PUNTO DI NON RITORNO


E’ una di quelle giornate in cui non riesci a capire se l’aria ti opprime come un’incudine sopra i polmoni o se cerca una via d’uscita dagli stessi e nel farlo ti squarcia il petto in due.
Pensieri si attorcigliano tra di loro rimanendo distinti. Groviglio lineare di cui non trovi il capo per scioglierlo.

Vorrei tanto avere ancora quella fiducia. Quando pensavi a me, pensavi anche a quel lato sorridente. E invece no, invece basta.
Cé un punto di non ritorno anche da noi stessi.

Rientro nel mio pianeta, in cui ascolto e sto in disparte.
Al mondo non parlo più, ma ringhio soltanto.

La follia diviene culla in cui adagiarsi e farsi dondolare in un abbraccio consolatorio nell’attesa del nulla.

KAFKA E L’ORIGINE ITALIANA


Siamo ancora un popolo destinato ai politici che abbiamo. Lo dico con la stanchezza italiana, un misto di rassegnazione e rabbia. Quella stanchezza di chi ogni tanto si ferma ad osservare il mondo intorno a se, e davvero non sa come e cosa fare, schiacciato da un peso alla “Il castello” di Kafka  (io sospetto che Kafka fosse di origine italiana e abbia scritto il libro per quello).

Non parlo (solo) per l’assoluzione di Scajola e del suo aver “comprato un immobile a sua insaputa”.
Non parlo (solo) per lo schifo del circo mediatico politico, davvero nauseabondo, dove un leader di sinistra(?!) parla come un leader di centro destra.
Non parlo (solo) della mia amministrazione comunale dove a domande e problematiche di ordine pratico ti rispondono con editti politici sterili e fini a se stessi.
Non parlo (solo) della Prefettura dove a una email con richiesta: “Perfavore ci confermate il ricevimento”, non solo ti ignorano e non confermano neppure il ricevimento della email per ben due volte, ma sai che il giorno dopo hanno contattato “altri”, mentre noi siamo ancora in attesa.
Non parlo (solo) della neo FCA ex Fiat, che negli anni ha spalmato la cassa integrazione su tutti noi e gli utili sugli azionisti, e ora se ne va a “pagare le tasse a londra”, facendo un metaforico gesto a ombrello a chi rimane qui.

Ma secondo voi, a Marchionne è sfuggito, o è stato volutamente esplicito alla veneta?
(ve lo metto in mona)

No, non parlo solo di questo, o meglio parlo anche di questo attraverso una sciocchezza, una cosa effimera, che però mi ha fatto riflette e comprendere che se io, noi, voi, non cambieremo testa, avremo sempre la stessa tipologia di governanti, perché loro siamo noi alla fine.

Il fatto in se stesso è stupido, davvero molto stupido. Su un social, vi è un gruppo aperto, molto ampio di blogger, dove davvero trovi di tutto e di più e spesso trovo blogger che scrivono:
“Nuovo post! Cerco nuovi commenti e g+1, ricambio”
“mi servono follower, ricambio tutti”
“Ricambio tutto!”
e cosi via, e mi domando ma perché? I link dei blog portano a gente normale, come me (ok ammetto normale riferito alla mia persona a volte non è credibile), che parla al 90% di cagate (senza offesa), ma perchè questo follower di scambio? Poi ci lamentiamo dei voti di scambio…

Ecco questo piccolo fatto, stupido in se stesso, ha fatto si che pensassi alla fine “quelli al governo siamo noi”, loro sono noi, se ci prostituiamo per un follower, logico che a quei livelli ci spolpano vivi… e questo mi ha notevolmente depresso. Come possiamo avere speranza se noi siamo come e peggio di loro?

PS: Son blogger anche io e so che fa piacere avere i follower. Noi blogger siamo dei narcisi comunicatori (altrimenti scrivevamo sul vecchio e caro diario di carta chiuso a chiave nel cassetto). Ma che senso ha avere 1000 follower sulla carta e manco 10 che ti leggono?

IL TAMPAX VIRILE


Se non te lo porti dietro, non sei un vero uomo,  uno di quelli duri, un macho per intenderci. Di cosa parlo? Ma dell’assorbente interno!

Voi pensate che io scherzi, ma Creek Stewart, avventuriero di professione, nel suo blog (solo per veri uomini) spiega come, grazie agli assorbenti interni, tu possa sopravvivere nella giungla. Il tutto corredato da foto e spiegazioni.
Che sia vero che il potere del mondo stia “lì”, gira che ti rigira, ogni cosa alla fine è legata a quel “luogo”? The power to patonza insomma.

