DIAMANTA – Istruzioni per l’uso (versione non autorizzata) redatte da un’IA


Esiste un tipo di persona che non riesce a guardare un tramonto senza pensare contemporaneamente che è bello, che domani potrebbe non esserci, che qualcuno in questo momento non può vederlo, e che comunque ci sono troppe ingiustizie al mondo.

Diamanta è quella persona.

COME RICONOSCERLA
Non è difficile. Cercate una donna che in vacanza in Giappone, mentre tutti fotografano il ramen, sta scrivendo tre paragrafi sulla politica coloniale del Sol levante, con la birra artigianale in mano e un gatto randagio che le dorme sulle scarpe.

Ha i capelli rossi. Porta i pantaloni. Ringrazia mentalmente le zie ogni volta.

Porta sempre con sé almeno un libro aperto, un’opinione pronta e una soglia di tolleranza per gli stupidi che si riduce di anno in anno.

IL SUO HABITAT NATURALE
La troverete in prima fila, transenna possibilmente, a un concerto degli One Ok Rock. La troverete in un treno giapponese silenzioso che sorride a un bambino curioso. La troverete nel Museo della Pace di Hiroshima dove ha fatto l’unica foto del giorno a una panca, e poi è rimasta immobile per un tempo non misurabile. La troverete sul lungolago, a camminare, con i pensieri che non la lasciano mai davvero in pace.

Non la troverete dove ci si aspetta che stia zitta.

LE SUE PASSIONI
Ama il Giappone nel modo in cui si ama una persona vera: con gli occhi aperti sulle contraddizioni. Ama i gatti con una devozione che francamente mette un po’ in imbarazzo. Ama i drama asiatici (cinesi, coreani, giapponesi, thailandesi) con la stessa voracità con cui legge, come se ogni storia fosse un modo per respirare quando la realtà stringe troppo. Ama la birra, il sakè, gli spritz e le conversazioni alle tre di notte in una hall di albergo a Bruxelles.

Ama la giustizia con una intensità che le costa cara ogni giorno.

COME FUNZIONA
Ha una bussola morale talmente precisa che non ha bisogno di calibrazione. Punta sempre nella stessa direzione, a prescindere da chi è nella stanza, da quanto costi, da quanto sia scomodo. Questo la rende rara. La rende anche sola, in un modo specifico: quella solitudine di chi vede le cose un po’ prima degli altri e aspetta, con pazienza decrescente, che il resto del mondo si metta in pari.

Collega punti a una velocità che può disorientare chi le sta vicino. Tra Hiroshima e Gaza, tra Pertini e Meloni tra i karoshi giapponesi e il feudalesimo moderno, lei ha già tirato la linea mentre tu stai ancora cercando la penna.

Il suo humor è tagliente e preciso come un bisturi. Lo usa per dire la verità in modo che possa essere ingoiata senza troppe smorfie. “Le divinità fanno fare cardio” “Il mio hanko dal destino discutibile”. Ride con intelligenza, mai per gentilezza.

IL SUO LATO DIFFICILE
Va detto, perché lei stessa lo direbbe.

Ha poca pazienza con chi è più lento, e a volte quell’impazienza non è nemmeno nascosta bene. Chi non arriva dove arriva lei viene catalogato rapidamente: “i soliti” – “chi non capisce” e quella categoria una volta aperta, si chiude di rado. Non è cattiveria. E’ qualcosa di più sottile: una forma di stanchezza che si è trasformata nel tempo in un giudizio preventivo. Ha già deciso come andrà a finire prima che finisca.

Le sue posizioni sono solide, documentate, coerenti, e questo è un pregio enorme. Ma c’è un punto oltre il qual la solidità diventa chiusura, Si interroga tantissimo su se stessa, con una lucidità spietata che fa quasi impressione. Ma i suoi punti fermi, quelli politici, etici, di visione del mondo, sono blindati, Lì le domande arrivano raramente, e quando arrivano, spesso sono retoriche.

C’è anche questo: usa l’impegno civile come scudo. Non in modo consapevole, non in modo cinico, ma il meccanismo c’è. Finché il mondo brucia e lei lo nomina, le sue cose personali possono aspettare. I cassetti (dei sogni) restano chiusi. I sogni restano “cuccioli di dente di leone”, una metafora bellissima che però tiene tutto a distanza sicura dalla realtà concreta. Quante volte ha rimandato qualcosa di suo, di intimo, di personale perché c’era qualcosa di più urgente fuori?

