COSE CHE FACCIO


Cose che faccio:

avere nell’iphone le previsioni della mia città e di Berlino, per sentirmi un po’ più vicina a Progenie

fermare l’auto bordo strada per scrivere il pensiero improvviso che mi è venuto

permettere alla musica di portarmi, in un attimo, dentro un’emozione antica

aver voglia di urlare la rabbia e rimanere silente

ballare da sola, in casa, sulle note di “Sofia” di Alvaro Soler, mentre tutti i miei gatti arrivano a veder che faccio, e rider con loro

comprare libri e non trovare tempo per leggerli

sapere che far una cosa è uno sbaglio e farla lo stesso

scrivere, perché per me è come respirare, quando la vita l’aria un po’ me la toglie

vivere, o almeno provarci, al meglio questa vita
Photo by Alicia Savage

KOKONO


E quel nodo in gola racchiude.
Ciò che poteva e non è stato.
Serri le labbra a contenere un dolore.

La malinconia è un bozzolo di seta, nascono parole come farfalle, alla schiusa prendono il volo. L’apertura delle labbra da loro libertà, si espandono nel mondo. Le dita le appoggiano sulla tastiera, le vedi librarsi, andarsene e avere vita propria.

A te rimane quel buco, quel vuoto, che richiama a se prepotente amore.
Spirit Butterfly by Athena Erocith

STIRPI


E’ cambiato e non poco.
Mi manca molto il prima.
Gli ho detto “Mi manchi”.

Lui non vede il problema.
Lui mi ha detto le cose cambiano.
Ha ragione.

I cambiamenti hanno nomi e una stirpe.
Due le stirpi: “Meglio” e “Peggio”.
Con chi imparentarsi spetta a noi.

Non capisce la mia non accettazione.
Sospetto dissimuli e giochi le sue solite carte.
Ignorare sperando la cosa si risolva da se.

Si può cambiare per paura o per crescita.
Questo cambiamento ha il nome di paura.
La stirpe è legata al nome.

Chiudi gli occhi e pensa alla parola paura, sentila addosso, adagiarsi. Ascoltala.
Chiudi gli occhi e pensa alla parola crescita, sentila scendere sulla pelle. Sentila.

La senti la differenza di energie di questi cambiamenti?

Altalene

MORFEO E CASSANDRA


La vita è rumorosa e il suo sottofondo è un borbottio nel cuore della notte che impedisce alla mente di cedere il posto a Morfeo.

Morfeo attende il suo turno e nel frattempo parla con Cassandra, la consola nel suo disperato tentativo di esser compresa, chiede a lui di parlare attraverso il suo mondo onirico.

“Le parole chiare spaventano nella loro mancanza di anse in cui celarsi. Essi si stordiscono nei rumori inutili e nelle parole vuote per non sentirle. Vorrei tanto che loro capissero la libertà della verità, ma preferiscono le catene rassicuranti del non sapere, incuranti che così saranno pasto dei predatori.
Oh Morfeo, tu che mi senti, tu che mi ascolti, aiutami ad arrivare a loro, che il mio parlare è aprire bocca in un mondo d’acqua per loro“.
water

Morfeo l’ama ed è per questo che talune notti mette il suo mondo, senza parole, a disposizione di lei. Cassandra usa i colori, a volte solo il bianco e il nero, e dipinge. Usa un linguaggio non suo per arrivare a parlare senza chiarezza, nella speranza che nel buio gli uomini cerchino la luce.

DUBBIO


Sono afflitto da dubbi.
E se tutto fosse un’illusione, se nulla esistesse?
Ma allora avrei pagato uno sproposito per quel tappeto!
(Woody Allen)

Dubbi. Spesso. Più credo in una cosa più le domande che me la fanno mettere in discussione sono presenti e pressanti. Accade per le cose che studio, per l’amore, per la vita che ho scelto, per le scelte che ho fatto e per le cose in cui credo.

Non sto dicendo che vivo nel dubbio costante, ma che questo vive simbionte con me, latita per un pò e quando meno me lo aspetto, salta fuori e mette in discussione le mie certezze.

