BRIVIDI


Questo brivido interiore, questa febbre dell’anima, questi brividi che mi fanno vaneggiare.

Una notte romana, due occhi siriani che mi hanno aperto i loro mondi mentre scrutavano i miei, chiedendomi di perdermi nei suoi, io li ho distolti in attesa di un paio di occhi che da me non si fanno vedere, e forse mai mi faranno scrutare i suoi mondi. Mi domando di che morte mi ucciderai.

Io lo conosco questo istinto alla fuga, io conosco questa corrente elettrica a metà tra il piacere e il fastidio. Io mi sto preparando allo sprint per scappare e per non farlo mi lego con parole tue incatenandomi ai sogni della notte.

Morfeo nell’altra notte romana mi ha detto che mi sarei salvata dai sogni incatenati solo fuggendo, mi ha fatto vedere me stessa con la mia veste di seta rossa, il mio tacere, nello stesso mi ero accanto, totalmente nuda, quella che io sono. Qualcuno mi diceva ti abbiamo vista, le corde erano meno invisibili anche ai loro occhi. Avendone conferma al risveglio.

Farfuglio. Brividi. Febbre d’amore era una soap opera e spesso lo è stata anche la mia vita, ma avevo chiuso con queste operette rosa. Quandè stato che è ripartita la serie? Comè stato possibile che qualcuno facesse ripartire la trasmissione?

L’attesa, questa attesa, è per me come la preparazione alla guerra. Affilo le armi. Se non le userò sul nemico, le userò su me stessa.
photo by Alex Veledzimovich

Respira, respira cazzo, respira e allenta i pensieri che ti stringono la gola come cravatte colombiane. Da quanto le due parti di te non entravano in conflitto? E ora son lì che si guardano, attendono anche loro, scrutandosi in attesa che una delle due faccia un movimento, la prima mossa.

Tutto il mio mondo, tutti i miei mondi, si trasformano in attesa, e nell’attesa io muoio.

E’ il caldo estivo, l’afa, l’aria bollente, la febbre, sei tu… respiro respiro respiro, ma a ogni respiro mi penetri l’anima sempre di più.

PUNTINI


Non sto scrivendo post.
Eppure io un post l’ho scritto sette giorni fa. Poi l’ho congelato.
Perché quel post è un punto. E il punto è una cosa definitiva nel mio mondo.
Non son sicura di volere il punto.

In questo momento son portata ai puntini di sospensione, a quello che potrebbe ma non si sa, nonostante tutto il mio terrore del mostro che potrebbe nascondersi nel “non si sa”. Terrore che spesso mi manda in panico e mi fa comportare come non sono.

In questo esatto momento i puntini mi lasciano respirare, mentre il punto mi blocca il respiro, come un pugno in pieno stomaco.

Io lo so che i puntini son spesso manipolativi, lasciano a intendere ma non dicono nulla, ma il punto, in questo momento, mi spaventa di più. Non perchè il punto è definitivo, ma per il timore di scoprirmi fragile. Dirlo “Punto” e poi disattendermi. Non mi perdonerei mai.

E allora quel post rimane lì, in attesa, di esser cancellato o di dargli ali.
Nel frattempo vede la luce questo, con la domanda insita, se i puntini diverranno “punto e a capo” o “due punti e virgolette”.

Le parole son gocce di rugiada nel deserto, i fatti son semi piantati nel limo.
puntini sospensivi

BARAONDA


“Fai così, vai di là, ma scherzi, sei fuori è sbagliato, sì ma sei umana carpe diem, ma il carpe te la mette nel culo stai attenta, lasciati andare, non farlo è sbagliato, pensa a te, pensa agli altri, coerenza, si con la coerenza ti pulisci, si ma poi, e poi vediamo

Respira cazzo, respira e respira piano che stai andando in tetania nel cervello e non riesci più a usarlo.

“Vedi te lo avevo detto, se apri quella porta, quello fugge, svolazza, corrigli dietro poi. Si vabbè mica poteva tenerlo imprigionato per sempre quel cazzo di muscolo no!? E’ arrivato il momento giusto. Se se, poi la consoli tu vero?

Oddio tutte queste voci che mi parlano insieme, mi strattonano, impazzisco.

“E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto. E’ sbagliato. E’ giusto.

Silenzio. Fate silenzio!

“Vedi che ti dicevo è già in fibrillazione. Bè male non gli fa un po’ di movimento e di scossone, tutto così certo e sotto controllo, sai che noia. Ma sentila che poi parli tu, gliele asciughi tu le lacrime? Dici e se invece sorride alla fine?

Psicopatia portami via.
Non mi ricordavo fosse una, così, devastante baraonda interiore.

1

FLASH


Anni consumati, foto di ora.
Il tuo volto, lo sguardo.

Chi ti teneva prigioniero lo fa ancora.
Le sue catene son le stesse.

