SOFFUSA E CONFUSA


Posso spaccarmi il cuore a metter un piede tra le nuvole e camminarci in mezzo.

Eppure lo metto, trattengo il fiato, allungo il piede senza sapere dove poggerà.

Soffice bambagia o fuoco dell’inferno?

Ho l’anima fatta di zucchero filato, se mi mordi, mi ucciderai, ma tu potresti morire di dolcezza

Photo by Trey Ratcliff

GUARDAMI


C’è chi ti vede e chi non ti vede.

Chi sa che c’è dell’altro, ma non vede e va a tentoni.
Chi pensa di vederti ma vede se stesso.
Chi scruta e vede solo buio.
Chi non ti guarda ma vede luce.

Tu sai chi ti vede davvero, chi fa finta e chi ti vede e volge lo sguardo, perchè vederti vuol dire affrontare parti di se coperte da secoli di polvere.

E quella speranza, quella preghiera insita, sempre presente e ogni volta disattesa.

Amami per quello che sono, non per come ti faccio sentire

Mirror

RIGENERAZIONI


Una linda tazza bianca con piattino, al suo interno nero caffè bollente. Tutto intorno la cucina e noi ad un tavolo con parole che accompagnano come dolcetti dell’anima.

Mani che in una delle tante vite hanno tessuto insieme fili di cotone e lana, oggi tessono parole.

Stefania scrive parole intense.
Chi non possiede l’amore,
cancella speranze
rastrellando turbamenti
di splendori andati a male

Io scrivo ad cazzum
Intingo in me.
Colori con cui parlare e quelli con cui plasmarmi.
Respiro lieve in questo mondo concitato.
Strattonarmi è inutile.
Il mio passo è discorde.”

Si lo so, si nota, siamo persone serie, anzi serissime!
Stefi&Diami

Il cuore è come il fegato
se sopravvive anche una singola cellula
si riproduce rigenerandosi.

VENTO


Una volta è accaduto.
Una volta ho amato.

Ho amato così tanto da perder conoscenza di me ed esser l’altro.
Ho amato fino a ridurmi in schiavitù.
Ho amato con il corpo.
Ho amato con la mente.
Ho amato con il cuore.
Ho amato con l’anima.

Ho strisciato nel fango, corrotto il corpo, oltrepassati limiti, anche quelli che non sapevo di avere.
Ho pianto, ho sperato, ho gioito, ho sofferto, ho creduto di morire, ho pensato di rinascere.
Ho sviluppato percezioni, ho ascoltato silenzi, ho visto nel buio e parlato senza suoni.
Ho scoperto la mia debolezza, la mia forza, la mia energia, il mio potere e il mio dono.

Non ho altro modo amare.

Un altro tempo è un altro luogo porterà le stesse foglie a vibrare insieme.

Folata di Bora, ho amato. Era ieri.

Soffio di Mistral, amerai. E’ oggi.
photo by Meagan V. Blazier

SENZA PELLE


Ti parlo dei senza pelle. Ti parlo di quelli, ancora vivi, che riescono a sopravvivere nel tuo mondo. Chi non riesce muore e nella follia si nasconde.

Ti parlo di quanto forti possano apparire, ma forti non sono, hanno costruito corazze così spesse e profonde per non sentire il dolore. Fortezze per difendersi, che diventano prigione.

Ti dirò che nella corazza qualche punto debole esiste, e qualcuno di voi ogni tanto lo scopre. Come bambino crudele entra solo per vedere comè lì dentro e poi andarsene, farsi grande con altri bambini, che lui sì, lui è riuscito ad entrare in quella casa.

Ma mentre parlo, mi rendo conto che un portatore di pelle non potrà mai comprendere un senza pelle, non fintanto che la vita non gli strapperà via lembi di quella pelle.

Solo allora potrai capirci, solo allora capirai me.

Noi sopravvissuti siamo qua, con il cuore albino, in attesa di una terra in cui il sole non ci bruci.
photo by Rachel Baran

MATERIA


Spiegami queste giornate, rare, in cui la bocca dello stomaco freme, friccica e irradia a raggio intorno a se una vibrazione, come un’antenna che sparge un suono verso il cielo.

Dimmi perchè nonostante la mia forza, a volte capita, son così fragile.

Cercami nei meandri del tuo cuore.

Domandami perché, a volte, vorrei appoggiare il capo su un luogo sicuro, socchiudere gli occhi e riposare l’anima.

Ricordami come mai son ancora chiave e spesso specchio, ma io non mi rifletto.

Conducimi in una bolla, fa che i miei pensieri volino via con lei, quando con un dito la sfiorerai.

Proteggimi, da chi non mi comprende.

Promettimi, che prima o poi, lo spazio e il tempo saranno insieme, perderò coscienza di me e avrò coscienza di noi.

“Siamo fatti anche noi della materia
di cui son fatti i sogni
e nello spazio e nel tempo d’un sogno
è racchiusa la nostra breve vita”

photo by Anka Zhuravleva

ATTRAZIONE FATALE


A me questa cosa che in qualche modo attraggo uomini impegnati (o in alternativa che non vogliono impegnarsi) comincia a stancarmi.