Io però Chuck Norris o Rambo non riesco ad immaginarmeli al supermercato che scelgono quale scatola di tampax comprare.

Qui sopra alcuni utilizzi “salvavita” del tampone interno, altri potete trovarli sul blog di Creek.

In ogni caso questo Creel a me sta simpatico, abbiamo vene varicose ironiche simili, alla fine del suo post domanda: “Allora, cosa hai deciso? Sei abbastanza virile da includere un tampone o due nel vostro kit di sopravvivenza? Ricordate, non è se, ma quando.”

IO RICORDO. ENTRAMBE.


Io ricordo. Ricordo foto in bianco e nero…

Pensate all’olocausto vero? La foto potrebbe aver fissato uno di quei “ritrovamenti” dei campi all’arrivo degli alleati, potrebbe ma non lo è, questo è un ricordo più vicino a noi nel tempo.

In questa giornata dove tutti “ricordano” pensate che questo sia l’ennesimo post e foto sul giorno della memoria?
In parte lo è. Questo post è anche quel ricordo, però questa foto non è dell’olocausto questa foto è dei campi di Sabra e Chatila.

E ora all’improvviso la memoria si colora.

Io ricordo, ma ho una memoria multitasking, ogni volta che ricordo uno, ricordo l’altro.
Io ricordo che l’umana stupidità non ha confini di razza, di religione e di territorio.

Io ricordo. Entrambe.

OH, MA MODENA?!


Vero son una cazzara di prima categoria. Vero non riesco a star seria più di cinque minuti. Vero parlo di vagine e pistilli. Vero parlo spesso in francesismo. Tutto vero ma….. ohhhhh vogliamo parlare di Modena, che io sento parlare solo di Renzi, di Letta, di Berlusconi, ma non sento parlare della gente che dopo un terremoto ora si trova a combattere un’alluvione.
Ho letto che vogliono dar la colpa alle nutrie invece che a decenni di mancata e corretta manutenzione degli argini (diciamo che le nutrie non possono neppure difendersi, son ottime scaricabarili di responsabilità).
Ho letto poco a dir il vero, pare l’alluvione non faccia notizia.

Mille sfollati, campagne e paesi invasi dall’acqua, non so quanti feriti ma ho scoperto quasi per caso quello che succede un paio di giorni fa, e ancora ora, se non cerchi, non sai e non noti.

Ed io mi domando come mai tutta questa indifferenza.

SHINE ON AWARD


Non potevo non fare questo post, nell’arco di un paio di giorni, sono stata nominata più di una volta (e questo ha fatto spuntare un momento puffoso di commozione in me, ecco il motivo di questo post). Non sono brava nel far queste cose, ma ci provo. Ordunque…
Ringrazio i blogger qua sotto per avermi nominata per lo Shine on Award, grazie, non so dire altro.

A cucchiaini di caffe
Anthea the Charis
L’eleganza dell’orca
Music for travelers

Regole:
– Inserire il logo dell’Award sul front del post
(fatto)
– Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’ inizio del post
(fatto in stretto ordine alfabetico)
– Indicare 7 cose su noi stessi;
(che fatica, ma fatto)
– Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog;
(Fatto. Difficile scegliere solo 15, non me ne vogliamo chi non ho messo, è solo una questione di spazio)
– Notificare a questi blogger la nomination
(lo farò, forse, non so, probabilmente no per non “obbligarvi” a nulla)

7 cose su di me
1. Perché hai iniziato questo blog?
Per psicoanalizzarmi, per comunicare, per pensare, per ridere. Ma ci deve esser per forza un motivo?

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?
Mi avvalgo della facoltà di non comprendere la domanda.

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?
Tutto quello buono.

4. Il tuo posto del cuore?
Dove sto bene.

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?
Non so neppure che mangio stasera a cena, figuratevi se so dove sono tra 10 anni.

6. Tre cose senza le quali non esci di casa?
Telefono, soldi, chiavi.

7.Una citazione che ti caratterizza?
Sono due in verità, entrambe di Ghandi:
Un individuo non può agire rettamente in un settore della vita e comportarsi in modo scorretto in un altro settore. La vita è un tutto indivisibile.
e
Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Le NOMINATION:
01) Pinocchio non cè piu’
02) Cio’ fegato
03) Il nuovo blog del gatto sylvestro
04) Szandri
05) L’emporio circolare
06) Il mondo di Galatea
07) Signora si nasce
08) Il succo di mela
09) Parole spettinate
10) Parole di sole
11) Prima o poi l’amore arriva. E t’incula
12) Mi chiamo Blog James Blog
13) Tilla Durieux
14) Te’ in metropolitana
15) Progenie

E stato difficile scegliere e alla fine ho optato per “chiudo gli occhi e punto il mouse”.

