CETRIOLOS, GELATOS E DILDOS


Una fotografa americana ha ideato un progetto di foto “illegali”. Lo ha fatto per mostrare, in maniera ironica e leggera, l’assurdità di alcune leggi americane. Olivia Locher “viola” le leggi attraverso il suo progetto I fought the law. Evidenzia in tal modo alcuni aspetti della legiferazione americana, che spesso, lascia senza chiarezza e definizione temi importanti e invece si perde nei dettagli dell’assurdità inutile.

in Alabama è vietato mettere un gelato in tasca

in Connecticut i cetrioli devono rimbalzare, altrimenti non possono essere chiamati cetrioli

in Arizona non si possono tenere in casa più di due dildo

In effetti le motivazioni di alcune di queste strane e assurde leggi americane sono talmente oscure da farmi paventare il timore, un giorno mai andassi negli USA, di confondermi e trovarmi in gattabuia perchè faccio rimbalzare i dildo, mi metto in tasca i cetrioli e tengo oltre due gelati in casa.

SYDNEY OPERA CHISSENEINCULA HOUSE


WordPress sa benissimo quanto noi bloggers siamo vanitosi e mi fa far le fusa riepilogando il mio 2013. Scopro così che:

01) “La sala da concerto alla Sydney Opera House può contenere 2.700 persone. Questo blog è stato visto circa 9.200 volte nel 2013, e se fosse un concerto alla Sydney Opera House, ci vorrebbero circa 3 spettacoli sold-out perché lo stesso numero di persone potesse vederlo“.
Leggendo mi son immaginata un’enorme me stessa, grande come una sala di concerto, con 9200 persone che entrano in me in tre turni e si accomodano. Da lì a pensare che se fossi stata una prostituta con questo afflusso quanto meno avrei risolto i miei problemi economici è stato breve.

02) Ho scoperto di essere internazionale, ok la maggior parte delle visite è Mady in Italy (circa 8700), ma vado forte anche nella cee (oltre 300 con in testa il regno unito passando dagli spagnoli, i crucchi, i norvegesi, i francesi e così via chiudendo con un serbo.) Tra svizzeri, thailandesi, australiani, albanesi, ungheresi e argentini sfioriamo i 100, ma quello che mi ha sorpreso è stato “167 Alaska e Stati uniti d’America”. ALASKA?! Chi mi legge dall’alaska?! Per favore aleskese fatti riconoscere!

03) Il post più visitato nel 2013 è un post scritto nel 2010 (e qui mi son domandata ma perchè!?) seguito a ruota dall’ultimo scritto nel 2013.

04) Scopro che si è giunti nella mia sala personale “Sydney Opera House” tramite le parole “ignavi, specchi, diversamente intelligente, sorridi sei su scherzi a parte e sei su scherzi a parte”. Ora non so voi ma a parte diversamente intelligente, ma perché arrivano da me attraverso parole quali ignavi e specchi?! (Per quanto concerne “sorridi sei su scherzi a parte e sei su scherzi a parte” sospetto un’analogia con il programma nella mia vita reale senza frase finale però)

Insomma questo è stato il mio 2013 qui sul blog, mi son fatta un sacco di volte la  domanda “ma perchè!?”. Stessa cosa nel reale, e come nel virtuale, non son stata capace di darmi risposte.
Chissenefrega (o come direbbe la mia personalità che studia francesismo: “Ma chisseneincula”) tanto ormai il 2013 è alle spalle e il 2014, bè il 2014, sapete il 2014, la verità e che nel 2014, insomma il 2014… vabbè lo dico non ho fatto nessun progetto per il 2014, zero propositi, mi son solo detta, lo affronteremo giorno per giorno, passo a passo, la vita ha un conto aperto con me.

CARI BABBI NATALI


Caro Babbo Natale,
quest’anno non ti faccio l’elenco di quello che voglio, ma ti faccio l’elenco di quello che non voglio più che accada.

