La verità è che non ero ancora pronta a diventar grande. Ma lo sono diventata lo stesso, non ho avuto alternative, come nessuno, o lo diventi o muori.
Il problema e che non lo sono diventata del tutto.

Ci son dei giorni come oggi, che non cè la fai ad esserlo, o meglio sei grande fuori, ma dentro.. dentro che cosa sei?
Guardi fuori dalla finestra e ti perdi nel grigio e non capisci se il grigio e fuori ed entra in te o quel grigio è in te e si espande intorno.
E’ un grigio chiaro che si sposa con il rosa, ci ti accoccoli in quel rosa e ti fai domande di cui sai già non sai le risposte. Son le domande che ti facevi quando ancora credevi, son rimaste lì nell’aria come falene impazzite vicino al un lampione.
Sospiri forte e pensi che non eri male allora. E rammenti che te lo dicevano: “Non sei male, sei tenera, sei buona”.
Tu pensavi parlassero della tua anima e loro pensavano a mangiarti.
ELOGIO ALLA PAROLACCIA
La verità e che vorrei essere migliore di quello che sono. E ci provo, giuro, ma poi cado e quell’emozione che tanto cerco di tenere a bada salta fuori e mi prende in giro, saltellandomi e facendomi girotondo intorno come una bimba dispettosa cantilenando “gnegnegnegne”.
Mannaggia mannaggia e comincio un mantra per salvarmi. Sii brava! Sii solare! Sii pulita! Sii dolce! Sii comprensiva! Sii sto cazzo risponde una vocina di sottofondo.
Niente da fare, oggi va così, oggi son donna di infima qualità, quella dei vaffanculo e del dito mediamo alzato. Son quella che se mi spintoni, ti massacro di botte, perché ci son anche gli interessi che ti devo rendere. Son quella che non me ne frega una beata minchia dei tuoi problemi perché ho già i miei, anzi se vuoi te li regalo.

Oggi son quella che le parolacce son armoniose da dire, da scrivere e da leggere. Hanno qualcosa di mistico, di catartico.
Ascolto la mia voce che lentamente dice “fanculo” e mi scopro a pensare che è poco, e così da solo non suona bene che gli manca uno o più aggettivi. Stronzo? Stronza? Pezzo di merda? ahhh tutto piacere per le mie orecchie sentirmelo dire, e anzi dovrei inventar nuovi aggettivi da regalare ai posteri.
Oggi non parlo d’amore e di comprensione perché chi se l’incula quella roba lì!? Oggi amo la parolaccie, quelle grevi e pesanti, quelle che le orecchie sussultano a sentire.
Ti amo parolaccia sei come il primo vagito di un bimbo, il respirare profondo uscendo da un’immersione, l’ansimare di un amante nell’affondo.
Ti amo parolaccia, sei meglio di uno psicologo, più efficace di un clistere, liberi l’anima del greve peso oscuro e innalzi il cuore alla verità.
Ti amo parolaccia butti fuori il peggio di me per lasciare pulizia e spazio al meglio di me.
VIAGGI

Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.
Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.
Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.
Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei. O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.
Di li a poco avrei intrapreso un viaggio di distacco che non avrei voluto fare. Un viaggio per “salvarmi” da un amore cannibale del quale rimangono solo cicatrici e la perdita di parti di me. Ma allora avevo la certezza che davanti a me la strada era il futuro. Oggi…. oggi non ho più una cotoletta alla bolognese bisunta che mi riporta a questo mondo, ma a questo mondo ci sto fin troppo, non volo più e non sogno più.
Il viaggio non mi spaventa più, ma non lo vedo e non vedo neppure la strada. A volte camminare così è difficile, poi penso smettila “oggi è un giorno in cui ti prendi troppo sul serio” e non so come, ma continuo a viaggiare.
SOGNI VAMPIRI E ISOLE GALLEGGIANTI
Poi ti rendi conto che è solo colpa tua. Tua e dei tuoi bisogni.
Tu hai bisogno di una “famiglia”, tu hai bisogno di certezze emotive, tu hai bisogno di calore, di amore, di sorelle e fratelli, quelli che non hai mai avuto.
E’ accaduto così. Te le sei create, le hai nutrite della tua stessa energia, le hai fatte nascere, le hai cresciute per averle con te, perché ti avvolgessero e dessero sicurezza. Non ti sei resa conto che la loro esistenza era legata al tuo crederci; esistevano solo perché tu pensavi esistessero e davi parti di te per tenerle in vita.
Quando hai tu hai smesso di crederci, si sono dissolte come bolle. Così hai scoperto che non tutti i sogni sono uguali, ci son sogni che si nutrono di te come vampiri. Rammentalo per il futuro.
Sarà per questo che hai smesso di desiderare qualsiasi cosa. Ciò che non vuoi, ciò che non desideri non ti può deludere e ferire.
Siamo isole galleggianti, ci illudiamo di trovare un luogo in cui attraccare, ma la verità e che solo le più fortunate intrecciano le loro radici tra loro e continuano a vagare in questo mare chiamato vita.

