SEVEN DAYS


SEVEN DAYS 
Romantico, Gioventù 
Anno 2015 Seven Days: Monday – Thursday film da 1h e 6m
Anno 2015 Seven Days: Friday – Sunday film da 1h e 22 m
Su: My BL Love e AKC & BL Asia

TRAMA

Toji Seryo (Hirose Tomoki) è un ragazzo molto popolare nella sua scuola, tutte le ragazze vogliono uscire con lui. Il problema è che, parrebbe, abbia l’abitudine di mettersi insieme con chiunque glielo chieda per primo il lunedì mattina, ma che ogni sua relazione sia destinata a rompersi nel weekend.

Yuzuru Shino (Yamada James Takeshi) è un ragazzo della stessa scuola, anche lui molto popolare, ma con un problema caratteriale, infatti, tutti suoi tentativi di relazione s’infrangono perché le ragazze, attirate dal suo bell’aspetto, poi lo lasciano a causa del suo carattere.

Shino viene a sapere di questa strana abitudine di Seryo, di mettersi insieme con chiunque glielo chieda per primo il lunedì.

Shino, un lunedì mattina, chiede a Seryo se qualcuna gli ha già chiesto di uscire, alla risposta negativa di lui, po’ per curiosità e un po’ per scherzo, gli chiede di uscire con lui. Seryo lo guarda in silenzio, nel mentre vengono interrotti, senza che Shino abbia una risposta.

I due usciranno insieme?

OPINIONE PERSONALE

E’ appurato, io vibro con la visione emotiva dei sentimenti giapponese. Questo dorama ne è l’ennesima conferma.

Mi piace che l’amore passi attraverso la cura dell’altro, sia essa da lontano o da vicino. Mi piace che il timore di ferire o perdere l’altro li faccia tentennare per paura di fare qualcosa di sbagliato. Mi piace che non sbandierano i sentimenti come tovaglie, ma che lentamente li facciano affiorare.

Se anche voi avete questo tipo di romanticismo, questo dorama, seppur del 2015, è imperdibile.

CURIOSITA’

questi due film sono un adattamento da un manga.

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STAY BY MY SIDE


STAY BY MY SIDE
Romantico – Gioventù
Anno 2023 – 10 episodi da circa 22 m
Su: Viki Rakuten

TRAMA

Gu Bu Xia (Hong Wei Zhe) è uno studente universitario. E’ stato cresciuto dal nonno, un medium spirituale. La loro famiglia eredita, di generazione in generazione, il potere di vedere e sentire i morti.

Bu Xia ha talmente paura dei fantasmi che sviene. Il nonno per tutelarlo, sigilla il suo potere per permettergli di vivere una vita normale.

A causa di un piccolo incidente Bu Xia ricomincia sentire le voci dei fantasmi e ne è spaventato. Scopre che se entra in contatto ravvicinato con il suo nuovo compagno di stanza, che detesta, Jiang Chi (Yang I Hsuan), non sente più le voci dei fantasmi Bu Xia inizia allora a cercare il modo di stare sempre vicino a Jiang Chi, che rimane stupido e confuso dal comportamento del suo compagno di camera. 

OPINIONE PERSONALE

Un bl carino, romantico, che si vede velocemente, 10 episodi da 22 minuti che sono molti di meno togliendo la sigla e i titoli di coda.

Personalmente sono rimasta stregata dagli oggi di Yang I Hsuan.

Il bl è conosciuto anche con il titolo di “Immunity Shield”.

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CLOSE KNIT


CLOSE KNIT
(Karera ga Honki de Amu Toki wa)
Life, Discriminazione, LGBTQ+, Transgender
Anno 2017 – Movie di circa 2h e 7m
Su: My BL Love

TRAMA

Tomo (Kakihara Rinka) è una ragazzina delle scuole medie che vive insieme alla madre, quest’ultima è totalmente irresponsabile e incapace di prendersi cura di sua figlia. All’improvviso la madre l’abbandona senza nessuna spiegazione.

Tomo cerca aiuto dallo zio Makio (Kiritani Kenta), il quale convive con la compagna Riuko (Ikuta Toma).

