PERSONE


Che non ho soldi che avanzano (anche) in questo periodo di vita non è un segreto. Che per questo ho dovuto, e sto “dovendo” rinunciare a tantissime cose neppure. Eppure… eppure sto scoprendo un periodo così ricco, che per certi versi penso che la vita faccia apposta a farmi stì scherzetti con il denaro, in modo che possa riequilibrare il tutto e far si che l’universo mi mandi un altro tipo di ricchezza, le persone.

Persone. Persone che son entrate nella mia vita, nonostante io fossi chiusa e restia.

Persone con cui ho diviso tempo, una pizza, la mia casa, telefonate, messaggi, pensieri, anche solo ogni tanto.

Persone con cui condivido quotidianamente parole scritte e parlate, con cui “uozzappo” i buongiorno, le buonanotti, le immagini di vita, un fotogramma di un qualsiasi momento della nostra giornata.

Persone che mi hanno aperto casa, che mi riapriranno casa, che mi chiedono quando vieni e sbuffano perché devo centellinare gli euro per i chilometri che mi dividono da loro.

Persone con cui condividerò, un brunch una domenica mattina o più avanti una città che mi manca.
Persone che non mi chiedono cosa mi dai, mi danno loro, il loro tempo.

E’ un post così, nato dal niente, da un pensiero partito da un’idea e terminato in modo che non pensavo, ma spesso i miei post son così, mi parlo attraverso le mie stesse parole. Oggi me lo son proprio detto, sono una persona ricca.

TU COSA HAI SCELTO?


Vi capita mai di osservare pezzi di mondo?

A me sì, osservo qualche pozzanghera, acquitrini in cui brulicano e sguazzano anime pusillanimi. Si dibattono nel fango e nel guano, sputando veleno, tirano fuori punteruoli aguzzi appena vedono le spalle di qualcuno, senza distinzione di sorta, anche tra loro stessi. Io vedo e sale la nausea.

Inferiscono sui deboli, che dei forti hanno paura, vomitano frasi ad effetto mentre merda gli fuoriesce dalla bocca. Non riuscendo a uscire dalla pozza, cercano di tirare in mezzo a loro chi capita a tiro.

Ci son mattine come queste, in cui il loro gracidare (mi scuso con le rane per averle paragonate a loro) attira la mia attenzione e lo sguardo si posa su una pozza specifica. Vedo e scatta il vomito.

Si lo so dovrei esser più comprensiva. So che alcune persone hanno una vita interiore talmente vuota e deludente che per riempirla si tuffano in quella altrui, invece di crearsene una propria. Ma ci son giornate in cui la mia comprensione scema in proporzione al loro veleno.

Sia ben chiaro, non penso di vivere in un posto diverso, so anche io di vivere in una pozza, credo che la differenza sia una frase di Oscar Wilde: “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Vivo nel fango e son sporca, ma cerco di guardare le stelle e gli occhi di chi come me le cerca, perché in quegli occhi io vedo ancora le stelle. Tutto il resto mi nausea.

Son umana e rimango in una pozza, so di non essere candida come le nuvole nel cielo, ma so anche che la differenza sta nel sentiero che NOI scegliamo.
Tu cosa hai scelto?

LE MANOLO BLAHNIK ROSSO FUOCO E LA NEVE


Che cosa hanno in comune Educazione Siberiana e Sex and the city? Me.

Ora non immaginatemi con delle bellissime Manolo Blahnik rosso fuoco mentre arranco nella neve alta. Non intendo questo. Quello che intendo e che sono entrambe le cose. Sorrido al pensiero di mischiare clan siberiani e donne di Manhattan.

Sono il discorso iniziale di nonno Kuzja e sono le mille domande di Carrie.

Sono i tatuaggi siberiani. Ho inciso il mio corpo due volte.
I miei tatuaggi non sono siberiani, ma come i siberiani sono collegati a vicende della mia vita.
Il primo, piccolo, un tribale nero. Punto per ripartire da ciò che ero verso il nuovo.
Il secondo, enorme, colorato. Memento “mai più”, sono sopravvissuta, questo è il mio cammino.
Il terzo è lì, in attesa del suo tempo sulla mia carne, che chiede pelle su cui nascere.

