Scrivo poco nel blog perché ho tanto da dire. Ossimoro veritiero.
Parole che sfrecciano nella mente ed emozioni che navigano placidamente.
Pensieri che in fila si accalcano per uscire dalle dita e facendolo ingolfano l’uscita.
Il cuore trabocca, tento inutilmente di sorvegliarlo, mentre cerco un contenitore in cui versare.
Silenzi rumorosi mi assordano l’anima.
Mi manca il tempo manca per scrivere delle mie parole, delle emozioni, dei pensieri e di questo cuore che ogni volta pensa di non farcela più e ogni volta risorge.
Viviamo in una società cibocentrica, cercano di portarci alla dipendenza psicologica e non, del cibo e dei suoi dintorni. Perché lo dico? Perché, riassumendo in breve, ho osservato che:
– i programmi televisivi incentrati sul cibo sono tantissimi. Masterchef, cuochi e fiamme, cucine da incubo, la prova del cuoco, cotto e mangiato, unti e bisunti, man Vs food, il re delle torte, solo per citarne alcuni. Senza contare le varie stars food tipo Nigella e Parodi;
– dribbliamo continuamente tra le pubblicità di cibi pronti in trenta secondi, di dolci e di spuntini spezza fame, tra i sughi casalinghi della nonna fatti industrialmente, tra cibo plastica che ormai devi solo mettere in forno per essere una cuoca perfetta, tra polli e carni in offerta (ma non ti dicono come li allevano, o che sono bombardati da antibiotici, altrimenti dovrebbero spiegarti il perché. Dire come sono i luoghi di allevamento e le loro condizioni non umane, questo tralasciando il senso etico di trattare gli animali in tal modo);
– dopo aver dribblato tra le pubblicità dei cibi di cui sopra, facciamo un’altra gimcana tra una marea di prodotti per i bruciori di stomaco e la digestione (come dimenticare le pubblicità, tra le tante, del cinghiale sullo stomaco o i pompieri bianco latte che scivolano nel tubo digerente), del resto con i cibi di cui sopra come potrebbe essere diversamente?
– dopo il dribblar tra la pubblicità del cibo e la gimcana degli antiacidi, piombiamo nella pubblicità con i vari prodotti per dimagrire, per perdere peso, per non assimilare grassi, zuccheri, (pure l’intelligenza secondo me non fa più assimilare) bruciarli, tartassarli o che cazzo ne so.
Insomma… ti promuovo il cibo, poi l’antiacido e poi il prodotto dimagrante, per poi ricominciar tutto da capo, il tutto nello stesso spazio pubblicitario.
Ed ecco a voi la società cibocentrica. Ed io, essendo figlia di questa società, ne sono stata condizionata e lo sono tuttora in parte.
Ecco tutto questo bailamme è nato perché volevo scrivere un post sul fatto che stavo entrando in punta di piedi, con molta curiosità e voglia di sperimentare, nella macrobiotica. Volevo sapere se tra voi c’è qualcuno che ha conoscenza, o come me sta per iniziare questo percorso che non parla solo di cibo, ma è molto più ampio.
Come sempre volevo scrivere di A e mi trovo a parlare di D. Per questo, non volendo ho fatto un giro dell’oca sulla cibocentricità per chiedere se qualcuno conosce bene la macrobiotica e ha voglia di passarmi un pò di conoscenza. Grazie.
Nel frattempo io mi coccolo con lo sguardo il mio acquisto di sabato.
Suribachi e Surikogi made in Japan Gomasio fresco in arrivo
Ci son giorni in cui percepisci il mondo come un’estensione di te. Sai perfettamente dove termini e dove inizia il resto, ma in qualche modo sei collegata.
Questi giorni ti portano a capire e ti conducono a certe notti in cui i sogni son particolari, le sensazioni son diverse e tu sai che non è proprio un sogno. Stai bene, sei avvolta, qualcuno comunica per aiutarti e tu assorbi come carta assorbente per comprendere.
In qualche modo tu sai, che quella sensazione è reale. Al risveglio porti con te un ricordo, un insegnamento, che cerchi di memorizzare continuamente altrimenti man mano che la luce splende, si scioglierà come neve al sole. E rammenti che ti sei detta la parola da ricordare.
