FANGS OF FORTUNE


Fangs Of Fortune
Genere: Mistero, Wuxia, Xianxia, Romantico, Fantasy
Paese: Cina
Anno 2024 – 34 episodi

Questo Cdrama è riuscito a entrare, pari merito con The Untamed che staziona lì da anni, al primo posto. Entrambi sono in assoluto i miei drama cinesi preferiti. Quelli che amo e di cui faccio rewatch: io che non li faccio quasi mai.

Trama:
In un’epoca lontana, la dea Bai Ze viene uccisa da un demone. La dea governava i regni degli umani e dei demoni, mantenendo tra loro l’equilibrio e la separazione. La sua morte scatena il caos perché alcuni demoni cominciano a dilagare nel mondo umano. Gli umani, dal canto loro, iniziano una caccia a quest’ultimi, senza distinzione tra innocenti e colpevoli, diventando a loro volta, crudeli quanto i demoni stessi.

Il capo dei demoni, Lord Ying Long, nella sua forma umana di Zhao Yuan Zhou, prende contatto con i cacciatori umani per aiutarli nella caccia alle bestie demoniache che hanno invaso la terra. Vuole formare con loro un gruppo di cacciatori.

Del gruppo faranno parte oltre il capo dei demoni: Zhuo Yi Chen, un abile guerriero, Wen Xiao, amica d’infanzia di Zhuo Yi Chen che non si fida di Zhao Yuan Zhao, un giovanissimo medico, Bai Jiu e un allegro arciere dal nome Pei Si Jing.

Nella ricerca dei demoni che hanno sconfinato nella terra degli umani, troveranno una verità inattesa: il vero motivo delle azioni violente dei demoni.
Affronteranno un lungo viaggio pieno di combattimenti, imprevisti, responsabilità e sfide. In tutto ciò, riusciranno gli umani e il capo dei demoni a fidarsi reciprocamente?

La storia è un adattamento di un testo classico e della raccolta di mitologia e geografia: “Classico dei monti e dei mari”.

I principali attori e i personaggi che interpretano sono: Hou Ming Hao (Zhao Yuan Zhou/Lord Ying Long), Chen Du Ling (Wen Xiao), Tian Jia Rui (Zhuo Yi Chen/Bing Yi), Cheng Xiao (Pei Si Jing), Lester Lin (Bai Jiu) e Xu Zhen Xuan (Ying Lei).

Questo Cdrama mi ha conquistato in meno di venti minuti. La storia è tratta dalla mitologia cinese. L’adattamento della sceneggiatura, la fotografia, le musiche e gli attori: tutto è top.
Chiedo venia poi per questo mio aspetto veniale: sia l’attore Hou Ming Hao, sia il personaggio che ha interpretato, mi hanno fatto “innamorare” come una pera cotta.

Può sembrare assurdo, ma mi è piaciuto così tanto da non riuscire a trovare parole per descriverlo come vorrei, posso solo consigliare la visione. Per me è la stata la versione orientale de “Il Signore degli anelli” di Tolkien.

Se vi piace il genere fantasy, i demoni, gli immortali, la mitologia cinese, gli intrighi, i misteri, i colpi di scena, i sentimenti di fratellanza e una dose di romanticismo, questo Cdrama fa per voi. Lo trovate su iQIYI con i sub in inglese a pagamento, oppure se siete come me refrattari all’inglese e volete i sub italiani, lo trovate free in alcuni fansub italiani, perché al momento nessuna piattaforma in Europa lo ha preso in carico.

Infine solo per ricordare che non dimentico, e anche se parlo di altro, questo fa costantemente parte di me, ogni giorno.

C’era una volta


C’era una volta un gruppo di amiche.
Queste amiche erano legatissime tra loro, si vedevano sempre. Tutte diverse tra di loro per aspetto e carattere. Erano così unite che spesso si sentivano dire da altre donne:
“Un po’ vi invidio per come siete,”
e da alcuni uomini:
“Sembrate una compagnia di maschi,”
tanto erano coese.

