IL METRONOMO


Sabato pomeriggio piovoso, mi ritrovo sul divano con Progenie e Costi a cercare in rete case in vendita. Un pò per gioco, un pò seriamente, vediamo case indipendenti e villette nella Tuscia laziale. Sfogliamo immagini di paesini con molto verde e poche anime, dove credo si viva una vita e rapporti umani che siano degni di tale nome.

Progenie e Costi escono ed io continuo da sola su quel divano. Solo cambio regione. Mi assale l’istinto dei salmoni e torno alla mia terra di nascita, il Friuli. Anche lì paesini con molto verde e poche anime.

Quando andrò in pensione, mi dico, mi trasferisco in una di queste due regioni.
L’idea mi piace molto. Già mi vedo, quel verde, quelle casette indipendenti, penso alle “bestie pelose” libere di muoversi, penso al tempo libero che avrei, alla vita che condurrei e mi stringe questo desiderio di viver già così.

I pensieri non son a comando, arrivano da soli e così arriva chiara la certezza, supportata da altri fatti, lì sotto i miei occhi. La verità e che vivo male il presente. E’ l’oggi che mi manca se penso così tanto al domani.

La vita mi scorre davanti e io rimando tutto al futuro non trovando nulla che mi leghi a questo presente. Dovrei trovare l’intensità nello stesso momento in cui respiro, dovrei far del battito del cuore il metronomo della mia vita, dovrei aprire il cuore ancora e permettere all’imprevisto di entrare. E invece no.

Belle parole, mi dico anche ora mentre scrivo, ma rendermene conto non toglie il problema, sono solo parole, nei fatti il cinismo è diventato la colonna portante della mia vita. Negli ultimi anni mi ha salvato troppe volte dal mondo esterno, così tante da aver preso possesso di grandi parti di me. Certo rimane una me antica, esce allo scoperto come il caldo sole estivo irlandese, raramente e per poco. La parte che credeva.

A volte mi manco, ma poi penso a quanto dolore ha accompagnato quella che ero, e non posso non riesco (per quanto io sappia che così non vado da nessuna parte), non riesco a schiodarmi da quella che sono diventata.

Sbuffo, non ho soluzioni al momento, ancora una volta rimando al domani. Nel frattempo il mio cuore, il mio metronomo personale, scandisce solo il tempo che scorre vuoto.

LE MANOLO BLAHNIK ROSSO FUOCO E LA NEVE


Che cosa hanno in comune Educazione Siberiana e Sex and the city? Me.

Ora non immaginatemi con delle bellissime Manolo Blahnik rosso fuoco mentre arranco nella neve alta. Non intendo questo. Quello che intendo e che sono entrambe le cose. Sorrido al pensiero di mischiare clan siberiani e donne di Manhattan.

Sono il discorso iniziale di nonno Kuzja e sono le mille domande di Carrie.

Sono i tatuaggi siberiani. Ho inciso il mio corpo due volte.
I miei tatuaggi non sono siberiani, ma come i siberiani sono collegati a vicende della mia vita.
Il primo, piccolo, un tribale nero. Punto per ripartire da ciò che ero verso il nuovo.
Il secondo, enorme, colorato. Memento “mai più”, sono sopravvissuta, questo è il mio cammino.
Il terzo è lì, in attesa del suo tempo sulla mia carne, che chiede pelle su cui nascere.

Sono stata parte di un “Sex and the city” de noarte per lungo tempo, fino a che qualcosa si è spezzato. Oggi guardo ad allora con quel nodo in gola di ciò che d’importante si è perduto e non tornerà. Qualcuno l’ha rotto, frantumandolo. La vita spesso fa queste cose.
Di quel tempo mi rimangono i ricordi, tantissimi, aver fatto parte di qualcosa di speciale, un Big nella memoria, il sapore di ciò che era e non è più.

Oggi son più Siberia che Manhattan. Una parte di me ne è fiera. L’altra ha problemi con il freddo, poiché la vita ha grandi difficoltà a prosperare in quell’ambiente. Non ho soluzioni. Ho solo un fine settimana di film e di pensieri che pesano sulle spalle.
Sono consapevole che nonostante tutto sarà la parte siberiana a darmi la forza e l’energia che serve per camminare ancora.

A pensarci bene, immaginatemi pure come quella con le Manolo Blahnik rosso fuoco che cammina nella neve bianca.