Ecco, la mia parola da ricordare di questa notte è distacco. Non freddezza, separazione o lontananza, ma solo il distacco per “vedere” mentre partecipi alla vita, per essere obiettivi e veri. Quel distacco che ti serve per non perderti ancora o farti rubare mentre vivi.
Che io sia una gattara è risaputo. Forse per questo che trovo il Lykoi irresistibile, e il suo sembrare un mini lupo mannaro me lo rende anche ancor di più affascinante.
Nato da una mutazione genetica spontanea, in seguito sviluppata dagli allevatori, il miciolotto non ha peli attorno a occhi, naso, orecchie e muso. Questo lo fa assomigliare a Wolverine.
I Lykoi sono sani, l’unico problema genetico è legata al fatto che nei loro follicoli mancano i componenti necessari per creare il pelo. Tra l’altro pare che anche il carattere differisca dai felini, facendolo assomigliare molto a quello dei cani.
Che dite?! Che ho il gusto dell’orrido?
Uhmm… forse, si, in effetti se ci penso quando ho guardato il film della Disney “La bella e la bestia”, nel momento in cui la bestia si trasforma in uomo pheego e bello, io penso: “Nuoooooooooooo ridatemi la bestia, io amo la bestia non questo damerino”. Di conseguenza se siete un uomo e vi dico, o vi ho detto, che mi piacete… ponetevi delle domande…
Sono propositiva. Ecco il barbatrucco. Energia, sorrisi, persone nuove e belle che arrivano, persone “vecchie” che tornano. Il trucco è tutto lì, mentalmente sono propositiva e muovo energia. Dapprima con (molta) fatica e infine inconsapevolmente. Tutto ciò ha attirato, sta attirando, di preciso non so cosa, ma so che mi piace.
Certo avessi qualche soldo in più, riuscirei ad ancor meglio in questa mia propositività, ma va bene così, a volte le difficoltà fanno emergere la vena (varicosa) artistica e il sapersi arrangiare (italianità nel dna), mix perfetto che crea situazioni ricche di emozioni e intensità.
Ora sappiate che, un pò sul culo a scrivere così mi sto da sola, mi paio un agente patogeno che vuol far diventare diabetico il mondo, ma che posso farci se mi escono sorrisi e trasbordo un pò di melassa? Niente, vi tocca sopportarmi, non è che dura così per sempre! Potrei anche peggiorare.
PS: ehi tu lassù, si si Dio, parlo con te! A proposito di soldi, comunque se ti avanzano e non sai dove metterli, non è che mi fanno schifo, mandameli pure!
La riconosco. E’ nell’aria. Energia o Magia, chiamatela come preferite.
Ci son attimi, momenti in cui l’aria ne è impregnata, l’avverto intorno, mi avvolge come uno scialle e penetra in me quasi fossi un terreno e lei acqua.
Non magia per me, non qualcosa che viene per me. Attorno, invisibile, ma c’è.
E’ come la brezza, la senti sulla pelle, l’avverti nelle orecchie, l’assaggi con la punta della lingua. Ma la brezza non è lì per te.
A volte avverto energie così, attimi, bolle. Mi fanno stare bene. A volte sorrido e a volte mi mettono quella punta di malinconia che non uccide, ma amplia la percezione. Come se tutta la conoscenza fosse lì a portata di mano. Ti allunghi per prenderla ma per quanto ti sforzi manca sempre un millimetro. Non ci riesci ma pensi la prossima ci riuscirò.
Socchiudo gli occhi. Assaggio con la punta della lingua.
Ho poco tempo e sarò breve. Scrivo perché non posso contenere il piacere di avervi conosciuto dal “vero”, scrivo per ringraziare il cielo, il periodo, il momento, il mondo, di esser stata con voi sabato a Bologna. Si lo so, paio un pò zuccherosa, al limite del diabete, ma oggi va così.
Conoscere le persone non è facile, conoscerle davvero in rete ancora meno, non sai mai chi aspettarti. Infatti, anche con voi, la sorpresa c’è stata. Siete diversi (un pò) dall’immagine data dalle parole del vostro blog, siete decisamente meglio. Le parole che usate per dipingervi in rete non rendono tutto ciò siete: veri, ironici, intensi, sorridenti e ricchi di calore.