Viaggiavano nella vita insieme.
Tra loro qualcuna aveva legato di più con un’altra e si vedevano più spesso durante la settimana, ma il fine settimana lo passavano sempre tutte insieme.
A volte andavano a ballare, a volte passavano la sera a chiacchierare, altre volte si ubriacavano insieme. Parlavano di vita, d’amore, di uomini, di paure – le loro –, di sogni, di progetti e di futuro.
C’era una volta un gruppo di amiche. Ora non c’è più.

Un tempo lontano ma non troppo, quando quelle amiche esistevano, io ero una di loro. Mi mancano quei momenti.
Mi manca quello che eravamo e non siamo più.

La vita e il dio che ride hanno giocato di ruolo con noi.
Hanno rimescolato le situazioni, hanno implementato le nostre vite, come nel monopoli, con imprevisti e opportunità.

Così, qualcuna si è trasferita e ha avuto meno tempo (opportunità), qualcuna ha avuto figli (opportunità), qualcuna ha rinnegato un valore dell’amicizia – la sincerità – (imprevisto), qualcuna ha iniziato ad avere opinioni contrastanti su un’altra del gruppo (imprevisto), e qualcuna è stata trascinata parzialmente via da altri aspetti della vita (opportunità e imprevisti).

La vita è così, lo so.
Ciò che nasce, prima o poi finisce.
Altrimenti sarebbe immutabile, e la vita non lo è.

Nonostante ciò, quello che io chiamavo “Riunite sulla terra” mi manca.
Ci siamo conosciute da adulte, siamo cresciute insieme per alcuni anni, intrecciando i nostri pensieri, le nostre anime e le nostre vite.

Con una di loro i rapporti sono ancora vivi. Certo, non ci vediamo più tutti i giorni come una volta, ma spesso un caffè  e a volte uno spritz ci scappa sempre; a volte due, come questo sabato a mezzogiorno, in cui poi sono tornata a casa molto “allegra”.
Però il gruppo “Riunite sulla terra” non esiste più.

Dopo quel periodo è svanita anche la mia capacità di credere totalmente. Essere miə amicə, ora, è davvero difficile.
Non per colpa altrui, ma per colpa mia, di tutte le barriere di vetro temprato che, negli anni, ho messo tra me e il mondo.

Perdonate il momento saudade.
È colpa di una foto capitatami tra le mani.
Una foto che ho rielaborato grazie all’AI in un disegno, e che voi vedete come copertina di questo post. Perché, insomma, diciamolo: la nostra vita, in quel periodo, un po’ lo era un manga.

A VIRTUOUS BUSINESS


A VIRTUOUS BUSINESS
Anno 2024 – 12 episodi ~ 1h
Corea del Sud
Life, Commedia, Amicizia
Su Netflix

Attori:
Kim So Yeon è Han Jeong Suk
Kim Sung Ryung è O Geum Hui
Kim Sun Young è Seo Yeong Bok
Lee Se Hee è Lee Ju Ri
Yeon Woo Jin è Kim Do Hyeon
Kim Won Hae è Choi Won Bong

La serie è carina, iniziata benissimo, un pò si perde verso la fine, ma rimane un prodotto gradevole. Racconta di una grande amicizia al femminile di quattro donne, totalmente diverse tra di loro, amicizia che cresce piano piano e si consolida in breve tempo.

Donne che a causa delle difficoltà di vita economiche o solo alla ricerca di un riscatto intraprendono un’attività “difficile” per il periodo e il luogo. Donne che, a modo loro, sono in anticipo sui tempi, e per questo combattono per la loro indipendenza e la loro crescita, in una società che le vorrebbe relegate in un ruolo strettissimo.

Il kdrama è un remake di una serie televisiva inglese del 2016: “Brief Encounters”, che a sua volta è liberamente tratta e basata da un libro del 1995, sulle memorie di Jacqueline Gold, amministratore delegato della  Gold Group International, Good Vibrations.