CASTELLI


I miei castelli in aria si son sciolti tutti in acqua e son caduti sulla terra. Non trovo più i miei desideri e i miei sogni.

Chi li trova per favore me li riporta?

CRESCERE


Ma in questa società siamo capaci di invecchiare?
In questo mondo occidentale in cui le attese di vita si sono allungate moltissimo, in cui medicine, integratori e cosmesi sono al servizio della longevità e dell’apparire in forma, in questa società noi siamo capaci di invecchiare?

Ho l’impressione di no, l’aspettativa di vita più lunga ha creato solo un nuovo terrore insito in molte persone, “apparire vecchio” ed essere rifiutato.
Questo pensiero si è insinuato nei diversamente giovani di questa epoca. Devi “presentarti” giovane, in forza, “sprintoso” in grado di ruggire e afferrare velocemente questo mondo, in caso contrario sarai messo ai lati della vita e abbandonato, non conterai più nulla.

Vedo coevi che a causa di questo timore perdono se stessi, trasformando gli anni che dovrebbero essere finalmente della saggezza, del conoscersi e del viver bene, in un grand guignol della loro vita, con aspetti a volte comici e a volte grotteschi. Osservandoli non riesco mai a capire se di loro devo provare pena o altro.

Sto scrivendo senza indice puntato, solo osservazioni e constatazioni fatte questa mattina, mentre scambiavo due chiacchiere con amici.

Sto invecchiando anch’io e qualche difficoltà ad accettare questo fatto l’ho avuto, c’è l’ho.
Il mio corpo non è più alleato di scorribande e mi fa sospirare il recupero. Mi son resa conto che la mente non è la stessa, perdo pezzi, ciò mi crea l’ansia che qualche sintomo di alzheimer stia arrivando. Nonostante questo, nonostante guardi al mio ieri da puella, so che sul palcoscenico della vita i ruoli da rappresentare cambiano sempre, non si può recitare la parte dell’adolescente per novantanni.


Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.
(Anna Magnani al suo truccatore prima di un film)

LA COPERTINA


La sensazione è quella di avere una coperta larga due metri e lunga un metro, ma avere un letto tre metri per tre. Per quanto tu tiri, giri, sposti, metti in un modo o nell’altro, non riesci a coprire l’intero letto con quella coperta.

Questo ho fatto oggi con i numeri.  Li ho girati sottosopra, ho spostato, allungato, mischiato e poi ridistribuito. Ma niente. Questo letto non riesco a coprirlo interamente.

La stanchezza che sento è quella di chi da sempre combatte non per guadagnare ma per pareggiare.

Ogni spesa imprevista, anche di poco fuori dall’ordinario, è un incubo da cui partono i mea culpa per la gestione del denaro, per poi comprendermi e dirmi che poi tutta la colpa non è mia. Lo stipendio è uno, le spese di vita tante, le tasse nuove si sommano a quelle vecchie, gli aumenti sono costanti ci sono nuovi obblighi, solo lo stipendio rimane immutato. Peccato che strisciante mi rimanga sempre quel “si, ma se fossi stata più brava…”

Oggi, tutto il pomeriggio ho tirato la copertina, ma a meno che non arrivi l’eredità di uno zio d’america,  nei prossimi sei mesi qualche pezzo del letto rimarra scoperto.

UNA RISPOSTA DEL CAZZO


Una risposta del cazzo, non cattiva o offensiva, anzi credo volesse essere carina, solo una risposta del cazzo. Avete presente quelle che le prenderesti e le ficcheresti nella parte mediana posteriore della persona che l’ha pronunciata? Si proprio quelle. Non le ficcheresti lì per malanimo, ma solo per far sentire l’effetto di quella frase a chi l’ha pronunciata.

Dietro a quel “manca a tutti…” c’è il fatto che io pensi che avresti potuto. Il problema è che avresti aver voluto e non solo potuto. L’immobilismo è sempre stato il tuo peggior nemico, aspetti sperando che il tempo risolva per te. Il tempo risolve, ma a modo suo.

L’amaro soffoca e stringe la gola. Inutile pensarci, non cambia nulla. Il destino esiste, lo costruiamo noi attimo per attimo, in base alle scelte che facciamo o alle scelte che non facciamo. Tu nelle mani avevi il 50% di questo destino.