ELENCO DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO COSI’ COME VIENE CATALOGATO DAI PEDOFILI (per ogni cartella, migliaia d’immagini):

GRUPPO MASCHI:
Bambini.
Adolescenti.
Ragazzi.
Ragazzi con adulto.
Ragazzi con adulti.
Adolescenti con adulto.
Adolescenti con adulti.
Ragazzi con adulto.
Ragazzi con adulti.
Bambini con donna.
Bambini con donne.
Adolescenti con donna.
Adolescenti con donne.
Ragazzi con donna.
Ragazzi con donne.
Bambini con uomini e donne.
Adolescenti con uomini e donne.
Ragazzi con uomini e donne.
Tra bambini.
Tra adolescenti.
Tra ragazzi.
Bambini e adolescenti.
Bambini e ragazzi.
Adolescenti e ragazzi.

GRUPPO FEMMINE:
Bambine.
Adolescenti.
Ragazze.
Ragazze con adulto.
Ragazze con adulti.
Adolescenti con adulto.
Adolescenti con adulti.
Bambine con donna.
Bambine con donne.
Adolescenti con donna.
Adolescenti con donne.
Ragazze con donna.
Ragazze con donne.
Bambine con uomini e donne.
Adolescenti con uomini e donne.
Ragazze con uomini e donne.
Tra bambine.
Tra adolescenti.
Tra ragazze.
Bambine e adolescenti.
Bambine e ragazze.
Adolescenti e ragazze.

ALTRO:
Bambini e animali.
Bambini e cani.
Bambini e topi.
Ragazze con cavalli.
Ragazze e cani.
Ragazzi e somari.
Bambine con vibratori.
Ragazzi con melanzane e zucchine.
Adolescenti: doccia di…
Bambini morti.
Obitori.
Incidenti.

Caro Babbo Natale non proseguo oltre. Esaudisci il mio desiderio perché per questo natale vorrei che dei bambini non vivessero nella paura.

Pensate che Vi prenda in giro? Non lo faccio. Questo post è parzialmente copiato dal blog di Massimiliano Frassi.

Forse son ripetitiva in questi giorni, ma vorrei che anche voi diventaste un pò Babbo Natale e teneste occhi sempre aperti sulla rete e sugli orchi che vi girano. Diventiamo un esercito di Babbi Natale.
Per andare al centro di raccolta dei Babbo Natale contro gli orchi cliccate sulla foto:

LA PERCEZIONE SOTTILE


Avrei potuto prevedere anche il mio futuro, ma è stato un bene non averlo fatto, non lo avrei mai affrontato.

Lo son sempre stata fin da piccola, attenta agli altri, ai loro bisogni e alle loro esigenze. Era il mio modo di dire “ti voglio bene”. Mi riusciva bene perché ero una bambina che il mondo lo osserva e lo ascoltava. E’ stato così che ho iniziato a sviluppare “l’empatia”, anche se a onor del vero, ad un certo punto sviluppare i sensi della percezione sottile è stata più una questione di sopravvivenza. Ma questo è un altro discorso. Stavo dicendo che il mio dimostrare amore erano la mia attenzione e il mio tempo su te, e mi aspettavo qualcosa di simile. Errato. Avrei dovuto capirlo da subito. E invece cominciai a pensare di non meritare di essere amata.

Il problema e che cominciai a pensarlo in maniera inconscia, mentre in maniera conscia cercavo di sopperire. Dovevo essere più brava, dovevo essere più obbediente, dovevo dare di più, dovevo amare di più, dovevo guadagnarmi l’amore. Ma l’amore non si guadagna e non si vende. L’amore è un regalo che accetti o doni.

Più crescevo più il problema affondava dentro di me, meno era visibile, più dovevo meritare di essere amata. Più cadevo in questa dinamica più le persone di guano mi cercavano. Come un predatore annusa il sangue nell’aria della sua preda, ci son merde che sentono questa vibrazione. Io li chiamo i vampiri energetici. Più hai energia e più sei disposta a condividerla più si attaccano come sanguisughe, ma anche questo è un altro discorso.

