Ora lo so.
Ho vissuto in un mondo a parte.
Un mondo parallelo al vostro, me ne rendo conto solo ora.
Non era ingenuità la mia, neppure stupidità, certe cose nel mio mondo non esistevano. Non potevo intuirle prima, né immaginarle, non potevo pensare esistessero. Ogni volta che le incrociavo, mi colpivano come martello sui denti.
Non che il mio mondo sia fatto di sola luce, anzi, proprio dove la luce è più forte, si crean ombre così dense e nere che gli stessi mostri del buio fan fatica a muoversi.
Però nel mio mondo non ci son mostri che si chiamano luce, e neppure luce fatta di ombre. Nel mio mondo puoi morire, ma vedi sempre la mano che ti colpisce. Nel mio mondo puoi perderti, ma quando lo fai, è solo per affrontare un nuovo viaggio.
Ora lo so.
Vivo in un mondo a parte.
Un mondo parallelo che s’intreccia con il vostro.
Questo è un post breve, anzi brevissimo, che il lunedì mattina devo concentrarmi anche per ricordarmi come mi chiamo.
Questo però è un post vissuto, sentito e palpitante.
Questo è un post che non avrei potuto tenere dentro, perchè avrebbe fatto come gli ultimi due giorni, mi avrebbe rotto i coglioni sussurandomi all’orecchio: “Quando mi fai uscire, dai quando mi fai uscire, dai, dai, daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”
Questo è un post che si riassume in una foto Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore. (Eleanor Roosevelt)
Questo è un post che si conclude con un “‘nculo” intenso pieno e avvolgente, mi avete fatto ricredere in un valore che credevo incrinato per sempre.
Questo post, se non lo avete capito, questo è proprio dedicato a voi due cazzoni amorevoli miei!
La verità e che a volte percepisco così tanto il fuori da me, da non scinderlo più da me.
Nel silenzio mi osservo a cercare la linea dove inizio io e dove inizia l’altro, ma nella vita linee nette non esistono.
Spesso ho invidiato chi attraversava la vita con piglio deciso e sicuro, incurante di ciò che accadeva negli universi accanto a lui, o di cosa abbia procurato agli altri mondi il suo muoversi.
Il mio sentir gli aliti di vento, il mio camminar tentennante, la sensazione della piuma o della lama sulla pelle, i miei dubbi, che mi hanno vestito anche quando il mio passo sembrava sicuro, me lo ha impedito.
Ho provato a sentir di meno, a cercar sollievo nell’assenza, ma se escludo gli altri, escludo anche me stessa. E diventa un viver senza sentirsi, consapevole di ciò, e per questo straziante.
Mi son addormentata zampa nella mano, al suono di campane tibetane, cerco sollievo nel sonno e nei sogni, ottengo solo di scendere più in profondità. Al mattino quando risalgo è lì.
Forse tra qualche ora sarà sciolta, come la bruma del mattino con il sole, ma al momento avvolge la mia gola come sciarpa troppo stretta. E’ il silenzio la mia arma e lo scrivere il mio rifugio.
Del resto ci è stata data la vita, ma non ci è stato detto che sarebbe stato facile.
Voi non lo fate?
Io sì, lo faccio. Sempre.
In quasi tutti i settori, ho “una base”, quella che ritengo migliore, con cui fare un termine di raffronto.
Raffronto quanto pulisce un detersivo piuttosto che un’altro, quanto un balsamo renda i capelli più morbidi, quanto il sapore di un olio. Ad un certo punto ne scelgo uno, e quello per me sarà la base su cui confronterò tutti gli altri.
Non lo faccio solo con le cose.
Così un amore, in genere quello che ti ha devastato, lo raffronterai con tutte le storie successive, e un’amicizia, la più importante, sarà termine di paragone della tua vita.
Poi un giorno arriva una persona nella tua vita, per caso, mica l’hai cercata. Neppure nei pensieri più lontani avresti potuto pensare di conoscerla, è così lontana (apparentemente) da quello che sei che fai, ma arriva. Una manciata di ore nella tua vita e tu cominci a far di confronti in un settore in cui non lo avevi mai fatto. Lui è un uomo.
