I SOGNATORI


Io li vedo i sognatori. Si celano dietro muri di parole, nascosti dai completi grigi e da cravatte in tono. Dissimulano dietro t shirt dalle frasi volgari. Si eclissano da questa società che li maltratta, li deride e compatisce. Un mondo fatto di uomini che hanno preso i propri sogni, li hanno appesi al rotolo della carta igienica e usata così invece di dargli ali. Uomini che una volta finiti i propri, volgono lo sguardo sui sognatori, per rubare i loro.

Se pensate che sognatore voglia dire esser persona leggiadra, leggera e un pò svampita, sbagliate. Il sognatore potrà apparire così, ma essere un sognatore vuol dire diventare un guerriero, contarsi le cicatrici e allenare giorno per giorno i muscoli, specialmente quello del cuore.

Io li vedo i sognatori. E vorrei dirgli che lo so, fa male, lo so, non è facile, lo so, lo so lo so… ma tutto il mio sapere non potrà nulla.
Posso solo un pezzetto di petalo rosa e il ricordar che la vita è un’onda che accarezza la spiaggia.

BOCCA DI LUPO E L’INTENSITA’ VESTITA DI LEGGEREZZA


E’ riuscita a farmi fare quello che ultimamente nessuno riesce. Farmi muovere. E ha fatto bene.

Sabato tardo pomeriggio mi son ritrovata a Bergamo a cercare la libreria Mondadori perché c’era Stefania e la presentazione del suo secondo libro.

Un pomeriggio freddo e grigio fuori, ma caldo e piacevole dentro. Persone sorridenti, il parlare del libro come se fossimo a un tavolo conviviale e parlassimo del più e del meno. E poi Stefania. Se dovessi descriverla, direi “l’intensità vestita di leggerezza”.

Ho un solo rammarico, non aver potuto fermarmi a cena ma aprile è vicino…
Il suo blog si chiama Signora si nasce. Lei lo è.

Conoscerti dal vero e non solo dalle pagine di un blog è stato un momento importante. Nulla accade per caso.

BLOGGER SMALL MEETING


Le cose belle della vita nascono spontanee, questa è nata così.  Una manciata di minuti, qualche battuta, un prendersi in giro, un’idea lanciata per gioco  diventata subito seria.
Eccoci qua, Moi, En Joy (hai visto che ti ho messa prima di lui?), Boh e la nostra idea.

il 22.03.2014 a BOLOGNA dalle 10.30

Dettagli e particolari work in progress. Abbiamo solo fissato l’evento per avvisare e far si che:
a) ci pensaste
b) se il pensar di venire vi garbava cominciavate a tener il giorno impegnato
c) risparmiavate sulla droga per venire

Se interessati dicitencello!
Ciò per capire se saremo quattro blogger al bar o quarantaquattro blogger in fila per sei con il resto di due, e organizzare in tal senso.
(Poichè è una cosa small, solo tra amici, organizzare potrebbe anche voler dire portatevi la colazione al sacco, vi abbiamo avvisati 😉 )

SMAGLIATA


Smagliata.
Non è senza maglione.
Ma come vedo la mia vita.

Guardo le foto fatte dal Chiwaz a Progenie (bellissima fuori e intensa dentro), con i miei vestiti e le mie scarpe, o meglio quelli che furono i miei vestiti e le mie scarpe fino a un anno fa.
Guardo le foto che lui mi ha appena fatto a una cena pochi giorni fa, e poi ci si mette anche Mark Zuckerberg con il suo filmato regalo “degli ultimi anni della vostra vita”.
E il vaffanculo parte silenzioso e intenso come la notte dopo aver mangiato i fagioli a cena. Ma come ho potuto, in così poco tempo, farmi questo?!

I vestiti son i miei con quattro taglie in meno. Nel “filmato regalo” degli ultimi anni, ballo, sorrido e sono sempre circondata da persone e amici, dove c’è da fare, organizzare e ridere io ci sono e la vita è il mio palcoscenico.
Questo nonostante periodi cupi e non leggeri, nonostante abbia pianto e sofferto percorrendo gli anni, ma la mia soffusa tenace grinta era lì sottopelle che scorreva insieme al sangue. E ora no. E la forza manca.

