MEMENTO


Ho un problema.
Io non dimentico mai.
Se lo faccio, è solo perché l’allocazione di quel ricordo è stata bruciata, dagli anni che passano o da un mojito di troppo.

In caso contrario io mi ricordo di te.
Di te che mi hai fatto una carezza. Di te che mi hai preso per il culo. Di te che mi hai regalato un sorriso. Di te che mi hai ferito. Di te che hai condiviso l’anima con me e di te che l’anima hai cercato di strapparmela.

I ricordi belli son sempre con me, come piccoli soprammobili a vista in una casa. Volgi lo sguardo, vedi quell’oggetto che ti piace tanto, ti rallegra il cuore e sorridi. Ecco quelli son i ricordi e le persone belle della mia vita.

I ricordi brutti, li ricordo, nel tempo, senza portar rancore. Ho imparato che è un sentimento da sciogliere come ghiaccio in estate a mezzogiorno.
Il rancore, come la rabbia e l’invidia, consuma chi lo prova.
Quindi ricordo senza rancore.

Piego e liscio il ricordo in piccole parti. Lo metto in fondo al cassetto. Non mi serve. Ma non dimentico e quando serve, riapro il cassetto, apro con cura il ricordo piegato e t’inchiodo alle tue bugie. Quelle in cui ti specchi.
Mirror

CONFIDIAMO NEL TEMPO


Per una beffarda Legge di Mhurpy, proprio in questi giorni che sono a tolleranza zero, il mondo intorno vuole interagire con me.

Per evitare danni, tendo a isolarmi anche se fisicamente presente, alle parole e ai solleciti esterni. Sorge il problema che sono una bestia sociale(1), come tale mi conoscono, e si aspettano un comportamento da animale sociale, interagendo con me.

Quindi evitare danni credo non mi riesca bene, anche perché dico che vorrei evitarli, ma in realtà non faccio niente per evitarli, perché essendo a tolleranza zero, penso che siano i danni che debbano evitare me.

Mi infiammo e ardo al minimo tocco. A volte riesco a salvare solo le “mie persone”(2) da queste fiamme. A volte.

Quindi mi ripropongo di tacere e osservare. Nel silenzio vedo oltre, anche cose che non vorrei, anche cose che non vorreste.

Nel mentre scrivo questo post, a conferma della Legge di Mhurpy, un mio amico (che ringrazio) mi scrive in privato e mi manda un link in cui il “mio” presidente di provincia, di fronte al problema “di più scuole senza riscaldamento” (alcune avranno tale problema fino a metà novembre), alla fine esordisce con un “Confidiamo nel tempo…”.

Io per loro confiderei in altro.

Gustavo Dore

Dio della pazienza in combutta con il dio che ride, oggi per favore, smettete di giocare con me.

(1) Sono un ossimoro vivente. Sono una bestia sociale anacoretica.
(2) compresi i miei amori pelosi

CONCEPIRE


Io davvero vorrei capirvi.

Photo by Vincent Bourilhon

Siete sotto testosterone continuo?
E’ la vostra vita vuota e ripetitiva che vi fa cercare, protetti da un monitor, “brividi adrenalinici”? Questo nonostante, nove volte su dieci, siete sposati, conviventi e/o fidanzati?
Oppure questa è una mancanza psicologica, non vi sentite maschi? La giungla d’asfalto, non vi fa più percepire di esser tali? Credete che per esser uomo la caccia sia quella d’annoverare prede sessuali nella rete, senza il rischio del vaffanculo diretto?

Non sto scrivendo da incazzata, davvero, scrivo da incredula, vorrei solo capire fino a che punto in un uomo il testosterone spegne la sua intelligenza e la sua dignità.

Nè sto scrivendo perché mi è capitato oggi qualcosa. Certo che nella vita mi è capitato, a me come alle mie amiche, ma oggi non ne scrivo per questo.

Spesso ne parliamo tra amiche, è la cosa più brutta che viene fuori, è che gente come voi, fa a dire a noi: “Io non mi fido più degli uomini, mi schifano”.

Siamo consapevoli che non sono tutti come voi, ma è difficile per noi, capire quali sono gli uni e quali gli altri. Ci preoccupiamo per il fatto che le vostre donne non si accorgono di niente. Potrebbe capitare anche a noi.

Ecco l’esigenza di capire, per non chiuderci alla vita, all’amore, perché gente come voi oltre alla patonza ci fa chiudere anche il cuore.

Io davvero vorrei capirvi.
Io davvero vorrei capirli.

Oltre alle solite frasi fatte, ai soliti discorsi un pò ottusi di gender (che ora va tanto di moda parlare di una cosa che non esiste), discorsi che a volte ho fatto anch’io, chiedo aiuto a concepire, ma non un figlio, ma il perchè.
Chi mi da una mano a farlo?

