DIANA


Poi un giorno capisci che le radici non servono ad ancorarti al terreno, non servono a tenere piedi e testa a terra. Le radici servono a trattenere il cuore, quando si frantuma, come le radici trattengono la terra. E’ il giorno in cui non sai se il dolore fisico che senti agli occhi è dovuto al piangere troppo o al trattenere troppo le lacrime.

Diana ha raggiunto Micio in quel mondo parallelo in cui le anime che sono famiglia si ritrovano e dove aspettano la famiglia terrena.

Ciao Diana
diana

EMUOVITI


Dal mio personalissimo progetto Emuoviti, emozioni in movimento, vi ho parlato altre volte, sono i miei micro supporti economici.

A febbraio il mio micro contributo per la razza umanoide va Emergency.
In Iraq, in Afghanistan, in Africa, in Uganda e anche in Italia curiamo uomini, donne e bambini vittime della guerra e della povertà. Non ci interessa da dove vengono, in quale Dio credono, qual è il colore della loro pelle. E a te interessa?
Costruiscono ospedali, curano uomini e cuccioli di uomini. Nonostante l’anima oscura che l’uomo ha insita in se, loro continuano a nutrire la parte di luce.

Il mio micro contributo per la razza non umanoide va anche questo mese a Andrea Cisternino – Rifugio Italia Ukraine.
Che dire di lui che non ho ancora detto? So che se non potessi tenere io i miei amori pelosi, spererei che li adottasse lui.

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IL TERZO AMORE


Il primo è quello nell’adolescenza, quello in cui pensi che non esista il tradimento, il dolore, l’incomprensione. Si ne hai sentito parlare, ma per te sarà diverso. Per voi sarà diverso. E‘ l’amore con cui comprendi che entrare nel “meraviglioso” mondo del “noi” pare più un ring che altro.

L’amore borderline che oscilla tra incazzature e gioie. Tra passione e cupa tristezza. Tra estremismi emotivi a seconda del giorno, ora, minuto e secondo. In questo modo, mentre ti frantumi, cominci ad apprendere il senso più ampio della parola “amore”.

Il secondo amore è quello dell’età adulta, sai che non esistono solo coniglietti rosa, unicorni e soffici nuvolette. Hai i piedi piantati per terra. In genere hai in mano la tua vita.
Poi lo incontri ancora, l’amore, ma (ah sempre questi benedetti ma) ti aspetti qualcosa da questo amore. Cosa ti aspetti dipende dai tuoi bisogni. Nell’ipotesi più sana, ti aspetti che ti renda felice e ti riempia la vita.
Come tutte le aspettative, è destinata, come il Titanic, a infrangersi contro l’iceberg delle aspettative altrui.
Ma prima che ciò accada questo amore, facendosi breccia in te, sgretola ogni tua certezza e come sanguisuga si nutre dei tuoi bisogni, quando termina, tu sei devastato.

Io so che esiste un quarto amore. E sto aspettando quello, se è destino che ci si incroci in questa vita.

Il quarto amore è quando non ti aspetti che l’altro ti renda appagato e pieno. Lo sei già. Vuoi condividere la tua perfetta imperfezione con qualcuno che vuole far la stessa cosa, condividere la sua perfetta imperfezione con te. Null’altro.
Non hai aspettative, non hai bisogni, sei già equipaggiato per viaggiare bene da solo nella vita. Quindi viaggiare in due è solo la versione full size, della vita, non la vita.

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Si lo so vi chiedete dal secondo al quarto? Ma il terzo? Il terzo è quello senza il quale sicuramente al quarto non ci arrivi.

Il terzo amore è per te stesso. Ti ami già da solo, si ok ogni tanto ci litighi con te, ma poi ci fai sempre pace. L’amore esterno che incontri è l’optional dell’universo.

Rimanere solo non è un problema. Non hai paura degli spazi vuoti, perché non hai spazi vuoti da riempire, anzi ogni tanto devi far un pò di pulizia per far entrare tutte le cose che vorresti fare.
Far entrare un’altra persona nella tua vita vuol dire “far spazio” ulteriore delle tue cose. Quindi ci pensi un sacco prima di farlo, e se lo fai, deve valerne la pena. Deve essere il quarto amore, altrimenti, diciamolo tre è da sempre il numero perfetto.

DENTE DI LEONE


Non si inizia mai un discorso con e, ma, però. Ma nel mio mondo si, poiché tutto si può e niente si può.

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Ma puoi dire cose senza senso per parlar sensatamente.
Ma puoi portar la leggerezza e l’apertura di cuore.
Ma puoi essere serio con leggerezza ma non allegro con pesantezza.

Nel mio mondo la reclamo la leggerezza, come brezza, vento che scompiglia i capelli e arruffa i pensieri.