L’influenza occidentale un po’ si nota (essendo tratta da una storia di donne occidentali) rispetto ai soliti cliché coreani, specialmente all’inizio, ma questo né ha aumentato la bellezza, peccato che poi siano ricaduti nei clichè classici dei kdrama. Clichè che (dal mio punto di vista) l’hanno fatto diventare un po’ noioso e irreale per certi aspetti, tipo la protagonista nonostante i suoi problemi di soldi, ogni giorno cambia vestito ed è sempre perfettamente truccata nonostante il luogo dove vivono e il tipo di vita che conducono.

Kdrama per chi ama le storie di amicizia al femminile e non disdegna anche un pizzico di storia d’amore e un pizzico di mistero.

TRAMA

La storia si svolge in una zona rurale nella Corea del Sud del 1992, quattro donne, diverse tra loro per carattere, stato sociale e vita, s’incontrano e iniziano a vendere lingerie sexy per donna e prodotti per adulti con il sistema della vendita in casa. Tutto ciò accade in un’epoca e in un luogo, dove la parola “sesso”, specialmente per le donne, era un rigido tabù.

Nel frattempo un ispettore proveniente da Seul, arriva nello stesso paese dove vivono le quattro donne, paese dove le sue capacità ed esperienze sembrano sprecate, ma l’uomo sta cercando qualcosa.

TI VOGLIO BENE


Il “ti voglio bene” per me è una frase difficile, per me dirla vuol dire esporre la parte più indifesa e delicata di me.

E’ una frase complicata per le mie labbra, non perché non lo pensi o non lo provi ma solo per quella tremenda sensazione che nel dirlo squarcio un attimo la mia corazza, ritrovandomi “nuda” davanti al mondo.

L’altra sera sono uscite da sole, inaspettatamente anche per me, in quell’abbraccio di saluto post pizza e birra. Avrei voluto dirti anche cosa quel “ti voglio bene” conteneva, ma non sono andata oltre.

Avrei voluto dirti che anche se ci si vede random, perché il nostro quotidiano ci riempie d’impegni e doveri, in questa mia vita io ti sento presente, da anni, a differenza di tante altre persone.

Avrei voluto dirti che mi ricordo ancora quando alla tua festa di laurea mi hai chiesto la macchina fotografica con cui immortalavo la festa, e al momento della stampa, sei chiappe di cui due tue, erano presenti.

Avrei voluto dirti quanto sia ancora presente il ricordo di quando ci hai accompagnato (me e Progenie, agendo d’istinto e d’impulso, chiedendo un permesso al lavoro) in un lungo viaggio in auto, salvandoci da una situazione pesante, in cui portavamo il corpo materico di mia madre nella terra delle sue origini.

Avrei voluto dirti che sei entrato in questo cuore in maniera definitiva, permanente e indelebile quando dopo la morte di mia madre, tu l’unico, sei stato presente non a parole ma con i fatti; per oltre una settimana con il sacchetto della spesa, arrivavi a casa da me e cucinavi per me e Progenie.

Avrei voluto dirti che, quando ormai adulta e con una figlia a sua volta adulta, ho avuto un “ritardo di quasi un mese”, tu sei stato l’unico, quello con cui uscivo e parlavo a cuore aperto del mio terrore, poi rientrato.

Avrei voluto dirti che mi ricordavo anche le serate alcoliche, i tuoi compleanni in posti improponibili, il tuo non dire e comprimere quello che provi, il tuo tenere tutto dentro per non pesare sugli altri, ma che io vedo.

Avrei voluto tante altre cose, ma è uscito solo quel veloce “ti voglio bene” mentre ti abbracciavo e salutavo.

