COME STAI?


Vedi tra amici veri, il come stai non dovrebbe mai esistere, tranne quando sai già che l’altro non sta bene e domandi non per chiedere, ma per affermare “sono qui per te”.

Tu forse non lo hai ancora compreso, ma i tuoi “Come stai?” sono la prova che amici non lo siamo più. Gli amici sanno sempre come stai. Se lo domandi, è perché non sai più nulla di me, a parte le parole che io dico. Quelle che uso per ricoprire le mie nudità davanti al mondo.

Spesso rimaniamo legati a un’idea, un’immagine, un’emozione, una persona che ha radici nel passato che ora non c’è più. La vedi la catena? Ed io odio le catene.

Sento l’impulso ad andarmene, a chiudere dietro di me la porta, perché almeno dietro quell’uscio ci sarà il ricordo di qualcosa che è stato speciale, mentre ora lo vedo ricoprirsi di muffa e decomporsi lentamente nel vuoto.

Mi freme il cuore nel vederlo agonizzare, preferisco l’illusione che lo spazio e il tempo si sposteranno in mondi paralleli, in questo non c’è più ossigeno.

In questo ti lascio libero dalla tua promessa.

Photo by Anuchit Sundarakit

SCATTI


Non sono una fotografa. Non ho macchine sofisticate, se mi parli tecnico, ti guardo come se l’aramaico fosse la tua lingua. Uso un cellulare, non so photoshoppare, non so alterare, insomma non so, o meglio so di non sapere.

Fotografo prima con la mente, poi con gli occhi, poi ascolto l’immagine con il cuore e infine scatto.

A volte quello che esce non è quello che ho visto, rimango delusa dal non riuscire a portare nei pixel quello che ho visto. Altre invece, rimango stupita, nell’essere riuscita a tirare fuori più di quello che avevo visto. Rimango lì a osservare quello che prima non avevo scorto.

Tutto questo dire di foto, non è per disquisire di foto, ma per parlare di una foto che ho scattato ieri sera e stamattina mi son riguardata. Nulla di che. Tuttavia.
Red Wine ©Diamanta
Tuttavia io guardo e vedo in ogni sfumatura di rosso, in quel punto di luce, in quei giri concentrici, in quelle impronte è racchiusa una vita, la mia, ma non solo. In quei pixel ho fissato una sera, le risate, un affetto di sedici anni e uno che l’anno non lo ha ancora compiuto. Il sapore tannico, vellutato, armonico dei miei anni. Una progenie lontana, felice dové, ma che il quarto insieme l’avrebbe fatto. In quel rosso c’è il mio cuore che si apre alla vita insieme a cuori acciaccati come il mio, ma che di necessità virtù, brindiamo e ridiamo insieme.

La foto no, non è perfetta. Non è patinata, sofisticata, manca tecnica, manca perfezione. Però è viva. Io sono viva e ci son attimi di vita in cui la perfezione la rasento.

PEZZETTI DI VITA


E’ passata una settimana, sembra passata una vita.

Ho spostato la scrivania e anche il divano, per non lasciar immutata, come un’istantanea, qualcosa che è cambiato. Sedersi davanti è un altro discorso. Sappi che sono così orgogliosa di te, da rasentare quasi il magone, kartoffelollina mia.

Sabato sera pizza da asporto, cinque pizze e quattro amici in casa.
Loro bevono birra, io acqua. Discorsi da amici, dal pene che si odora all’inventar nuovi termini come “indistruggibile” (R. te lo ricorderemo a vita).
Netflix (grazie Chiwaz) e “Ghost in the Shell” nell’etere. Anime. In tutti i sensi. Anime dentro il video e anime accoccolate tra il divano e la poltrona.

Sabato, il prossimo, inizio la mia di avventura. Avventura giusta? La percezione che lo sia c’è. Se non lo fosse, aggiusteremo in corso d’opera. Perchè lo penso? Perché quando si presentano ostacoli, arrivano anche con le soluzioni. Perché se arrivano i dubbi e le incertezze, arrivano anche le risposte che li sciolgono. Insomma una strada da percorrere, ma con una pendenza a mio favore.

