LINGUAGGI


Espansione
Contrazione
Equilibrio.

Son in fase espansiva del corpo e questo vuol dire che son in una fase di contrazione del cuore.

Perché in qualche modo vivo un momento che non vorrei, dove il tempo non è mio, e invece il mio tempo mi reclama, mi strattona a se.

Mi muovo nel cercare il cambiamento, ma rimango ancorata a paure che ho sempre avuto, bisogni che mi hanno sempre incatenata.
Catene, emotive e non, che mi son sempre cercata.

Una gioventù bruciata, la mia, in cui la scelta è stata sempre il certo a sfavore dell’incerto, la sicurezza al posto del rischio, la difficoltà di scelta come leitmotiv di fronte alle biforcazioni, un lavoro che mi dava certezze economiche e non un lavoro che mi suggeriva il cuore. Sono cose che paghi dopo.

Piano piano, nel tempo, ho cercato di aprire queste catene (di cui non imputo la colpa a nessuno, solo a me stessa). Mattone dopo mattone, ho cercato di smaltellare la prigione che mi ero creata. Eppure.

Eppure esistono dei mattoni invisibili che mi tengono chiusa da qualche parte.
Ho molteplici me, separate da questo muro invisibile che anelano a ricongiungersi. Fintanto che non accadrà, io mi espanderò e contrarrò alla ricerca di dove.
Painting by gtako

Il mio essere due e anelare a uno, sempre.
Il segno zodiacale, le polarità del mio interno, il bianco il nero, mi ricordano che sono separata. Ma ho il sapore dell’indiviso ancora in bocca, il colore dell’inscindibile mi colora gli occhi, la percezione della totalità adagiata sulla pelle.

Devo nutrire la mia mente quanto il mio cuore.
Le parole, queste parole, mi servono per la mente, il cuore, l’anima sta cercando il suo linguaggio per liberarsi.

SANGRIA E GRILLI PARLANTI


Il martedì è tradizione, si sa.
La sangria era annacquata
E io sì, sono integrale.

red

Il martedì dopo il lavoro ci si vede. Un paio di ore, qualche chiacchiera, ritrovarsi, rilassarsi, ingerire un pò di alcol, che scioglie la lingua e snoda le contratture del cervello da una giornata di lotta.

Tra un sorso e una parola, risalta fuori il mio integralismo. Odio questa parola perché ormai è associata alla parte oscura delle religioni, la cambierò in il mio esser integrale. Come la pasta e il riso.

Io sono integrale, non perfetta, non brava, non migliore. Sono semplicemente integrale nella vita, io e il mio vederla come un’onda, un cerchio che si trasforma in un otto infinito, la continuità e il legame continuo con il tutto.

E lo so che le persone come me sono scassapalle. Sembriamo tanti grilli parlanti a cui tu tireresti volentieri una scarpata sul muro. Eppure non lo siamo, non ci consideriamo “mejo”, solo vediamo il mondo da un’angolazione diversa dalla tua. Per ogni “cri cri” detto a voce in un parlare con gli altri, abbiamo frinito centinaia di volte con noi, fino a sfiancarci e ritrovarci Cassandre di noi stesse.

Se la cosa ti consola, sappi, che la parte peggiore la riserviamo a noi, al seguire la rettitudine dei nostri principi. Quelli che un centesimo e un miliardo hanno lo stesso valore.
A voi spesso “perdoniamo” a noi quasi mai. E noi cadiamo come voi.

Rosse le scarpe, rossa la maglietta, rossa la sangria, rosso “il monile” che indosso e rosso il campari. Sto cercando energia in un periodo che mi risucchia verso pensieri grigio topa.

DUBBIO


Sono afflitto da dubbi.
E se tutto fosse un’illusione, se nulla esistesse?
Ma allora avrei pagato uno sproposito per quel tappeto!
(Woody Allen)

Dubbi. Spesso. Più credo in una cosa più le domande che me la fanno mettere in discussione sono presenti e pressanti. Accade per le cose che studio, per l’amore, per la vita che ho scelto, per le scelte che ho fatto e per le cose in cui credo.

Non sto dicendo che vivo nel dubbio costante, ma che questo vive simbionte con me, latita per un pò e quando meno me lo aspetto, salta fuori e mette in discussione le mie certezze.