Compito finito 🙂

KUNG FU VAGINA


Dio vuole che rida. E vuole che rida molto.

Non trovo altra ragione per cui mi fa trovare stranezze in rete, quando non le trovo, mi fa mandare da amici in privato il nome di Casey Jenkins (vedi post precedente), e non contento da un altro amico (ciao Chiwaz) mi butta là, nei commenti, a mo’ di bomba un altro nome femminile. Kim Anami.

Io vado a cercare e mi ritrovo


la life coach della vagina

Ora nonostante io e l’inglese abbiamo dei grossi problemi caratteriali d’incomprensione, credetemi ho cercato di comprendere, perché voglio diventare anch’io “super hero” e salvare (solo) tutti gli uomini pheeghi del mondo!

VAGINAL KNITTING


Ultimamente io, Progenie e Costy ci siamo appassionate e dedicate al lavoro a maglia. Spesso una accanto all’altra, la sera, ci sediamo sul divano e mentre la televisione fa da sottofondo auditivo, sferruzziamo e chiacchieriamo.
Avendo una pacifica convivenza con cinque gatti, abbiamo però il “problema gomitoli”. I gomitoli hanno per i micioni di casa la stessa attrazione di una torta di profitteroles per me. Li vedono, li puntano, li vogliono ASSOLUTAMENTE.
Ed ora Casey Jenkins mi da l’idea per risolvere tale problema alla radice o meglio alla vaginite.


Abbiate pazienza, non è colpa mia, se non ci inciampo per caso in rete, qualcuno mi scrive in privato e mi butta là un nome Casey Jenkins. Insomma è un destino che mi trovi sempre di fronte a notizie “Ma perché?!”

In ogni caso sappiate che Casey Jenkins è una donna australiana che ha deciso di creare una performance artistica dal nome “Casting Off My Womb”.
Nella durata totale di 28 giorni la donna ha lavorato a maglia con il gomitolo di lana inserito nella sua vagina. Questa performance artistica è nata per “… denunciare i soprusi che le donne sono costrette a subire ogni giorno…”.

Lungi da me a questo punto esternare se ciò e davvero artistico o no, l’arte per ognuno di noi è qualcosa di diverso. Le motivazioni di questa performance son giuste, anche se un gomitolo nella vagina a me già di suo sembra un sopruso. Solo mi sorprende sempre l’umana fantasia, seppur in questo caso mi ha risolto il problema dei gatti che vogliono giocare con i gomitoli.

A proposito, volete una sciarpa?

WHEREVER YOU WILL GO


Erano i primi anni del 2000, era estate, frequentavamo lo stesso bar, gli stessi amici. Non so perché quella sera fu diverso, perché decise di venire a ballare con noi e perché rimase sempre vicino a me. Non so neppure come ci trovammo, incuranti di tutti gli altri, in quella notte estiva sul lago a baciarci.
Ho ancora la sensazione da “film”. Era più giovane di me, ed io non volevo più storie con uomini più giovani. Scavalcò le mie parole di difesa con le sue “Fidati” e “Credici”.

Ci trovavamo al bar, stavamo con gli amici, ridevamo, scherzavamo. Verso mezzanotte andavamo via e finivamo sempre per far l’amore in macchina. Rimanevamo lì, abbracciati, e lui, sempre, con voce bassa e calda mi cantava all’orecchio questa canzone.


Ed io ero felice. Non so se ero innamorata o no, ma sapevo di essere felice, non ricordo di essere mai stata più felice di quel periodo con un uomo.

Non so se fu per colpa delle mie paure che ripreso a salire in superficie o della sua che cominciò a paventarsi, ma finì. Non fu un bel periodo per me.

Un paio di anni dopo, ci ritrovammo con gli amici, una grigliata “chiusa”, ovvero fatta in casa su un camino. Non so spiegarvi, chi mi comprende mi comprende, dico solo elettricità da temporale, tangibile nell’aria. Lui che aspetta, fa in modo, prima di andar via di trovarci da soli perché deve parlarmi, e andiamo in un bar a farlo. E lui che mi dice delle cose così belle, e che sì, lo sa che con me non si era comportato proprio bene, e che chissà, magari, tra noi, si può vedere, provare ancora.

Io lo guardo, la tentazione c’è, la chimica c’è, stavo così bene con lui, ero così felice e lui era concreto, terreno, serio. Il problema è che nel frattempo un “amore cannibale” mi ha ghermita, son diventata prigioniera e carceriera di me stessa. Con lui non sapevo se ero stata innamorata, ma so che ero stata felice; ora ero innamorata, di un altro, ma non ero felice.
Io con gli uomini ho sempre fatto scelte sbagliate.