Mi vedo. Mi vedo dall’alto. Puntino in questo universo. Frammenti di vita, la mia, in un momento in cui di stabile ci sono solo io, e non è detto che lo sia mentalmente. Nuovi frammenti di vita che s’intersecano con me e vecchi frammenti destinati ad andarsene, come foglie in autunno.

Sono semplicemente in vita. Davanti a me ho tutte le possibilità aperte.
Ne sono consapevole, è un dono, per questo ho gratitudine nel cuore.
hope

SEMI


Volevo parlarvi di disgusto e grettezza e invece vi parlerò di una parte dei miei sogni d’oggi.

Sogno una casina piccola, un pezzettino di giardino, io e le mie bestie, boschi colorati di oro e rosso in alcuni momenti e multicolori in altri, passeggiate con code ritte e code che scodinzolano.

Sogno risate colorate di vino rosso, un camino, parole che scivolano tra uno sguardo e una castagna, mentre i fiocchi di neve si corteggiano tra loro.

Sogno di pensieri caldi. Chiacchiere che avvolgono, fatte con chi i sorrisi e l’amore, te li strappa, anche se non vuoi, senza neppure che te ne accorga.

Sogno le mie anime antiche, fatte carne, qui con me, sorseggiano te e caffè, qualcuna di loro si accende una sigaretta, qualcuna una canna. Io sorseggio spritz amaro che di dolce son già io.

Voi lo sapete vero, che i sogni, son i semi della realtà?
Sognate tantissimo, sognate intensamente, sognate allo sfinimento, più sogni piantate più la vostra vita sarà piena di colori.
colorful

DECANTER DI PAROLE


Vedi il problema di noi e che ci vedete come vorreste, non come siamo.

Confondete la nostra autenticità per disponibilità, travisate la libertà con “mi posso permettere tutto”.

A volte possiamo apparire volgari, ma se qualcuno ci ferisce, le lacrime le teniamo per noi. Sarà per questo che credete di poter affondare la vostra meschinità nella nostra carne.

Scambiate l’amore per debolezza, la dedizione per schiavitù.

Pensate che i nostri silenzi siamo dati dalla stupidità, ma vi stiamo solo osservando.

Scambiate la nostra tolleranza per una casa di altri tempi.

Mentite e ingannate con la stessa naturalezza con cui noi sorridiamo e abbracciamo.

Offendete con parole taglienti i bulbi oculari per impedirci di vedere la verità.

Vedete nel rosso il sangue di una preda, noi vediamo l’energia della vita.
Photo by Svetlana Melik-Nubarova

Se non fosse che la vostra egocentricità ha messo a rischio più di una fata rossa, neppure vi avrei visto.

Scrivo questo pezzo e poi decanto.
Certe parole vanno scritte a caldo e lette a freddo.

HO IMPARATO


Sto imparando a tacere (bugia)
Sto imparando a contenermi (bugia)
Sto imparando a vivere (verità)

E non sempre mi riesce bene. A volte cado e mi sbuccio le ginocchia. Ma a volte mi riesce proprio bene, come mangiar caldarroste, una sera fredda d’inverno, davanti al camino con un bicchiere di vino rosso accanto e voci amiche che riscaldano il cuore.

Nel frattempo ho imparato a buttar fuori ciò che invece porta freddo, scuro, cupo. E da ciò ho appreso a diffidare di chi mi cerca solo nel momento del bisogno, da chi mi loda e m’imbroda, da chi mi esalta per comprarmi, dalle persone grette, da quelle false e da quelle che si piangono sempre addosso mentre fanno piangere gli altri, dagli scontenti e dagli imbronciati che aveva ragione mia zia a dir “dare a chi ride togliere a chi piange”.