Non cerca amore, ma compagnia nelle tenebre.

Non posso niente.
Che dio ti protegga.
Io non ci sono riuscita.

red angel

VENTO


Una volta è accaduto.
Una volta ho amato.

Ho amato così tanto da perder conoscenza di me ed esser l’altro.
Ho amato fino a ridurmi in schiavitù.
Ho amato con il corpo.
Ho amato con la mente.
Ho amato con il cuore.
Ho amato con l’anima.

Ho strisciato nel fango, corrotto il corpo, oltrepassati limiti, anche quelli che non sapevo di avere.
Ho pianto, ho sperato, ho gioito, ho sofferto, ho creduto di morire, ho pensato di rinascere.
Ho sviluppato percezioni, ho ascoltato silenzi, ho visto nel buio e parlato senza suoni.
Ho scoperto la mia debolezza, la mia forza, la mia energia, il mio potere e il mio dono.

Non ho altro modo amare.

Un altro tempo è un altro luogo porterà le stesse foglie a vibrare insieme.

Folata di Bora, ho amato. Era ieri.

Soffio di Mistral, amerai. E’ oggi.
photo by Meagan V. Blazier

SENZA PELLE


Ti parlo dei senza pelle. Ti parlo di quelli, ancora vivi, che riescono a sopravvivere nel tuo mondo. Chi non riesce muore e nella follia si nasconde.

Ti parlo di quanto forti possano apparire, ma forti non sono, hanno costruito corazze così spesse e profonde per non sentire il dolore. Fortezze per difendersi, che diventano prigione.

Ti dirò che nella corazza qualche punto debole esiste, e qualcuno di voi ogni tanto lo scopre. Come bambino crudele entra solo per vedere comè lì dentro e poi andarsene, farsi grande con altri bambini, che lui sì, lui è riuscito ad entrare in quella casa.

Ma mentre parlo, mi rendo conto che un portatore di pelle non potrà mai comprendere un senza pelle, non fintanto che la vita non gli strapperà via lembi di quella pelle.

Solo allora potrai capirci, solo allora capirai me.

Noi sopravvissuti siamo qua, con il cuore albino, in attesa di una terra in cui il sole non ci bruci.
photo by Rachel Baran

MATERIA


Spiegami queste giornate, rare, in cui la bocca dello stomaco freme, friccica e irradia a raggio intorno a se una vibrazione, come un’antenna che sparge un suono verso il cielo.

Dimmi perchè nonostante la mia forza, a volte capita, son così fragile.

Cercami nei meandri del tuo cuore.

Domandami perché, a volte, vorrei appoggiare il capo su un luogo sicuro, socchiudere gli occhi e riposare l’anima.

Ricordami come mai son ancora chiave e spesso specchio, ma io non mi rifletto.

Conducimi in una bolla, fa che i miei pensieri volino via con lei, quando con un dito la sfiorerai.

Proteggimi, da chi non mi comprende.

Promettimi, che prima o poi, lo spazio e il tempo saranno insieme, perderò coscienza di me e avrò coscienza di noi.

“Siamo fatti anche noi della materia
di cui son fatti i sogni
e nello spazio e nel tempo d’un sogno
è racchiusa la nostra breve vita”

photo by Anka Zhuravleva

COMUNQUE


… e comunque il tuo “ti odio” è uno dei più bei ti amo che mi sono stati detti.
Photo by Aleksandra Seget

DENTIFRICIO ALLA MENTA


Morfeo bacia morbido
labbra dischiudono
lingua di menta
cicatrice che pulsa
Photo by Ivan Tsupka

EDUCAZIONE DELLA VALVOLA MITRALICA


E lo sento quel fastidio alla valvola mitralica quando mette in comunicazione le due parti del cuore. Respiro profondo e l’aria che ne esce porta con sé pezzi di quel fastidio. Peggio sarebbe non sentire niente.

Io ci parlo con il mio cuore e lui mi risponde, del resto l’ho ben educato in tutti questi anni: “Fai il bravo, non far rumore, non far casino, non farti vedere e non infastidire gli altri. Che poi ti dicono che sei incontrollabile e invasivo. Ecco bravo stai lì buon buonino, che se esci poi corri, cadi e ti fai male“.

Ho un cuore educato, solo ogni tanto quel fastidio alla valvola mitralica si fa sentire, a ricordare che ancora c’è e funziona. Si fa intravedere in quella piccola smorfia, quando storco verso l’alto le labbra. Se mi guardi nelle foto da bimba, già vedi che lo facevo, perché già da allora provavo ad educare il cuore.
baby me

Ho un cuore educato e obbediente, solo ogni tanto quel fastidio e la consapevolezza che quello è il solo momento pericoloso, quello in cui, tra quello sfarfallio e il respiro profondo per farlo andar via, prima o poi, qualcuno ci si infila.