IL VENTO DEL NORD


Anima recondita respiro rammarico ambire l'infattibile trattener il vento con i pugni
Anima recondita
Respiro rammarico
Ambire l’infattibile
Trattener il vento con i pugni

POLVERE


Pensieri ed emozioni si adagiano come detriti.
Invidio chi non percepisce la polvere sulla pelle.

Photo by Alessandro Burato

ROSSO ESSENZA


Rosso essenza
Cicatrici celate
l’anima sospira

Bryce Cameron Liston

VAI A CAGARE


a chi dice ti voglio bene… e poi ti ferisce
a chi dice fidati… per fotterti meglio
a chi si traveste da pecora… ma è un lupo
a chi dice non voglio farti male… perchè te lo sta facendo
a chi vede il suo dolore… ma non quello degli altri
a chi parla d’amore… ma non è capace di amare

 

CONNESSIONI


E’ uno strano periodo, in cui il passato ritorna e mentre mi attraversa mi prepara al nuovo. Vecchie porte che avevo sprangato per qualche strana ragione si sono spalancate e mi hanno lasciato lì in bilico, metto un piede nel vuoto o richiudo? Mentre cerco di decidere il dentro esplode.

L’indecisone e l’inquietudine mi blocca. Vecchi canali si sono riattivati e mi riportano in un mondo fatto di materia impalpabile, percezioni, sensazioni. Dove finisco io, dove iniziano gli altri. Quello che sento è quello che potrebbe essere o quello che vorrei fosse. Mi confondo da sola per non sapere, quale ultimo tentivo di richiudere qualcosa che nel contempo non voglio più imprigionare.

Due avvenimenti si intersecano tra loro disgiunti eppure congiunti. E allora scrivo, di quello che dico, ma soprattutto di quello che mi attraversa. Percepire le connessioni fa sembrare folli.

connessioniDevo solo darmi un tempo, proprio quello che non riesco a darmi.

LE MIE PRIME VOLTE


Negli ultimi trenta giorni in ordine cronologico di apparizione e accadimento, nella mia vita ci son state ben tre prime volte:
il mio primo negrosky;
il mio primo McDrive alle quattro e mezza del mattino;
il mio primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca.

La sera del mio primo negrosky ho interrotto la mia castità che durava da qualche anno (non temete, subito ripresa, visto l’epilogo), ma su questo dovrei farci un post a parte.

La sera del mio primo McDrive ho scoperto il piacere del cibo fescio in auto alle quattro e mezza del mattino e ritornare a casa ascoltando e sparando discorsi non sense con gli amici ma con un senso logico, logicissimo.

La sera del primo bacio a uno “sconosciuto” in discoteca, con Gianluca, segno dell’ariete, anno domini 1967, che mi osservava negli occhi dall’alto del suo 1.95/1.96, fisico e muscolatura da rugbista, estimatore della sottoscritta e baciatore da nobel, ho scoperto la capacità di abbandonarmi all’ignoto.

Ora son davvero curiosa, ma la mia quarta prossima prima volta che sarà?

vita

PRETESE


Neve
Nuovi enzimi, vecchie dinamiche
Pensieri che ti inchiodano
Si può annegare in una lacrima.


“Smetti di pensare la vita…. è quello il problema di noi segaioli mentali, pensiamo la vita e smettiamo di viverla. Ci è impossibile non pensare, pensi non lo sappia, ma è la nostra rovina. Non pensare non ci porta al caos, il caos è dentro di noi. Crediamo che pensando rimetteremo ordine, impossibile l’universo naturalmente è portato al caos, ecco la fatica di certe giornate….”

Questo è ciò che ho scritto oggi.
Il primo è ciò che ho detto a me stessa stamattina e il secondo è quello che ho detto a un mio amico “fraido”. Sembrano scollegati ma entrambi conducono alla stessa sorgente. Sarò pronta ad affrontarla?

Non si può pretendere di bere l’acqua limpida di un ruscello e fare il bagno tiepido contemporaneamente.

1

VIENI NUDA TACCHI GIACCA


Buio nella stanza, il flebile suono di un messaggio mi riporta svogliatamente ad uno stato di veglia nel mondo degli umani, lo leggero domani mattina.

Mi giro di lato per mettermi comoda e risprofondare nel sonno. Ma arriva subito, lo sento, come un sasso gettato nell’acqua, cerchi concentrici d’energia, arriva il suo pensiero, comunicazione che non passa nell’etere tra i vari ripetitori e che sembra capti solo io, senza aprire il cellulare lo sento. E’ lui…..

Nel buio le lettere luminose del cellulare… “Tra mezz’ora sono a casa vieni?”

Ogni volta non so cosa rispondere, ma rispondo sempre si.