Tomo comprende che Riuko è una donna più complessa di quello che sembra, infatti, in realtà, è un transessuale dolce e sensibile.

Riuko inizia a prendersi cura della piccola Tomo, e finisce per amarla come se fosse sua figlia, dal canto suo Tomo troverà un amore e una cura cui non era abituata, facendola sentire amata e accettata.

In tutto questo la vita di Riuko è molto complicata e difficile nella società, e questo porterà la piccola Tomo a comprendere capire, aumentando la sua capacità di apertura dei “diversi”.

OPINIONE PERSONALE

Poesia fatta immagine e ho detto tutto.
E, come succede nel film a Toma, aiuta a comprendere e capire di più il “diverso”, che poi la domanda quando si usa parola “diverso” che dovremmo porci sempre è: “Diverso da chi?”.

I giapponesi non si smentiscono mai quando si parla di emozioni, ti scavano dentro e ti lasciano qualcosa di se.

Un film che mi ha emozionato fino alle ossa, facendomi sentire un po’ Riuko, e che, mentre ne scrivo ora a distanza di tempo, mi scioglie ancora il cuore.

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NON SONO UN ROBOT


NON SONO UN ROBOT
(I’m not a robot)
Commedia romantica, fantascienza
32 episodi da circa 35m
Anno 2017/2018
Su: Viki Rakuten

TRAMA

Si sa che i traumi emotivi possono tanto sul nostro corpo e possono condizionarci la vita a tal punto da isolarci dalla vita stessa. Questo è accaduto a Kim Min Kyu (Yoo Seung Ho), con un’allergia molto particolare, è allergico agli esseri umani.

Kim Min Kyu incontra Jo Ji Ah (Chae Soo Bin); l’inizio del rapporto tra i due non è tra i migliori, anzi è uno scontro in tutti i sensi.

Nella vita di Kim Min Kyu un giorno arriva il Team Santa Maria e con esso un robot e per una serie di circostanze anche Jo Ji Ah. Da qui si dipana la storia che ci fa sorridere a volte e a volte emozionare.

Può un umano sembrare un robot? Può un robot imparare da un umano? Può un umano diventare più umano grazie ad un robot?  

OPINIONE PERSONALE

Se siete in un periodo in cui volete vedere un drama leggero, con i classici cliché (ma che tanto piacciono), se volete vedere un drama non nuovissimo, se amate le storie sentimentali a lieto fine, “Non sono un Robot” può essere un piacevole momento da vedere.

Mi ha colpito molto per “l’allergia agli umani”. Un’allergia metaforica che in qualche modo spesso ho nella mia vita verso “il genere umano”.

“Allergia” nella frequentazione di tipologie di persone che tutti noi incontriamo nella vita, persone che ci feriscono (più o meno involontariamente), persone che ci usano, persone che ci tradiscono, solo per fare degli esempi. Quindi l’allontanamento verso il mondo diventa un’opzione che si sceglie.

Come nello svolgimento della serie, anche nella vita possiamo incontrare persone che ci portano fuori dal guscio che ci siamo creati e ci fanno ricreare un nuovo mondo in cui vivere senza corazze (seppur più piccolo).

Spesso i drama coreani mi danno degli imput di ragionamento, questo in particolare è mi ha fatto capire che siamo noi che ci costruiamo prigioni da cui non siamo più capaci di uscire, che il dolore nutre la paura, e che la paura diventa un secondino alla gioia di vivere.
Spesso la paura di “un passo nel vuoto” non ci fa vedere che quel “vuoto” non esiste.

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RISQUE’ BUSINESS: PAESI BASSI E GERMANIA


RISQUE’ BUSINESS: PAESI BASSI E GERMANIA
Varietà – Talk Show – +18
Anno 2024
Sex Industry, Taboo, Sexual Content
6 episodi da circa 30 minuti
Su: Netflix

TRAMA

E’ un varietà, non esiste una trama, ma solo un filo conduttore in un viaggio pieno di buonumore, con lo scopo di capire meglio la cultura e l’industria del sesso nei Paesi Bassi e in Germania, raffrontandola con quella Coreana.