Sono stata parte di un “Sex and the city” de noarte per lungo tempo, fino a che qualcosa si è spezzato. Oggi guardo ad allora con quel nodo in gola di ciò che d’importante si è perduto e non tornerà. Qualcuno l’ha rotto, frantumandolo. La vita spesso fa queste cose.
Di quel tempo mi rimangono i ricordi, tantissimi, aver fatto parte di qualcosa di speciale, un Big nella memoria, il sapore di ciò che era e non è più.

Oggi son più Siberia che Manhattan. Una parte di me ne è fiera. L’altra ha problemi con il freddo, poiché la vita ha grandi difficoltà a prosperare in quell’ambiente. Non ho soluzioni. Ho solo un fine settimana di film e di pensieri che pesano sulle spalle.
Sono consapevole che nonostante tutto sarà la parte siberiana a darmi la forza e l’energia che serve per camminare ancora.

A pensarci bene, immaginatemi pure come quella con le Manolo Blahnik rosso fuoco che cammina nella neve bianca.

CRESCERE


Ma in questa società siamo capaci di invecchiare?
In questo mondo occidentale in cui le attese di vita si sono allungate moltissimo, in cui medicine, integratori e cosmesi sono al servizio della longevità e dell’apparire in forma, in questa società noi siamo capaci di invecchiare?

Ho l’impressione di no, l’aspettativa di vita più lunga ha creato solo un nuovo terrore insito in molte persone, “apparire vecchio” ed essere rifiutato.
Questo pensiero si è insinuato nei diversamente giovani di questa epoca. Devi “presentarti” giovane, in forza, “sprintoso” in grado di ruggire e afferrare velocemente questo mondo, in caso contrario sarai messo ai lati della vita e abbandonato, non conterai più nulla.

Vedo coevi che a causa di questo timore perdono se stessi, trasformando gli anni che dovrebbero essere finalmente della saggezza, del conoscersi e del viver bene, in un grand guignol della loro vita, con aspetti a volte comici e a volte grotteschi. Osservandoli non riesco mai a capire se di loro devo provare pena o altro.

Sto scrivendo senza indice puntato, solo osservazioni e constatazioni fatte questa mattina, mentre scambiavo due chiacchiere con amici.

Sto invecchiando anch’io e qualche difficoltà ad accettare questo fatto l’ho avuto, c’è l’ho.
Il mio corpo non è più alleato di scorribande e mi fa sospirare il recupero. Mi son resa conto che la mente non è la stessa, perdo pezzi, ciò mi crea l’ansia che qualche sintomo di alzheimer stia arrivando. Nonostante questo, nonostante guardi al mio ieri da puella, so che sul palcoscenico della vita i ruoli da rappresentare cambiano sempre, non si può recitare la parte dell’adolescente per novantanni.


Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.
(Anna Magnani al suo truccatore prima di un film)

CRONICI DISORDINI EMOSENTIMENTALI


Intorno a me un sacco di persone ne soffrono. Sia ben chiaro ne parlo con la consapevolezza che anche io ho sofferto di disordini emosentimentali, ma i miei non son cronici, io li cambio. Me li costruisco, li trascino un pò (chi di più chi meno), me li gusto, affondo i canini nei miei disordini, cambio genere, ma poi mi annoiano e per passarne a uno nuovo sono obbligata a risolverli.

Invece i portatori cronici di disordini emosentimentali si fossilizzano in uno solo, si concedono al massimo qualche leggera variazione. Non si accorgono che lentamente, come una cancrena, si fanno divorare da ciò.

Comunque questo post è solo per dire: “Miei cari cronici di D.ES. che mi gravitate intorno, mi avere rotto la guallera, è l’ottocentesina volta che mi fate lo stesso indentico discorso e mi spiegate nel più minuzioso aspetto la stessa identica dinamica. Nun ve regghe più.”

Se in mesi e mesi (in alcuni casi in anni e anni) non funziona, vuol dire che non funziona, è rotto. Punto. Non è che continuando a batter la testa su quel muro funzionarà prima o poi. Nei migliori dei casi vi spaccherete il naso e nella peggiore ipotesi la capa vi si apre in due.