Però se mi soffi allegria, mando in giro sorrisi.
Però se mi tieni la mano, il cuore prende la forma del tuo.
Però se mi baci una ciocca sul collo, ti rispondo con la pelle.
Però se mi apri il tuo cuore, ne farò la mia tana.

Nel mio mondo non son cuor di leone, ma dente. Come lui ho rizomi profondi. Son amara ma non cattiva. Ho radici ma tendo a volar via.

E se mi parli di te, ti parlerò di me.
E se mi tieni accanto, ti porterò con me tutta la vita.
E se mi ascolti, ti dirò il mio π
E se porti i colori, ti regalerò pareti da dipingere.

E lascio fuori tutte quelle cose che il cuore lo fanno contrarre, ma non d’amore. Le persone che scivolano sulle altre come fossero lastra di ghiaccio. Chi pensa sempre a se. Chi del silenzio fa arma. Chi si veste di carnevale e cela l’omertà. Chi si abbevera alla sorgente ma poi sputa veleno.

E porto qua con me, il cuore che fa “bum bum cha” e sorride, sorride stupidamente a questa vita, perché in quel bum bum c’è l’universo intero.

PIEDI


Ogni passo che ho fatto per esser quello che sono, lo so ti pare sia stato leggero, ma ho percepito ogni singolo sasso. Posso dirti quanti erano aguzzi e quanti tondi, quelli levigati dal mare e quelli appena nati da una roccia. Vi sono spine che ancora oggi, son rimaste lì prigioniere, tra carne e pelle, a ricordarmi di certi sentieri.

Avevo piedi morbidi e pelle rosea. Muovermi sui terreni non è stato facile. Per sopravvivere ho ispessito a tal punto la pelle che ad un certo punto non ho sentito più niente, neppure il soffice prato o il duttile terreno. Non sentivo il dolore, ma neppure il piacere della rugiada o il tepore del selciato battuto del sole. Non sentivo più.

E’ stato a quel punto che ho dovuto scegliere.
Sentire o non sentire. Respirare o soffocare. Nuotare o affondare.

Se sono qui, è perché ho scelto il cammino, la scelta è stata quella del vivere, anche se ogni tanto mi ritraggo. Ed è per questo, anche se ancora oggi, nel mio camminare mi sanguinano i piedi, stringo i denti e vado avanti, ancora un pochino, solo un pochino, ancora un pò. So che per ogni sasso aguzzo che percepisco ci sono milioni di fili d’erba ad attendermi.

Guardi alle mie sicurezze come a una caramella pescata distrattamente da un barattolo di un raffinato negozio di dolciumi, ma esse affondano radici che mi hanno trapassato la pelle per radicarsi in questo mondo.
piedi

MICIO


Quasi 19 anni insieme.
La mia convivenza più lunga, escluso Progenie.
Venerdì ti sei spostato di dimensione.
Il mondo ha un graffio profondo senza te.

Quella scalfittura sulla superficie del mondo, ha prodotto un vuoto. Quel vuoto è la tua mancanza, che avverto improvvisa ogni tanto.

Progenie, lontana porta il senso di non averti salutato, e si preoccupa di me che ho potuto salutarti, ma ho dovuto decidere.
Io mi preoccupo di lei che non ha dovuto decidere nell’istante, ma ha l’incompletezza di un saluto non dato, e la consapevolezza di affrontare una casa senza di te, quando verrà.

La verità e che per entrambe sei stato, sei, membro effettivo della famiglia. Entrambe abbiamo il cuore dolorante, anche se sappiamo che ora stai meglio.

Ci si consola con l’idea di quel ponte arcobaleno, dove t’immaginiamo attenderci, e richiamarci verso te, quando anche noi diverremo pura energia.

Ciao Micio.
micio

ISOLE


Siamo isole.
Separate.
Ci lega l’acqua.
Illusione che lambisce le sponde.

MUMMIE


E’ la capacità di credere nei propri progetti, nelle proprie idee, nei propri ideali, nel proprio “sentire” che fa sì, che questi, si nutrano e si dischiudano in questo mondo.

Non credete a chi vi dice “Tanto poi… è inutile“. Non ascoltate chi vi sottolinea che “Si è sempre fatto così“. Non date retta a chi sommessamente vi sussurra “Vedrai vedrai“. Quelle parole, quelle induzioni, sono acido corrosivo delle vostre potenzialità.

Lottate per quello che credete, per quello che amate e per quello che sentite. Fatelo con gentilezza, determinazione e rispetto, ma lottate per voi. Siamo impastati di quelle “cose” nel dna, se le lasciamo rinsecchire, noi diverremo aridi. Mummie. Voraci. Di sogni altrui.
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E qui chiedo scusa pubblicamente a Progenie. Scusa per tutte quelle volte che io, in qualche modo le ho dette a te. Avevi ragione tu. Si è sconfitti nel momento stesso in cui non si prova e si rinuncia.