Condotto dal comico Shin Dong Yup e dal cantante/attore Sung Si Kyung, entrambi coreani, i due hanno saputo accompagnarci nel programma con garbo e divertendo. Specialmente nelle prime puntate ho riso molto con loro/di loro, poiché le espressioni dei loro visi portavano in luce le differenze culturali tra Coreani e “occidentali”.

OPINIONE PERSONALE

Non sono un’amante di programmi di varietà e talk show, ma mi sono appassionata a questo, avendo già visto quelle riguardanti il Giappone e Taiwan. 

Le interviste, i video, e le esperienze che i due conduttori provano e ci fanno vedere, sono puntate sugli aspetti legati ai taboo e a tutto ciò che riguarda il sesso e la sua percezione a seconda della cultura cui si appartiene.

Vedere come due coreani affrontano la “libertà sessuale” dei paesi bassi e tedesca, è stato divertente, ma ho “scoperto” anche io degli aspetti che non conoscevo o non conoscevo bene.

Le ultime puntate sono scorse un po’ meno veloci, avendo focalizzato le puntate, di volta in volta, su un unico argomento.

CURIOSITA’

Esiste anche una versione di “Risqué Business: Japan” e “Risqué Business: Taiwan” la cui recensione ho già pubblicato precedentemente.

A SHOP FOR KILLERS


A SHOP FOR KILLERS
(The Killer’s Shopping Mall)
Azione, Thriller, Mistero, +18
Anno 2024 – 8 episodi da circa 51m
Su: Disney+

TRAMA

Jeong Ji An (Kim Hye Joon), dopo essere rimasta orfana, vive fin da piccola con lo zio Jeong Jin Man (Lee Dong Wook).

Poco dopo essere entrata al college, riceve una chiamata dalla polizia locale, dove Ji An viveva con lo zio, in cui la avvisano che suo zio si è suicidato. Conoscendo lo zio, ha dei dubbi sul suicidio, ma non ha nemmeno il tempo di pensare che la sua vita è in pericolo, un attacco di droni assassini l’assale, mentre, inspiegabilmente dei killers molto qualificati tentano in tutti i modi di ucciderla.

Ji An rimane così bloccata e circondata nella casa dello zio, mentre cerca di capire cosa sta succedendo e di sopravvivere grazie all’addestramento (che lei aveva sempre trovato strano) che lo zio le aveva dato in quegli anni. 

OPINIONE PERSONALE

Adorato in meno di cinque secondi. Il giusto ritmo, il giusto equilibrio tra mistero e azione ti tiene incollata alla serie.

Confermo ancora una volta che Lee Song Wook è un signor attore. Questa cosa risalta sempre, ogni volta che interpreta dei ruoli in cui la sua bellezza viene messa in secondo piano a favore delle sue capacità recitative.

Devo essere sincera, qua tutto il cast è spettacolare, dagli attori principali a quelli secondari. Una menzione particolare devo farla a Ahn Se Bin, che interpreta Jeong Ji An da bambina. Vederla recitare ti fa domandare se da quelle parti comincino ad imparare a recitare nel grembo delle loro madri.

Lo consiglio? Lo straconsiglio a chi piace il genere.

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LA MALEDIZIONE DI ESSERE LUPO


Era molto che non ti facevi accompagnare da Morfeo da me.

Non ti aspettavo, e neppure quello stretto abbraccio dal quale non ci staccavamo, quasi a fonderci, in un luogo senza tempo e confini.

Non so se sono deliri o qualcosa che sfugge alla nostra comprensione, so solo che l’emozione, la mia, era vera, è vera.

C’è chi nasce lupo e rimane legato tutta la vita a un solo compagno e chi leone marino e assapora ogni storia che vive, anzi la cerca.
Nessun giusto o sbagliato, solo un’indole, un marchio, un timbro o una maledizione che ci portiamo dentro. Io con te ho scoperto di essere lupo.

Lascerò stemperare lentamente, non ho scelta, questa emozione che mi porto dentro dal risveglio, questo senso di vuoto che tende a voler esser riempito dalle contrazioni del cuore e dai nodi che si formano in gola.