Nel frattempo, per favore basta, perchè appena aprite la bocca io so già cosa mi direte, come evolverà e come si concluderà. Non farete nulla, assolutamente nulla nei fatti, anche se avrete l’occasione per farlo.

Ho la bocca arsa e le sinapsi secche a furia di dire le stesse identiche cose quando parlo con un malato cronico di disordini emoentimentali.

Non per cattiveria, ma io sentire per l’ottocentesima volta frasi del tipo “Vivo una situazione con lui frustrante, non mi ama, mi ama, non mi ama, mi ama, non mi ama” mi fa venir voglia di ricordarvi che non son una margherita da sfogliare per avere il responso.
Ascoltare per la millesima volta “Son incazzato con lei, non la reggo più, così non si può andare avanti” e me lo dici con cadenza bimestrale da anni, fanno si che le mie ovaie già in disuso, proprio si polverizzino del tutto.

Basta con milioni di parole che assemblate insieme formando una litania, lamentela continua, la colonna sonora della vostra vita, o quantomeno basta con me perchè come Pino Daniele je so pazza, un mi scassate u cazzo

VISUALIZZAZIONI E YOU PORN


Capita, ogni tanto, che mi diletti a creare delle piccole slide per accompagnare i miei post. Li carico su youtube e aggiungo il link al blog.
Chiaramente, fuori dal post, non se li caga nessuno, ma lo scopo non è quello di esser visti su youtube, ma solo di utilizzare questa piattaforma come appoggio.

Su youtube mi ritrovo nove video caricati nell’arco di un anno e uno caricato anni fa. Un breve filmato fatto al Life Festival di Galway nel 2007. Noto che ha 2256 visualizzazioni effettuate in sette anni. Scorro gli altri (utilizzati nei post) hanno una media di una quarantina di visite. Tranne uno. L’occhio cade: “11265 visualizzioni in due mesi”.
Undicimiladuecentosessantacinque visualizzazioni in due mesi?!
Comè possibile!? Poi vedo quale è,  niente da fare, l’unica cosa che tira è quella.

Capita mai anche a voi di sentirvi un pò isolati. A me vedere 11265 visualizzazioni in due mesi su questa slide solo perché c’è la parola sex in mezzo, un pò isolata mi ha fatto sentire.

Ho sospirato, ma proprio un sospiro lungo e profondo e poi mi son detta: “Cazzo cazzo, figa figa, vuoi sedere.. ops vedere, che se scrivo la parola sex o sexy in mezzo al post schizza in alto?(il post non altro)“.

PS: Quasi quasi ora apro un account anche su youporn.
PPS: Ricordarsi di non prendermi mai troppo sul serio, neppure io lo faccio.
PPPS: Volutamente il titolo è stato fatto per prendervi in inganno.
PPPPS: Anche l’immagine è stata inserita all’uopo a tal scopo (ho detto scopo, non scopo, scopo in senso di motivo e non pensate sempre male)
PPPPPS: il post in questione era questo qua

UNA RISPOSTA DEL CAZZO


Una risposta del cazzo, non cattiva o offensiva, anzi credo volesse essere carina, solo una risposta del cazzo. Avete presente quelle che le prenderesti e le ficcheresti nella parte mediana posteriore della persona che l’ha pronunciata? Si proprio quelle. Non le ficcheresti lì per malanimo, ma solo per far sentire l’effetto di quella frase a chi l’ha pronunciata.

Dietro a quel “manca a tutti…” c’è il fatto che io pensi che avresti potuto. Il problema è che avresti aver voluto e non solo potuto. L’immobilismo è sempre stato il tuo peggior nemico, aspetti sperando che il tempo risolva per te. Il tempo risolve, ma a modo suo.

L’amaro soffoca e stringe la gola. Inutile pensarci, non cambia nulla. Il destino esiste, lo costruiamo noi attimo per attimo, in base alle scelte che facciamo o alle scelte che non facciamo. Tu nelle mani avevi il 50% di questo destino.