SPECCHIO RIFLESSO
Mi hanno dato in ordine sparso e non cronologico della comunista, fascista, irrazionale, logica, romantica, cinica, dura, tenera, puritana, lassista, integralista e così via.
Ed ogni volta mi dicevo: “Ommidio, e se hanno ragione!?” e partiva un esame di conoscenza, una scansione delle mie azioni e pensieri che neppure un programma di high tech! Che sono una cattocomunista? Sono una irrazionalbigotta? O una romanticinica?
A fine scansione facevo il defrag e il risultato era sempre lo stesso, non ero nulla di quello che di cui mi accusavano.
Ma andava avanti così e i comunisti mi accusavano di essere fascista e i fascisti di essere comunista. Non ripetevo il tuo pensiero e venivo additata quale irrazionale, non consideravo le tue emozioni e diventavo cinica.
Potevo forse essere tutte quelle cose? Poi ho capito. Io ero la costante, la variabile erano i miei interlocutori e i loro modi di vedere. Se la pensavo come “loro” diventavo intelligente, se la pensavo in maniera diversa ero stupida. Se sentivo le loro emozioni ero sensibile, se non le percepivo ero vuota.
Era lì sotto gli occhi, mannaggia, anni e anni a scansionarmi, delle seghe mentali pazzesche, una vita a domandarmi son giusta, son sbagliata?
Ma non ero io, l’aggettivo che mi veniva rivolto non ero io, erano loro.
Vedevano in me come in uno specchio riflesso le loro parti che tenevano celate. Sia che fossero belle o brutte, in me vedevano loro.

Ragazzi che fatica crescere a volte.
RUGGITI D’AMORE
Mi sveglio perché sento un leggerissimo peso sulla gamba, mi alzo solo con il busto, so già che si tratta di Loki il gattone beige. La luce della luna che attraversa la finestra me lo fa vedere, lo accarezzo.
Noto accanto a lui la piccola e leggera Atena, la mano passa su di lei che incomincia a far le fusa. A pochi centimetri ancor più piccola e leggera Smilla, mi allungo a lei, si stiracchia e comincia a fuseggiare insieme ad Atena.
Tutto quel “rumore” nella notte silenziosa attira Moka il fratellino nero. La sagoma silenziosa salta leggera sul letto, arriva si piazza in mezzo a quella coccola rumorosa e inizia a far parte del coro.
Diana la cagnolina, alla mia destra, sospira attirando la mia attenzione quale preghiera di una carezza anche per lei.
Mi domando dove sia Micio, forse con Progenie e VB che dormono nell’altra stanza.
Seduta al centro del lettone, accarezzo a semicerchio, partendo da Diana. Affondo nel mani nel pelo morbido intorno a me.
Potessi far le fusa le farei anche io. Ma in fondo le sto facendo.
L’energia ed i pensieri che mi attraversano la mente si effondono intorno a me nell’aria. I gatti percepiscono e le fusa diventano ruggiti d’amore della notte.

Li guardo attraverso la luce della luna, siamo una famiglia interrazziale la cui lingua ufficiale è l’amore.
PAP TEST DELLA PSICHE
Io lo proporrei come il controllo annuale dal dentista, come la visita periodica del pap test femminile (o al maschile la tastata alla prostata).
Ecco sì, tutti noi dovremmo fare il pap test del nostro io e del nostro inconscio. Sto parlando di un visita psicologica. Un colloquio psicologico, un controllino annuale, per osservarci, per comprenderci, per guardarci dentro e capire chi siamo, dove siamo giunti, per avere uno strumento in più nelle nostre mani, per essere sani e non solo fisicamente.

