TAKAMATSU: ops… spunta ancora birra e sakè


Il primo giorno a Takamatsu è stato denso e pieno di cose che ho amato fin dalla mattina. Avevamo appuntamento con Maurizio davanti all’ingresso del Parco Ritsurin.

La scelta di partire per il Giappone nel mese di novembre era stata una scelta per poter vedere il foliage. Chiaramente, per la Legge di Murphy, quest’anno il foliage era in ritardo.

All’interno del parco ci sono 13 colline e 6 stagni che creano un paesaggio molto variegato. Questo parco è stato progettato in modo che, man mano che passeggi al suo interno, la vegetazione e l’ambiente intorno a te cambino.

Abbiamo chiacchierato passeggiando immersi nel verde. All’interno del parco c’erano anche degli anziani giapponesi che facevano le guide gratuite per chi voleva sapere qualcosa di più del parco.

La mattinata è stata dedicata completamente al Ritsurin. Dopo la pausa pranzo con Maurizio, lo abbiamo salutato e ci siamo diretti al Castello di Takamatsu e alla sua area verde adiacente.

Questo castello è a pochi metri dal mare, questo, ai tempi, contribuì a rendere particolari alcuni elementi, tipo che il fossato veniva alimentato direttamente dall’acqua del mare.

Momento cultura
Il castello fu costruito nel 1590. Fu demolito nel periodo Meiji e a oggi della fortezza originale restano le mura e il fossato. Questo castello era di proprietà del Clan Ikoma che lo possedeva e che controllò la regione per oltre 50 anni; poi lo Shogun Tokugawa affidò tutta l’area al Clan Matsudaira. Questi rimasero al governo del posto fino al periodo Edo.
Fine Momento cultura

Nel pomeriggio avevamo in programma vedere uno spettacolo musicale con degli antichi strumenti giapponesi. Elisabetta, la figlia di Brunella e Maurizio, ci ha accompagnato fuori Takamatsu con l’auto e ci ha lasciato nelle mani di Chiaki.

Alla fine dell’esibizione, abbiamo scoperto che da semplici spettatori, siamo diventati spettacolo. Avevano saputo in anticipo che sarebbero arrivati dei gaijin, nello specifico degli itariajin.
Ci hanno fatto suonare uno degli strumenti e i bambini presenti ci avevano preparato dei disegni e delle gru di carta da regalarci con i colori della bandiera italiana. Sono sincera un pochetto quei due bimbi mi hanno commossa.

Momento Cultura
Regalare una gru di carta, Orizuru, significa augurare salute, longevità, fortuna e felicità.
Non le vedete nella foto perché tornata dal Giappone ho pensato: “Le metto qua, così quando mi servono da fotografare, le trovo”. Secondo voi le ho trovate?
Fine momento cultura

Teoricamente la serata era finita, Chiaki avrebbe dovuto accompagnarci nuovamente in città, ma il trovarci così bene ha fatto sì che, alla sua domanda: “Avete tempo? Vi va di bere una birra?”, la nostra risposta sia stata affermativa.

Siamo andati nel locale di un suo amico che produce artigianalmente le birre. Era in chiusura, ma visto che eravamo con la sua amica, ha tenuto ancora un pò aperto per noi.

Aassaggia questa…. oishii, assaggia quella… oishii, assaggia questa nuova… oishii, di questa che ti pare…. oishii1!
Dopo meno di mezz’ora siamo usciti per tornare in albergo ed io ero “lievemente allegra”. A quel punto Chiaki, prima di entrare in auto ci domanda: ” Avete ancora tempo? Vi porto in un posto dove bere ancora qualcosa. Un posto dove io vado spesso a rilassarmi.”. Secondo voi cosa abbiamo risposto?

Ora, se non fossimo stati con Chiaki, noi quel locale non saremmo mai stati in grado di trovarlo. Se non sei del posto, col cavolo che lo trovi.
Era uno Speakeasy moderno.

Gli Speakeasy erano dei locali clandestini dove si vendeva e consumava alcol durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti. Erano bar basati sulla segretezza, spesso nascosti in vicoli oscuri o comunque celati. Per entrare era necessario conoscere una parola d’ordine.

