SENZA TITOLO


Flusso immobile
Cristalli di attesa
Dilata l’animo

LUNA DI FIELE


Parole compresse
Locuste affamate
Luna piena di fiele

FASULLITA’


Amor fasullo
reclama a se
offerte di dolore

DROP


Si sta come
una goccia d’olio
nel mare

INAUGURAZIONE ESTIVA


Pago la colazione, gli occhi si posano sopra. Inaugurazione estiva. Torno indietro nel tempo, mi sembrano passanti millantanni, ma son solo anni e non milla. Me & le mie amiche.

Ritrovo alle 21.00 al bar. Il caffè e le parole che tintinnavano nel buio, voci di chi pensa all’amore e ancora ci crede. Entravamo in discoteca un paio d’ore dopo, con il biglietto omaggio, ballavano fino a chiusura e quando avevano sete, andavamo in bagno a bere dal rubinetto. Il venerdì l’inverno e l’estate il giovedì.

Con il costo di un caffè godevamo pienamente della notte, avevamo gli occhi pieni di opportunità e il cuore aperto.

In quella discoteca un “baccanetto” mi ha vomitato a spruzzo sulla spalla nuda mentre camminava in senso contrario al mio.
In quella discoteca ho sorretto per sette volte, nella stessa serata, la testa alla mia amica mentre rigurgitava i negroni sul cesso e chiedeva “pane sano” da mangiare. Il “pane sano” alle quattro del mattino siamo andate a cercarlo per lei, trovandolo appena sfornato.
In quella discoteca ho trattenuto lacrime d’amore che chiedevano libertà.
In quella discoteca ho compreso che la solitudine è uno stato mentale, perché mai mi sono sentita così sola, come quando ero circondata da gente.
In quella discoteca ho baciato per la prima volta Lui, “wherever you will”, come in un film, in mezzo alla pista sul lago, mentre il mondo scompariva ed esistevamo solo noi due.

Guardo il biglietto. Oggi. Inaugurazione estiva. Non mi manca non andarci, fa parte di ieri. Quello che mi manca è una parte di me, quella che non è riuscita a sopravvivere a quegli anni.

MELA


Sono i giorni in cui la sera, mi sdraio sul divano. Scatto selfie con uno dei miei amori pelosi. Giorni in cui il freddo fuori mi fa capire la fortuna del caldo della casa. Giorni in cui osservo i miei sei mici e la “cana”, felice che siano al caldo, nutriti di cibo e amore.

Poi penso a Mela. Il cuore mi si contrae per l’empatia.
Si può esser empatici con un cane? Si, si può. E si può anche con una pianta, se è per questo. Ma volevo parlar di Mela.

Mela viveva con la sua umana, 13 anni di vita insieme, e poi il disastro. La sua umana si ammala e non riesce più a gestirla e per Mela si stravolge la vita. Mela viene portata via, da chi ama, dalla sua casa, dalle sue abitudini. Mela è un cane anziano e quasi nessuno vuole i cani anziani, infatti da febbraio nonostante appelli e condivisioni, Mela è ancora senza casa. Tutti cercano cuccioli.

Mela è sana, tranquilla, ubbidiente. Se non avessi già riempito casa di sei amori pelosi felini, e da luglio dell’anno scorso da Juni un’altra “cana” anziana, Mela vivrebbe già con me. Ma non posso, il cuore la contiene,  ma non ho più posto in casa.

Mela però è sempre nella mente, spero in una casa per lei, in una famiglia che possa amarla, accudirla e darle ancora la sensazione di casa.
Per questo scrivo questo post, per cercare una persona, una famiglia che voglia amarla, come io farei con lei.

Mela attualmente si trova presso la Clinica Veterinaria città di Lecco. Loro son dei GRANDI, cercano una casa per lei e nel mente la tengono in stallo nella clinica. Il loro numero di telefono è 03411840029l

Se la fortuna e l’amore baciasse Mela, se trovasse tramite questo post una casa, per favore fate che io rimanga in contatto con voi. Non so come mai con Mela, con tutti i cani che cercano casa, io abbia sviluppato questa attrazione, ma so che l’ho e quindi non vorrei perderla di vista.
Qua sotto metto una sua foto e dei link della clinica. Se volete vederla anche in video andate sul link di facebook.

Io spero, che là, nel web qualcuno trovi Mela e Mela trovi Amore.

Link a Facebook della Clinica Veterinaria città di Lecco

Link al sito web della Clinica Veterinaria città di Lecco

RIPETIZIONI


A che età si smette di innamorarsi(*)?

Esiste un momento, dal quale in poi, puoi avere compagni di vita, ma non più l’Amore?

Come fai a riconoscere, se ti si presenta, l’Amore dai bisogni, dalle paure e dalle dipendenze?

L’Amore romantico è un’illusione data dagli artisti del 1800? O loro per la prima volta l’hanno portato alla consapevolezza collettiva?

Il cinismo morde l’Amore per le botte da lui ricevute? O è una lente che ferma il delirio diabetico di alcuni?

Se smetti di innamorarti, smetti di vivere? E se accade, che succede alla tua vita?