Il discorso di oggi è un non discorso. E un post non post e non è “tristo”. Mi son solo scoperta ad osservarmi nella foto qui sopra. Vedermi e ricordare perfettamente i pensieri di allora e scrivere a getto. Otto anni e quello sguardo, otto anni e già seria, otto anni e gli altri bambini giocavano ed io affrontavo cose più grandi di me. Lì ho sviluppato la percezione sottile del futuro. Avrei potuto prevedere anche il mio futuro, ma è stato un bene non averlo fatto, non lo avrei mai affrontato.

L’INFERNO DEGLI ANGELI


Ho sbattuto il naso in lui nel giugno 2007. Da allora l’ho sempre visto come un cavaliere di altri tempi. Di quelli con la spada sguainata combattono strenuamente il mostro e proteggono l’innocente della favola. Solo che lui combatte nella realtà con mostri come i pedofili.

Amo questo uomo, Massimiliano Frassi, e quando dico amo, lo dico nell’eccezione più profonda e pulita di questo termine. Amo lui e quello che fa. Amo le persone che lo aiutano e lo supportano nel suo progetto in ogni modo, con un piccolo gesto o con un grande aiuto.
Ho avuto la fortuna di conoscerli, il piacere di stare qualche volta con loro e l’opportunità di vedere delle persone così luminose e belle.
Grazie Max  per tutti noi e per tutti i bimbi di ogni età che hai aiutato e aiuti a salvare dagli orchi.

Io non amo il natale e non amo i regali natalizi, ma se proprio qualcuno volesse farmi un dono, aiuti lui e l’Associazione Prometeo.
Basta che clicchiate sull’immagine qua sopra e avrete solo la scelta di come farlo. Se non potete economicamente (si sa son tempi duri per tutti) potete diffondendo. Più luce sui pedofili meno mostri nell’ombra.

GIORNI DI CELLOPHANE


Dio o chi per lui in genere è buono con me.
Ogni tanto però si diverte a mettermi alla prova (o si diverte alle mie spalle) in modo abbastanza pesante. Ogni volta un po di più. In compenso a parziale compensazione mi ha dato un angelo custode con i controcoglioni.
Insomma dio o chi per lui, ha con me un rapporto del tipo ti farò del male ma ti darò protezione, che detta così più che un dio sembra un capo mafioso.
E così accade che lui o chi per lui, periodicamente mi fa vivere i giorni di cellophane per farmi capire l’importanza del respirare a pieni polmoni questa vita.

I giorni di cellophane, sono quelli in cui vivi e osservi il mondo come se ti avessero avvolto il corpo, il volto, gli occhi, la bocca con trenta metri di pellicola. Non vedi bene, ti muovi male e più vai avanti più ti manca il respiro, boccheggi, ti sbatti, non respiri non respiri, e in quel momento devi scegliere che fare. Lasciarti andare o lottare per togliere il cellophane?

Dio o chi per lui in genere è buono con me.
Questa volta, in questi miei giorni di cellophane, si è reso conto che ho lottato, ma che sono esausta (sarà l’età che avanza?). Che questa volta togliere dalla bocca quella fottuta pellicola non è stato facile, mi sa che si è reso conto però questa volta forse un pò ha esagerato. Per questo ha permesso al mio angelo custode di fare un paio di buchini in corrispondenza degli occhi, così mentre respiro e mi tolgo il resto della pellicola dalla pelle posso vedere. E a dir la verità, ho visto…. che dirti dio o chi per lui, esisti e ora ho le prove. Grazie, avevo bisogno di un piccolo incentivo, seppur bastardo.

E tu mio caro angelo custode, compagno di tante avventure, che a volte pensi “Ma una meno impegnativa no?!” e mentre lo pensi mi abbracci con un sorriso, si tu batti il cinque! Cé l’abbiamo fatta ancora una volta. La trasmutazione è avvenuta, non son più quella di prima, non so ancora chi sono ora, ma so che sono qui.

I NEURONI GALLEGGIANTI


Cibarsi delle proprie mutande sporche, dio solo sa di cosa e da quanto.
Lasciando stare i conati di vomito che la mia psiche ha avuto durante la lettura. Immaginarsi sapore e odore delle mutande di un diciottenne ubriaco al suo arresto fa di me una donna forte. Ora in questo momento sto cercando di capire la dinamica. Come puoi strapparti le mutande e rimanere vestito senza che nessun poliziotto riesca a fermarti in tempo?

