HO IMPARATO


Sto imparando a tacere (bugia)
Sto imparando a contenermi (bugia)
Sto imparando a vivere (verità)

E non sempre mi riesce bene. A volte cado e mi sbuccio le ginocchia. Ma a volte mi riesce proprio bene, come mangiar caldarroste, una sera fredda d’inverno, davanti al camino con un bicchiere di vino rosso accanto e voci amiche che riscaldano il cuore.

Nel frattempo ho imparato a buttar fuori ciò che invece porta freddo, scuro, cupo. E da ciò ho appreso a diffidare di chi mi cerca solo nel momento del bisogno, da chi mi loda e m’imbroda, da chi mi esalta per comprarmi, dalle persone grette, da quelle false e da quelle che si piangono sempre addosso mentre fanno piangere gli altri, dagli scontenti e dagli imbronciati che aveva ragione mia zia a dir “dare a chi ride togliere a chi piange”.

Ho imparato a buttar fuori dalla mia vita tutto ciò, staccandomi da loro, come un vecchio petalo da un fiore.

E ho imparato che quando pensi di aver imparato, ti scopri solo a un nuovo punto di partenza.

Ma va bene così, perché ho imparato che i miei nuovi punti di partenza, son persone, anime come me fallaci, a volte un pò ingenue ma pulite. Se il mondo fosse pieno di loro sarebbe un posto migliore.

Io mi tengo il calore, i sorrisi, le persone vere e il cuore pulito il più possibile.

Photo by David Talley

L’ESATTO MOMENTO


Quell’esatto momento in cui ti rendi conto che non potrai mai più bere uno Sbagliato in vita tua.
Sadness

Mai più Sbagliati, mai più Negroni, mai più Negrosky.

Perché tu sei vegetariana, è uno degli ingredienti dello Sbagliato è il campari rosso e il colore rosso del campari è dato da un animaletto che vive sulle pale del fico d’india. Si chiama Carminio di Cocciniglia.

E’ quell’esatto momento in cui ti rende conto che ti dovrai sacrificare a bere mojito tutta la vita, anche d’inverno.

MEMENTO


Ho un problema.
Io non dimentico mai.
Se lo faccio, è solo perché l’allocazione di quel ricordo è stata bruciata, dagli anni che passano o da un mojito di troppo.

In caso contrario io mi ricordo di te.
Di te che mi hai fatto una carezza. Di te che mi hai preso per il culo. Di te che mi hai regalato un sorriso. Di te che mi hai ferito. Di te che hai condiviso l’anima con me e di te che l’anima hai cercato di strapparmela.

I ricordi belli son sempre con me, come piccoli soprammobili a vista in una casa. Volgi lo sguardo, vedi quell’oggetto che ti piace tanto, ti rallegra il cuore e sorridi. Ecco quelli son i ricordi e le persone belle della mia vita.

I ricordi brutti, li ricordo, nel tempo, senza portar rancore. Ho imparato che è un sentimento da sciogliere come ghiaccio in estate a mezzogiorno.
Il rancore, come la rabbia e l’invidia, consuma chi lo prova.
Quindi ricordo senza rancore.

Piego e liscio il ricordo in piccole parti. Lo metto in fondo al cassetto. Non mi serve. Ma non dimentico e quando serve, riapro il cassetto, apro con cura il ricordo piegato e t’inchiodo alle tue bugie. Quelle in cui ti specchi.
Mirror

AVETE UN POTERE IMMENSO


Alle spalle un fine settimana, uno di quelli che piacciono a me. Quelli in cui le situazioni terrene passano in secondo piano, quelli in cui mi sembra di aver guadagnato un micromillimetro verso la conoscenza.

Momenti in cui imparo un pò più di rispetto per me e un pò più di tolleranza per gli altri (a). Dove apprendo la determinazione e l’amar il mio essere e il rispetto per l’esser altrui, senza l’obbligo di accettarlo.

Se non mi capite, abbiate pazienza, a volte non mi capisco neppure io. Non sempre riesco a trasmettere agli altri quando invece accade che capisca sfumature di questo mio viver. Volevo solo fissare questo attimo per me. Per ricordarmi nel tempo che seguire il proprio sentiero è l’unico modo per vivere bene. Tutto il resto viene da se.

E chiudo queste mie piccole parole con parole non mie ma di Progenie:

“Per questo, fatemi un favore: vivete al meglio, siate esemplari forgiando l’esempio che vorreste seguire. Avete un potere immenso”.

Sentieri

(a) ho detto un pò… con alcune di tipologie di persone non mi basterà questa vita per esser tollerante con loro. Il principio della fanculizzazione con loro è sempre vivo, intenso, presente e valido.