Scelte sbagliate, persone sbagliate, stanchezza che copre, anni che corrono e sfiancano. Sono davvero un’ombra sbiadita di quello che ero, un ritratto di Dorian Gray al contrario.
Da qualche parte, dentro, io son lì che danzo e sorrido, ma fuori son grigia, ringhiosa, stretta tra doveri, responsabilità, penuria e sfiducia, un arrancar in salita. Ciò che è dentro è fuori, ed io son diventata vecchia in pochi mesi.

Niente suggerimenti di pensieri positivi. Se riuscissi a farli in questo momento, non scriverei questo post. Niente pacche sulle spalle, perché questo scritto non è una richiesta di aiuto, ma è uno specchio in cui rifletto e vedo.

Non me la prendo con gli altri, me la piglio con me stessa. Tutti questi anni sprecati, tutti questi anni a capire. Madre Terra non è mamma, è matrigna e ti alleva alla sopravvivenza. Ce la fai? Va bene. Non ce la fai? Soccombi.
Ma io non riesco, non mi rassegno alla sola sopravvivenza, io anelo alla vita, e da qui la sofferenza.

E in tutto questo grigiore e questa pesantezza, da un punto non preciso di me, sento la mia anima che danza, e mi sussurra: “C’è del buono anche in questo periodo. Hai potato rami secchi e falsi amici, hai visto chi sono “i ti voglio bene a parole” e chi “i ti voglio bene con i fatti e le parole”, hai smesso di aspettare, sei andata oltre perché chi aspetta non sarà mai raggiunto”.
Il problema è che io son andata oltre, ma non so dove.

Che fatica crescere, non si smette mai.

LETTERA AD UN AMICO


Amico mio,

Non è che io devo o voglio mutare pelle…. ACCADE…

Nel nostro corpo, ogni giorno migliaia di cellule muoiono e al loro posto ne nascono delle altre simili. Simili non uguali.
E così nasciamo rosei e paffuti bimbi e moriamo da vecchi con le rughe, eppure siamo la stessa persona.

Giorno dopo giorno, nascono sempre nuove cellule simili a quelle precedenti, ma sempre più diverse da ciò che erano le cellule originali.

Ciò accade al nostro corpo.

A me accade anche “dentro”.

Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perché dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perché è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità.

Ecco la mutazione, il cambio della pelle, il cambio di vita, il cambio di persone accanto.
La mutazione non è altro che un grido di vita, come il primo vagito di un bimbo quando esce dall’utero di sua madre, contro la mummificazione della vita stessa.

In questa mia mutazione ho voluto portare anche te, non solo te, amico mio.
Non chiedermi perché, non saprei darti una spiegazione logica, solo una sensazione, un leggero friccicore interno, che mi ha fatto pensare “Si, forse sarà capace di vedermi per quello che sono ora, senza lasciarmi incatenata a ciò che pensava di me”. O forse è solo perché, a dispetto di tutto, accade che mi leghi emotivamente a delle persone in maniera particolare (No… non saprei neppure spiegarti perché mi sono legata in maniera particolare a te) e faccio fatica a non portarle con me.

Amico mio, credimi molti sono convinti che io sia legata a loro, ma io mi lego molto difficilmente, è ciò accade solo per la paura di soffrire.

Con alcune persone rischio, con te ho rischiato, con te rischio.

Ammetto, per un pò ho anche giocato, solo un pò però, quel tanto che serve alla mia parte bambina di ridere e di vivere con il sorriso, non certo per ingannarti.

Chiudo questa lettera con la speranza che tu riuscirai a vedermi per quello che sono ora e per quello che diverrò domani.