Vi domandate il perché di tale gesto?  Un giovanottone (tale David Zurfluh di Stettler) canadese era convinto che se fosse riuscito a mangiarsi le mutande di cotone, quest’ultimo avrebbe assorbito l’alcool e l’etilometro non avrebbe segnato il superamento del limite canadese.
Pare non abbia funzionato….

Vi assicuro che neppure ai miei tempi più dorati, quando bevevo praticamente gratis (e questo sappiate che non è un bene), quando l’estate era fatta di danza, cuba(libre) e amici,  quando se mi chiedevi: “A che cuba sei arrivata?” a seconda della sera potevo risponderti “quattro” (rigorosamente in settimana che si sa la mattina presto bisogna andare a lavorare) oppure “Sette… otto… mi ricordo, poi non so…” (solo nei wend chiaramente), mai e poi mai sarei potuta cadere in un tale abisso di stupidità.
Credetemi ne avrei da raccontare sulle mie serate alcoliche con gli amici. Qualcuno di loro che mi legge, son sicura che in questo momento sorride e annuisce con la testa, lo so. Però… attacchi bulimici di biancheria intima mai. I miei neuroni hanno imparato a nuotare e a galleggiare sull’alcool!

MATITE SPEZZATE


Non so di preciso cosa stia accadendo in Argentina in questi giorni, ma QUALCOSA STA ACCADENDO, nel silenzio europeo e non europeo.

Sto parlando di una nazione che potremmo quasi dire italiana per il numero di emigranti che vi andarono. Sto parlando di una nazione fino al 1930 un baluardo di prosperità. Sto scrivendo di uno stato che ha fatto pagare al suo popolo, dopo tale periodo prospero, un prezzo di sangue e dolore che ha lasciato solchi indelebili. Non so quanti di voi sappiano o si ricordino della “notte delle matite spezzate” e dei “desaparesidos”, da lì in poi l’argentina annaspa, barcolla e oscilla, tra crisi economiche e crisi di democrazia.

Sto cercando di comprendere cosa accade in questi giorni, tra scontri, morti, feriti, arresti e saccheggi. Ma ancora di più sto cercando di capire perché un popolo che solo pochi anni fa ha intriso il terreno del proprio sangue, dividendosi in due fazioni, lo stia per rifare. Perchè questo sta accadendo, si stanno dividendo in due grosse fazioni “a favore di” e “contro”. Apparentemente lo stanno facendo con un’acrimonia, con un odio uno verso l’altro, fratello contro fratello, che spesso mi fa dubitare che gli uomini posseggano cuore e intelletto.

Nel mentre faccio questo, poiché ho bisogno di qualche giorno per raccogliere qualche notizia, vi lascio la testimonianza di una mia amica, anzi di un pezzettino del mio cuore, che ha visto, anni fa, quelle matite spezzarsi davanti ai suoi occhi. Ne è stata testimone, e guarda insieme a me all’argentina di oggi, con la paura di chi ha già percorso alcune strade.
Largen. Lei è argentina, anche se vive in Italia da anni, è un cuore pulsante e generoso, questo è il suo scritto di qualche anno fa, che non ha mai postato e ha “donato” ai tempi a me da leggere in privato. Oggi con il suo permesso lo riporto qua sotto, modificandolo il meno possibile, poichè ho il timore di togliere quello che lei ha “messo” dentro. SE STESSA.

L’odio tra gli uomini porta a questo, non dimenticatelo.

“Tante volte penso che sarebbe stato meglio se io fossi stata più piccola, non avrei capito,  sarebbe stato anche meglio se fossi stata meno curiosa.  Ma lo ero, volevo sempre sapere e conoscere tutto. Ma avevo 13 anni, quasi 14, e capivo tante cose e la curiosità faceva parte di me.

Mio fratello Norbert era un idolo per me. Era un genio, un ragazzo intelligente, brillante. Raggiunta la maturità, Norbert si iscrisse all’università in un’altra provincia. Da noi la famiglia si “disperde” presto. Si cresce prima se si esce di casa, questo è un pensiero e un modo di vivere molto argentino.