Peccato che moltissime persone alla parola psicologo abbinino la parola matto, non a posto di testa e temano un giudizio sociale nella loro mente.
Se uno va dal podologo non si vergogna, se va dal dentista per il controllo lo dice, ma alla parola psicologo si zittisce e inconsciamente pensa sia come mostrare una piaga putrescente nascosta sotto i vestiti.
Fatelo, andate a testa alta a un colloquio annuale di controllo, vi farete del bene. Mi immagino già paranoie, seghe mentali, dolori evitati e depressioni tamponate. Vedo strumenti a disposizione per mantenere in forma la psiche.
Non pensiamo solo al fisico, non rimaniamo “superficiali”, approfondiamo noi stessi e staremo bene. Ricordiamoci che il disagio di uno dei due prima si riflette sull’altro. Insomma facciamoci gli addominali dell’Io.
PS: A rileggermi mi sembro una pubblicità
PPS: No giuro, io non sono uno psicologo, non prendo percentuali da nessun psicologo e che quando sto bene vorrei che tutti stessero bene
PPPS: Ma se qualche psicologo volesse ringraziarmi offrendomi una visita annuale di controllo gratuita, ebbè sa dove trovarmi (intendo qui, non in manicomio!)
STORTA MA IN PIEDI
Guardo Progenie provare i vestiti che fino a pochissimo tempo fa indossavo io. Lo sguardo la accarezza tra orgoglio di mater e invidia benevola di donna. Sorrido.
Il tempo passa e con me è sempre stato benevolo, solo nell’ultimo periodo pare lo sia stato un pò meno. Lo dico mentendo perché so che non è colpa sua ma mia, perché per un periodo negli ultimi mesi mi ero arresa.
Io sono un esempio vivente di “ciò che è dentro è fuori“.
Oggi il tempo mi rammenta attraverso gli auguri che mi arrivano, che ci sono ancora, che si è vero son caduta più volte prima di arrivare qui, mi ricorda che potevo amarmi di più, che son stata la peggiore nemica di me stessa molte volte, ma che oggi sono ancora qui, storta ma in piedi!
E allora me lo dico: “Buon compleanno Diamanta a te e le tue millanta personalità, prima o poi quei vestiti li rimetterai ancora”.

NUGTELLA AL GUSTO MARIJUANA
Che fosse una droga io lo sapevo. Ne sono stata vittima. A cucchiaiate affondavo nella cremosità e portavo alle labbra. E ora quando pensavo di essere forte e di non cadere più nelle tentazioni cremose, scopro che il tunnel si spalanca davanti a me con un nuovo gusto.

Gia mi prefiguro nugtella party con le amiche a base di tartine di cremosità e tè, tutte carine e compite all’inizio e ci troviamo alla fine spettinate mentre filosofeggiamo della naturalità con cui i calabroni volano anche se non potrebbero farlo. O cene tra amici con visione di film, mentre sul divano degustiamo fine pasticceria alla nugtella e alla fine ci rendiamo conto che ognuno di voi ha visto (o si è fatto) un film diverso.
PS: Io ci scherzo sopra, ma l’argomento è serio. In California la possono usare come medicinale già dal 1996 mentre in Italia solo da pochi mesi è possibile e non è così semplice. Per chi vuole saperne di più:
Curarsi con la canapa medica in Italia
Nugtella, in California la crema alle nocciole e marijuana.
INCASTRI AMOROSI
Rimane incastrato con il suo pene nel tostapane.
Io lo so che siete strani.
So che l’ormone può prendere possesso di voi come un demone che neppure nell’esorcista si è visto. So che vi piacciono calde e bollenti, e che ogni anfratto ha un attrazione irresistibile per voi. Ho anche sentito di leggende di caloriferi e bistecche.
Ma questa volta davvero non so.
Per favore ditemi, se tra voi cé qualche rappresentante e portatore sano di ammennicolo, cosa vi può spingere ad infilare il vostro pene in un tostapane?