Il tempo di alzarmi, vestirmi e quando sono davanti alla porta di casa, un altro messaggio si adagia nel cellulare.

“Vieni nuda tacchi giacca”

Senza virgole o punti.

Un’ordine che non è un’ordine, e proprio per questo diventa imperativo.

Mi bloccò, adesso gli dico che non vado, rimango lì tentata tra la voglia di appartenergli e la voglia di fuggirgli, ogni volta che riesce ad afferrare una parte di me scatta l’istinto alla fuga.

Torno indietro, apro l’armadio scelgo la giacca, le scarpe… ma mi metto anche la gonna.

Piccolo gesto di ribellione … ci sono ma non mi dare per scontata.

***

Quando arrivo, è ancora lì nell’auto nel parcheggio vicino a casa, appoggiato al sedile, stravolto di stanchezza, addormentato… scendo mi avvio da lui, si sveglia ma non scende per andare a casa, mi guarda… mi stai scrutando per vedere se mi sono vestita come avevi detto tu… mi apre la portiera, salgo e lui riparte… lo sai vero che non ti chiedo dove mi stai portando perché temo la risposta, quando fai così non so mai cosa hai in mente, o forse so fin dove sei capace di arrivare ed è questo che temo…

Sono le quattro e mezza del mattino.

***

Si ferma, al limitare di un bosco, e ora? Oddio perché mi fa sentire sempre così piccola, come se avessi ancora 16 anni e giocassi a fare la grande.

Piccoli gesti, mi guarda, si accende una sigaretta e mi dice “Non hai ricevuto il mio secondo messaggio?”
Certo che l’ho ricevuto… ma.. ma… la risposta esce sicura “Non potevo andare in giro solo con la giacca, si vedeva che ero nuda”. La sua voce è pacata “la giacca è lunga, non si vedeva nulla”.

Lo guardo, mi rendo conto solo ora che ho scelto una gonna che con un solo gesto si può togliere, e quel gesto lo faccio….

Si allunga dalla mia parte, apre la portiera e mi dice “Scendi”, ed io lo faccio, comincia il gioco…

***

Mi afferra la mano, oltre a condurre il gioco gestisce me nel buio e nel silenzio di quella boscaglia.

Si ferma, lascia la mia mano, rimango dritta in piedi… senza la sua mano mi sento sperduta… si pone davanti, mi bacia il collo, la mani scivolano sui fianchi e lentamente il suo volto comincia a scendere per fermarsi poco più sotto del mio ventre, chiudo gli occhi e lascio che lui faccia…

Risale, le bocche si cercano, avide.

Mette le dita tra i miei capelli, la sua mano diventa forte e comincia ad esortarmi, spingermi perché mi chini sempre di più, finché mi trovo inginocchiata davanti a lui…

Nella quiete protetta degli alberi, in quel minuscolo spazio, in questa bolla temporale, si sentono solo i nostri respiri… il gioco che non è più gioco prosegue… perché mai riconosco in te il mio padrone… forse perché una parte di me ti appartiene veramente… i pensieri si dissolvono, la mente scompare e si fonde nel corpo, non distinguo più uno dall’altro.

***

Seduti in macchina, questa volta la sigaretta l’accendo anche io. La stanchezza ti ha quasi sopraffatto, guardi l’orologio “Quasi le sei, stiamo ancora un quarto d’ora qui, poi andiamo a casa”. Sorrido e annuisco, ti sdrai sulle mie gambe, appoggi la testa sul mio grembo.

Mi riempie un’ondata di tenerezza, mentre ti accarezzo il capo e passo la mano tra i capelli, mentre esausto chiudi gli occhi. La mia mano continua ad accarezzarti… di te amo tutto, il padrone che non ammette il no, il fanciullo che riposa ora sulle mie gambe… di te amo tutto… altri pensieri mi avvolgono ma so che non posso dirli, solo pensarli, perché alcune cose funzionano come gli incantesimi, li fai, li tieni segreti e ti devi dimenticare di averli fatti.

***

Il letto ci accoglie, mi rannicchio accanto a te dandoti le spalle, dopo pochi secondi sento il tuo respiro così pesante, dormi di già.

Sono stanca, non riesco a riposare, sfamata nel corpo, non riesco mai a saziarmi di te nella mente.

Sembra che tu abbia un sentore, mi abbracci, ti appoggi con tutto il corpo sul mio, sento il tuo ventre sulle natiche e non riesco a trattenere un’onda d’emozioni… scivoli in me con determinata dolcezza, lentamente, mi apro a te senza limiti, t’accolgo… il tuo respiro ritorna profondo, ti assopisci colmandomi di te… ed anche io, finalmente mi sento appagata, ti conservo in me, chiudo gli occhi, il mio respiro si fa sempre più simile al tuo… Morfeo ci accoglie così nel suo mondo.