Arriverà sera, e avrò nuovamente sepolto, quello che fu di noi e quello che non fu mai.

READY, SET, LOVE


READY, SET, LOVE
Thriller, Mistero, Commedia, Romantico
Anno 2024 – 6 episodi da circa 1h e 8m
Su: Netflix

TRAMA

Negli anni 70, a causa di un virus misterioso, la popolazione maschile è stata decimata. Non solo, da quel momento in poi, la percentuale di nascite di maschi scende drasticamente. In pratica nascono solo, o quasi, femmine.

Gli uomini diventano così molto rari. Vengono dichiarati “tesori nazionali. Il governo decide di “conservare” tutti i maschi in un luogo chiamato “La fattoria”, dove vivono rinchiusi in una vita agiata, sotto la protezione del governo.

Le donne per potersi sposare con loro devono partecipare a un reality sponsorizzato dal governo e chiamato “Ready, Set, Love”.

Day (Belle Kemisara Paladesh) viene iscritta di nascosto dalla sorellina, e vince la possibilità di partecipare. Anche se lei non vorrebbe farlo, entra comunque nel reality e qui incontra il ragazzo più popolare, Son (Blue Pongtiwat Tangwancharoen).  Il loro incontro non è tra i migliori, ma qualcosa li lega, loro non sanno che hanno in comune molto più di quello che appare.

Il concorso, per potersi sposare con un uomo, prosegue attraverso le prove che man mano le partecipanti devono superare.  Day e Son mentre partecipano, inizieranno a scoprire una pericolosa cospirazione che opera sotto la superficie della fattoria e del reality.

OPINIONE PERSONALE

Appare come una commedia leggere e gradevole, un pò un miscuglio all’acqua di rose di “Squid Game” e “Ooku, le stanze proibite”, ma per chi conosce un pò di storia moderna della Thailandia può intravedere una denuncia sociale.

Rimane una commedia piacevole, romantica, leggera, ma dal mio punto di vista “parla e dice” molto di più di quello che appare.

Termina con solo sei episodi, ma l’apertura alla seconda stagione è palese, e non vedo l’ora di vederla.

CURIOSITA’

Vi accenno brevemente (molto brevemente, quindi perdonate se non scrivo tutto) un accenno della storia moderna della Thailandia.

Nel 2014 ci fu un colpo di stato militare; la costituzione è soppressa, ed entra in vigore il coprifuoco, mentre il governo viene sciolto. Ogni protesta è repressa e il comandante in capo dell’esercito si autoproclama primo ministro ad interim della Thailandia.

Inizia per la Thailandia una ferrea repressione alle opposizioni. Solo nel 2019 lo stato militare concede nuove elezioni, ma dal colpo di stato al 2019, lo stato militare introduce una nuova costituzione e nuove regole, rafforzando il potere militare (e come e chi potesse essere eletto, chiaramente tutto a favore della dittatura), infatti i 250 membri del senato eleggibili sono scelti dalla giunta militare.

Il connubio tra monarchia e militari è sempre più forte, uno supporta l’altro, uno “regala” benefici all’altro.

Ci sono state forti dimostrazioni contro il crescente connubio tra i due, con una serie di manifestazioni anti-governative, i manifestanti chiedevano una radicale riforma della monarchia e della costituzione, con pesanti tagli ai privilegi del re, e che avesse fine il connubio tra le forze armate e monarchia per avere una democrazia reale.

Il governo reagì emanando uno stato di emergenza e reprimendo le pacifiche manifestazioni. Le proteste sono proseguite, con varie ondate fino al 2021, e hanno avuto fine solo quando nel 2022 quando lo stato ha introdotto nuovamente la legge sulla lesa maestà (reato che è punito con durezza, prevede pene dai 3 ai 15 anni di carcere per ogni singolo “insulto” a un membro della casa reale).

Ora capite perché nonostante l’apparente leggerezza, io do molto valore a questo lakorn.