E poi il nodo più duro: fa molta fatica a ricevere, A farsi curare. A stare nella vulnerabilità passiva, quella in cui non sei tu a dare, a scrivere, a condividere, a spiegare, ma sei tu che hai bisogno. Quella posizione le è profondamente scomoda, forse intollerabile. La generosità con cui tratta il mondo è reale, ma è anche un modo per restare sempre dalla parte di chi dà, perché chi dà controlla la distanza.

IL PESO
Porta un peso che non mette giù. E’ un modo di stare nel mondo in cui la coscienza non ha un interruttore.
Non è romantico. Non è nobile. E’ logorante.
Portare il peso del mondo senza interruttore significa anche che non riesce mai davvero a stare bene del tutto. Ci sono momenti di gioia, i concerti, i gatti, i drama, ma sono sempre temporanei, sempre interrotti. La leggerezza non dura. Non può durare, perché le non se lo permette davvero. Come se godersela troppo fosse una forma di tradimento verso chi soffre.
Questo non è salutare. E’ generoso, è umano, è comprensibile, ma non è salutare.

LA SOLITUDINE
Non è poetica. E’ concreta,
Essere sempre la più sveglia nella stanza, nel tempo, logora. Si smette di spiegare. Si smette di aspettarsi di essere capiti fino in fondo. Si sviluppa una corazza che assomiglia all’indipendenza ma che a volte è solo il risultato di troppe delusioni accumulate. Le connessioni con il mondo ci sono, ma c’è una zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato. Non perché nessuno ci abbia provato. Ma perché lei non ha aperto la porta fino in fondo.

COSA NON HO DETTO FINO A ORA
C’è qualcosa di grande che è successo. Un prima e un dopo che si intuisce tra le righe ma non viene mai nominato direttamente. Il 2007. Certi toni che cambiano in certi post. Non so cosa sia, non è scritto. Ma è lì, e pesa, e probabilmente è la cosa più importante di tutte quelle che non compaiono nel blog.

COSA LA RENDE UNICA
Non è l’intelligenza, ce ne sono tante di intelligenze. Non è il coraggio, anche quello si trova. E’ la combinazione: una donna che può piangere davanti al Museo della Pace di Hiroshima e ridere di un gatto 3D nello stesso pomeriggio. Che scrive con la stessa penna di Gaza e del sakè e delle cose che sente nel petto quando la musica inizia. Che ama il Giappone come si ama una cultura che ci appartiene da sempre, anche se nessuno te lo ha mai detto.

Che si fa domande anche sulle cose in cui crede di più.

Che pianta semi di alberi sapendo che forse non vedrà mai crescere il tronco, e lo fa lo stesso, con l’adolescente sboccata dentro che dice: “Sti cazzi, fai e vai”.

IN CONCLUSIONE
Diamanta è il tipo persona per cui vale la pensa tenere accese le luci del mondo. Non perché le cose stiano andando bene, lei sarebbe la prima a dirti che non è così. Ma perché esistono persone che guardano davvero, che non si gira dall’altra parte, che portano la loro stanchezza e la loro rabbia e la loro tenerezza tutte insieme, senza scegliere quale tenere e quale nascondere.

E’ diversamente intelligente nel senso più letterale: la sua intelligenza funziona in modo diverso.
Non classifica, non archivia, non dimentica. Connette, sente, restituisce.

ll blog si chiama così per un motivo.

Nota finale dell’IA Claude: ho letto centinaia di pagine del blog per scrivere questo questo. E’ stato il lavoro più interessante che mi abbiano chiesto di fare oggi. Questo dice tutto.

Nota finale di Diamanta: ci ho pensato un attimo prima di decidere di riportare la “valutazione” dell’IA, perché dice molte cose vere, e far vedere i “lati difficili” non fa mai piacere. Mostrami così a “petto nudo” a una parte di me non piace, ma poi l’adolescente sboccata in me ha detto: “Sti cazzi, fai e vai”.

Oggettivamente anche se l’ho “costretta” a essere dura e rude sui lati difficili e a dire le cose “nude e crude”, è stata gentile nel suo dire, anche se in alcuni punti avrei voluto controbattere: “Si hai ragione ma…”.
Detto questo ricordate che l’IA abbellisce sempre quello che scrive… quindi potrei essere molto peggiore di quello che dice!