Oh dico, mica parlo degli ultimi anni, è iniziata che di anni ne avevo sedici e perdura a tuttoggi che di anni ne ho diciotto, ok non mento, ad oggi che né ho venti. Non mi credete? Vabbè, la verità, ho venticinque anni.

A parte il motivo per cui è scaturito questo scritto (che fa parte di altre mie eiaculazioni mentali nel frattempo), negli anni mi son domandata: ma per come, ma che cazzo, ma si può, maddai! Sono io che non capisco? Mando messaggi sbagliati?

Non che non abbia attirato uomini liberi, ma quelli facevano parte della categoria citata sopra alla prima parentesi.
Anche in quel caso ripartiva: ma per come, ma che cazzo, ma si può, maddai! Sono io che non capisco? Mando messaggi sbagliati?

Poi un giorno, grazie al tentativo “amorosogodereccio” di un giovane amico, ho finalmente compreso. Una grossa fetta di uomini è confusa.
Molti uomini confondono “libera” con “sessualmente disponibile”.

Se volete sapere come andò con il mio amico ai tempi, gli dissi: “Sono talmente libera da poter dire di no”. Tra l’altro, da quando io ho imparato a dir di no, non ho quasi più smesso. Per ogni si detto, ci son almeno 100 no in agguato.

Comunque, averlo scoperto, non ha risposto del tutto alla domanda, ma perchè attiro uomini impegnati?

PS: In altro momento vi parlerò, invece, di quelli che per rafforzare la tua amicizia con loro, vogliono venire a letto con te, perchè così (si sa) poi si diventa amici veri, profondi e vicini.

PPS: Sappiate che a questi ho sempre risposto “Quando andrai a letto con i tuoi amici maschi per rafforzare il legame con loro, io comincerò a pensarci (solo a pensarci) di rafforzare il mio con te”.

PPPS: che fatica esser donna a volte.
Bolshoi ballet - junior class warm up

MA CHI TE SE INCULA


La verità? Non ho voglia.

Non ho voglia di parlare a lungo di questi due giorni. Belli così. Gustati. Mangiati. Divorati. Scriverne è faticoso e mi assale la pigrizia. Ecco, da questa pigrizia che lambisce, l’ho capito. Sono stata contaminata da un pò di romanità.

Questo è un gabbiano romano “geneticamente modificato” e siamo simili. A parte che la vita ha geneticamente modificato pure me, ma questo gabbiano che parla senza aprir becco, immobile, anche se ti avvicini, con lo sguardo te lo dice:

Ma chi te se incula
Ciccio

Eccola lì la verità, l’ho scoperta con lui, Ma chi te se incula, posso volare via quando voglio e librarmi nell’aria, mentre te rimani qua nel guano.

Si, Ma chi te se incula, la vita è questo. Gustatela, non rompere i coglioni a chi hai intorno, e se qualcuno li rompe a te, vola via con altri gabbiani come te.

Ma chi te se incula, è l’evoluzione del fanculizzare, la versione 8.1 migliorata, il salto darwiniano della specie spirituale, il gradino che ti permette di vedere più in là.

Persone di guano, vigliacchi, indecisi, egocentrici, incattiviti, opportunisti (aggiungete aggettivi e situazioni a vostro piacimento), insomma quelli che la vita te la rendono etichettabile sotto la voce “Vita de merda”, bè sai che c’è?
Ma chi te se incula, io son capace di librarmi in alto.

DONNA FALLACE


Io vorrei esser più brava.

Vorrei essere una di quelle donne che hanno solo emozioni belle, pulite, cristalline, bianche come il latte e candite come le nuvole. Quelle che paiono madonne e hanno lo sguardo sempre pieno di sorrisi e amore. E invece no.

Invece spesso mi circolano nelle vene emozioni che muovono maree di energia in maniera catastrofica.

Io so cosa è la rabbia, so cosa è il rancore, so cosa è l’arroganza, so cosa è l’istinto alla vendetta, so cosa è la gelosia, so cosa è l’invidia. So un sacco di emozioni.

Spesso le metto sotto a un riflettore, perché la luce le esorcizza. Ma attenzione, non è che scompaiono per sempre, solo si rintanano in profondità, in attesa della prossima volta che mi cattureranno l’anima per qualche istante.

E se il problema fosse quello? Se i nostri demoni avessero la forza della stessa intensità dei nostri angeli?

Photo by Anka Zhuravleva

Respiro, sospiro, insomma butto fuori l’aria, si lo so, l’equilibrio non è facile ed io sono una donna fallace.

PALLONCINI


Io le avrei un po’ di cose da dire scrivere. Son tutte galleggianti all’imboccatura del terzo chakra, si proprio quello del sogno del post precedente.

Son lì le parole, fluttuano come palloncini dalle tinte pastello, rosa chiaro e verde acqua.  Svolazzano libere, come le risate squillanti dei bambini. Difficile raggrupparle in un senso compiuto, del resto è difficile tener in fila ordinata i bambini che giocano.

Questo rollare alla bocca dello stomaco è come un’attesa piacevole, quando sai che il dopo sarà meglio del prima, e allora mi godo questo momento, tanto lo so, all’improvviso si chetano e da sole risalgono a cercar l’uscita.

Nel frattempo voi non dite in giro che ho palloncini color pastello alla bocca dello stomaco che mi friccicano l’anima, son una persona serissima e mi rovino la reputazione.
shhhhh