Una notte fui svegliata da uno che mi afferrava per i capelli e mi tirava giù a forza dal letto. Era uno della “polizia speciale” del paese. Era un paese molto piccolo e tutti sapevamo chi erano quelli della “polizia speciale”.  Ci si incontrava e ci salutavamo con la mano alzata e un bel “chau” ogni volta che ci si vedeva. Quella sera fu diverso, niente “chau”, niente mano alzata. Entrò senza invito e casa nostra divenne il suo lavoro. Credo che quella notte svegliarono anche tutti gli altri nello stesso modo.  Rovistarono casa, da cima a fondo. Trovai la biblioteca rovesciata con tutti i libri per terra. Chissà cosa pensavano di trovare.

Mio fratello era impegnato in politica. Faceva parte di un gruppo giovanile della chiesa, creato da un prete del quale non ricordo il nome e che un giorno “scomparve” entrando a far parte dei 30 mila desaparecidos. Si riunivano, il prete e i ragazzi, nel giardino di casa e io li ascoltavo, curiosa, nascosta dietro una finestra, senza farmi vedere perché ero piccola e non potevo partecipare. Mi sembravano tutti tosti, sempre incazzati neri, ribelli. Grandi.

Di quella notte non ricordo più nulla.

La nostra fortuna è stata quella di vivere in un piccolo paese, certe cose erano troppo eclatanti, non era conveniente farle. A Buenos Aires invece, se ti spariva un vicino di casa, non lo notavi, perché neppure lo conoscevi. In seguito scoprii che lo svegliarci nel cuore della notte ebbe inizio poco dopo che mio fratello Norbert fu incarcerato.
Non so se Norbert fosse un sovversivo, anche se in quel periodo qualunque cosa poteva essere considerata sovversiva. Quello che so è che lui stava cercando di far riaprire la mensa dell’università, che era stata chiusa. Quando si è giovani ed anticonformisti questo è il minimo che si può chiedere ad un’università: riaprire una mensa. Lui girava con un amico in motorino intorno all’edificio dell’università facendo esplodere dei mortaretti. Questo è quello che so. Credo sia quello che sia veramente accaduto poichè dopo 6 mesi di carcere fu dichiarato ufficialmente libero ma trattenuto comunque.  A quel tempo, la prassi era quella: tenerli là dentro, per rinfrescargli le idee, magari per cambiargli le idee. Con metodi molto “innovativi”!

Non so né in che modo, né come, ma la mamma riuscì a scoprire che l’avevano portato a Santa Fe.  Appena fu possibile lei andò a trovarlo. Mio padre no, lui non aveva il cuore adatto per andarci. Mamma partì, carica di cose e accompagnata dal suo nervoso masticare a vuoto.
Conservo ancora l’immagine di mia madre che parte e del suo prepararsi. Raccoglieva i libri per Norbert dai suoi ex professori delle medie.
In qualche modo eravamo contenti che non fosse finito nel carcere di Coronda perché già si sapevamo che da lì non uscivano vivi o in alternativa ne uscivano pazzi.

La mamma un giorno partì. Arrivò alla prigione e si trovò con un cartello appeso alla porta del carcere che riportava: “Tutti i detenuti dal Poder Ejecutivo Nacional sono stati trasferiti a Resistencia, nel Chaco”. Nord Est dell’Argentina. Non so quanti chilometri fossero da casa, ricordo solo le 14 ore di treno, dopo le 3 di autobus. Perché la prima volta a Resistencia ci andai anch’io, con lei.

Era il 1978, c’erano i mondiali di calcio da noi. Una buffonata internazionale, una vergogna, ce l’hanno anche fatto vincere.

Avevamo la possibilità di vederlo 3 giorni alla settimana. Mezz’ora al giorno. Troppa grazia, ma la parte infantile che restava in me era contenta di fare un viaggio con la mamma. Non sapevo ancora che sarei diventata grande in un attimo.