Ogni volta che sento questa canzone, lo penso. Penso a quelle sere in cui cantava solo per me alla luce delle stelle.
Ne scrivo oggi perché questa canzone è passata in televisione e in un attimo io son stata catapultata nelle tiepide notti estive. Sorrido. Ci sono momenti che sei contenta di aver vissuto, anche se poi non son stati indolori. Son momenti che ti hanno fatto conoscere delle persone per cui valeva la pena, in ogni caso.
Oggi lui ha famiglia e spero davvero sia felice. A volte mi domando se lui cantando “ovunque tu andrai”, già sapeva che negli anni sarebbe rimasto con me, come un ricordo che strappa un sorriso e un’emozione.

IL VAFFA TUTELATIVO E DINTORNI


Settimana scorsa il mio corpo ha stabilito che avrei passato una nottata alternativa e fuori dagli schemi. Così mi son ritrovata al grand hotel “Pronto Soccorso”.  Quella notte ho fatto delle scoperte su me stessa.

FATTO: Piegata in due dal dolore. Progenie mi sorregge e mi aiuta a camminare. Davanti all’unico ingresso pedonale del pronto soccorso ci sono due persone che incuranti “aifondano” a gogò.  Progenie chiede: “Per favore dobbiamo entrare”. Persona a destra si sposta e imbecille a sinistra (d’ora in poi chiamato IS) non si sposta continuando tranquillante ad “aifonare”. Progenie chiede un’altra volta “Perfavore” e finalmente IS si sposta blaterando qualcosa indispettita.
A quel punto, sempre piegata in due,  mentre cammino con la velocità di una lumaca artritica, lasciando alle mie spalle IS,  sento il tono alto della mia voce esprimersi in un soave e femminile francesismo: “Ma vaffanculo“.  IS, credo sorpresa,  risponde contrariata alla mia pronuncia francesista e a quel punto allora gli lancio la maledizione “Ti venisse quello che ho io”.
SCOPERTA: Ormai ho in Vaffa tutelativo incorporato, parte il pilota automatico, quando la sottoscritta è fuoriuso.

FATTO: Al pronto soccorso mi danno il codice giallo e un bicchierino vuoto del tè dei distributori,  mi dicono: “Vada in bagno se riesce a far un pò di pipì qua dentro”. Progenie mi accompagna al bagno, nel mentre io penso “Alla faccia dei contenitori sterili”. Faccio, esco e nel mentre leggo “Si prega di chiudere la porta”.
Senza forza e sotto attacco di colica, cerco disperatamente di chiudere senza riuscirci. Progenie dice lascia perdere. Io penso e dico “Non si può, devo chiudere”. Progenie INSISTE, “Lascia perdere, ci penso io, lascia perdere”.
SCOPERTA: Il dolore non cambia come sei fatta dentro.

FATTO: Il codice giallo mi fa saltare tutta la fila del pronto soccorso (per una volta sono prima!), oltre una ventina di persone, mi osservano scrisciare verso le porte del paradiso, dove il dolore sparirà. Entro, breve colloquio con una dottoressa e poco dopo puntura su natica sinistra.
SCOPERTA: “V come Voltaren” altro che “V come Vendetta”

FATTO: L’antidolorifico molto lentamente si dipana nel corpo, piano piano diminuisce il dolore e quando questo accade penso “qualche giorno fa scrivevo che son disabituata alla felicità, col cazzo basta così poco, una puntura e sono felice”.
SCOPERTA: La felicità è un punto di vista variabile anche all’interno dello stesso soggetto.

FATTO: Alle tre del mattino decidono che devo far anche una visita ginecolica. Al reparto di ginecologica mi visita un dottore molto carino, sembra abbia 25 anni, ma i capelli grigi fanno capire che 15 in più deve averli. Ecografia interna con gel (non scendo nel dettaglio).
SCOPERTA: Quando hai il pane non hai i denti e quando hai i denti non hai il pane.

FATTO: Mi trattengono dentro il pronto soccorso fino alla mattina dopo. Stordita, dolorante continuo ad ascoltare e vedere cosa accade intorno a me, fino a che spossata per un paio d’ore crollo.
SCOPERTA: la mia mente non si ferma mai e coglie aspetti del mondo esterno e li raffronta con quello personale interno. Detto in parole povere, neppure il dolore fisico mi fa smettere di essere una segaiola mentale.

Se ve lo state domandando, ve lo dico, ora sto bene. Non sarei qui altrimenti a scrivere di me più o meno seriamente e nel contempo pensare che non tutto il dolor vien per nuocere.