Ho imparato a buttar fuori dalla mia vita tutto ciò, staccandomi da loro, come un vecchio petalo da un fiore.

E ho imparato che quando pensi di aver imparato, ti scopri solo a un nuovo punto di partenza.

Ma va bene così, perché ho imparato che i miei nuovi punti di partenza, son persone, anime come me fallaci, a volte un pò ingenue ma pulite. Se il mondo fosse pieno di loro sarebbe un posto migliore.

Io mi tengo il calore, i sorrisi, le persone vere e il cuore pulito il più possibile.

Photo by David Talley

L’ASSENZA


Che io sia esigente è cosa che pensano in molti. In verità sono meno esigente di quello che sembro. Ho solo dei punti cardine quasi inamovibili. Detto ciò, nonostante i miei principi, i miei integralismi e questa mia “esigenticità”, capita che cada nel cuore di alcuni, e alcuni cadano nel mio. Quando ciò accade, io divento presenza.

Spesso, invece, mi ritrovo a che fare con l’assenza.
A volte sospetto che sia lo stesso problema del fare. Se faccio io, non lascio spazio a che facciano gli altri. Se parlo io, non c’è spazio per le parole altrui.

Dovrei assentarmi, celarmi tra le pieghe dei miei pensieri e lasciarmi alle spalle tutte queste piccole assenze, che in giorni come questi, si vestono di nuovo, formano un unico vuoto.

Le assenze sono fatte di parole vuote, si specchiano nell’altro ma non lo vedono, vestite d’ipocrisia portano con sé fiori velenosi.

Le presenze sono nude, si spogliano sotto i tuoi occhi, con le rughe a vista quale mappa delle terre visitate su questo mondo e le smagliature a ricordare che la vita non lascia nulla di immutato.

Presenze

Le assenze son camaleonti discreti, non fanno rumore, si riempiono di vuoto, falsi sorrisi, amori servi di poteri, paure e bisogni.

Le presenze fanno rumore, infastidiscono, chiassose nel loro silenzio, ingombranti nel loro guardarti, a volte morbide a volte pungenti nel loro dire.

Le assenze di valori, di amore, di principi, di sorrisi, di cuore, di rispetto, di verità, di presenza, di vita.

Io non potrò mai abituarmi all’assenza.

SORRIDI


Diamanta

Quando questa foto fu scattata, mi tolsero gli occhiali a significare che in fondo ero malformata, ma almeno in foto, potevo sembrare normale. In tal modo non avrei lasciato un ricordo di me per quello che ero (difettata), ma per quello che avrei dovuto essere e (poverina) non ero.

Non vedevo bene. Tutto era confuso e sfocato. Mi misero dietro un fondale finto, una penna finta in mano, un quaderno finto con tutte le pagine vuote, bianche e inutili, mi misero in posa senza ciò che mi permetteva di vedere chiaro intorno a me e mi dissero: “Sorridi”. Sorrido molto in questa foto vero?

Quante volte è accaduto poi nella vita che mi abbiano fatto sentire inadeguata, tolto gli strumenti per vedere chiaro, mi abbiano adagiato su sfondi di vita non miei o peggio ancora falsi e mi abbiano detto sorridi? E’ successo anche a voi vero?

Io ho smesso di farlo. Ci ho messo qualche anno lo ammetto, ma ora dietro di me nessun telone, solo vita che pulsa e in movimento (per questo ho compreso la bellezza del mutamento anche se a volte è destabilizzante). Ora ho un “quaderno virtuale” fitto e pieno di scritte di vita, la tastiera è la mia penna. Nessuno che mi dice sorridi, ma io sorrido, molto, anche quando son da sola.

Questo post è dedicato a tutte le persone che vivono (o hanno vissuto), una situazione in cui sembrano felici, ma dentro sentono un disagio che imputano a se stesse e all’esser sbagliate. Non sanno (ancora) che è la propria vera natura che chiede respiro. Si sentono inadeguate e sbagliate, non sapendo che l’unica cosa sbagliata è chi le vuole diverse da quello che sono, e spesso quella persona, sono loro. Date vita a voi stessi.