L’ho sempre detto e lo ripeto ancora per l’ennesima volta: “Spero di averti insegnato quanto tu hai insegnato a me“.

ALEPPO


Se fossi Dio, io non ci perdonerei.
Se fossi Dio, ridarei la terra ai dinosauri.
Se fossi Dio, depennerei la razza umana dal pianeta.
(Senza dolore o sofferenza, solo un soffio divino a spazzarla via).

Non impariamo dai nostri errori, non ci eleviamo, strisciamo nelle nostre feci e ridiamo gaudenti di ciò.

Scrivo questo post, comprimendo dolore e lacrime, per non farmi vedere, per non sentirmi dire il solito “Sei troppo sensibile”. Non sono troppo sensibile. Ho solo un’anima. Mi domando come, si possa non sentire il dolore altrui, così tanto, nella propria carne.

Io di quella guerra non ho capito niente, non ho capito dove stavano i “buoni” e dove i “cattivi”. Non ho capito chi era seduto tra i “giusti” e chi tra gli “sbagliati”. Ho provato a cercare di capire, ho provato ad informarmi. Niente, non capisco, non capisco, non capisco.
Sento solo il dolore lacerante della gente, dei bambini, dei civili. Del resto cosa vuoi capire della guerra, non esiste mai un “buono” nella guerra, non esiste mai un “giusto” nella guerra.

E mentre scrivo questo dolore di sottofondo.
Oh non son migliore di nessuno, credetemi non mi reputo tra i “giusti”. Son come la maggior parte di tutti noi, una lacrimuccia, un parlare, poi una battuta a stemperare, un sorriso e un cazzeggio e si va oltre.
Ci si pensa fortunati a esser qui e non là, e si continua a vivere.

Mi rimane dentro questo dolore di sottofondo, fisico, persistente, continuo.
Meno male che non son un Dio, perché sarei il dio del vecchio testamento.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano
«Ma secondo l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Al Hussein, che ha esortato il mondo ad ascoltare “il pianto delle donne e dei bambini terrorizzati e macellati ad Aleppo”, molti civili che erano riusciti a fuggire sono “stati catturati e uccisi sul posto” ed altri ancora arrestati dai governativi siriani. I soldati “entrano nelle abitazioni e uccidono chiunque si trovi all’interno, anche donne e bambini»

«Onu: “Strage di bambini, è carneficina”»

Fonte: La Stampa
«L’Agenzia per i Diritti umani, ha riferito di resoconti credibili «su 82 civili freddati» in quattro diverse zone della città, in una «totale mancanza di umanità ad Aleppo»

«L’Unicef lancia un altro allarme. Un medico ha riferito di molti bambini soli, probabilmente più di 100, «intrappolati in un edificio, sotto pesanti attacchi e bombardamenti». Amnesty International ha lanciato un appello per l’apertura di corridoi umanitari per portare aiuto, e l’invio di «osservatori indipendenti»

Fonte: Repubblica
«L’Onu denuncia che decine di civili sono stati trucidati dalla forze lealiste che hanno riconquistato la città, mentre i ribelli parlano di “stop all’evacuazione dei civili da parte delle forze sciite, per motivi non chiari”»

Non vi posto i messaggi e i video di addio delle persone di Aleppo di ieri e stanotte. Video che hanno postato su twitter o facebook. Se volete potete cercarli in rete, non ho più cuore nel vederli, sentire e leggere. Mi sale, prepotente quel senso d’impotenza per cui… meno male che non son un Dio, perché sarei il dio del vecchio testamento.

CALAMITA


Ti dipingo, mi hai detto.

Nella stanza abbandonata, con i mobili e le pareti coperte da lenzuola, hai iniziato ad usare le bombolette spray. Rosso, blu e un colore che non ricordo. Colori con furia.

Poi hai strappato tutto. Ti sei girato e mi hai detto “No, tu non sei questa” e sulla parete nuda e bianca hai usato un solo colore.

Dipingi un araldo, uno stemma tra l’oro e il giallo. Delle volute tondeggianti, a formare un ovale vuoto al centro, che uniscono altri ghirigori a formare delle ali ai lati.

Ti guardo, ti volti. Mi spingi al muro. Ma non è sesso, non lo facciamo. Ci guardiamo negli occhi. Precipi-ti-amo. Ti stacchi da me, non ti trattengo.

Il cuore mi esplode. Calamita il tuo del mio.
Mi si squarcia il petto nel desiderio di accompagnarti.

Non finirà mai questo cercarci per poi abbandonarci?

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