Ok ok anche le mie son parole di blog e di conseguenza non rendono. Chi c’è stato sa cosa intendo, chi non c’è stato potrà la prossima volta che organizzeremo, perché lo faremo!
Sappiate che già mi mancate. VI LOVVO.
Tranquilli non parlerò di pane. Non userò neppure tante parole. Questo è un passaggio veloce. Ho solo voglia di dirlo, scriverlo, fissarlo. E’ qualche giorno che perdura, non è una falena notturna. Lo percepisco, è ancora piccolo e delicato, è solo un germoglio, ma è vivo, è lì. Magari cresce, magari muore ma è lì e questa foto oggi me lo ha strappato in parole.
Questo mi sento dentro e vorrei fuori. Rosso succoso, verde freschezza, primavera tiepida, amore e due pizzichi di fortuna.
Io non so che mi riserva il futuro, ma dopo tanto non vedo più solo nero.
Nell’ultima settimana mi è esplosa la passione del fare il pane in casa. Quello vero vero, quello con la pasta madre. Non so quando durerà questa passione, ma in questo momento per me far il pane è fonte di piacere, impastarlo, cuocerlo e infine mangiarlo. Inoltre, il pane mi fa pensare, e a suo modo mi parla. (del resto quando son predisposta, tutto mi parla e mi fa pensare)
Cosa mi ha detto il pane questa domenica?
Fatto veloce e breve: nel mentre cerco di far il pane, Moka e Athena (due dei miei cinque gatti) cercano di darmi una zampa a farlo. Accade così che per tener lontani loro faccio le cose di fretta e… sbaglio totalmente il tipo di farina, la grammatura dell’acqua per la farina, conseguentemente devo aggiungere più farina e la pasta madre non è sufficiente. Insomma un disastro. Sto per disperarmi quando mi dico: “Ma provaci, che ti costa, ormai sei qua, impasta, butta dentro energia, male che vada butti via tutto, magari invece viene decente”. E così impasto e impasto, metto energia, giro e rigiro la pagnotta, nel mentre penso e ripenso che bisogna provare.
Risultato? Questo:
Il pane sbagliato, che più giusto di così non si può
Dei quattro pani che ho fatto in tre giorni (ve l’ho appena detto che mi è presa la passione), questo è in assoluto il più buono, fragrante, meglio lievitato e bello. Insomma il migliore
Cosa mi ha detto il mio pane? Mi ha ricordato di non arrendersi mai, perché nel momento esatto in cui ci arrendiamo, quello il momento esatto in cui avveriamo la profezia negativa di un sogno, di un progetto o di un’idea. Provarci non vuol dire riuscirci, ma rinunciare vuol dire fallire a priori.
Chissà la prossima volta che impasto che mi dirà?
Il pezzetto che manca è stato il primo boccone che ho mangiato del MIO pane. Pane da me impastato, strapazzato, coccolato, accudito e infine assaggiato.
Cotto stanotte, tagliato a mezzogiorno pensando solo un pezzetto (quello che manca nella foto), un quarto d’ora dopo ne avevo fatto fuori un quarto.
Dopodiché ne ho tagliati altri due quarti li ho divisi a metà, li ho messi con cura in un paio di sacchettini e li ho portati in ufficio. Dal mio ingresso in ufficio allo spazzolamento dei due quarti, circa 9,36 minuti.
Ciò mi piace, non solo perché è il MIO pane, fatto con le mie mani e la mia energia, ma perché mi piace condividere. E mi piace farlo dando e ricevendo.
Uno degli spazzolatori è un mio boss, che ultimamente mi ha dato delle uova di oca, delle sue oche. Un giorno arriva in ufficio, le pulisce, le lava e con gentilezza mi chiede se le voglio. Nello stesso tempo, mi spiegava come e perché delle sue oche, che ocheggiavano libere per i prati e deponevano uova a caso in giro.
Ecco cosa mi piace della condivisione, una settimana fa tu hai regalato a me gentilezza e uova, e una settimana dopo io dono a te pane e gentilezza.
La vita dovrei imparare a prenderla sempre così, mangiando pane e gentilezza.