Gli speakeasy moderni si distinguono per un’atmosfera retrò, luci soffuse, jazz e swing e una “mixology” di alto livello. Non sono più illegali e non richiedono parole d’ordine, ma conservano un alone di segretezza; non sono facilmente visibili.
Vedi qua sotto, questo era l’ingresso. La foto è po’ mossa. Perdonate l’ho scattata all’uscita del locale, quando ormai tra birre precedenti e i sakè del posto, la mia capacità di avere la mano ferma era alquanto compromessa.

Il locale era stupendo. Un lungo bancone classico, alle spalle una parete di bottiglie illuminate. Separatamente, all’interno del locale, c’era anche un piccolo giardino giapponese e alcune stanze private che si affacciavano su esso.

Architettura d’interni curatissima, luci calde, atmosfera accogliente.Anche i bagni erano qualcosa di particolare.
E il sakè? Da lì in poi il cedimento alla tentazione al sakè, che mi sono porto ancora oggi, è stato definitivo.

Vi assicuro che è stato il più bel locale che ho visto in Giappone fino ad oggi.

Takamatsu mi ha ubriacato di gentilezze e sakè di alta qualità.

  1. おいしい = Oishii = delizioso – buono ↩︎

SHIKOKU: treni, sorrisi, scorci rubati.


La mattina siamo andati in stazione. La mia prima volta con un treno ad alta velocità, destinazione Shikoku. A Takamatsu ci aspettava Maurizio del Centro Culturale Italia Giappone Sicomoro. L’associazione con cui, incautamente o fortunatamente per le mie sinapsi, ho iniziato a studiare giapponese l’anno scorso.

Non avendo prenotato nessun Shinkansen, di volta in volta prenotavamo il biglietto e il posto, abbiamo dovuto aspettare il primo con i posti prenotabili. Poco male: avevamo così parte della mattina libera davanti a noi, da spendere in un altro quartiere di Tokyo. Cosa che abbiamo fatto visitando Shinagawa.

Non sono riuscita a visitarla, o a vistare quello che la contraddistingue da altri quartieri quali l’acquario e l’ippodromo. In compenso, sono “inciampata” in qualche tempio e santuario.

Quindi ho anche il goshuin dello Shinagawa Shrine. Un Santuario che tu passi dalla strada e non vedi niente, sali qualche scala et voilà, Torii e luoghi immersi nel verde.

Siamo riusciti a fare anche una piccola capatina allo Sengaku-ji Temple, un tempio davvero incastonato tra i palazzi della città.

Infine siamo tornati alla stazione per salire sul nostro Nozomi che in tre ore ci avrebbe portato a Okayama, dove da lì avremmo preso il Marina Line che, a sua volta, in un’ora ci avrebbe portato a Takamatsu.

Il viaggio sullo shinkansen, non so spiegarvelo. La velocità del Nozomi arriva a 300km/h, quella media di 285km/h. Il treno è silenzioso, nessuna vibrazione e se non fosse per lo scorrimento velocissimo delle immagini ai finestrini, non ci si renderenne conto di nulla.
Ancora una volta ho apprezzato l’educazione giapponese: treni silenziosi, nessuno che mi facesse sentire i cavoletti di Bruxelles suoi ad alta voce. E nessun bambino urlante, che non guasta mai.
Io mi sono rilassata guardando un film sul tablet e, alla fine del viaggio ho “legato” con un bambino che, forse curioso dei capelli rossi abbinati a una lingua diversa, voleva sapere da dove venivo.

Siamo arrivati a Takamatsu che il sole era già tramontato.

Permettetemi di usare questo post anche per ringraziare di cuore Matteo in Europa, Maurizio e Brunella in Giappone. Tutti del Centro Culturale Italia Giappone Sicomoro.
Grazie a Matteo ho avuto un grande aiuto e supporto per la costruzione del mio viaggio 2025 in Giappone. Grazie a Maurizio e a Brunella, ho avuto la possibilità di conoscere luoghi, vivere dei momenti con loro, conoscere persone che altrimenti da “semplice turista” non avrei mai conosciuto. Ho avuto gentilezza, disponibilità e accoglienza. che non do mai per scontata. Con loro tre la conoscenza è andata oltre; è una linea di amicizia che è nata e spero perduri nel tempo.