E in questi giorni ho questo dubbio sull’amore.
Io che la parola “amo” me la son fatta tatuare sulla pelle. Io che da quando ho memoria credo che l’algoritmo della vita sia basato sull’amore e dalle sue mutevoli forme. Io che nell’odio vedo solo amore rabbioso, ecco io in questi giorni faccio la ronda in tondo a questa parola. Cerco di scoprire, di vedere, d’intuire. E’ mera illusione? E’ un barbatrucco? Oppure esiste ma in questo mondo sopravvive a fatica?
Cheshire
« Non credere di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro »

Ah mia amata mente, come ti diverti a mettermi sempre alla prova, a verificare se camminando in bilico tra cuore e te, rimango ritta in equilibrio o cado da una parte. Amo di te le parole che usi per confondermi perché, in fondo, sarà in quel tumulto che troverò, ormai perso, quello che cercavo.

SALE E PEPE


Chini il capo sulla scrivania, in quel momento lo vedo, il brizzolato che comincia a conquistare il tuo capo nero.
E sempre così, mi accorgo del tempo su di me, perché lo vedo adagiarsi sulle persone accanto che conosco.

Avrei voluto allungare la mano a carezzarti quella spruzzata di bianco. Uno scompigliar i capelli, un moto d’affetto improvviso, un gesto a voler dire “Oh ma hai visto son passati gli anni, acqua sotto i ponti, tanta e spesso tumultuosa, ma siamo ancora qua”. E’ invece niente, solo a dirtelo di quel bianco, a prenderti un pò in giro. Così spudorata su alcune cose, così pudica in altre.

Aspetto che finisci di sistemar la pratica, ci aspetta un aperitivo domenicale, per entrambi l’unico momento di socialità della giornata. A volte il calore di un’ora ha un colore brizzolato e giallo millesimato.
calice

ISTANTE


Il tempo mi sta sfuggendo, mi avevano avvisato sarebbe accaduto.
Lo guardo scorrere come acqua che fugge da una falla nel terreno.
Pensare che a sedici anni sbuffavo nell’immobilità delle ore.

Da adulta ho capito che la teoria di Einstein si applicava in ogni singolo momento della vita quotidiana. I cinque minuti che mi sembravano ore, le notti che volano via lasciandomi il pensiero “Ma come spunta già il sole?”.

Ora la sensazione è quella del tempo che sfugge, come amante ritroso al cospetto di chi lo ama.

Mi sfugge negli obblighi, nel far le cose che devo, mi risultano sempre più pesanti e l’insofferenza cresce nel farle.
Mi sfugge nella stupidità umana, nel dover dire e ridere le stesse cose nelle medesime situazioni.
Mi sfugge davanti all’ascoltare storie di cui so già che accadrà dopo, che faranno i protagonisti e di che morte moriranno nel tempo, quasi una moderna Cassandra.

Mi ritrovo a condensare cose insieme per trovarmi a contare cosa mi rimane davvero per me, ma esser ormai così esausta, per aver corso così tanto prima, da sprecare questo mio tempo rubato, all’inutilità del nulla.

Invecchiare non è semplice perché l’anima rimane fanciullo immortale.

Three dimension by Daniel Arsham

«Dammi retta, Lucilio, dedicati un po’ a te stesso e tieni da conto, tutto per te, il tempo che finora ti lasciavi portar via, in un modo o nell’altro, o, comunque, perdevi. È proprio così, credimi: il tempo ci viene tolto o sottratto, quasi a nostra insaputa, oppure ci sfugge non si sa come.

E la cosa più indecorosa è perderlo per trascurata leggerezza. Prova a pensarci: gran parte della vita ci scappa via mentre agiamo in modo sbagliato, la maggior parte mentre stiamo senza far niente, e l’intera esistenza trascorre in occupazioni inutili e che non ci riguardano veramente. Trovami, se sei capace, uno che dia al tempo il giusto valore, che capisca quanto può essere importante una giornata, che si renda conto che noi moriamo un po’ ogni giorno! Perché questo è il punto: noi pensiamo alla morte come a qualcosa che sta davanti a noi, mentre in gran parte è già alle nostre spalle: tutta l’esistenza trascorsa è già in suo potere. Allora, caro Lucilio, fa’ come mi scrivi: tieni stretto il tuo tempo ora per ora; dipenderai meno dal futuro, se avrai in pugno il presente. Mentre rimandiamo le nostre scadenze, il tempo passa.