E tutti quei “ti voglio bene” non detti l’altra sera, te li dico ora, da lontano, così non mi prendi in giro (perché lo faresti) e così non mi vergogno io, di mostrami “nuda” nei miei sentimenti.
Oggi trovo il coraggio e mi mostro “nuda” al mondo per dirtelo, amico mio

TI VOGLIO BENE

(e ora vado a nascondermi da qualche parte)

DRAGON SAKURA S2


DRAGON SAKURA S2
(Dragon Zakura S2)
2021 – Giappone – 10 episodi ~ 54m
Scuola, Motivante, Drama
Su: Netflix

Attori:
Abe Hiroshi è Sakuragi Kenji
Nagasawa Masami è Mizuno Naomi
Takahashi Kaito è Seto Akira
Hirate Yurina è Iwasaki Kaede
Minami Sara è Hayase Nao
Kato Seishiro è Amano Koichiro
Suzuka Ouji è Fujii Ryo
Shida Sara è Kosugi Mari
Hosoda Kanata è Hara Kenta

Questa stagione messa in programmazione da Netflix è la seconda del 2021, esiste la stagione 1 del 2005, che Netflix non ha considerato di inserire. Nonostante questo la serie non soffre di “buchi” di narrazione.

Ancora una volta un prodotto della TBS (sicuramente Netflix avrà stipulato un contratto con l’emittente televisiva giapponese per la programmazione nel suo palinsesto dei loro dorama), e come sempre adatto a un pubblico da 0 a 99 anni. 

Però questa volta, sono sincera, ha fatto un buon lavoro, rimane di base il bisogno di “buonismo” delle rete, ma il dorama prende l’attenzione. Forse grazie anche al fatto che la sceneggiatura è un adattamento del manga “Dragon Zakura” di Mita Norifusa.

Personalmente mi è piaciuto, nonostante l’ingenuità di narrazione su alcune dinamiche, ma che tratta tra cui l’accettazione del diverso, un accenno (proprio un accenno) al mondo lgbt+ e la spinta allo spirito di coesione (molto giapponese) e amicizia.

TRAMA

L’avvocato Sakuragi Kenji, riuscì, anni prima, a portare alcuni studenti di una scuola superiore di basso rango, alla prestigiosa università di Tokyo, alzando così il punteggio della scuola e aiutando gli studenti stessi.

A distanza di anni, un’altra scuola corre il rischio di essere declassata. Il vice direttore della scuola pensa di ripetere la stessa esperienza con lo stesso avvocato, presso di loro.

Grazie ad una ex alunna, ora avvocato a sua volta, di Sakuragi, il vice direttore riesce nell’intento. La situazione non sarà facile, sia per l’opposizione della direttrice, sia per l’atteggiamento degli studenti.

Riuscirà Sakuragi Kenji, con i suoi metodi non convenzionali, nell’intento?

Io e Mr. Fahrenheit


Quando sei un diverso, quando quello che ti piace non incontra il favore degli altri, quando la società intorno ti fa sentire quellə sbagliatə, quando a furia di nasconderti non ti trovi più, quando è legale ma la collettività intorno ti condanna e ti schernisce, quando ti fai domande per capire e non trovi risposte, perché le cerchi fuori e invece devi trovarle in te, da qualche parte insieme al coraggio di essere quello che sei.

Ho amato visceralmente questo jdrama, ho amato Daichi Kaneko e il suo personaggio, così realisticamente punitivo verso se stesso e il suo non trovare una collocazione nella società. Il suo cercare di trovarsi, di capire e la sensazione di essere, comunque e sempre “quello sbagliato” e per questo cercare di proteggere gli altri da se stesso, e non se stesso dagli altri.

Ho parteggiato per la fujoshi interpretata da Ryoko Fujino, il suo comprendere di amare cose che le persone considerano “sporco” e per questo, dopo esser stata ferita, cercare di nascondersi, ma portando avanti lo stesso la sua passione. Ho amato il suo amore incondizionato, il suo trovare un sorriso sempre, e di trovare sorrisi non solo per lei, ma anche per Andou Jun che di sorrisi non ne trova.

Mi sono trovata ad essere profondamente empatica con entrambi. Mi capita spesso con l’arte giapponese, sia che sia un film, un quadro, una serie o un libro, come se attraversassi una poesia dalle tinte forti. Ne rimango impregnata mentre porta parti di me in superficie.

So di esser di parte, con il Giappone (o con quello che di loro arriva qui in occidente) e il suo modo di percepire la vita, il mondo, la società e la parte più profonda di noi, ho un rapporto atavico fatale.