CONFIDIAMO NEL TEMPO


Per una beffarda Legge di Mhurpy, proprio in questi giorni che sono a tolleranza zero, il mondo intorno vuole interagire con me.

Per evitare danni, tendo a isolarmi anche se fisicamente presente, alle parole e ai solleciti esterni. Sorge il problema che sono una bestia sociale(1), come tale mi conoscono, e si aspettano un comportamento da animale sociale, interagendo con me.

Quindi evitare danni credo non mi riesca bene, anche perché dico che vorrei evitarli, ma in realtà non faccio niente per evitarli, perché essendo a tolleranza zero, penso che siano i danni che debbano evitare me.

Mi infiammo e ardo al minimo tocco. A volte riesco a salvare solo le “mie persone”(2) da queste fiamme. A volte.

Quindi mi ripropongo di tacere e osservare. Nel silenzio vedo oltre, anche cose che non vorrei, anche cose che non vorreste.

Nel mentre scrivo questo post, a conferma della Legge di Mhurpy, un mio amico (che ringrazio) mi scrive in privato e mi manda un link in cui il “mio” presidente di provincia, di fronte al problema “di più scuole senza riscaldamento” (alcune avranno tale problema fino a metà novembre), alla fine esordisce con un “Confidiamo nel tempo…”.

Io per loro confiderei in altro.

Gustavo Dore

Dio della pazienza in combutta con il dio che ride, oggi per favore, smettete di giocare con me.

(1) Sono un ossimoro vivente. Sono una bestia sociale anacoretica.
(2) compresi i miei amori pelosi

VERGINI DI NORIMBERGA


Ci son periodi in cui il mondo ti assedia così tanto da sentirti ricoperto dal collo ai piedi di cuoio bagnato, mentre secca sotto il sole. Man mano che asciuga si restringe sul corpo sino a soffocarti.

Ti escono parole non perché tu le abbia cercate, ma solo perché non avendo spazio all’interno, cercano una via di fuga verso l’esterno e nel farlo si scompongono disorganizzate alla ricerca della gola.

La pressione sale a una tale intensità che ti ritrovi un grumo alla bocca dello stomaco, ti rendi conto solo dopo, che è la memoria di lacrime che ormai non hai più.

Vergini di Norimberga ti cingono nel loro abbraccio, volendoti farti credere che quello sia l’unico abbraccio d’amore a te riservato.

Inspiri a lungo e lentamente.
Espiri forte e piano.

Smetterà di piovere.
Photo by Barbara Florczyk

WATER WORLD


Ci son sogni così densi che al risveglio rimangono incollati alle dita come miele, a ricordar un dolce mai esistito.
Photo by Diamanta

Abbiamo parlato d’amore in mondi diversi, separati dall’acqua densa, vedersi e non sentirsi.

Ad ogni mio tentativo di dirti ti amo, l’acqua precipita in bocca e mi gonfia il cuore.

Non mi rimane che il silenzio e l’attesa.

CONCEPIRE


Io davvero vorrei capirvi.

Photo by Vincent Bourilhon

Siete sotto testosterone continuo?
E’ la vostra vita vuota e ripetitiva che vi fa cercare, protetti da un monitor, “brividi adrenalinici”? Questo nonostante, nove volte su dieci, siete sposati, conviventi e/o fidanzati?
Oppure questa è una mancanza psicologica, non vi sentite maschi? La giungla d’asfalto, non vi fa più percepire di esser tali? Credete che per esser uomo la caccia sia quella d’annoverare prede sessuali nella rete, senza il rischio del vaffanculo diretto?

Non sto scrivendo da incazzata, davvero, scrivo da incredula, vorrei solo capire fino a che punto in un uomo il testosterone spegne la sua intelligenza e la sua dignità.

Nè sto scrivendo perché mi è capitato oggi qualcosa. Certo che nella vita mi è capitato, a me come alle mie amiche, ma oggi non ne scrivo per questo.

Spesso ne parliamo tra amiche, è la cosa più brutta che viene fuori, è che gente come voi, fa a dire a noi: “Io non mi fido più degli uomini, mi schifano”.

Siamo consapevoli che non sono tutti come voi, ma è difficile per noi, capire quali sono gli uni e quali gli altri. Ci preoccupiamo per il fatto che le vostre donne non si accorgono di niente. Potrebbe capitare anche a noi.

Ecco l’esigenza di capire, per non chiuderci alla vita, all’amore, perché gente come voi oltre alla patonza ci fa chiudere anche il cuore.

Io davvero vorrei capirvi.
Io davvero vorrei capirli.

Oltre alle solite frasi fatte, ai soliti discorsi un pò ottusi di gender (che ora va tanto di moda parlare di una cosa che non esiste), discorsi che a volte ho fatto anch’io, chiedo aiuto a concepire, ma non un figlio, ma il perchè.
Chi mi da una mano a farlo?