PS: lo dedico anche a chi mi vuole bene, tanto, così come sono, e mi rimane accanto nel tempo. A volte starmi vicino non è semplice, ma rubando la frase di chi non so chi: “Non ti sto dicendo che sarà facile, ti sto dicendo che ne varrà la pena”.

PPS: Leggendo il PS qui sopra si nota che ho un problema di autostima, effettivamente ne ho tanta, penso bene di me spesso. Sappiate che i problemi sorgono quando uno pensa male di se, non il contrario.

VIAGGIATORI E TURISTI


Sei costruita per “viaggiare da sola”
Era il 12.04.2012 quando me lo hai detto, scrivevi di me a me, ragionavi con me di me e dell’altra metà del cielo.

Come faccio a ricordarla con tanta precisione? Semplice, mi colpì così tanto questa tua frase, quasi come un ceffone inaspettato. Mi lasciò lì, interdetta, tra una parte di me che ti dava ragione (del resto non era forse vero che il meglio di me lo davo quando non avevo legami emotivi di coppia?) e l’altra che ti avrebbe restituito il “ceffone”. Ma non feci nulla. Feci solo copia incolla della frase appena scritta da te e lo salvai nelle bozze. Lasciandola lì a maturare. Del resto un sacco di volte avevi avuto ragione su di me.

Tu mi conosci, non dimentico niente, anche se pare, perdono, mi incazzo, vado avanti, torno indietro, rivado avanti, aspetto, ma non dimentico mai niente e se temo di farlo, faccio copia e incolla e lo salvo in bozza nella posta elettronica. Capiterà che quella cosa mi serva.

Oggi ho cominciato a far pulizia di tutte quelle bozze, e dopo molto, leggendo, ho capito.

Io non sono fatta per viaggiare da sola, io son fatta per viaggiare con i viaggiatori e non con turisti. Il mondo, la vita, le emozioni, le puoi visitare da turista o le puoi vivere da viaggiatore.

Io ho scelto vite fa. Tu?
photo by Broquart Photograph

SONO UN CARCIOFO ALLA GIUDIA


Mi ero ripromessa nei giorni di vacanza di scrivere, perché finalmente avrei avuto molto tempo a disposizione. Invece no. Non ho scritto nulla e il tempo a disposizione l’ho impiegato in cene a lume di candela, in mojitour, in serate tra amiche, in un corso di quelli che amo, in palestra a sudare, in pomeriggi a camminare tra parole e sole, in pizze domenicali a mezzogiorno, in lente ore vicino al lago, nell’immancabile visita all’ikea e nei pensieri che fanno di me quella che sono.

E così il post in cui vi parlo di come ho perso oltre trenta chili in otto mesi rimanendo in forma, non è nato, nascerà forse, ma solo per fissare il concetto che la determinazione e l’obiettivo rendono possibile l’impossibile.

E così il post che racconta del mio primo corso di tre giorni di Thetahealing è lì in fase embrionale, chissà se vedrà la luce e in quale forma.

E il post, quello che mi attraversa in questi giorni, quello in cui guardo al mio futuro con speranza e sgomento, quello in cui timore e fiducia sono compagni di viaggio, quello in cui comprendo che spesso le sfide son le nostre nuove opportunità, rimane al momento anche lui, impigliato nelle pieghe dei pensieri ancora per un pò.

Dicono che io scriva un blog intimistico, ancora oggi non ho compreso bene che voglia dire, ma so che quando scrivo, io ci sono davvero su queste righe, aperta come un carciofo alla giudia, perché libertà è anche farsi vedere per quello che si è.

Sì, in effetti, a pensarci bene, lo son davvero un carciofo alla giudia, fritta di testa e aperta di cuore.
photo by Andy Prokh