(scritto molto tempo fa ma sempre un evergreen)

APPUNTAMENTO AL BUIO CON LA VITA


Si incontrano in rete, decidono di vedersi realmente e quando accade scoprono che lei è la nuora e lui è il suocero. Esterrefatta e scoperta la nuora scappa, dopo un attimo di sbigottimento il suocero la segue. Peccato che il marito di quest’ultima, tale Wang Jai, insospettito dal comportamento ultimo della moglie l’abbia seguita e da lì il putiferio!

Una delle mie personalità è melodrammatica, un’altra ironica e quando si trovano insieme e si imbattono in questo tipo di notizie è finita. Mi affollano la mente con situazioni assurde e rido dell’umana stupidità e grettezza. Poi la personalità dominante (quella che vive nel reale per intenderci) mi sussurra:

“Cazzo Diama, dai tu sei capace di meglio, vogliamo parlare di quando hai aperto la porta della camera e hai trovato il tuo (ex) compagno scopare con un’altra? E sei rimasta bloccata lì immobile e hai capito come l’adrenalina possa anche immobilizzare?
Eddai non dirmi che non ricordi neppure quando l’altro tuo ex la sera cominciava a criticarti e finiva sempre che si incazzava con te, ti insultava e se ne andava mentre tu rimanevi lì piangente. Ti ricordi vero? Peccato che poi a distanza tu abbia scoperto, e lui te lo ha anche confessato, che lo faceva apposta perché aveva un appuntamento un’altra, e questo per sei mesi.
Non ricordi quella volta che eri a cena a casa del tipo che un pò ti corteggiava? Quello invita anche un’altra sua amica e dopo cena ti giri e te la ritrovi in mutande e reggiseno mentre mette le mani nel “pacco” di lui e la lingua a mo di scovolino nella bocca del tipo
Daiiii l’ultima, non ci posso credere, e di pochi mesi fa, ti sei già scordata anche questa? La tua (ex) amica da vent’anni, sposata con un tuo amico che si struscia e sbaciucchia sul divano davanti a te sull’uomo che ti piace (e lei lo sa) e con il quale e hai già fatto l’amore (e lei lo sa). Amica alla quale avevi confidato, ma sì, perchè non crederci ancora? Ma sì perché non riprovarci!? ”
(NdB: dopo aver conosciuto uomini come quelli di cui sopra era necessario porsi le ultime due domande, anche se devo essermi data risposte sbagliate visto anche l’ultimo epilogo)

Ora voi leggete queste notizie e ridete, ma se ci penso cazzo cazzo, a me capitano davvero. Figa lo so perché mi accadono. Io vivo e ho vissuto con il cuore in mano e una dose di ingenuità mi accompagna ancora nonostante tutto. Fanculo me lo dico da sola perché per questo nella vita interpreto sempre il ruolo di Wang Jai anche se non picchio.
Fanculo anche voi che il cuore me lo avete usato e con la mia anima avete cercato di pulire, senza riuscirci, la merda che avete dentro.
Ok ammetto, questa che parla è la personalità maleducata, si è svegliata e borbotta con la personalità dominante dicendo parolacce.
Ma eccole lì, ironica e melodrammatica che tornano, leggono quello che ho scritto… eh sì, dai ragazzi ridiamo insieme, a pensarci son tutte cose strane e buffe quelle robe lì. In fondo sono una grande, son ancora pulita dentro, ho una vita vissuta, a volte è stata dura, e potrà accadere ancora, ma che vita piena e divertente che ho avuto e che avrò.

PS: per quelli che credono che donna libera voglia dire sessualmente disponibile, quello appena scritto è la riprova che NON è così.

LA TELA DELLE ANIME


Come gocce di rugiada, siamo anime posate sulla ragnatela della vita, quando un’anima freme, quelle intorno a lei vibrano insieme.

Ieri scorrazzando per un attimo sulla pagina di un noto social, mi soffermo su uno stato postato dalla mia amica Laura.
Leggo, rileggo, leggo ancora e cerco il nome dell’autore di quelle parole. Lo trovo, anzi la trovo e così mi ritrovo a cercare e leggere i pensieri sparsi di Susanna Casciani.