E niente. Ora il problema è quello, senza nulla togliere a nessuno, lui è un uomo. Solo questo, nessun altro scopo o intenzione celata in quello che dico, solo questa piccola e unica considerazione, lui è un uomo.
La grandezza di un uomo risiede per noi nel fatto che egli porta il suo destino come Atlante portava sulle spalle la volta celeste. (Milan Kundera)
Forse dovrei definire cosa è un uomo per me, ma non lo farò, non ne ho bisogno. So che ho guardato il cielo stamattina e un sacco di cose e persone si sono ridimensionate, e di molto, anche me stessa.
Parole altrui che scivolano nell’anima come una lama incandescente in un panetto di burro. Parole crude, ma io leggo solo amore, non ho mai letto tanto amore come in quella lama incandescente.
Parole mie che sgorgano dal quarto chakra, giunte al quinto si bloccano a causa di quel nodo che a volte il cuore stesso crea, il sesto lo salto, non ho bisogno di vedere già so, e arrivano al settimo perchè da li comunico davvero.
Ci sono anime antiche, ci sono vite che apprendono in questa, chi ha ferito ieri medica oggi, chi ha curato ieri può permettersi di apprendere oggi. Siamo volpe, siamo rosa, siamo l’aviatore. Siamo foglie dello stesso ramo, si vibra alla stessa intensità seppur in maniera diversa. Quando il “vento” passa ci muoviamo tutte pur non capendo perché. Ci si richiama in ogni vita.
Non ho altre parole se non quelle di una fiaba per bambini.
“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.”
L’umido scende sotto la pelle, impregna a tua insaputa, non te ne rendi conto se non quando è troppo tardi.
Osservi quel cielo grigio piombo, sei calma, di una calma assurda, in attesa di qualcosa che non sai, ma è nascosta dietro quelle nubi.
Respiri piano, l’accettazione del mondo è anche il sapere che quello stesso cielo ti può scaldare o esser l’inizio della fine. Ma oggi no, oggi lo sai, oggi sei più forte, e ti gusti un temporale in una stagione che non dovrebbe averne.
Non c’è nulla di scontato nella vita.
Viaggiamo soli incrociando ogni tanto anime affini. Scivoliamo in questa vita convinti di gestirla, ma abbiamo solo la scelta del mezzo con cui attraversarla.
Ci son incappata per caso. Diciamolo, nell’ultimo periodo son piena di “caso”. Quel caso che pare ci sia qualcuno davanti a spianar la strada, e tutto diventa più easy.
Di “easità” ne ho bisogno. In tutto questo ultimo abbondante anno, ho sempre sentito il peso del dovere e la necessità di un aiuto ad affrontare quello che avevo davanti.
Il peso del dovere c’è ancora, mi grava addosso, ma spesso lo fanculizzo. Per quanto concerne l’aiuto, il detto “aiutati che dio ti aiuta” è sempre vero. Questo non vuol dire che sei solo, ma significa che quando muovi energia, prima o poi gli aiuti arrivano.
I miei aiuti hanno avuto molteplici forme. La forma di amici del mio stesso segno zodiacale (cosa strana per me); hanno avuto e hanno una forma veneta e una romana; hanno avuto la forma di gesti concreti e di parole; hanno la forma di affetto e di piadine a mezzanotte; hanno anche la forma del mio nuovo capire attraverso il distacco. Ma non era di questo che volevo parlare, mi son distratta, volevo parlare di quello in cui sono incappati i miei occhi.
Sono incappata in una foto. Una foto di Oriol Jolonch. Perché son lì, mi ci vedo.
Per me l’idea di una cozza che si trasforma in farfalla, è geniale. Tanta della mia vita è rappresentata lì. Le mie varie mutazioni, metamorfosi di crescita, che a volte ho scelto e a volte la vita mi ha imposto.
