomo così tanto da sospettare che questo amore venisse da vite precedenti e aver timore che si estenderà in quelle future.

Chi è Bee? E’ la protagonista femminile di un music romance che ho letto, Perhaps Love, in cui entrano in gioco due emisferi, quello occidentale e quello orientale, dove si incontrano l’amore e la passione, sia quella per la musica che quella che avvolge il cuore e i corpi.

drawing by Eli – IG Bathory_85

Perhaps love è il primo libro di BluBird, ed è il primo volume della Sky Serie. E’ un romanzo autoconclusivo, non si rimane in fremente attesa del finale, cosa che io amo, detesto aspettare.
Nei successivi quattro volumi si scopriranno man mano gli altri personaggi conosciuti nel primo volume. Io son curiosa, avendo già cominciato ad amarli in questo.

L’ho letto in brevissimo tempo, nonostante in questo periodo non abbia avuto molto spazio per la lettura. Parla della Corea, del dietro le quinte di una kpop, parla di una parte di me, ma credo di molte, che nonostante tutto credono nell’amore.

E’ la storia di due ragazzi, di una notte e di un incontro casuale.
Lei inglese, con dna per metà italiano e una vita non proprio semplice che l’ha resa “una tipa tosta”.
Lui coreano, idol, membro di una famosa band kpop in trasferta nel Regno Unito, che fugge per qualche ora.
Scatta qualcosa, in quella notte, dove si incrociano per un attimo, non sapendo nulla uno dell’altro. Ma il destino non regala loro tempo.

La storia prosegue e si trasferisce in Corea mesi dopo. Qui si intrecciano i destini dei due ragazzi, l’amore e la passione scoppia, ma la possibilità di viverli è costellata da impedimenti esterni che mettono a dura prova. Del resto come scrisse Gibran:
“Come covoni di grano vi raccoglie in sé.
Vi batte finché non sarete spogli.
Vi setaccia per liberarvi dai gusci.
Vi macina per farvi neve.
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.

E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.
Tutto questo compie in voi l’amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.”

A chi consiglio questo libro? A chi ama il genere, a chi vuole una lettura che scorra veloce e piacevole, a chi vuole che l’estate sia un pò più calda anche nella lettura, e a chi vuole leggere un libro leggero ma appassionato, a chi vuole farsi trasportare in una favola moderna.

Se poi volete ascoltare la musica di questo music romance, quelle che scorrono in sottofondo alle parole scritte, potete farlo qui, cliccando qua sotto sul nome:

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SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: PERHAPS LOVE
Autore: Bluebird
Data di pubblicazione: 30 dicembre 2020
Editore: Self publishing
Genere: Music romance
Perhaps love è un romanzo autoconclusivo ed è il primo volume, di cinque, della Sky Series.

Disponibile su Amazon in versione digitale e cartacea.
Digitale: 353 pagine, 1,99 Euro – Link Amazon: https://www.amazon.it/dp/B08RJ37ZX7
Cartaceo Flessibile: 351 pagine, 8,96 Euro
Cartaceo Rigido: 375 pagine, 15,60 Euro
E’ incluso nell’abbonamento Kindle Unlimited

AUDITORY HALLUCINATION


Ci sono musiche che accompagnano i kdrama, spesso sono solo musiche di sottofondo. Una volta finito il drama non te le ricordi più. Alcune invece sono musiche che vivono di vita propria, sia per le parole che per le note e l’interpreazione.

Questa è una di quelle, l’OST di “Kill me, Heal me”: Auditory Hallucination – Jang Jae In feat NaShow.

Dentro di me ci sono così tante cose non svelate
Che mi hanno fatto cambiare così tanto
Mi hanno forzato a dormire, mi hanno legato mani e piedi
Mi hanno intrappolato in una stanza buia
I pezzi di un tempo perduto
I ricordi di un amore dimenticato
Sono stati eliminati e gettati via

Ne rimane solo la buccia
Senza sapere nulla, ho urlato
È il mio unico ricordo
Il mio cuore che era freddo quanto il ghiaccio
Sarà dimenticato dopo aver dormito
Voglio scappare da questo dolore che mi lega
Che qualcuno mi salvi
Da questa anima fatta di cicatrici

La profonda notte oscura
È piena di te, che non ti decidi ad andartene
Mi svegli dal mio sonno
Baciandomi nuovamente

La tua voce che aveva sussurrato un ti amo
La tua voce giunge alle mie orecchie quotidianamente
Dove sei?

