Hai dei dubbi sulla tua identità sessuale? Credi di essere bisex ma non sei sicuro? Hanno messo in dubbio il tuo esser etero? Pensi di esser gay ma ora vuoi la certezza?
Ora puoi farlo! Prendi un cotton fioc e affondalo. Avrai tutte le risposte.
Vi state dicendo, si io voglio saperlo, ma dove me lo metto per farlo. Nell’orecchio, gnurant!!! Dovete cercare il vostro cerume! Pensate che vi prenda in giro vero, e invece no.
Lo abbiamo preso!!! Abbiamo preso il biglietto del treno che ci porterà al “Ne avevamo già parlato“, e ora ve lo confermiamo, quattro gatti spelacchiati ma tanto affettuosi e simpatici, che nel tempo perso (o il tempo lo perdono così, non è ancora chiaro) fanno i blogger, il 22.03.2014 alle ore 10.00 (ma alcuni son lì anche dalle 09.30) in stazione centrale a Bologna si ritrovano per poi perdersi nella città fin circa le 17.00.
L’organizzazione è stata fatta perfettamente, cioè non sappiamo dove andremo, che faremo e come mangeremo. Ma siamo coraggiosi e intrepidi e lo scopo è star qualche ora insieme, e insieme qualcosa troveremo.
Stiamo valutando un mezzo per riconoscerci tra noi, del tipo avremo un carciofo in mano, oppure ognuno di noi porti con se il suo elefante da passeggio. Però dalla regia ci dicono che non è possibile. Optiamo, dunque, per un contattiamoci via email e facciamo scambio alla pari di numeri di telefono, ci pare un’idea sensata (quasi da non credere che l’abbiamo pensata noi).
Ultimo post di comunicazione, se volete venire o adesso o mai più (ovvero fino alla prossima volta).
Ho letto delle cose veramente indegne su di lei oggi. Questo solo perché si è esposta in prima persona, perché ha fatto quello che avrebbero dovuto fare i politici, cioè portare avanti un diritto umano, amare liberamente, proprio in un’occasione mondiale come questa. Cosa che non ho visto fare.
Ecco perché l’ammiro, ecco perché ne parlo, ecco perché sento la necessita di dirlo pubblicamente, ecco perché chi fa discorsi “razzisti” o di confronto con altre situazioni, non lo capisco, e lo dico sinceramente, un pò (tanta) rabbia me la fa.
Ma tant’é… il mondo è vario e variegato e in questo “variegume”, io sto con lei.
E’ riuscita a farmi fare quello che ultimamente nessuno riesce. Farmi muovere. E ha fatto bene.
Sabato tardo pomeriggio mi son ritrovata a Bergamo a cercare la libreria Mondadori perché c’era Stefania e la presentazione del suo secondo libro.
Un pomeriggio freddo e grigio fuori, ma caldo e piacevole dentro. Persone sorridenti, il parlare del libro come se fossimo a un tavolo conviviale e parlassimo del più e del meno. E poi Stefania. Se dovessi descriverla, direi “l’intensità vestita di leggerezza”.
Ho un solo rammarico, non aver potuto fermarmi a cena ma aprile è vicino…
Il suo blog si chiama “Signora si nasce“. Lei lo è.
Conoscerti dal vero e non solo dalle pagine di un blog è stato un momento importante. Nulla accade per caso.
Leggere apre la mente.
Leggere dà piacere.
Leggere da oggi apre anche altro e diversifica il piacere.
Clayton Cubitt è un artista newyorkese. Un giorno si è alzato, si è dato una grattatina in testa, ha sistemato i gioielli di famiglia e a quel punto si è posto una domanda: “Chissà come legge un libro una donna con un vibratore all’interno del corpo?“. Diciamolo son domande che spesso ti poni la mattina. Clayton oltre che a porsela l’ha messa in pratica, ha creato un progetto dal nome Hysterical Literature
Lui dice che ” E’ un viaggio nella femminilità, nel dualismo mente corpo, nel contrasto tra cultura e sessualità, ma che è anche solo molto divertente da guardare”.
Io al “contrasto cultura e sessualità” mi ero persa. Tradotto in parole povere, ha preso delle modelle, le ha sedute sopra un vibratore (acceso, ma non è dato sapere a quale velocità) e ha chiesto loro di leggere davanti la telecamera (accesa, ma non è dato sapere l’effetto che ha fatto al cameraman).
Vero è divertente da guardare. La prima modella Stoya è molto carina e simpatica. Però Clayton a me il dubbio, che proprio vero non sia quell’orgasmo, un pochino viene.
Comunque va bene lo stesso. Stoya sorride, mette allegria e fa venire una gran voglia di leggere.
Anzi mi vien proprio da ripetere lo slogan della giornata nazionale per la lettura: se mi vuoi bene, regalami un libro….
Mi piace sorridere delle assurdità umane e mi piace far sorridere.
SOCHI OLYMPICS WATER CLOSET 2014
Di conseguenza non potevo non mettere questa mini carrellata:
Poi ho smesso di sorridere, ho visto questo:
Sapete una delle mie frasi cult-principio è di Ghandi: “Un individuo non può agire rettamente in un settore della vita e comportarsi in modo scorretto in un altro settore. La vita è un tutto indivisibile”.
Una nazione che non riconosce il diritto di scelta di amare chi si vuole, ha fatto la sua scelta. Anche io ho fatto una scelta, per me queste sono le olympics water closet, in tutti i sensi.
Le cose belle della vita nascono spontanee, questa è nata così. Una manciata di minuti, qualche battuta, un prendersi in giro, un’idea lanciata per gioco diventata subito seria.