Ma quelle descritte né “la dubbia citazione filosofica abbinata alle foto da suina”, che pensano dell’amore?

Eh niente, asina sono stata in amore, asina sono e asina rimango. Se mi interrogassero, non avrei risposte.
Chissà, forse, avrei necessità di ripetizioni

(*) di qualcuno che non siamo noi

ME & SEGAIOL QUESTIONS


Sabato sera, ho visto 3… 2… 1… Clic!, sono stata a cena da lei.
Finestra sui navigli, camino acceso e rosso nel bicchiere.
Le invidio, benevolmente, un potenziale emotivo.

Che poi chiamarlo potenziale è riduttivo, lei “l’emotivo” lo vive. Lo indossa ogni giorno. Lo mette quando si alza, quando va al lavoro, quando si arrampica, quando veleggia, quando parla e quando nonostante un carattere schivo e tendente all’ostrica e lì a parlare di se.
Si veste di “emotivo” così tanto, nonostante una salda e certa razionalità, che mi parte il senso di protezione nei suoi confronti. Che, diciamolo, il mondo là fuori è così affamato di emozioni, capace, per sopravvivere, di cannibalizzarti senza grandi rimorsi.

Me lo domando, in questi mesi che passano, in questo luogo dove l’acqua non è calda, dove l’acqua non è fredda. In questo fare per fare e non per viverlo, in questa nebbia tranquilla che ottunde e anestetizza. In questo capire e comprendere, ma non sentire, dietro a una membrana di vetro.

Dov’è? Che fine ha fatto il mio potenziale emotivo? Esiste ancora? L’ho consumato allo sfinimento? Si è rintanato come un coniglio nella tana? Me l’ho hanno rubato? Qualcuno lo tiene prigioniero? L’ho perso irrimediabilmente? E’ solo deluso?

Sento il peso del suo vuoto. Se ci penso è strano, il vuoto alleggerisce, come può pesare così tanto?

Se fosse il vuoto del seme? Se fosse quel momento in cui sei isolato per scoprire nuove cose di te? Se fosse l’attimo prima della nascita?
Se invece fosse questo l’invecchiare? Lentamente staccarsi da emozioni per non sentirne la mancanza? Perdere il contatto con il se terreno? Sentirsi sempre più alieno a questo mondo per non sentirne un domani la mancanza?

Ah le mie domande! Il mio potenziale può esser scomparso, ma il mio essere segaiola mentale, fedele mi è rimasto accanto.

L’AMORE E IL DITO MEDIO


Avevo scritto un post.
Ho cancellato tutto.
Quasi.

Ho conservato tre frasi.
L’inutilità delle parole mi sembra sempre più ampia.
Mi si fondono le emozioni mentre le penso, non riescono ad arrivare alla tastiera.
Forse dovrei solo postare foto per un pò.

In ogni caso i concetti sopravvissuti sono:

L’amore per una persona, per una cosa o un’idea può svanire, può frantumarsi e a volte lasciare te frantumato. Ma l’amore ti fa sempre un regalo, anche quando se ne va. Ti regala il talento che ha scavato e portato alla luce, quello ti rimane, è qualcosa che ormai fa parte di te.

Poi ti guardi intorno e lo vedi. C’è gente che ama l’odio, perché l’odio la fa sentire viva.

So amare ancora chi mi ha ferito* e questo mi ha reso, mi rende, libera.

*(oh non tutti, non immaginatemi tutta new age e simboli di pace, io al massimo alzo il dito medio)

PAROLE DENSE


Ci son quelle volte che non lo riesci a capire se ti stai arenando o stai cercando di spiccare il volo.

Son le volte del silenzio, delle domande che ti poni, delle risposte che ti dai e che poi metti in dubbio.

Mi girano i pianeti e facendolo,  producono turbinii di pensieri e emozioni, come tumbleweed nel deserto.

Saturno storto, mi osserva sorridendo. Mi mostra con la mano destra le cesoie, che io so usare troppo bene. Nel mentre tiene nella mano sinistra un affilato bisturi, che so utilizzare con la maestria di chirurgo di fama mondiale. Di sottofondo, l’intenzione costante, di recidere solo rami secchi e mai arti sani, perché a volte può accadere il contrario.

Plutone continua imperterrito a portarmi nella mia personale discesa negli inferi. Talmente a fondo che sfioro il cielo dall’altra parte, confondendomi tra inferno e paradiso. Cerco nel buio i tesori e i semi che sparge. Abituarsi alla propria oscurità non è sempre facile, eppure è l’unico modo per vedersi.

Urano opposto, mi fa costruire per poi distruggere, in una altalena continua dei due passi avanti e uno indietro. Mi fa apparire incoerente, mentre son di una coerenza integerrima, nel mio trasformarmi.

Astrologia, gioco e metafore, mentre sento la necessità di parole dense. Come miele. Esse parlano sottovoce.
Nei suoni di una vita che si riempie di rumori per non percepirsi, non le sento. Nel frastuono dei pensieri del lobo temporale, non comprendo il loro dire. Ecco le volte del silenzio, anche quando sembra che parli.