Fujoshi, Ukkari Gei ni Kokuru per noi occidentali “Io e Mr. Fahrenheit” è tratto da un romanzo, poi divenuto manga, è un Jdrama di 8 episodi di circa mezz’ora l’uno del 2019.

Daichi Kaneko interpreta il giovane ragazzo gay Andou Jun e da Ryoko Fujino da voce alla giovane fujoshi(*) Miura Sae.

Di sottofondo la musica dei Queen, una canzone diversa ad ogni episodio, accompagna il viaggio Andou Jun verso se stesso.

Voto 9 al Jdrama, voto 9 ai due attori principali e voto 9 a Tanihara Shosuke che interpreta un ruolo secondario, quello dell’amante maturo Sasaki Makoto.

Questa serie non termina bene e non termina male. Lascia tutte le possibilità aperte, per capire cosa intendo, dovete proprio vederlo.

Chi ama il Giappone e la sua atmosfera, chi rimane affascinato dal loro pensiero e dalla loro atroce delicatezza, non può perderlo.

(*) Una fujoshi è una ragazza (da 0 a 80 anni) con una passione per i Boys’ Love sia che si tratti di un manga o che siano personaggi reali dei film e/o dei drama.
La parola significa ragazza (o mela) marcia e questo dovrebbe già aiutarvi a far capire come sono state viste all’inizio.


UOMINI


Quelli che ho conosciuto e che mi hanno fatto conoscere il “buono” che c’era in loro e a quelli che mi hanno inflitto qualcosa di “cattivo”. Mi avete aiutato a crescere e a comprendere quello che non volevo essere.

Quelli che mi hanno amata e che io non ho amato, non come avrebbero voluto loro. Attraverso voi ho acquisito la capacità di accettare il rifiuto.

Quelli che ho amato e che mi hanno forgiato attraverso il dolore, anche grazie a loro, sono la persona che sono oggi.

Quelli che mi hanno compresa nell’anima e fatta sentire, per un attimo, meno sola in questo mondo. Voi avete riempito il mio cielo.

Quelli che mi hanno chiamata puttana, perché nel loro ferirmi mi hanno resa libera dal giudizio altrui.

Quelli che mi sono amici, quelli veri, che mi hanno fatto conoscere la bellezza, la profondità e la delicatezza del lato maschile.

Quelli che mi hanno resa così insicura, da determinarmi a trovarmi e con me, la mia sicurezza.

Quelli che non sanno neppure loro che vogliono da me, e spesso dalla vita, perché mi hanno dato la capacità di decisione.

Quelli che ho ferito, a volte per codardia a volte senza rendermene conto, perché mi hanno insegnato che a volte che è un attimo passare da vittima a carnefice.

Quelli che “Ci sono per te” e poi non ci sono mai. Mi hanno insegnato il valore di chi invece c’è.

A Voi regalo le parole di questa canzone che amo. Stamattina passava per radio e mi ha fatto venire in mente tutti voi.

Grazie. Sia che siate stati carezze o siate stati lame nella mia vita, mi avete dato il massimo di cui eravate capaci in quel momento.

La dedico anche a me, alla mia parte maschile. Oggi, scrivendo queste poche righe insieme alla mia parte femminile, mi ha fatto amare tutti voi, e così facendo, mi ha liberato.

JUNI


Piena di te è la curva del silenzio.
(Pablo Neruda)

Nonostante siano passati giorni, faccio fatica a scrivere questo post. Lo apro, lo richiudo. Ci ritorno e poi lo richiudo.

Neppure quattordici anni di vita i tuoi, e poco più di due vissuti con me, gli ultimi. Chi doveva amarti per sempre, nella sua vita ha fatto e fa confusione tra il verbo e l’aggettivo, quindi alla fine usa il verbo solo riferito a se stesso e l’aggettivo per rendere amare le vite altrui.

Ho parole dalle mille sfumature, ma nessuna riesce a percorrere la gola e spiccare il volo.
Rimangono lì, incastrate, come pirite cubica nella roccia.