Manco quando non ci sono più, non potrebbe essere diversamente, quando ci sono, son presente, mi percepisci, mi senti, non posso mancare. E’ così che mi perdono le persone. Mi danno per scontata, dimenticando che nel mio mondo non esistono i saldi.

ANALFABETISMO


Siamo tutte bottiglie con un messaggio dentro. Galleggiano in questo mare chiamato vita. Ogni tanto qualcuno ci trova e ci apre.
Peccato che questo mondo sia emotivamente analfabeta.

Chissà, quale curiosità sull’etimologia delle parole, se il fatto che la parola inizi per anal abbia il suo perchè. Solite domande da Coglion Zen quale io sono.

METAMORFOSI


La sensazione è quella d’aria che si espande, i polmoni non riescono a contenerla e per questo devo sospirare nel cercare di compensare questo eccesso d’aria. Ogni respiro è un sollievo e nel farlo la percezione è quella del cambiamento che si avvicina.

Willy una volta mi disse che io continuavo a dirgli che stavo cambiando, l’intenzione era di dirmi che le mie in fondo erano parole accompagnate dalle mie solite seghe mentali, che in fondo io non cambiavo mai, o meglio, non così spesso.
Provai a fargli comprendere che la verità era che io cambiavo e mutavo in ogni secondo. Mi adattavo alla vita come pianta che cresce, ogni giorno ero diversa dal giorno prima. Un millimetro in altezza, una radice un po’ più in profonda, una nuova foglia a sinistra, un bocciolo sulla destra.
Piccole mutazioni che non percepisci ma che alla fine mi trasformano. Poi un giorno mi guardi e all’improvviso mi vedi diversa o non mi vedi più.
Willy non credo abbia mai capito davvero, altrimenti si sarebbe accorto di non vedermi più
.

Io il mio mutamento lo sento, mi attraversa, più s’avvicina alla pelle più i miei respiri-sospiri si fanno lunghi e profondi. Per questo l’eccesso d’aria nei polmoni. Il sospiro nasconde l’impazienza, la curiosità e il timore poiché la metamorfosi non è sinonimo di miglioramento, può esserlo, ma dipende dalle scelte che hai fatto. Non so mai se la muta andrà a buon fine, né cosa uscirà dalla pelle che lascio alle mie spalle.

Oggi sospiro.

LA FORMA INGENUA ASCENDENTE COGLIONA


La verità e che mi son resa conto di avere una ingenuità di base incorporata nel dna. Ascolto le persone, i discorsi, i ragionamenti; osservo i comportamenti e rimango esterrefatta. Sospetto che non ci sia nulla da fare, se una cosa fa parte di te lo farà per sempre.
Posso cercare di smussarmi, levigarmi e arrotondarmi, ma la forma sarà sempre quella.

Dio, me lo domando davvero, ma perché?! Perché mi hai instillato questa ingenuità che si riproduce. Lì nascosta nel cuore con il tempo risale nella mente. Perché questo mio vedere prima il bene e solo dopo molto il male, perché credere che le persone siano tutte pulite e senza secondi fini.
Non imparerò mai, ho compreso, dovrò far i conti con questo per sempre, perché nonostante l’esperienza, le bruciature e le cicatrici, io continuo a credere che i buoni vincono sempre i cattivi.

La mia forma è questa. Non posso vedere quello che non fa parte di me, posso cercare di ricordarmelo se l’ho incrociato nella vita, ma poi mi distraggo e me ne dimentico, fino a quando non ci impatto nuovamente.

Dio porta pazienza con me e aiuta il mio angelo custode, perché gli hai dato un compito arduo. Io ancora mi domando come faccio a essere ancora “viva” nonostante  la mia forma sia ingenua ascendente cogliona.

LO SFANCULAMENTO


E poi ci son giornate che ti senti un pò così:

Aver sfanculato alleggerisce l’anima da pesi che altrimenti portano la piega del labbro verso il basso, e invece così no, risale e si apre in un sorriso.
Poco importa che chi ho sfanculo lo sappia o no, prima o poi capirà (anche il perchè), ma sfanculare libera da tutto, anche dal dover dar spiegazioni. Io non devo niente, se non a me stessa.

Mi conosci. Chi mi da per scontata, chi confonde la mia disponibilità per debolezza, chi confonde il mio silenzio per approvazione, vede da lontano le mie spalle mentre mi allontano.

Ecco quelle che vedi sono proprio le mie spalle.
Dio come entra bene l’aria nei polmoni oggi.