Ho trovato parole mie che non sono mie, eppure mi appartengono come la mia pelle e fanno parte di me come il respiro che mi sostiene per vivere. Scopro che una parte di me vive in un altro viso, in un altro corpo, con un altro nome Susanna.

Leggo quello che ha scritto, che scrive, quello che dice di se. Ne ho la sicurezza, non so quando e come, ma mi è entrata “dentro”. Nella notte ha rovistato nel mio cuore, aperto la mente e copiato quello che avevo celato. Sì, ha fatto un copia e incolla di una parte della mia anima.
Mi sento come denudata, qualcuno vede queste parti di me e le descrive. La sensazione è la stessa del sognarsi nudi in mezzo alla folla.

Ho letto molte parole di Susanna, ma queste sono quelle che ho letto da Laura:

Non ci credere a quelli che ti dicono che un giorno ti alzi e non ci pensi più.
Non è vero, ti stanno prendendo in giro, ti stanno tenendo nascosto che è faticoso uscirne e iniziare a stare meglio.
Ti stanno tenendo nascosto che c’è da perdere ogni energia, da sforzarsi di fare cose che si odiano, da cercare di piangere quando non ci riesce farlo e da cercare di smettere di piangere quando non ci riesce farlo.
C’è da ingrassare e da dimagrire e da rovinarsi un po’, e da distruggersi e da ricostruirsi e si suda, e si va a letto stremati, e ci si trasforma e si diventa freddi e poi ci si inizia a mancare e allora ci si rincorre e si ricomincia a fare quello che si è sempre fatto per non perderci del tutto, anche se continua a fare male.
Non ci credere a quelli che ti dicono che è una cosa automatica, che passa da sé, che l’amore è così.
No.
Sei tu, ti vedi?
Tu devi darti da fare, devi impegnarti, perché rimanere soli non è un gioco da ragazzi, non è una di quelle cose che “poi passa”.
Devi farti il culo per fartela passare.

Laura e io siamo diverse, di età, di scopi, di intenti, di frequentazioni. Ogni tanto incocciamo nella vita dell’altra, quando ciò accade, ci comprendiamo subito. L’anima parla la stessa lingua per quello lei ha postato quello scritto, per quello io l’ho letto, per quello entrambe ci siamo ritrovate nell’anima di Susanna.

IL PUTTO


Quelle scarpe da ginnastica sotto l’abito da sposa fanno di te quella che sei.

Solo tu potevi perdere le scarpe da nozze il giorno del matrimonio e metter su di conseguenza le scarpe da ginnastica.
Ho sorriso, ho pensato: “E’ lei” e da questo sorriso è nato questo scritto,  il mio regalo post matrimonio per te. Non ti arrabbiare, tanto sappi che è tutta colpa tua, perchè nonostante il mio cinismo, il mio mandarti un messaggio mezz’ora prima del matrimonio con scritto “sei ancora in tempo..”, nonostante la corazza in cui vivo tu mi hai fatto commuovere non una, ma ben due volte al tuo matrimonio.

Tu… sei quella che faceva volontariato in croce rossa nei fine settimana, mentre noi, tue amiche, arrivavamo tutte straphigee, truccate, profumate, tacco 12 a farti compagnia fino all’orario in cui andavamo a ballare. Così mentre noi ci divertivamo tu aiutavi il prossimo.

Tu… sei quella a cui una notte, anni fa,  piangendo ho chiesto: “posso venire un attimo da te mi hanno ferita e fa male” e tu nonostante fossi con gli amici a ridere e scherzare, mi hai fatto venire da te e ho dovuto quasi litigare per farti rimanere con loro, li avresti “abbandonati” per consolare me quella notte, ma a me aveva già consolato che tu ci fossi per me.

Tu… sei quella che mi diceva che ero troppo romantica, che credevo troppo, di non fidarmi, che mi usavano, che erano stronzi. E io a volte avevo paura a dirti le cose perché mi bacchetavi, ma ti dicevo sempre tutto, magari con timore, ma ti raccontavo di me. Sapevo che il tuo mettermi in guardia era per proteggere me.