Perché un pò cozza mi ci son sempre sentita, anche quando mutavo in farfalla, io dentro conservavo la sensazione di esserlo un pò cozza, e questo mi ha salvata.
Comunque ci siamo. Siamo un’altra volta nella fase cozza in trasformazione. Speriamo che tutto vada a buon fine e che anche questa volta, a mutazione avvenuta, la parte cozza rimanga lì a ricordare alla farfalla da che parte arriva.
Ci sono anime che ti accompagnano nei secoli. Legami antichi che si intrecciano fin dall’origine. Li senti, li percepisci, alcuni son tormentati, contorti e ogni volta che li incroci in qualche modo dolorosi, perché non riesci ancora a risolverli e li rimandi a una vita futura. Altri no.
Altri son legami di luce. Connessioni e patti scritti nell’amore. Alleanze d’amore. Anime che si ritrovano nel corso della vita ad un certo punto, si riconoscono, è quella sensazione a pelle, difficile da spiegare con le parole. Le riconosci. Punto.
Quando sei nelle “vicinanze” di quella persona, tutto appare più semplice, risolvibile, luce che illumina le nostre paure e i nostri lati oscuri. In qualche modo anche la parte della nostra anima in tormento si accetta.
Questi legami non sono moltissimi in una vita. Un’attrazione irresistibile mi porta verso loro.
LEI è una di loro. Lei è un legame di luce, l’ho vista e percepita la prima volta, come lei ha visto e percepito me, tra le interlinee che separano le parole scritte.
Non so dire, come quando e perché. Non so dire in quale secolo, in quale situazione e chi o cosa. Sento il legame di luce, come fosse un diapason che vibra nel cuore.
Questo sabato appena passato son riandata a trovarla alla presentazione del suo (secondo) libro a Coccaglio. Andrò ancora il 20 all’Alveare a Milano. Può sembrare che faccia promozione, ma non lo è, o meglio un pò lo è, ma è un invito a conoscerla personalmente a parte i suoi libri, vi invito a conoscere lei come persona.
Comunque i suoi libri io li letti chiaramente, e come potete vedere anche una parte della mia famiglia felina li apprezza.
Loki predilige “IoAmo”Moka ha una preferenza per “Bocca di Lupa”
PS: Grazie al Chiwaz che questo sabato mi ha accompagnato alla serata di Coccaglio e con me ha ascoltato le parole del libro di Stefania. Lo ringrazio perché lui amante degli Iron Maiden e dei Metallica ha ascoltato senza smetter di volermi bene le romanze liriche e il violino 😉
PPS: correzione da Iron Man a Iron Maiden effettuata dopo ore di figura barbina, grazie a Letture Disoccupate, senza il quale avreste continuato a prendermi in giro per la mia ignoranza in tale materia
Da ieri questa sensazione è più forte del solito. Si lo ammetto, un pò l’ho sempre avuta, intendo la sensazione di non essere totalmente sincronizzata con l’ambiente intorno a me. Però ultimamente lo “scronicismo” aumentava in maniera esponenziale, e ciò nonostante cercassi di tenerlo a bada.
L’osservare che le persone, una volta più vicine a me per indole, son diventate lontane nel vivere, nel pensare e nei valori mi fa vivere su un piano parallelo.
Ma sarà che son fuori io posto in questo mondo?
Per questo osservo senza giudizio di nessun tipo, verso nessuno, ognuno ha il suo personale percorso di crescita di cui io non posso sapere davvero niente. Ciò non toglie, però, che mi ritrovi spaesata e non riconosca più nessuno, come in labyrinth. Eppure mi sembra di aver più volte usato anche io la “sedia”, o forse proprio per questo, non so… so che la vita consuma.
PS: Certo che se anche nel mio mondo immaginario ci fosse stato Bowie, uscire dalla sfera avrebbe richiesto più forza di volonta per non rimanere con lui (la serietà non riesce mai a giungere alla fine dei miei post, portate pazienza)
PPS: se non capite perchè parlo di sedie, Bowie e labyrinth cliccate su di lui e sentirete anche la musica che accompagna le mie dita sulla tastiera.