Sei nascosta in un luogo dove io non posso vederti
Il dolore che accetti
Ogni volta che sono arrabbiato
Inseguirò i ricordi perduti nei sogni più profondi
Voglio trovare il vero me, ma le cicatrici nel mio cuore sono troppo grandi
Cerco di occultarle, ma loro si nascondo nel mio cuore e mi svegliano
Ti ho incontrata nel luogo opposto ai brutti ricordi
Tu ti prendesti cura di me e del mio senso di vuoto, aiutandomi a non sprofondare
Sto provando a non lasciar andare le tue mani
Sto cercando di eliminare gli incubi
Ci sto provando così tanto, in questo luogo dove mi sono intrappolato

Voglio penetrare le tenebre e trovarti
Sebbene non possa toccarti o essere abbracciata da te
Ciò che mi controlla non è la mia anima

Ciò che mi sta guarendo non è una potente medicina, ma l’amore
Una voce mi risveglia dal mio stato di confusione
Dopo avermi avvolto e baciato, scompare senza che possa più vederlo

La profonda notte oscura
È piena di te, che non ti decidi ad andartene
Mi svegli dal mio sonno
Baciandomi nuovamente

La tua voce che aveva sussurrato un ti amo
La tua voce giunge alle mie orecchie quotidianamente
Dove sei?

Nell’immenso cielo notturno
Ti vedo ritornare
Aiutandomi a scappare dai giorni estenuanti
Rendendoli semplici ricordi

“Mi dispiace”, dico mentre ti stringo a me
Non andartene lontano, ti chiamo
Nella tristezza che mi rende cieca
Le lacrime scorrono nuovamente

METTI DEI MUSE A CENA


Un sacco di prime volte ieri.
Prima volta che vado ad Assago.
Prima volta che vado al forum di Assago.
Prima volta che esco con Syl.

Un sacco di seconde volte ieri.
Seconda volta che vado a un concerto dei Muse.
Seconda volta che mi domando perchè fanno posti con una capienza di 12700 anime e 2 bagni 2 in croce .
Seconda volta che bevo una birra rossa trappista, adoro le rosse (Dite che son di parte?).

E in mezzo a tutti questi primo e secondo c’è stato uno spettacolo bellissimo, musica formato pelle d’oca, mani che a furia di battere dolgono, piedi e gambe che non riescono a star ferme.

E in mezzo a tutti questi secondo e primo c’è stata una prima cena fatta di m&m’s, acqua e birra, una seconda cena notturna fatta di panini, piadine, birra e parole.

E in mezzo, sopra, sotto (che sembra quasi una cosa porno) le parole, le mie (tante quanto parlo eh!?) e le sue. Il mio dire “Guarda ti dico subito tutte (quasi… perchè diciamolo ci si può nascondere nel silenzio o nel rumore) le cose brutte di me”. In questo modo una persona o mi ama o mi odia.

Ma diciamolo, puoi non adorarmi?

Io un pochino ti ho adorato nell’esser vero in quello che hai mostrato.

E in mezzo, sopra, sotto, a destra, a sinistra, un pò più in fondo dopo la rotonda, poi a destra prosegui dritto, al semaforo a sinistra, insomma ovunque, loro… i miei tre fidanzati
Muse

SOTTOPELLE


Sarà che tanti pensano a me come rigida e intransigente, sarà che chi lo fa non mi vede, ma questo non è un mio problema.

Sarà che non sopporto i bugiardi, i manipolatori, gli approfittatori, i viscidi, gli arroganti, i falsi e gli opportunisti, anche quando gli voglio bene.

Sarà che spesso mi trovo a leggere quello che ho scritto un minuto prima e mi domando “ma davvero ho scritto questo”, quasi avessi avuto un black out e un’altra anima avesse preso le mie mani per scrivere.

Sarà l’aver sentito quella canzone passar per radio, a ricordarmi di cosa sono stata capace, di cosa sono capace.

Sarà questo vento, che amo profondamente, anche se secca la pelle, rende i capelli un groviglio di nodi e mi scompiglia le emozioni.

Ecco saranno tutte queste cose, e anche altre, che si nascondono timorose come scarafaggi sorpresi dalla luce improvvisa, ma oggi la sento lì sotto pelle strisciante e pronta all’attacco. La rabbia.

La mia rabbia, tela antica e distrutta di ragno, non è più letale ma è ancora lì a memoria di cosa fu. Mi ricorda parti di me usate, consumate e frustate. Parti uccise, schiavizzate e torturate. Atti di vandalismo e bullismo al cuore, fatti negli anni da fanti di picche, da regine di quadri, che si credevano re e regine di cuori, per detener un potere che non gli apparterrà mai.

Inspiro lentamente e ancor più lentamente espiro. Fa che nessuno mi sfiori oggi, perché la rabbia è la sotto, pronta a saltare alla gola e a recidere la giugulare.