IL FUTURO E’ OGGI


Thomas e Agata loro viaggiano, non fanno i turisti. Viaggiano. Nessun albergo prenotato, nessun ristorantino tipico. Viaggiano nel mondo. Se un posto gli piace, si fermano anche mesi, se non gli piace, vanno avanti.

Vale un giorno ha deciso. Non è stato semplice ma ha deciso, ha cominciato a viaggiare. Io non so neppure quanti paesi abbia visitato ormai e in quanti abbia vissuto. Le dico sempre che lei porta un mio pezzo del mio cuore in giro per il mondo.

Robi suona e ha portato se e la musica che amo, in giro per Gea. Ha lasciato musica e raccolto sorrisi, ha mosso energia e l’energia ha mosso le persone.

Annita, ha vissuto, in Spagna, in Inghilterra, a Berlino e ora è volata in California. Attraverso le sue foto e le sue parole vivo un presente che mi sarebbe piaciuto avere.

Loro son pezzi della mia tribe. Guardo loro e me lo domando: “Dio la mia anima è così, perché mi hai dato una mente così poco coraggiosa per seguirla?

So che mi hanno ancorato le mie insicurezze giovanili trascinate anche quando la parola “giovane” fa sorridere benevolmente. So che le mie catene hanno il nome di “bisogno di certezze e sicurezze”, quando in questo mondo non esiste nulla di certo e sicuro.
La mia anima non ha mai chiesto certezze e sicurezze ma solo di volare.

Scrivo nel blog anche per questo credo, rinchiusa tra doveri, ufficio, responsabilità, attraverso le parole scritte, attraverso questo piccolo spazio nella rete, metto ali alla mia anima, così che almeno lei possa viaggiare. Lei lo fa, e vede mondi diversi, non rimane prigioniera di quello che la mia mente ha costruito.
E’ stata la mia anima a salvare la mia mente nei momenti bui, mai viceversa.

Tutto questo solo per dire, andate avanti, non credere a chi butta sabbia cui vostri sogni che hanno cominciato ad ardere, credete a voi e solo a voi. Qualche sogno si frantumerà, qualcuno non vedrà mai la luce, ma qualcuno sarà il motivo per cui sorriderete tutte le mattine.

Non credete mai a chi vi dice “non riuscirai”, anzi cominciate ad evitarle come la peste nera, perché in fondo la peste nera la portano. Portano l’embrione della rassegnazione e del fallimento.

Se credete a chi vi dice che non c’è la farete, non c’è la farete sicuramente. Il contrario non assicura la possibilità certa, la possibilità è l’inizio del farcela.

Non credete a chi vi dice “ma ieri”, ieri son le radici sepolte nella terra.
Non credete a chi vi rimanda al futuro, perché il futuro è oggi.

Son comparsa tanti anni fa su questa terra, da allora, a modo mio, anche fallendo, ho fatto di tutto per non esser “comparsa” nella vita. Non faccio tappezzeria ai bordi nella vita, anche se non sono al centro assoluto del palcoscenico, non importa. Dalla tappezzeria mi son scollata.

Io son quella che balla se osservi il palcoscenico della vita.
Photo by Gabor Csorgo

LUMINITA DAN


luminita dan

 

 

A voi questo volto non dice molto, si chiama Luminita Dan.
Aveva 17 anni e un figlio di 8 mesi.
Faceva la prostituta e non ha mai compiuto 18 anni.

Era il 2007. La trovarono chiusa in un sacco dell’immondizia, quelli neri, in decomposizione. Io guardavo quella foto, pensavo ai suoi anni, a suo figlio, a quello sguardo luminoso, sicuro che la vita le avrebbe donato grandi cose e poi pensavo, prostituta morta 17 anni.

Lei è rimasta scolpita dentro me, negli occhi, nel cuore, nell’anima, nella coscienza. Non so perché e come mai, o forse lo so benissimo, ma non ho parole per dirlo. Mi promisi che non l’avrei mai dimenticata, ma non potevo diversamente, nè fatta dimenticare nell’oblio.
Finché Dio mi darà testa e memoria, io ogni tanto la ricorderò, l’ho già fatto, lo farò ancora.

luminita dan

Lei è, era, Luminita Dan.
Aveva 17 anni e un figlio di 8 mesi.
Faceva la prostituta e non ha mai compiuto 18 anni.
Morta per mano di uomini a cui il karma insegnerà.

GLI STIVALI DI GOMMA ROSSA


Vorrei infilarmi un paio di stivali di gomma rossi da pioggia.
Rossi come quelli che mi comprarono quando ero in terza elementare, li indossai, saltellavo felice in casa, pensavo domani li metto.
Per due mesi non piovve.