Ho capito come la vibrazione di cui siamo fatti, tutto e tutti, nessuno escluso, riempia lo spazio.
L’ho scoperto nello spazio vuoto tangibile della sua assenza.

So esattamente, conosco perfettamente il momento esatto in cui hai lasciato questo mondo, un freddo e oscuro venerdì mattina alle 07.07.
Non so, invece, come tu, presenza così silenziosa, possa ora, nella tua assenza far un frastuono così intenso.

Altro non riesco a dire, questa “pirite cubica”, non si stacca dal cuore.

CORDONI OMBELICALI


Il primo è stato con nostra madre, fisico, fatto di sangue e materia, non l’avremmo mai fatto, lo abbiamo subito. Era solo il primo che avremmo dovuto affrontare su questa terra.

Abbiano proseguito a staccarci, passo dopo passo. Abbiamo reciso altri cordoni ombelicali che ci tenevano legati a lei. Quelli eterici, fatti di emozioni ed energia, ma non per questo meno dolorosi.

Siamo cresciuti, convinti di esser finalmente liberi, e che nulla ci obbligava. Invece, nell’adolescenza, ci siamo scoperti imbrigliati ancora e abbiamo iniziato e recidere un altro grande cordone ombelicale, quello con la famiglia di origine, per determinarci e dire: “Io esisto anche senza di voi“. Pensavamo, recidendolo, di esser finalmente liberi. Pensavamo.

Neppure tanto tempo dopo, abbiamo scoperto che quando tagli un cordone ombelicale, dietro esso ve n’è un’altro. Così andando incontro al tuo tempo, sospetti che lo scopo stesso della tua vita, sia recidere cordoni ombelicali. Cosa che a volte indolore non è.

Recidiamo con la famiglia di sangue, con i nostri amici, con la famiglia che pensavi di volere, con le situazioni, con gli amori, con i nostri compagni. Recidiamo, consapevoli, che se così non fosse, rimarremmo intrappolati in decine di cordoni ombelicali. Si aggroviglierebbero tra loro, tirandoci da ogni parte, alla lunga moriremmo soffocati, e noi lo sappiamo, siamo nati per essere liberi.

Oh lo so pare una cosa tremenda tagliare i cordoni ombelicali.  Questi tagli a volte son dolorosi e capita che rimanga la cicatrice, ma è meno terribile di quello che sembra.

Tagliare il cordone ombelicale non vuol dire separarsi dagli altri. Vuol dire non dipendere dagli altri, e scegliere se rimanere.

Tagliare il cordone ombelicale non vuol dire non amare nessuno, vuol dire scegliere. Avere la percezione di amarsi e quindi amare l’altro in modo libero.

Tagliare il cordone ombelicale fisico con il proprio figlio, vuol dire dargli autonomia, da quel momento gli regali la vita, la sua.

Tagliare il cordone ombelicale energetico con i genitori, vuol dirsi darsi la possibilità di diventare quello cui siamo destinati.

Io lo vedo, so che lo vedete anche voi, cosa è accaduto a quelli che dai cordoni, non provano più a liberarsi.

UN FIORE CHIAMATO MARTA


Credo tu sia stata trasportata su questo mondo da una bianca piccola piuma d’angelo.

Sei nata nelle pieghe di questa, non facile, terra. Sei fiorita accanto a noi, fiori del deserto. Tu piccolo seme hai lottato per esserci.

Sei stata un piccolo fiore tenace, ogni volta che questo mondo ti spazzava con i venti forti, tu perdevi petali, ma rimanevi ancorata al terreno e ai fiori attorno a te, perché li amavi.

Ma un fiore prezioso come te, una piccola e delicata orchidea, non poteva sopravvivere in questo deserto, in questo mondo arido e duro.

Ci incontreremo in un’altro giardino, dove l’amore, la gentilezza, l’empatia e la compassione pervadono il terreno. Tutti noi ci nutriremo di quello e saremo finalmente a casa.

Ciao piccola Marta