Per questo mi permetto, e vi assicuro che non ho nessun tipo di ritorno nello scriverlo, di dire che se volete apprendere la lingua giapponese, sia in gruppo sia da soli, se volete conoscere qualcosa di più del Giappone, se volete farvi aiutare in un viaggio, fate un salto nella loro pagina. Se v’interessa associatevi e parlate con Matteo.
Se cliccate sull’immagine dell’associazione qua sotto arrivate direttamente al loro link:

"Clicca

Takamatsu ci ha accolto con il buio, ma con un tripudio di luci, oserei dire quasi natalizie, e con la calorosa accoglienza di Maurizio, che è venuto fino alla stazione per poi accompagnarci all’albergo.

Noi poi siamo usciti per andare alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti e per farlo abbiamo percorso le Shōtengai1 che a Takamatsu sono moderne e luminose. La serata è proseguita con la nostra cena a base di Udon, un piccolo giro al kombini e ritorno alla nostra camera, dove… ahi ahi… mi è scoppiato il raffreddore, giusto per non farmi mancare niente!

Il nostro arrivo nello Shikoku si concludeva così, in questa isola che ho amato molto, e nella quale ci siamo fermati qualche giorno. Ma questa è un’altra storia.

Ho poche immagini di quel giorno perché praticamente siamo stati sempre nei mezzi di trasporto. Però anche anche all’interno del Marina Line qualcosa d’interessante da fotografare l’ho trovato.

  1. Gli Shōtengai sono le vie commerciali coperte, tipiche di ogni città o quartiere giapponese. Si trovano negozi di ogni genere: vestiti, alimentari, farmacie, supermercati, ristoranti e servizi di altri generi. Tutto ciò che può servire per la vita quotidiana, negli Shōtengai lo puoi trovare. ↩︎

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

JAPAN 2.0


Sono tornata dal mio viaggio in Giappone, il secondo.

Questo ritorno mi ha trovato ancora innamorata, ma più consapevole. Questo è stato un viaggio tra terre e persone. Personalmente amo i viaggi delle terre attraverso le loro persone, e questo è accaduto anche questa volta.

E’ stato un ritorno con meno occhi a cuoricino ma con più presenza, complice anche una Tokyo che ancora oggi non so dirvi se mi piace o no. Un po’ come la persona che ami, ma di cui a volte non comprendi alcuni suoi aspetti. Sono sincera, in questo viaggio ho amato molto di più altre città.

Detto questo, ho lasciato quella terra con ancora voglia di tornarci.

A Tokyo, complessivamente, sono stata sette giorni, tre all’arrivo e quattro alla partenza. Con questa megalopoli ho un aspetto emotivamente ambivalente. Aspetto che ben è rappresentato dalle foto della vista della finestra dei miei due alberghi. Quello dell’arrivo e quello del ritorno. Entrambi erano ai piani alti, ma con viste differenti…

Mi ha incantato la prima, mi ha perplesso la seconda. Ecco con questa città ho questo strano rapporto. Incantesimo e perplessità che coabitano insieme.
Certo, non posso conoscere una città come Tokyo in solo sette giorni; il fatto di averla girata molto meno attraverso le persone (rispetto ad altri posti) e più come “turista” non me l’ha fatta davvero conoscere. Mi riservo di “visitarla” ancora e di farlo con le “sue persone”. L’etichetta su questa città di “Incantesimo e perplessità” la lascio al momento, pronta a cambiarla in un attimo.

Questo post è solo il prologo di quelli che seguiranno. Post che davvero parleranno del mio viaggio. Questa è solo un’introduzione a un viaggio organizzato da sola per quanto riguarda il percorso e con l’aiuto del Centro Culturale Italia Giappone “Sicomoro” 1 (Se cliccate sul nome andate direttamente al loro link) per quanto riguarda l’isola dello Shikoku.

Ringrazio di cuore Matteo, Maurizio e Brunella. Grazie a loro il mio viaggio di questa terra, attraverso le persone, si è rivelato ricco, profondo e intenso. Del loro centro parlerò anche in altri post successivi.

Insomma, questo è un post per dire: “A raga’, so’ tornata!”.

  1. Il Centro Culturale Italia Giappone “Sicomoro”, è l’associazione con cui ho iniziato a studiare giapponese l’anno scorso. L’associazione nasce nel 2006 a Takamatsu, una città di circa 420.000 abitanti, situata nell’isola di Shikoku, opera sia in Italia che in Giappone. ↩︎

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.