IL PUZZLE DELL’ANIMA


Se l’anima avesse una geometria, la mia sarebbe frastagliata, da questo capirei questo mio continuo cercar di metter a posto i pezzi e non trovare mai la combinazione esatta.

Se l’anima fosse un puzzle, la mia avrebbe 1.076.820 pezzi. Scoprirei solo alla fine, non potendo completarla, che qualcuno si è portato via 12 pezzi. Per tutta la vita cercherei quei 12 pezzi.

Se l’anima fosse un fiore, la mia sarebbe una rosa, non per la bellezza, ma per le spine che troveresti lungo il cammino per arrivare al fiore.

Se l’anima fosse un animale, la mia sarebbe un gatto, di quelli che ti fanno le fusa e si attorcigliano con fare sinuoso alla tua, per poi all’improvviso morderti, seppur con cautela.

Se l’anima fosse un’acconciatura, sarebbe una treccia, capello dopo capello s’intreccerebbe alla tua per rendere forza nella fragilità.

Non so di cosa sia fatta l’anima, dicono pesi 21 grammi, ma a volte l’ho sentita gravata da un peso di tonnellate.

Non conosco di preciso dove si sia poggiata nel mio corpo, ma spesso la sento camminare nelle sinapsi, la percepisco saltellante nel plesso solare e la intuisco mentre riposa in mezzo al seno.

Non so neppure quando è nata la mia anima, so che è antica e che questa mattina è lei che scrive al posto mio. Cerca di farsi comprendere da me, richiamando a se i pezzi non ancora trovati del puzzle.
Photo by Hossein Zare

IL FUTURO E’ OGGI


Thomas e Agata loro viaggiano, non fanno i turisti. Viaggiano. Nessun albergo prenotato, nessun ristorantino tipico. Viaggiano nel mondo. Se un posto gli piace, si fermano anche mesi, se non gli piace, vanno avanti.

Vale un giorno ha deciso. Non è stato semplice ma ha deciso, ha cominciato a viaggiare. Io non so neppure quanti paesi abbia visitato ormai e in quanti abbia vissuto. Le dico sempre che lei porta un mio pezzo del mio cuore in giro per il mondo.

Robi suona e ha portato se e la musica che amo, in giro per Gea. Ha lasciato musica e raccolto sorrisi, ha mosso energia e l’energia ha mosso le persone.

Annita, ha vissuto, in Spagna, in Inghilterra, a Berlino e ora è volata in California. Attraverso le sue foto e le sue parole vivo un presente che mi sarebbe piaciuto avere.

Loro son pezzi della mia tribe. Guardo loro e me lo domando: “Dio la mia anima è così, perché mi hai dato una mente così poco coraggiosa per seguirla?

So che mi hanno ancorato le mie insicurezze giovanili trascinate anche quando la parola “giovane” fa sorridere benevolmente. So che le mie catene hanno il nome di “bisogno di certezze e sicurezze”, quando in questo mondo non esiste nulla di certo e sicuro.
La mia anima non ha mai chiesto certezze e sicurezze ma solo di volare.

Scrivo nel blog anche per questo credo, rinchiusa tra doveri, ufficio, responsabilità, attraverso le parole scritte, attraverso questo piccolo spazio nella rete, metto ali alla mia anima, così che almeno lei possa viaggiare. Lei lo fa, e vede mondi diversi, non rimane prigioniera di quello che la mia mente ha costruito.
E’ stata la mia anima a salvare la mia mente nei momenti bui, mai viceversa.

Tutto questo solo per dire, andate avanti, non credere a chi butta sabbia cui vostri sogni che hanno cominciato ad ardere, credete a voi e solo a voi. Qualche sogno si frantumerà, qualcuno non vedrà mai la luce, ma qualcuno sarà il motivo per cui sorriderete tutte le mattine.

Non credete mai a chi vi dice “non riuscirai”, anzi cominciate ad evitarle come la peste nera, perché in fondo la peste nera la portano. Portano l’embrione della rassegnazione e del fallimento.

Se credete a chi vi dice che non c’è la farete, non c’è la farete sicuramente. Il contrario non assicura la possibilità certa, la possibilità è l’inizio del farcela.

Non credete a chi vi dice “ma ieri”, ieri son le radici sepolte nella terra.
Non credete a chi vi rimanda al futuro, perché il futuro è oggi.

Son comparsa tanti anni fa su questa terra, da allora, a modo mio, anche fallendo, ho fatto di tutto per non esser “comparsa” nella vita. Non faccio tappezzeria ai bordi nella vita, anche se non sono al centro assoluto del palcoscenico, non importa. Dalla tappezzeria mi son scollata.

Io son quella che balla se osservi il palcoscenico della vita.
Photo by Gabor Csorgo