Vorrei metterli e uscire da qui, passeggiare con il mio cappello da pioggia, senza ombrello, lungo le sponde di questo lago in cui acqua e cielo, oggi, si confondono nello stesso colore.

Ho sempre detestato gli ombrelli, li perdo, li dimentico, non fanno parte di me. La pioggia mi piace addosso se leggera, o vederla, appoggiata con il naso alla finestra, se è forte.

Ma divago, dicevo vorrei uscire da qui, passeggiare con il mio cappello da pioggia, i piedi caldi nei miei stivali rossi. Ho “pensieriemozioni” che premono per uscire, e non vogliono farlo rinchiusi in quattro mura, pretendono ampio spazio intorno a loro. Chissà se è per questo che ho questo mal di testa latente.

I primi freddi portano sempre in superficie la malinconia di cui sono intrisa. Quella che sente la mancanza e i vuoti, quella fatta di rosa antico, carta da zucchero e un filo di perle.

Se uscissi da qua con i miei stivali, mi notereste subito. Puntini rossi nel grigio.

Adagio il mio umore sul tempo e questo si nutre di pioggia e piange. Io no.
rain

PREGHIERA


Sono grata di queste opportunità che mi mandi. Sono grata anche di quelle che nel mio ieri mi hanno frantumata per farmi scoprire parti di me, che altrimenti non avrebbero mai visto la luce.

Grazie dell’avermi fatta cieca in alcuni momenti per farmi capire la differenza tra luce e buio, per avermi resa sola per farmi capire che sola non sono mai, d’avermi fatto amare persone non adatte a me per farmi desiderare quelle giuste.

Sono grata delle persone che mi hai mandato e mi mandi ogni giorno sul sentiero, di quelle che mi portano fiori e risate, di quelle che mi hanno spintonato e fatto cadere e anche di quelle che mi hanno ferito, perché ognuna di loro ha svolto un compito, quella di rendere me quella che sono oggi.

Grazie per tutto quello che mi hai dato. Per le sorprese di luce che mi aspettano e per quelle che ti chiederò. Grazie per avermi sorretta quando davvero da sola non sarei stata in piedi. Grazie per farmi riconoscere le “mie” anime ma nell’avere la forza di lasciarle libere.

Ho appreso dalle lacrime e della sofferenza, ma questo appartiene al mio passato, perché da ciò ho compreso che si può apprendere anche attraverso la gioia.

Perciò per favore, da oggi fa si che io apprenda dai sorrisi, dalle persone circondate di luce, dagli atti gentili, dalle anime evolute e dai soffusi cuori.

Allontana da me chi non persegue l’alba, chi si nutre dell’energia altrui, di cerca sempre di ingannare a proprio egoistico scopo personale, chi ha due pesi e due misure, di chi pensa che sia sempre colpa altrui, chi ruba pezzi di cuore per pulire la propria paura, chi si nutre di brutture e chi non riuscendo a risalire cerca di portare verso il basso gli altri.

Sono grata dell’amore che continui a mandarmi in tutte queste molteplici forme, e fa si che questo flusso mai si interrompa, ma anzi si gonfi come un ruscello a primavera al disgelo dei ghiacciai.
Expansion

CASTELLI DORATI


Viviamo nei nostri castelli dorati e non degniamo di uno sguardo quello che accade fuori le mura, convinti che tutto passerà e noi saremo salvi. Non capendo che fuori le mura sono a milioni, solo spingendo le abbatteranno.
siria

EAT ME


Morsa, assaggiata, vissuta
Labbra golose e impudiche.
Vita che ride, annullami di piacere.

Stai attento alle spine che mi proteggono, ma prendimi con estenuante dolcezza, morsicami al limite del dolore, assaggiami senza timore.

moreNon ti ho mai detto che sarà facile, ma che ne varrà la pena.

SENZA PELLE


Ti parlo dei senza pelle. Ti parlo di quelli, ancora vivi, che riescono a sopravvivere nel tuo mondo. Chi non riesce muore e nella follia si nasconde.

Ti parlo di quanto forti possano apparire, ma forti non sono, hanno costruito corazze così spesse e profonde per non sentire il dolore. Fortezze per difendersi, che diventano prigione.

Ti dirò che nella corazza qualche punto debole esiste, e qualcuno di voi ogni tanto lo scopre. Come bambino crudele entra solo per vedere comè lì dentro e poi andarsene, farsi grande con altri bambini, che lui sì, lui è riuscito ad entrare in quella casa.

Ma mentre parlo, mi rendo conto che un portatore di pelle non potrà mai comprendere un senza pelle, non fintanto che la vita non gli strapperà via lembi di quella pelle.

Solo allora potrai capirci, solo allora capirai me.

Noi sopravvissuti siamo qua, con il cuore albino, in attesa di una terra in cui il sole non ci bruci.
photo by Rachel Baran