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PAROLE


Ci sono parole che ho imparato quali pazienza, parlare, attendere.
Pazienza: ci sono voluti anni, in cui la perdevo e ritrovavo.
Anni di allenamento perché il momento in cui la perdevo fosse sempre più lontano. Ma confesso, a volte mi rendo conto che devo ancora allenarmi.

Parlare: ho vissuto in silenzio per anni, poche parole e tanto ascolto. 
Poi ho iniziato, ed è stato un crescendo, stoppata ogni tanto dalle paure e dalle insicurezze, ma non mi sono più fermata. Devo ammettere, però, che negli ultimi anni spesso utilizzo il bonus “silenzio”, lo faccio quando vedo che parlare è inutile.

Attendere: è in qualche legata alla pazienza, ma ne è solo parente.
Ho imparato ad attendere tempi migliori, la luce in fondo al tunnel, il passaggio del dolore che attraversa l’anima per uscire.

Ci sono parole che ho perso tipo fiducia, ingenuità, accondiscendenza.
Fiducia: ne avevo tanta negli uomini, nel mondo, in me a volte.
Poi l’ho persa, forse l’ho utilizzata troppo, e troppo a sproposito. Ho riposto fiducia in situazioni, amori e amicizie, ma quando ho sentito quella lama nella schiena e mi sono voltata, non l’ho più trovata.

Ingenuità: l’ho tenuta con me molti anni, forse troppi.
Seguiva, come una pecorella il cane, “fiducia”, andava di pari passo nel mondo.
Un giorno si è sentita dire: “Non puoi essere così ingenua alla tua età” e ingenuità ha pianto, e nel farlo ha cominciato lentamente a sciogliersi, come un ghiacciolo a ferragosto.

Accondiscendenza: voleva far contenti tutti.
Cercava di tamponare i bisogni e desideri altrui, e per farlo perdeva di vista gli obiettivi che l’anima si era posta, la relegava e spesso imprigionava.

Ci sono parole ambivalenti tipo accettazione, sopportazione.
Accettazione: a volte è positiva, accetti la diversità, il fato, il momento, una visione diversa dalla tua, ma a volte scompare e arriva “intransigenza” davanti a parole quali crudeltà, ingiustizia.

Sopportazione: è come “accettazione” a volte è positiva, ma davanti ingiustizia, repressione, schiavitù, manipolazione, esplode in “ira”.

Poi ci sono parole che non ho ancora imparato, sto ancora vivendo questa vita, cercando di apprenderle.

PRISON PLAYBOOK


PRISON PLAYBOOK
Commedia, Crime, Life
16 episodi da circa 1,30h
Anno 2017
Su: Netflix

TRAMA

Un famoso giocatore di baseball, Kim Je Hyuk (Park Hae Soo), viene arrestato in seguito ad un eccesso di reazione mentre insegue un uomo che aveva cercato di aggredire sessualmente la sorella.

È condannato a un anno di prigione. Lì incontra un suo vecchio amico d’infanzia e compagno di baseball, Lee Joon Ho (Jung Kyung Ho), che aveva abbandonato il baseball dopo un incidente. Ora è lavora come guardia carceraria, dove è imprigionato Je Hyuk.

In cella con Kim Je Hyuk vi sono altri detenuti, alcuni rinchiusi temporaneamente, altri con un ergastolo che li aspetta. Tra caratteri diversi, chiusure, aperture e silenzi, tra di loro inizia a crearsi un rapporto che li legherà molto più di quanto pensino.

OPINIONE PERSONALE

Vi dico la verità ho rimandato la visione di questo drama per moltissimo tempo, non m’ispirava molto, poi si era sparsa la voce che lo avrebbero tolto dal catalogo (ma c’è ancora) e mi son decisa. Quando l’ho fatto, mi son data della stupida da sola a non averlo visto prima.

E’ un drama bellissimo, un cast spettacolare, con attori tra i più bravi (sia nei ruoli principali sia in quelli di supporto) che io conosca, una storia diversa dal solito pur mantenendo di base una storia sentimentale, il sentimento che spicca di più tra tutti è quello dell’amicizia.

Pur essendo un drama datato, per la mia personale opinione, è imperdibile.

INTERPRETI

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