E in questi giorni ho questo dubbio sull’amore.
Io che la parola “amo” me la son fatta tatuare sulla pelle. Io che da quando ho memoria credo che l’algoritmo della vita sia basato sull’amore e dalle sue mutevoli forme. Io che nell’odio vedo solo amore rabbioso, ecco io in questi giorni faccio la ronda in tondo a questa parola. Cerco di scoprire, di vedere, d’intuire. E’ mera illusione? E’ un barbatrucco? Oppure esiste ma in questo mondo sopravvive a fatica?
Cheshire
« Non credere di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro »

Ah mia amata mente, come ti diverti a mettermi sempre alla prova, a verificare se camminando in bilico tra cuore e te, rimango ritta in equilibrio o cado da una parte. Amo di te le parole che usi per confondermi perché, in fondo, sarà in quel tumulto che troverò, ormai perso, quello che cercavo.

SEGAIOLA MODE ON


La prima ho cancellato tutto.
La seconda ho congelato in bozza.
La terza ho capito perché.

Infine ho deciso di usare parte di vecchie parole, tanto di meglio non avrei saputo dire.

«Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perché dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perché è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità»

Photo by Ellis Aveta

Da qui questo mio bisogno, dell’inconsueto, nel movimento cresciamo.

PS:
il primo post parlava di palestra
il secondo di affinità elettive
il terzo del bisogno di un nuovo nome
(Quali collegamenti mentali ho fatto? Il sunto sta tutto nel titolo del post)

VENTO


Mi perdo in me stessa attraversando gli altri
Cerco parole in occhi muti
Plasticità di cuori mi irritano i pensieri
anima anticaAnima antica lotta il suo diritto al respiro
Urla silenziose a spezzare il rumore di un mondo sordo
Vivo come giungo in questa esistenza di vento

DIMENSIONI


Il mondo è un fondale bidimensionale ed io ci vivo da essere tridimensionale.

A volte mi capita di pensarlo, lo percepisco sulla pelle, quasi fosse una verità nascosta che affiora dalle mie profondità e risale verso l’alto. Mentre lo fa, la sensazione della diversità si fa densa.
E’ un camminare con l’acqua alle ginocchia, mentre si trasforma in gelatina. Rallento i miei pensieri, i movimenti, mi assale la voglia di essere altrove.

Risale anche il ricordo di quando ero bimba in un mondo di adulti. Il sospetto che noi, umani, fossimo bambole nelle mani di giganti invisibili. Un mondo in cui i loro bambini giocassero con noi, come noi facevano con le nostre bambole.
Loro, come noi, creavano amore, dolore, situazioni, case, sensazioni. Un falso mondo per preparasi a diventar adulti.

Ci si prepara con il falso per viver una vita vera. Capita così che alcuni, tanti, dimenticano lo scopo e anche da adulti continuano la falsità per vivere.

Vero che neppure a pochi anni ero normale? La differenza tra oggi e ieri, e che questi pensieri li tenevo per me, li cullavo nel silenzio e continuavo ad osservare il mondo e gli adulti.

Il mondo è un fondale bidimensionale e io ancora non so se son caduta qua da un pianeta o se sto vivendo in un novello ” The Truman Show”.

Photo by Lonely Pierot

AMICI MASCHI


Che poi a uscire solo con amici maschi a bere, poi finisci a parlare di donne. Edwige Fenech, Scarlett Johansson, Serena Grandi, Anne Hathaway e un sacco di altri nomi che manco ti ricordi più.
Meno male che poi mossi a pietà ti nominano Robert Redford, Robert Downey Jr, Keanu Reeves e Johnny Depp (ok ok gli ultimi due li nomini tu) ma sopra tutti sta lui
Paul Newman

Che poi a uscire con amici maschi non cucchi mai

Che poi a uscire con amici maschi finisci col bere sempre un po’ di più

Che poi con gli amici maschi finisci la serata ad abbracci e a ti voglio bene e scrivi post che aspetti a pubblicare, che non si sa mai che cosa scrivi

Che poi a uscire con amici maschi ti domandi com’è che con i maschi amici azzecchi sempre e con i maschi amori mai?