Eccoci qua, Moi, En Joy (hai visto che ti ho messa prima di lui?), Boh e la nostra idea.
il 22.03.2014 a BOLOGNA dalle 10.30
Dettagli e particolari work in progress. Abbiamo solo fissato l’evento per avvisare e far si che:
a) ci pensaste
b) se il pensar di venire vi garbava cominciavate a tener il giorno impegnato
c) risparmiavate sulla droga per venire
Se interessati dicitencello!
Ciò per capire se saremo quattro blogger al bar o quarantaquattro blogger in fila per sei con il resto di due, e organizzare in tal senso.
(Poichè è una cosa small, solo tra amici, organizzare potrebbe anche voler dire portatevi la colazione al sacco, vi abbiamo avvisati 😉 )
E’ una di quelle giornate in cui non riesci a capire se l’aria ti opprime come un’incudine sopra i polmoni o se cerca una via d’uscita dagli stessi e nel farlo ti squarcia il petto in due.
Pensieri si attorcigliano tra di loro rimanendo distinti. Groviglio lineare di cui non trovi il capo per scioglierlo.
Vorrei tanto avere ancora quella fiducia. Quando pensavi a me, pensavi anche a quel lato sorridente. E invece no, invece basta.
Cé un punto di non ritorno anche da noi stessi.
Rientro nel mio pianeta, in cui ascolto e sto in disparte.
Al mondo non parlo più, ma ringhio soltanto.
La follia diviene culla in cui adagiarsi e farsi dondolare in un abbraccio consolatorio nell’attesa del nulla.
Siamo ancora un popolo destinato ai politici che abbiamo. Lo dico con la stanchezza italiana, un misto di rassegnazione e rabbia. Quella stanchezza di chi ogni tanto si ferma ad osservare il mondo intorno a se, e davvero non sa come e cosa fare, schiacciato da un peso alla “Il castello” di Kafka (io sospetto che Kafka fosse di origine italiana e abbia scritto il libro per quello).
Non parlo (solo) per l’assoluzione di Scajola e del suo aver “comprato un immobile a sua insaputa”. Non parlo (solo) per lo schifo del circo mediatico politico, davvero nauseabondo, dove un leader di sinistra(?!) parla come un leader di centro destra. Non parlo (solo) della mia amministrazione comunale dove a domande e problematiche di ordine pratico ti rispondono con editti politici sterili e fini a se stessi. Non parlo (solo) della Prefettura dove a una email con richiesta: “Perfavore ci confermate il ricevimento”, non solo ti ignorano e non confermano neppure il ricevimento della email per ben due volte, ma sai che il giorno dopo hanno contattato “altri”, mentre noi siamo ancora in attesa. Non parlo (solo) della neo FCA ex Fiat, che negli anni ha spalmato la cassa integrazione su tutti noi e gli utili sugli azionisti, e ora se ne va a “pagare le tasse a londra”, facendo un metaforico gesto a ombrello a chi rimane qui.
Ma secondo voi, a Marchionne è sfuggito, o è stato volutamente esplicito alla veneta? (ve lo metto in mona)
No, non parlo solo di questo, o meglio parlo anche di questo attraverso una sciocchezza, una cosa effimera, che però mi ha fatto riflette e comprendere che se io, noi, voi, non cambieremo testa, avremo sempre la stessa tipologia di governanti, perché loro siamo noi alla fine.
Il fatto in se stesso è stupido, davvero molto stupido. Su un social, vi è un gruppo aperto, molto ampio di blogger, dove davvero trovi di tutto e di più e spesso trovo blogger che scrivono: “Nuovo post! Cerco nuovi commenti e g+1, ricambio” “mi servono follower, ricambio tutti” “Ricambio tutto!” e cosi via, e mi domando ma perché? I link dei blog portano a gente normale, come me (ok ammetto normale riferito alla mia persona a volte non è credibile), che parla al 90% di cagate (senza offesa), ma perchè questo follower di scambio? Poi ci lamentiamo dei voti di scambio…
Ecco questo piccolo fatto, stupido in se stesso, ha fatto si che pensassi alla fine “quelli al governo siamo noi”, loro sono noi, se ci prostituiamo per un follower, logico che a quei livelli ci spolpano vivi… e questo mi ha notevolmente depresso. Come possiamo avere speranza se noi siamo come e peggio di loro?
PS: Son blogger anche io e so che fa piacere avere i follower. Noi blogger siamo dei narcisi comunicatori (altrimenti scrivevamo sul vecchio e caro diario di carta chiuso a chiave nel cassetto). Ma che senso ha avere 1000 follower sulla carta e manco 10 che ti leggono?
Se non te lo porti dietro, non sei un vero uomo, uno di quelli duri, un macho per intenderci. Di cosa parlo? Ma dell’assorbente interno!
Voi pensate che io scherzi, ma Creek Stewart, avventuriero di professione, nel suo blog (solo per veri uomini) spiega come, grazie agli assorbenti interni, tu possa sopravvivere nella giungla. Il tutto corredato da foto e spiegazioni. Che sia vero che il potere del mondo stia “lì”, gira che ti rigira, ogni cosa alla fine è legata a quel “luogo”? The power to patonza insomma.
Io però Chuck Norris o Rambo non riesco ad immaginarmeli al supermercato che scelgono quale scatola di tampax comprare.
Qui sopra alcuni utilizzi “salvavita” del tampone interno, altri potete trovarli sul blog di Creek.
In ogni caso questo Creel a me sta simpatico, abbiamo vene varicose ironiche simili, alla fine del suo post domanda: “Allora, cosa hai deciso? Sei abbastanza virile da includere un tampone o due nel vostro kit di sopravvivenza? Ricordate, non è se, ma quando.”