NUVOLE CONTRAFFATTE


Osservo le verità modificarsi, intrecciarsi e confondersi tra omissioni e bugie. Mi domando chissà quante volte pensavo fosse vero e non lo era, chissà quante volte quello che ho tra le mani è la verità o solo un pezzo di nuvola contraffatta.

Non che abbia importanza a questo punto della vita, ormai bado al sodo, sono qui, sono viva, sono tra i sopravvissuti il resto è aleatorio.

E come quando stai male, ma veramente male con il corpo, ti rendi conto che tutti i discorsi filosofici e le seghe mentali del mondo non servono a niente, eppure non son stata e non sono materiale, ma ho compreso l’importanza della carne legata allo spirito.

E nulla… solo questo, un pensiero fissato con un sorriso e un sospiro in questo mondo, la rete, fatto di niente e allo stesso tempo fatto di materia.

TRENI


Ci son treni che abbiamo perso e non torneranno più e quelli che son passati e non abbiamo voluto prendere.
Ci son treni di cui ci hanno parlato e che avremmo voluto prendere, ma non avevamo il biglietto.
Ci son treni che son passati in anticipo e quelli che son passati in ritardo.
Ci son treni che avevamo preso, ma dai quali siamo scesi.
Ci son treni che ripassano, ma noi continuiamo a non prendere, e quelli che guardiamo pensando che prima o poi quel treno lo prenderemo.

I treni passano, sfilano e toccano la nostra vita in ogni momento.

L’incognita è quando aspetti a un binario morto. Anzi quando TI aspetti a un binario morto, perché tanta voglia di viaggiare non l’hai più.

SENZA PELLE


Sentire il mondo senza pelle. Poi metti la corazza. E' sopravvivenza. Ma a volte la corazza diventa prigione.
Sentire il mondo senza pelle.
Poi metti la corazza. E’ sopravvivenza.
Ma a volte la corazza diventa prigione.

IL VAFFA TUTELATIVO E DINTORNI


Settimana scorsa il mio corpo ha stabilito che avrei passato una nottata alternativa e fuori dagli schemi. Così mi son ritrovata al grand hotel “Pronto Soccorso”.  Quella notte ho fatto delle scoperte su me stessa.

FATTO: Piegata in due dal dolore. Progenie mi sorregge e mi aiuta a camminare. Davanti all’unico ingresso pedonale del pronto soccorso ci sono due persone che incuranti “aifondano” a gogò.  Progenie chiede: “Per favore dobbiamo entrare”. Persona a destra si sposta e imbecille a sinistra (d’ora in poi chiamato IS) non si sposta continuando tranquillante ad “aifonare”. Progenie chiede un’altra volta “Perfavore” e finalmente IS si sposta blaterando qualcosa indispettita.
A quel punto, sempre piegata in due,  mentre cammino con la velocità di una lumaca artritica, lasciando alle mie spalle IS,  sento il tono alto della mia voce esprimersi in un soave e femminile francesismo: “Ma vaffanculo“.  IS, credo sorpresa,  risponde contrariata alla mia pronuncia francesista e a quel punto allora gli lancio la maledizione “Ti venisse quello che ho io”.
SCOPERTA: Ormai ho in Vaffa tutelativo incorporato, parte il pilota automatico, quando la sottoscritta è fuoriuso.

FATTO: Al pronto soccorso mi danno il codice giallo e un bicchierino vuoto del tè dei distributori,  mi dicono: “Vada in bagno se riesce a far un pò di pipì qua dentro”. Progenie mi accompagna al bagno, nel mentre io penso “Alla faccia dei contenitori sterili”. Faccio, esco e nel mentre leggo “Si prega di chiudere la porta”.
Senza forza e sotto attacco di colica, cerco disperatamente di chiudere senza riuscirci. Progenie dice lascia perdere. Io penso e dico “Non si può, devo chiudere”. Progenie INSISTE, “Lascia perdere, ci penso io, lascia perdere”.
SCOPERTA: Il dolore non cambia come sei fatta dentro.

FATTO: Il codice giallo mi fa saltare tutta la fila del pronto soccorso (per una volta sono prima!), oltre una ventina di persone, mi osservano scrisciare verso le porte del paradiso, dove il dolore sparirà. Entro, breve colloquio con una dottoressa e poco dopo puntura su natica sinistra.
SCOPERTA: “V come Voltaren” altro che “V come Vendetta”

FATTO: L’antidolorifico molto lentamente si dipana nel corpo, piano piano diminuisce il dolore e quando questo accade penso “qualche giorno fa scrivevo che son disabituata alla felicità, col cazzo basta così poco, una puntura e sono felice”.
SCOPERTA: La felicità è un punto di vista variabile anche all’interno dello stesso soggetto.

FATTO: Alle tre del mattino decidono che devo far anche una visita ginecolica. Al reparto di ginecologica mi visita un dottore molto carino, sembra abbia 25 anni, ma i capelli grigi fanno capire che 15 in più deve averli. Ecografia interna con gel (non scendo nel dettaglio).
SCOPERTA: Quando hai il pane non hai i denti e quando hai i denti non hai il pane.

FATTO: Mi trattengono dentro il pronto soccorso fino alla mattina dopo. Stordita, dolorante continuo ad ascoltare e vedere cosa accade intorno a me, fino a che spossata per un paio d’ore crollo.
SCOPERTA: la mia mente non si ferma mai e coglie aspetti del mondo esterno e li raffronta con quello personale interno. Detto in parole povere, neppure il dolore fisico mi fa smettere di essere una segaiola mentale.

Se ve lo state domandando, ve lo dico, ora sto bene. Non sarei qui altrimenti a scrivere di me più o meno seriamente e nel contempo pensare che non tutto il dolor vien per nuocere.

DIAMANTA RABBIT


Obiettivamente se io non fossi io e mi leggessi, direi che sono una piattola.
Sempre lì a rimuginare, sempre li in profondità a scavare (per arrivare di preciso non so dove). Vi sconsiglierei vivamente di frequentarmi. Sentenzierei che sono una palla, triste, segaiola mentale (bè dai questo un pochino si, lo sono) e troppo seria. Ma giuro non sono così, tendenzialmente son proprio una deficiente.

Diamanta Rabbit

E allora perché quando scrivo faccio uscire solo questo aspetto?
La verità è che tendenzialmente scrivo quando divento introspettiva, scruto, “rafagno”, smuovo e risalgo portando con me qualcosa che ho trovato.
Ma non ho solo piattole e palle dentro me, devo cambiare come mi “disegno”. Comincio a non sopportarmi più.