Tu sei… quella che il “ti voglio bene” non lo dice mai, perché dà così tanta importanza a quello che racchiudono quelle tre parole, da non sprecarle mai. Ma quando lo dici, e lo hai detto anche a me, chi lo riceve, sa quale grande dono tu stai facendo.

Tu sei… quella che quando soffre si nasconde, che quando ha gli occhi lucidi non vuole essere abbracciata e mi ricordo quando ero obbligata  a rimanerti accanto senza che potessi abbracciarti, anche se lo volevo.

Tu sei… quella che c’era sempre per tutti e specialmente per noi “sorelline”, tu sei quella che va tutto bene anche quando non andava bene, tu sei quella “io son un granito” ma di te vedevo solo la morbidezza, tu sei quella dell’appoggio, tu sei quella del “un minuto e sono lì” ma dopo quaranta minuti ti chiamavo per sapere dove eri finita, tu sei quella del “hai bisogno?” anche da ubriaca in discoteca, tu sei quella del andiamo a ballare per poi passar la serata a bordo lago della discoteca a parlare di noi cacciando via tutti quelli che venivano a romperci le ovaie,  tu sei quella dell’ambulanza e della guardia di finanza che ci bussano al finestrino per chiederci se stiamo bene, tu sei quella del “pane sano”, tu sei… milioni di frammenti di memoria

E vaffanculo anche ora che scrivo di te, storco il naso e inghiotto per non far salire questa commozione perché se essere felici fosse una questione di merito, tu saresti la prima ad averne diritto.
E vaffanculo me lo dirai ora tu a me, lo so per queste parole, tu mi hai insegnato l’importanza di non abusare di queste parole, ma mai come questa volta devo dirlo, TI VOGLIO BENE AMICA MIA, SII FELICE.

Foto gentilmente rubata (con permesso) a tua sorella Titti.

L’AMANTE MENTALE


Ho appurato di essere un’amante mentale.
E difficile essere amanti in generale, figurati mentali.

Gli amanti mentali non sono amanti nel senso stretto della parola, non trombano, non sono innamorati, ma non sono neppure amici, non solo almeno. Con l’amante mentale apri il cuore e lo fai vedere, ma apri anche i pensieri e li metti lì un pò più a destra dell’anima.

Ho scoperto di esserlo alla fine di una chiaccherata partita dai miei acquisti fatti all’Ikea, attraversando felpe da lui comprate per il nipotino, correndo velocemente attraverso un sex toys, inciampando in Raz Degan per arrivare alla questione annosa ormai per lui; la sua storia amorosa attuale e alla decisione che non sa prendere.
Io alla sua donna son poco simpatica, molto poco simpatica direi, e da lì Willy a dirmi: “Già…. a volte mi sento scemo……è come se avessi un’amante ma non ci scopo mai…. ma si puo???” ed è stato in quel momento che l’ho capito, diciamolo lo sospettavo da un pò, ma in quel momento ho avuto la conferma e gli ho risposto: “Ma è così. Hai un’amante mentale”.

Io e Willy ci conosciamo da una decina d’anni. Ora abbiamo assodato che siamo amanti mentali. Ci siamo raccontati in tutti questi anni le nostre rabbie, i nostri dolori e i nostri amori. Abbiano litigato e siamo spariti, per cercarci a distanza di pochi mesi. Uno chiede all’altro consigli e in qualche modo si fida di quello che l’altro dice. Ci cerchiamo quando siamo tristi perchè l’altro, non so come, scioglie la tristezza e ci fa ridere. Ci sentiamo tutti i giorni, magari solo per un ciao e a volte più volte al giorno, ma possiamo stare mesi senza farlo. Son passate (passano e passeranno) le nostre rispettive storie d’amore e d’amicizia, ma in qualche modo l’altro cé sempre ad ascoltare.

La sua donna è gelosa di me, ma sbaglia, non sono io il pericolo, è lei stessa.