Era giugno, iniziava l’inverno, e nel Chaco la pioggia. Infatti arrivammo e c’era il diluvio. Restammo in albergo e la mattina dopo, molto presto, andammo verso il carcere. Un fortino. Enorme, imponente. L’acqua ci arrivava praticamente alle ginocchia, centinaia di persone in fila come noi, con scatole, valigie e quant’altro, cercando di reggerle nel miglior modo possibile per non farle bagnare.
Arrivò il nostro turno.  Ci controllarono come se non avessimo niente addosso. La poliziotta che si occupò di me fece bene il suo lavoro: non ricordo una parte del mio corpo dove lei non abbia messo le mani. Credo che anche a mamma avranno fatto la stessa cosa, ma non guardai.
Ci fecero entrare per dei lunghi corridoi, fino ad una stanza, come quelle che avete visto nei film.  I carcerati erano dietro ai vetri,  i visitatori dall’altra parte, dei sedili erano posti lì in modo da potersi sedere e parlare. Con mia madre decidemmo di usare quella mezz’ora di visita a metà, i primi quindici minuti entrai io.

Norbert era un ragazzone robusto con tanti di quei capelli in testa da fare invidia. Un bel faccione rotondo con un sorriso sempre accesso. Quella era l’ultima immagine che avevo di lui. Quando entrai, lui era già lì ma non lo vidi immediatamente perché era dalla parte laterale, dovetti fare il giro. Una volta arrivata di fronte lo vidi finalmente e mi trovai dinnanzi ad un ragazzo magrissimo, quasi senza denti e praticamente calvo. Non riuscì a fare altro che scoppiare a piangere. Non riuscivo neppure a sedermi. Lui mi sorrise e dal tubo di acciaio, che serviva per comunicare, sentii la sua voce (quella che ancora non erano riusciti a toglierli) che con calma,  mi diceva: “Dai gringa, va tutto bene, su, guardami, parlami.” Non so con quali forze riuscii a dirgli: “Chau, scusami.”

Lui insisteva perché lo guardassi; penso che volesse, in quel momento, vedermi diventare donna, nonostante i miei 16 anni. Parlammo per un po’, non ricordo cos’altro ci dicemmo. Ma ricordo che decisi di non usare tutti i miei quindici minuti. Mi alzai e feci entrare la mamma.

Il secondo giorno non ci andai. Il terzo sì. Volevo dirgli che l’avrei aspettato a casa. Mi guardò e rispose con un semplice: “Contaci!”
Non ricordo da quanto tempo fosse in quel carcere, ma rammento che in quel periodo gli avevano tolto anche la possibilità di scrivere e lui amava scrivere. Gli avevano tolto anche la possibilità di ricevere altri libri o di giocare a calcio nel cortile. Il resto, di quello che ha vissuto e sopportato e subito lì dentro, non ha mai voluto dirlo. Mai.

Nel viaggio di ritorno con la mamma non parlammo della visita o di mio fratello, ma parlammo di quanto fosse forte la squadra argentina di calcio, era riuscita a vincere contro il Perù 6 a 0. Proprio il risultato che serviva per continuare a giocare il torneo.

“Siamo diritti e umani!” Questo era lo slogan creato dai militari.

Mamma continuò ad andare a trovare Norbert, non ricordo con quale frequenza perché non sempre si poteva, sia per i loro assurdi regolamenti che cambiavano ogni giorno, sia per la lontananza. Io non tornai più.

Ad ogni Pasqua, ad ogni Natale, il “Poder Ejecutivo National” liberava alcuni di questi prigionieri politici. E ogni volta per noi la speranza diventava dolore.

Un giorno, di cui non ricorderò mai la data, stavo chiacchierando col mio amico Coni e vidi uscire l’incaricato del telex della radio di Colon che mi disse: “Gringa puoi venire un attimo?”
“Arrivo fra un po’” risposi
“No, vieni subito.”, ribattè con tono perentorio e senza ammettere repliche.
Mi alzai e corsi, senza pensare a nulla. Corsi e basta. Mi portai nello stanzone del telex, afferrai il foglio del tabulato. “Tutto tuo”, mi disse.
“Non mi va ora, sto parlando con Coni”.
“Invece tocca a te, e fallo con attenzione.”
Mi passò i fogli e rimase a guardare. Presi i fogli, iniziai a scorrerli fino a quando arrivai a una sottolineatura col pennello rosso, era un titolo: liberati dal “Poder Ejecutivo National”. Il mio cuore cominciò ad avvertire qualcosa. Guardai l’incaricato del telex, lui molto serio mi disse: “Continua”. Io continuai. Un paio di metri di carta più in giù un circolo rosso. Dentro quel circolo c’era il nome di mio fratello.
“Mammaaaaaaaaaaa!!!” l’impiegato aveva già aperto la porta. Partii di corsa senza ringraziarlo.