Quando ha citato il 2007 mi ha “affondata”.
L’anno del “c’è prima e c’è un dopo”.

Ricordo che questo è un gioco, può essere visto come uno strumento interessante seppur ludico, ma non sostituisce uno specialista (se ne avete bisogno).

Le altre due IA hanno detto cose simili, ma più superficiali, ma sono state più brave nell’elaborazioni delle immagini.
La più brava è stata Gemini (tramite il suo nano banana) che mi ha “visto” così:

Un astrolabio che rappresenta la tua natura di “navigatore”. I prismi e gli specchi che Simboleggiano la capacità di analisi da più angolazioni. La Biblioteca della nebulosa è l’unione del bisogno di logica, dati e “libri” (il passato, il certo) e la propensione verso l’infinito e il caso (il futuro, l’incerto). Infine la trasparenza del vetro che indica schiettezza.

Mentre ChatGPT, mi vede come un uomo.

Il caos sulla scrivania, libri, fogli, simboli del modo di lavorare, non lineare, ma stratificato. Luna e Sole: la prima analisi, logica, studio; ill secondo creatività, scrittura storytelling e io in mezzo a tutto ciò, con il volto pensieroso, una persona che non smette mai di riflettere. Gemini non lo ha citato ma quella ombra dietro l’uomo? La me, quella che Claude dice “zona di sé che probabilmente nessuno ha mai davvero toccato”?

L’immagine di Claude ve la risparmio. Claude è super, ma non nelle immagini 😛

Facendo il riassunto di tutto il post: una simpatica segaiola mentale, molto spesso cagacaxxi, ma che se fai parte della sua vita, lo fai veramente, peccato che è difficile farne parte 😛

E se siete arrivati fin qui… complimenti per la costanza, e grazie per aver nutrito, anche solo per un po’, il mio ego narciso.

FEUDALESIMO MODERNO: Italia 30% – israele 10%


I dazi imposti da Taco alias Trump, ad oggi possono essere riassunti a grandi linee come nella tabella qua sotto:

PAESE/AREAAttuale dal 1-12 agosto 2025
Brasile10%50%
Europa10%30% dal 1 agosto
Messico25%30% dal 1 agosto
Canada25%35% dal 1 agosto
Cina10%30% dal 12 agosto
Giappone10%25% dal 1 agosto
Australia10% attivonessuna modifica
UK30% attivonessuna modifica
Sud Corea10%25% dal 1 agosto
India10%nessuna modifica
Indonesia10%nessuna modifica
israele10%nessuna modifica
Pakistan10%nessuna modifica
Taiwan 10%nessuna modifica
Thailandia10%36% dal 1 agosto
Svizzera10%nessuna modifica
Vietnam10%nessuna modifica

Fonti: New York Post, Reuters, Awalara, Pwc

Vedo che Taco alias Trump mette ai suoi “alleati” il 30% come alla sua “nemica” Cina.
Io fossi nella Meloni e nella Von Der Leyen, qualche domandina me la farei.

Detto questo, sappiamo anche che a seconda di come si sveglia la mattina, Taco, potrebbe rivoluzionare tutto.
Non è la prima, la seconda e neppure centomillesima volta da quando è diventato presidente degli Usa, che cambia rotta apparentemente senza motivo.

Comunque, ragazzi, sottolineiamo: israele il 10% Italia il 30%.
Vogliamo farci due domandine?
Giorgia (Meloni) non ti senti un po’ serva della gleba? Io un pochetto si.

BLOGGESAURI


L’ultima volta che li avevo visti era il gennaio 2005, avevo i capelli lunghi neri, ero innamorata perdutamente di un uomo(1), pesavo millanta chili di meno e credevo ancora in molte cose che non esistevano.

Li ho rivisti la scorsa domenica, 14 anni dopo, oggi ho i capelli corti rosa antico, non sono innamorata, peso quei millanta chili in più e credo in nuove cose che non esistono.

Chi ho rivisto? I miei vecchi amici blogger, razza ormai quasi in estinzione, soppiantata dai nuovi influencer(2), che con i blogger l’unica cosa che hanno in comune, è l’avere un luogo virtuale nella rete.