Che poi lo sai. Sei un’ottima amica ma una compagna disagevole. Ma chissenefrega, son anche serate come queste, fatte di amici, di vino rosso e di risate che rendono la tua vita speciale.
Poi, chissà, forse, un domani tra un sorso di rosso, una risata e una mano che porta il bicchiere alla bocca, troverai l’amore che alle labbra porterà un bacio.

CICATRICI


Giuro, non lo faccio con cattiveria, è un mio istinto atavico. Penso che quando ero un semplice prebiotico e sguazzavo felice nel brodo primordiale, senza tante seghe mentali, già l’avessi.

Io non dimentico. Con calma, piego con delicatezza il momento, lo archivio in ordine cronologico, forse anche alfabetico, e conservo.

Questo non vuol dire che “non perdono”, che poi chi io son io per perdonare, mica dio, quindi perdonati da solo, io non devo perdonare niente e nessuno, posso solo o accettare o andar oltre.
Voglio solo dire che, anche a distanza di tempo, se tu fai una cosa, anzi la rifai e mi dici “scusa”, io tiro fuori la lista “scusa” e ti dico, per quello stesso identico “scusa” o similare, quante volte me lo hai detto, dove, come e che ora era.

Certo l’aver questa lista, se tu me la fai tirar fuori ogni tanto, fa si che ogni io mi domandi “Ma tu, nella mia vita, che ci stai a fare?”
Bada bene, non lo dico con orgoglio, vorrei esser più zen e portata alla comprensione e all’accettazione della crescita altrui. Ma parlando di crescita, son in crescita anche io e quindi non son perfetta, anzi.

La verità è che anche a distanza di parecchi lustri, ogni carezza ricevuta io la rammenti, ma anche ogni schiaffo. Mi ricordo la pelle sfiorata e quella tagliata. La frase che mi ha coccolata e quella che mi ha sfregiata.
L’oblio non fa per me, sarà per quello che ferite aperte non ne ho, ma cicatrici si. Credo che lì si conservino le mie liste.

La verità è che io non cancello niente
La verità è che io archivio

Painting by Salvador Dali

RAM


C’è stato un tempo che fumavo. Mi piaceva. Poi ho smesso.
Potrei dire che l’ho fatto perché farsi del male da soli è stupido, ma mi prenderei in giro, non l’ho fatto per questo, o meglio non solo per questo.
Mi son sempre fatta molto male da sola, forse una predisposizione genetica, o forse una tara mentale. Però alla fine ho smesso.
O forse solo cambiato modo di farmi male.

A volte, nonostante sia passato qualche anno, il desiderio di far un tiro mi prende, specialmente dopo un bicchiere. L’idea di aspirare e riempirmi di quel fumo, mi seduce come le sirene Ulisse. Ho il ricordo, bellissimo della sensazione, e sospiro. Qualche mese fa l’ho fatto. E li ho capito. Accesa. Aspirato quel fumo agognato e pensare subito “Che è sta merda” è stata una sola cosa.

La memoria cambia i ricordi come un’adolescente vestiti al suo primo appuntamento. Ciò che ci rese schiavi addolcisce ciò che fu, per tornare ad esser ciò che è.

Le ore che corrono sono scatti di foto che sbiadiscono contorni e ricordi nella fretta di abbracciare un futuro che vorremmo migliore.

Il tempo che passa addolcisce tutto, ciò che era lama diventa carezza, ciò che era tossina diventa ambrosio. Il tempo è un galantuomo che soffre di alzheimer.

Ed io ho un sacco di ram nella testa aggredita dal tempo. L’unica è resettare e inserire nuove esperienze di vita.

Ram

KINTSUGI


Sai quando una cosa fa TAC, si spezza, e tu non te lo aspettavi quel tac?

Certo lo sapevi che quella cosa col tempo non era più elastica, ma neppure ti aspettavi quel TAC interiore.

Kintsugi

Rimani esterrefatto, stupito, sconcertato. Ti ritrovi tra le “mani” con quei due pezzi separati.

Ti dicono che ci sia il kintsugi. Riparare le rotture riempiendole d’oro, così che tu non rimpianga qualcosa che non c’è più, ma esalti la storia della ricomposizione dandole valore. Bello. Bellissimo.

Sì, però, l’oro, stavolta chi lo mette?