Manco quando non ci sono più, non potrebbe essere diversamente, quando ci sono, son presente, mi percepisci, mi senti, non posso mancare. E’ così che mi perdono le persone. Mi danno per scontata, dimenticando che nel mio mondo non esistono i saldi.

LA FORMA INGENUA ASCENDENTE COGLIONA


La verità e che mi son resa conto di avere una ingenuità di base incorporata nel dna. Ascolto le persone, i discorsi, i ragionamenti; osservo i comportamenti e rimango esterrefatta. Sospetto che non ci sia nulla da fare, se una cosa fa parte di te lo farà per sempre.
Posso cercare di smussarmi, levigarmi e arrotondarmi, ma la forma sarà sempre quella.

Dio, me lo domando davvero, ma perché?! Perché mi hai instillato questa ingenuità che si riproduce. Lì nascosta nel cuore con il tempo risale nella mente. Perché questo mio vedere prima il bene e solo dopo molto il male, perché credere che le persone siano tutte pulite e senza secondi fini.
Non imparerò mai, ho compreso, dovrò far i conti con questo per sempre, perché nonostante l’esperienza, le bruciature e le cicatrici, io continuo a credere che i buoni vincono sempre i cattivi.

La mia forma è questa. Non posso vedere quello che non fa parte di me, posso cercare di ricordarmelo se l’ho incrociato nella vita, ma poi mi distraggo e me ne dimentico, fino a quando non ci impatto nuovamente.

Dio porta pazienza con me e aiuta il mio angelo custode, perché gli hai dato un compito arduo. Io ancora mi domando come faccio a essere ancora “viva” nonostante  la mia forma sia ingenua ascendente cogliona.

TIRA PIU’ UN PIL CHE UN CARRO DI BUOI


Ci son notizie che quando le senti pensi di aver capito male. Ieri e me è accaduto. In macchina mentre guido con il lobo dell’orecchio percepisco alla radio le nuove statistiche istat “pil-traffico di droga-prostituzione“. Concentro la mia attenzione ma è troppo tardi, la notizia è già fuggita. Penso di aver capito male e quando posso vado in rete a cercare informazioni.

Credete che vi stia prendendo in giro vero? Siete come me rimasti basiti nel pensare che delle attività ritenute illegali vengano parificate economicamente alle legali? Dando così loro un parvenza di legalità? Continuate a non credermi vero? Leggete qui che dice l’ansa.

Insomma, traffico di droga, prostituzione, contrabbando di alcool e sigarette verranno inseriti nei conteggi pil italiani.

Pare che a noi italiano convenga far questa cosa, avremo meno problemi di pil nel futuro. Non solo, ci avvertono (gli uffici studi) che: “i servizi illegali avrebbero impatto significativo sul Pil solo se liberalizzati”.
Pensare che ci son dei miei amici che da anni si battono per la liberalizzazione della marijuana. Si son presi solo da fattoni drogati ed invece erano fini economisti.

Mi rendo conto che i “Cetto La Qualunque” esistono davvero e seriamente, con la prostituzione nel calmiere, a questo punto, tira più un pil che un carro di buoi.

Ora, scusate, vado a dar una mano all’economia italiana, vado a cercar Maria… dopo questa notizia ne ho bisogno, perché il fatto che mi sconvolge non è l’eventuale liberalizzazione di quelle attività, ma l‘ipocrisia di mantenere una cosa illegale considerandola legale ai fini economici.

LO SFANCULAMENTO


E poi ci son giornate che ti senti un pò così:

Aver sfanculato alleggerisce l’anima da pesi che altrimenti portano la piega del labbro verso il basso, e invece così no, risale e si apre in un sorriso.
Poco importa che chi ho sfanculo lo sappia o no, prima o poi capirà (anche il perchè), ma sfanculare libera da tutto, anche dal dover dar spiegazioni. Io non devo niente, se non a me stessa.

Mi conosci. Chi mi da per scontata, chi confonde la mia disponibilità per debolezza, chi confonde il mio silenzio per approvazione, vede da lontano le mie spalle mentre mi allontano.

Ecco quelle che vedi sono proprio le mie spalle.
Dio come entra bene l’aria nei polmoni oggi.