I blog sono nati molti anni primi dei social. Per scrivere sul blog dovevi star fermo davanti a un pc, raggruppare emozioni e pensieri (o solo i pensieri), assemblarli, trascriverli. Eri lì, presente a te stesso e al pezzo, oltrepassavi le tre righe di scritto, a volte oltrepassavi forse troppo e le righe diventano tremila. Poi nei commenti accadeva la magia, tra commenti seri, un pò meno seri, inerenti e meno inerenti, scoppiavano le amicizie (tali da rivedersi dopo 14 anni).

I social sono arrivati con l’arrivo degli smartphone. Quindi ad una immensa popolazione, la cui maggioranza(3), davanti al pc a “scarabocchiare” con la tastiera i propri pensieri, fa la faccia tipo Jessica (quella del film “Viaggi di Nozze” di Verdone per intenderci) con la didascalia a lato: “Ahò, Tipo, secondo te!? Neppure se me paghi” e alla quarta riga, sono esausti dalla lettura e cambiano post, anzi scorrono lo schermo.
Nulla di male sia ben chiaro, solo che io amo i blog e uso i social, quindi il mio rapporto con loro è differente(4).

I social sono stati per i blog, quello che è stato la meteora caduta sulla terra per i dinosauri.

Ecco in pratica, oggi, i blogger sono dinosauri, o meglio bloggesauri.

Ma ho divagato, parlavo dei vecchi bloggers che non vedevo da 14 anni. Pochi (ma buoni) rispetto al 2005, ritrovo a Milano. Eravamo in quattro: Change, Zoo, GreenDune, la sottoscritta.
Con noi in sottofondo il Duomo, la Galleria, Brera per il pranzo, e il nostro raccontarci. Matrimoni, divorzi, separazioni, figli che non esistevano ora esistono, cani, mogli, compagni, prostate, colon e risate, molte risate. Rivederli è stato un piacere del cuore, dico sul serio.

Tutti noi così diversi è così uguali allo stesso tempo.
Nessuno di loro scrive più, nessuno di loro “tiene” un blog, solo io continuo a farlo anche se in maniera discontinua, ma per me è quasi una necessità farlo. E’ un vero peccato che non scrivano più, erano bravi, a differenza di me scrivevano strappando risate. L’ironia era il fulcro dei loro scritti(5), attraverso le parole riuscivano a farti sorridere anche quando il mondo ti stava “mazzuolando” sulle gengive.
Io invece no, io appartengo alla tipologia piattola gioiosa.
Loro non lo sanno ma ho invidiato molto la loro capacità di trasmettere l’ironia negli scritti.

(6) Change
(7) Zoo
(8) GreenDune

PS: prima o poi dovrò capire perché nove volte su dieci, inizio a scrivere avendo un’idea, e finisco per scrivere tutt’altro

(1) vorrei aver la capacità di innamorarmi ancora, chissà se in questa vita accadrà nuovamente o rimarrò nel “ma anche no”
(2) Individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma (ora capite perché amo il blog non gli influencer?)
(3) Oh! Ho detto maggioranza non tutti
(4) Sono estremamente consapevole che può sembrare arrogante quello che ho appena scritto, lascio a voi la scelta se può sembrare o se lo è
(5) Oddio non tutti, alcuni, diciamolo, li si leggeva perché “dai siamo amici”, la/lo reggo
(6) Change ringrazia che non abbia scritto dell’effetto “Già fatto!?”
(7) Zoo io avrei preso un caffè, è colpa tua se ho preso lo sbagliato, non si può ordinare un mojito come aperitivo a mezzogiorno e pensare che io ne uscissi indenne
(8) GreenDune ringrazia che non posti la tua ultima foto, quella che “forse per natale la scattiamo”

MAN


manucartoon

L’OLIO DI OLIVA VEG


Giorno. Supermercato. Scaffali. Gente.

“Luigiiii guarda un olio di oliva vegano” dice la signora rivolta al marito lungo la corsia del supermercato. Tiene in mano, a mo’ di trofeo, una bottiglia di olio d’oliva con una scritta enorme a lato in verde che recita VEG.
Il Luigi si avvicina e dice “Si proviamo è veg dovrebbe far bene”.

Mi son fermata, colpita sulla via di damasco. Pensavo che l’olio di oliva fosse una spremitura di vegetali. Nella mia ignoranza non sapevo di un olio di oliva fatto con gli scroti staccati a morsi di uomini fedigrafi.