Tutto ci è estraneo, Lucilio, solo il tempo è veramente nostro: l’unica cosa di cui la natura ci ha fatto padroni; ma è passeggera e instabile, e chiunque può estrometterci da questa proprietà. Che sciocchi gli uomini! Quando ottengono da qualcuno delle inezie di nessun valore, facili da rimpiazzare, sono pronti a farsele mettere in conto; ma non c’è nessuno che si senta in debito, se gli si concede del tempo; eppure questa è l’unica cosa che non si può restituire, nemmeno se si prova grande riconoscenza

(Seneca)

INTENSO, PIACEVOLE E IMPEGNATIVO


Intenso
Piacevole
Impegnativo

Tre aggettivi per riassumere il mio fine settimana.
Ho ancora difficoltà per il recupero delle mie capacità fisiche e intellettive, per questo scrivo in modalità “Sindrone Twitter” la quale prevede la “circoncisione” della lunghezza dei discorsi.

Intenso ha i nomi Sister, Ciccio, Baldo, Elo e le parole chiave pmpn e ttt.

Piacevole ai nomi che ho appena detto, devo aggiungere Miss Mag, l’architetto, D.E. e la new entry “la donna dalle gambe lunghe” che è diventata la terza Sister.

Impegnativo ha un sole nome, Morgana.
Quattro etti di pelo e baffi che è rimasta imprigionata 12 ore in un motore, miagolando e cercando aiuto.
Impegnativo è stato il recupero.
Impegnativa la gestione delle prime ore e la decisione di tenerla.
Impegnato, anche da lei, ora è il mio cuore.

Morgana

MALEDIZIONI


Il “toc toc” al finestrino mentre sto per accendere l’auto stamattina.
Il voltarmi, vedere il suo sorriso e sentirsi dire: “Ti ho vista arrivare, volevo solo salutarti, sei sempre bellissima”.
Sorridere a mia volta, salutarlo, dire grazie, salutare, accendere la macchina e partire.
Ricevere un messaggio pochi minuti dopo “Quando ti vedo non capisco più niente”.
Arrivare in ufficio, sedermi, ricevere un secondo messaggio “Sarò l’uomo più felice quando farò un giorno e una notte romantica con te”.

Sospiare, perchè non so più come dirgli che non ha speranza con me. Eppure son stata chiara, da subito, “Amici si, altro no”. Lo percepisco da subito quando c’è una scintilla sottopelle in me. Se non c’è, non esiste neppure dopo vent’anni.
Non mi accontento mai di un uomo a copertura di periodi vuoti. O sei quello che voglio o sto da sola.

Scrivo questo post, non per la far pheega (anche se avvenimenti così danno un bonus di 1000 punti all’autostima e al narcisismo), ma perchè scaturiscono domande: “Ma perchè, cazzo, quelli che interessano a me, non mi dicono mai queste cose?”.

Pare quasi una maledizione antica “Amerei chi non ti ama, sarai amata da chi non ami”.

Come si spezzano le maledizioni?
fiammifero

SEGAIOLA MODE ON


La prima ho cancellato tutto.
La seconda ho congelato in bozza.
La terza ho capito perché.

Infine ho deciso di usare parte di vecchie parole, tanto di meglio non avrei saputo dire.

«Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perché dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perché è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità»

Photo by Ellis Aveta

Da qui questo mio bisogno, dell’inconsueto, nel movimento cresciamo.

PS:
il primo post parlava di palestra
il secondo di affinità elettive
il terzo del bisogno di un nuovo nome
(Quali collegamenti mentali ho fatto? Il sunto sta tutto nel titolo del post)