Corsi dalla mamma e da quel giorno, per tre giorni di seguito facemmo i turni sul marciapiede ad aspettarlo. Così feci anche io, fino a quando non lo vidi comparire. Piccolo, piccolo, ma non potevo non riconoscerlo. Era mio fratello, era un sopravvissuto.”

SPOSAMI


A tre anni mi nascosi dietro la gamba di mia zia.  Avevamo incrociato per strada una sua amica e suo figlio di dieci che spesso venivano in visita da noi.  Lentamente sbucai solo con la testa dalla gamba e dissi rivolta al ragazzino: “Da grande ti sposo”.

A quattro scendevo le scale della casa di mia nonna paterna, con mio zio Eridaneo, lui avrà avuto una ventina d’anni e seria seria gli dissi: “Tu fermati non crescere più, nel frattempo io cresco, ti raggiungo e ti sposo”.

A sei anni  mi “innamorai” di mio cugino e rimasi segretamente e fedelmente innamorata di lui fino a circa 1o anni. Non una parola, o un far capire, anzi se c’era lui io zitta e muta, sia mai capisse che mi piaceva e che “da grande lo sposo”.

Ora non è che voglio evidenziare una mia natura per due terzi incestuosa visto che mi volevo sposare mio zio e mio cugino;  e neppure una mia tendenza al matriarcato poligamo visto che a questo punto avrei tre mariti. Volevo solo evidenziare quanto sin da piccola io fossi portata per le relazioni serie, ma andando oltre…

A 11 anni volevo farmi suora, forse mi sarò detta che come “sposa di gesù” avrei avuto più certezze, ma probabilmente l’aver scoperto che avrei fatto parte di un harem, con altre centinaia di migliaia di suore deve avermi fatto cambiare idea, tendo alla monogamia.

A 14 anni al mare dagli zii, profumavo di nascosto il cuscino dove dormiva il bagnino di 16 anni con il mio profumo personale;  in tal modo ogni volta che mi avvicinavo lui sentiva il mio profumo e quando andava a letto si sarebbe ricordato di me.  Il tutto chiaramente senza aver mai rivelato niente a lui,  anzi facendo finta che non esistesse.  Questo d’estate.
Durante l’inverno mi dichiarai a un ragazzo di 16, Daniele, il quale mi disse: “Ora dobbiamo studiare, a fine scuola”. Fu così che mi si rivelò la mancanza di coraggio di una parte degli uomini. Lo scopri qualche mese dopo che il suo era un no (ho sempre avuto questa vena d’ingenua stupidità).

A 15 anni ebbi il mio primo ragazzo, lui ne aveva 19, era iscritto al primo anno di giurisprudenza.  Durò un anno, più che baci non gli concedevo. Lui strippava e io gli dicevo la purezza non è solo arrivare vergine al matrimonio.  Mi chiese di sposarlo. Lì scoprii che spesso mentiamo a noi stessi, pensavo di amarlo, quando mi chiese di sposarlo il senso di soffocamento alla gola mi fece capire che forse non lo amavo e l’unico motivo per cui stavo con lui era per avere un ragazzo.  Lo lasciai, poco dopo.

A 16 anni incappai nel primo uomo stronzo della mia vita (il karma a volte colpisce a breve, punita subito per il ragazzo dei 15),  sei mesi dopo sbottai con un “Ho chiuso con gli uomini!“.

E da allora che ho compreso la potenzialità delle stronzate pazzesche che posso sparare.

PS: per quello accaduto dai 18 in poi farò (forse) un post a parte
PPS: Si, nella foto sono io a tre anni circa.