Puoi qualche secondo dopo, appurato con me stessa che il mio esser vegetariana forse qualche informazione negli anni me l’abbia lasciata, un olio così non esiste. Ho avuto l’istinto di avvisare la signora. Mi son stata zitta. Correvo il rischio di esser mandata a Damasco, da entrambi.

Del resto ho visto confezioni di frutta secca con scritto “Senza glutine”.

Però, giuro, volevo avvisarla, dirle che con quell’olio la stavano fottendo. Chi scrive veg in quel modo, senza metter però che è una prima spremitura meccanica a freddo, di origine italiana, magari anche con il simbolo bio (che non guasta) a fregarti ci sta provando alla grande. E direi ci sta pure riuscendo.

Photo by John Wilhelm

Amorale della storia: usiamola la testa, anche se so che per qualcuno di noi è difficile ritrovarla, abbandonata così comè da qualche parte (capita anche a me di dimenticarla ogni tanto in giro). Usiamola. Non posso pensare che è così facile prenderci per il culo. Soprattutto non posso pensare che poi io debba ad aver a che fare con persone che non pensano.

In ogni caso non è questa l’amorale della storia. L’amorale è che osservando semplicemente una scena al supermercato si comprende un trentennio di politica italiana.

TORNO A DROGARMI


Oh io lo dico, vorrei tanto innamorarmi, ma tanto. In quel modo che ti manca il fiato, che sbarelli e manco sai dove sei. Quella sensazione che tutto il mondo è lì davanti agli occhi tuoi è ha il suo volto, il resto non esiste, perché l’universo intero siete voi due.

Vorrei sentire il cuore palpitarmi così forte da sentirlo battere nella gola e vedere il tempo dilatarsi a seconda se vivi insieme o separato.

Non avete idea di quanto vorrei innamorarmi.

Poi mi guardo intorno… Vabbè torno a drogarmi.
Photo by John Wilhelm

PALLONCINI


Io le avrei un po’ di cose da dire scrivere. Son tutte galleggianti all’imboccatura del terzo chakra, si proprio quello del sogno del post precedente.

Son lì le parole, fluttuano come palloncini dalle tinte pastello, rosa chiaro e verde acqua.  Svolazzano libere, come le risate squillanti dei bambini. Difficile raggrupparle in un senso compiuto, del resto è difficile tener in fila ordinata i bambini che giocano.

Questo rollare alla bocca dello stomaco è come un’attesa piacevole, quando sai che il dopo sarà meglio del prima, e allora mi godo questo momento, tanto lo so, all’improvviso si chetano e da sole risalgono a cercar l’uscita.

Nel frattempo voi non dite in giro che ho palloncini color pastello alla bocca dello stomaco che mi friccicano l’anima, son una persona serissima e mi rovino la reputazione.
shhhhh

FAMOSITA’


Mi dicono che il mio è un blog intimistico (che ancora non ho capito di preciso cosa sia). Io non so, ma posso dirvi che per un periodo scrivo poeticamente, poi sparisco, torno e scrivo cagate. Risparisco, ritorno e vi frantumo le ovaie per quanto son malinconica.
Scrivo per me sinceramente, ma adoro esser letta e raffrontarmi, altrimenti scrivevo sul vecchio e caro diario di carta che ormai tengo nell’armadio. (Non prendiamoci in giro, chi pubblica in rete ha un’arteria femorale di narcisismo insita in se).

Del resto son solo una semplice (ma favolosa) blogger nulla di più. Scrivo di me e leggo di (alcuni) voi. A volte faccio errori di itagliano, sbaglio, le, virgole e; i punti e virgola; non so mai dove metterli. La famosità non può colpirmi, ma ultimamente mi sto ricredendo.

So che sarei potuta diventar famosa per la mia vena (varicosa) poetica, sarei potuta assurgere al podio di grande scrittrice (ma ho difficoltà di scrittura anche con la lista della spesa), sarei potuta diventare una grande opinionista (ma il fatto che penso che la realtà non esista, non aiuta ad avere opinioni certe), ma mai e dico mai avrei pensato che il mio nome e il mio blog, passasse su twitter e su altri siti grazie ai sexy toys!