 

Fu pubblicato Spaziodi Magazine.
Non mi ricordavo neppure più di averlo scritto, celato nella mia mente, in un angolo profondo e buio.
Poi ho iniziato a leggere la prima sfumatura. La lettura del libro non ha scatenato in me ormoni come presumibilmente si può pensare o come io stessa pensavo.  Ma è stata una macchina del tempo. Mi sono ricordata che ho scritto  di “sfumature” ben prima di questi libri.

E stato come guardare un film, vedere con lo sguardo di chi vede e non di chi vive, la sensazione cè ma non fa più così male.
Sono ritornata indietro, in un’epoca che ha fatto di me quella che sono… nel bene e nel male.

LETTERA AD UN AMICO


Amico mio,

Non è che io devo o voglio mutare pelle…. ACCADE…

Nel nostro corpo, ogni giorno migliaia di cellule muoiono e al loro posto ne nascono delle altre simili. Simili non uguali.
E così nasciamo rosei e paffuti bimbi e moriamo da vecchi con le rughe, eppure siamo la stessa persona.

Giorno dopo giorno, nascono sempre nuove cellule simili a quelle precedenti, ma sempre più diverse da ciò che erano le cellule originali.

Ciò accade al nostro corpo.

A me accade anche “dentro”.

Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perchè dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perchè è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità.

Ecco la mutazione, il cambio della pelle, il cambio di vita, il cambio di persone accanto.
La mutazione non è altro che un grido di vita, come il primo vagito di un bimbo quando esce dall’utero di sua madre, contro la mummificazione della vita stessa.

In questa mia mutazione ho voluto portare anche te, non solo te, amico mio.
Non chiedermi perchè, non saprei darti una spiegazione logica, solo una sensazione, un leggero friccicore interno, che mi ha fatto pensare “Si, forse sarà capace di vedermi per quello che sono ora, senza lasciarmi incatenata a ciò che pensava di me”. O forse è solo perchè, a dispetto di tutto, accade che mi leghi emotivamente a delle persone in maniera particolare (No… non saprei neppure spiegarti perchè mi sono legata in maniera particolare a te) e faccio fatica a non portarle con me.

Amico mio, credimi molti sono convinti che io sia legata a loro, ma io mi lego molto difficilmente, è ciò accade solo per la paura di soffrire.

Con alcune persone rischio, con te ho rischiato, con te rischio.

Ammetto, per un pò ho anche giocato, solo un pò però, quel tanto che serve alla mia parte bambina di ridere e di vivere con il sorriso, non certo per ingannarti.

Chiudo questa lettera con la speranza che tu riuscirai a vedermi per quello che sono ora e per quello che diverrò domani.

(scritto molto tempo fa)

50 SFUMATURE DI GRIGIO TOPA


Scrivo questo post perchè sono grata.

Sa sempre sorprendermi, sa sempre trovarmi impreparata su e con me stessa e per questo strapparmi un sorriso dal profondo dell’anima.
Di chi parlo? Ma di Willy.

L’antefatto nasce poco tempo fa quando con le mie amiche “sex and the city de noartre” ci siamo ritrovate per un aperitivo reunion.

Chiacchera di qua, chiacchera di là dopo un pò viene fuori che una di noi durante l’estate si è letta la “trilogia delle sfumature” e l’ormone che parla al posto suo mentre racconta pezzi di libro, ci fa venire voglia a tutte di leggerlo. Decidiamo così di far come nel film il Il club di Jane Austen.

Il giorno dopo però mi rendo conto che essendo il romanzo hot dell’estate 2012, il prezzo totale della trilogia non è esattamente quello che voglio spendere, almeno per quel tipo di romanzo. Stabilisco di attendere la versione economica, il club di Jane Austen dovrà aspettare qualche giorno di più.

Qualche giorno dopo racconto a Willy della piacevole reunion e del fatto che insomma no quei soldi al momento per la Leonard io non li spendo.

Ieri mi arriva un pacco da Amazon, quando io da Amazon non ho ordinato niente. Penso che forse Progenie o Costina hanno fatto loro un ordine da Bath e per sbaglio hanno lasciato l’indirizzo di casa.
Apro il pacco ed ecco…. si…. un’altra volta…. ci è riuscito… la trilogia delle sfumature è li davanti a me…

Lo adoro, o meglio lo detesto adorandolo, ma sono grata per come all’improvviso mi fa sentire a volte.

Questo è un post di gratitudine all’universo e un grazie a Willy (che mi leggerà per conoscenza).

PS: Willy non ti montare la testa e no, non ci sperare… tanto i cachi te li rompo lo stesso.