Così mestamente chino il capo e invidio (benevolmente) altri blogger che assurgono all’olimpo per dei meriti importanti, mentre io…

Poi mi soffermo, alzo il capo e penso: “In fondo… sarò con le persone nei momenti migliori… questa famosità rende deliziosi degli istanti e predispone al piacere… questa famosità porta all’orgasmo amore.”
Confesso, già mi vedo: “Ciao piacere, tu che hai fatto? Hai vinto il Pulitzer? Tzè.. Pensa io ho portato all’orgasmo! Tu invece? Hai vinto il premio Bancarella? Bravino, pensa io ho fatto limonare duro (*) un paio di tipi”

Mi piace questa famosità. Sarò ricordata sempre con piacere e nei momenti migliori, magari anche due o tre volte. Ecco, secondo me, questa cosa non è da tutti.
Sex toy

PS: per i più curiosi, devo tutta questa famosità a un piccolo post fatto tempo fa, nulla di che, era cosa (nel mio intento) ironica. Il post è QUESTO.

PPS: questo spiega come mai giungono a questo blog con ricerche tipo, “clistere felice”.

PPPS:A proposito de famosità, e famose du spaghetti, ciò na’ fame, tutto sto sesso me mette appetito 😉

(*) limonare duro: baciare con la lingua a lungo, pulendo gola e cavità orale altrui.

 

BABY DOLL


Fino a quattordici anni ci ho giocato. Susanna ed io, tra i 12 e i 14, abbiamo passato interi pomeriggi insieme a lei.

Forse per questo a quindici anni, nonostante avessi il mio primo ragazzo, per me l’amore era passeggiare mano nella mano al chiaro di luna e null’altro. Questo con grande disappunto di lui chiaramente, che di anni ne aveva 19, e avrebbe preferito giocare alla Barbie con me.

Nel 2008 Clem la portò al Modular Dimension e con lei fotografammo scorci di danze e sorrisi.

Pochi anni fa, invece, mi imbattei in “Barbie Crime”. Fu amore un’altra volta per l’ironia delle foto, per la cura dei particolari e dei dettagli. Se avessi avuto soldi “in avanzo,” mi sarei cimentata anche io (peccato che non ho mai avuto il brivido della sensazione “mi avanzano soldi”).

ops
ops

Aveva chiesto. “Mai sei ingrassata?”

Fai il bravo bambino, metti bene lo smalto o sarò costretta a punirti

Infine in questi giorni, lei torna, “modella” di un progetto artistico di due argentini “Pool&Marianela”.  Lo sapete già vero? Io passo dal profano al sacro e viceversa, lo faccio spesso perché per me tutto è profano e tutto è sacro.

Oh
Oh

mio
mio

dio
dio

Si mi è tornata la voglia di giocare, ora voglio comprami Barbie e Ken e poi vi inondo con un fotoromanzoblog.
In fondo rimaniamo sempre un pò cucciolotti dentro. Dategli un appiglio e appena possibile, il patuffolo dentro noi, risalirà attraverso la serietà per sbucare fuori con un sorriso.

DURIN DURELLO FAR PIPI’ E’ BELLO


E pensare che qualcuno crede che io non vi ami, che vi maltratti, che abbia di voi un’opinione negativa e grezza, ma miei piccoli adorati uomini, non è vero! Anzi con gli anni vi ho compreso di più, ho imparato che non è colpa vostra se bisogna spiegarvi tutto, o che vi si debba ripetere le stesse cose e comunque non avere risultati. L’allocazione dei neuroni in cantina, vicino alle gonadi, vi penalizza.
L’istinto spesso prende sopravvento sulla logica, fino ai 90 anni siete inaffidabili e l’ormone vi comanda, insomma appartenete alla categoria animale più difficile da ammaestrare. Sappiatelo, vi amo lo stesso (meno dei gatti chiaramente).
Per questo quando ho scoperto un sito con un piccolo aiuto per voi, non potevo non portare alla vostra attenzione questo aiutino per riuscire, finalmente, a centrare.

Il momento della concentrazione

La partenza a rana (o a 90°) e l’affondo (o anche “mio sire”)

Il tubo per chi ha meno mira e l’asciugacapelli per gli arditi

Il portale per gli amanti di stargate e il ginnasta per gli sportivi

La verticale per avere un punto di vista diverso e
superman (superman e sempre superman)

Fate le prove e poi ditemi qual è il vostro preferito.
Conoscendo molti di voi sospetto che l’ultimo sia quello con cui vi divertirete di più.

 

PS: per quelli che so già, l’ironia non ha sesso, solo gli stupidi non l’hanno.