VERGINI DI NORIMBERGA


Ci son periodi in cui il mondo ti assedia così tanto da sentirti ricoperto dal collo ai piedi di cuoio bagnato, mentre secca sotto il sole. Man mano che asciuga si restringe sul corpo sino a soffocarti.

Ti escono parole non perché tu le abbia cercate, ma solo perché non avendo spazio all’interno, cercano una via di fuga verso l’esterno e nel farlo si scompongono disorganizzate alla ricerca della gola.

La pressione sale a una tale intensità che ti ritrovi un grumo alla bocca dello stomaco, ti rendi conto solo dopo, che è la memoria di lacrime che ormai non hai più.

Vergini di Norimberga ti cingono nel loro abbraccio, volendoti farti credere che quello sia l’unico abbraccio d’amore a te riservato.

Inspiri a lungo e lentamente.
Espiri forte e piano.

Smetterà di piovere.
Photo by Barbara Florczyk

WATER WORLD


Ci son sogni così densi che al risveglio rimangono incollati alle dita come miele, a ricordar un dolce mai esistito.
Photo by Diamanta

Abbiamo parlato d’amore in mondi diversi, separati dall’acqua densa, vedersi e non sentirsi.

Ad ogni mio tentativo di dirti ti amo, l’acqua precipita in bocca e mi gonfia il cuore.

Non mi rimane che il silenzio e l’attesa.

CONCEPIRE


Io davvero vorrei capirvi.

Photo by Vincent Bourilhon

Siete sotto testosterone continuo?
E’ la vostra vita vuota e ripetitiva che vi fa cercare, protetti da un monitor, “brividi adrenalinici”? Questo nonostante, nove volte su dieci, siete sposati, conviventi e/o fidanzati?
Oppure questa è una mancanza psicologica, non vi sentite maschi? La giungla d’asfalto, non vi fa più percepire di esser tali? Credete che per esser uomo la caccia sia quella d’annoverare prede sessuali nella rete, senza il rischio del vaffanculo diretto?

Non sto scrivendo da incazzata, davvero, scrivo da incredula, vorrei solo capire fino a che punto in un uomo il testosterone spegne la sua intelligenza e la sua dignità.

Nè sto scrivendo perché mi è capitato oggi qualcosa. Certo che nella vita mi è capitato, a me come alle mie amiche, ma oggi non ne scrivo per questo.

Spesso ne parliamo tra amiche, è la cosa più brutta che viene fuori, è che gente come voi, fa a dire a noi: “Io non mi fido più degli uomini, mi schifano”.

Siamo consapevoli che non sono tutti come voi, ma è difficile per noi, capire quali sono gli uni e quali gli altri. Ci preoccupiamo per il fatto che le vostre donne non si accorgono di niente. Potrebbe capitare anche a noi.

Ecco l’esigenza di capire, per non chiuderci alla vita, all’amore, perché gente come voi oltre alla patonza ci fa chiudere anche il cuore.

Io davvero vorrei capirvi.
Io davvero vorrei capirli.

Oltre alle solite frasi fatte, ai soliti discorsi un pò ottusi di gender (che ora va tanto di moda parlare di una cosa che non esiste), discorsi che a volte ho fatto anch’io, chiedo aiuto a concepire, ma non un figlio, ma il perchè.
Chi mi da una mano a farlo?

IL PUZZLE DELL’ANIMA


Se l’anima avesse una geometria, la mia sarebbe frastagliata, da questo capirei questo mio continuo cercar di metter a posto i pezzi e non trovare mai la combinazione esatta.

Se l’anima fosse un puzzle, la mia avrebbe 1.076.820 pezzi. Scoprirei solo alla fine, non potendo completarla, che qualcuno si è portato via 12 pezzi. Per tutta la vita cercherei quei 12 pezzi.

Se l’anima fosse un fiore, la mia sarebbe una rosa, non per la bellezza, ma per le spine che troveresti lungo il cammino per arrivare al fiore.

Se l’anima fosse un animale, la mia sarebbe un gatto, di quelli che ti fanno le fusa e si attorcigliano con fare sinuoso alla tua, per poi all’improvviso morderti, seppur con cautela.

Se l’anima fosse un’acconciatura, sarebbe una treccia, capello dopo capello s’intreccerebbe alla tua per rendere forza nella fragilità.

Non so di cosa sia fatta l’anima, dicono pesi 21 grammi, ma a volte l’ho sentita gravata da un peso di tonnellate.

Non conosco di preciso dove si sia poggiata nel mio corpo, ma spesso la sento camminare nelle sinapsi, la percepisco saltellante nel plesso solare e la intuisco mentre riposa in mezzo al seno.

Non so neppure quando è nata la mia anima, so che è antica e che questa mattina è lei che scrive al posto mio. Cerca di farsi comprendere da me, richiamando a se i pezzi non ancora trovati del puzzle.
Photo by Hossein Zare

IL FUTURO E’ OGGI


Thomas e Agata loro viaggiano, non fanno i turisti. Viaggiano. Nessun albergo prenotato, nessun ristorantino tipico. Viaggiano nel mondo. Se un posto gli piace, si fermano anche mesi, se non gli piace, vanno avanti.

Vale un giorno ha deciso. Non è stato semplice ma ha deciso, ha cominciato a viaggiare. Io non so neppure quanti paesi abbia visitato ormai e in quanti abbia vissuto. Le dico sempre che lei porta un mio pezzo del mio cuore in giro per il mondo.

Robi suona e ha portato se e la musica che amo, in giro per Gea. Ha lasciato musica e raccolto sorrisi, ha mosso energia e l’energia ha mosso le persone.

Annita, ha vissuto, in Spagna, in Inghilterra, a Berlino e ora è volata in California. Attraverso le sue foto e le sue parole vivo un presente che mi sarebbe piaciuto avere.

Loro son pezzi della mia tribe. Guardo loro e me lo domando: “Dio la mia anima è così, perché mi hai dato una mente così poco coraggiosa per seguirla?

So che mi hanno ancorato le mie insicurezze giovanili trascinate anche quando la parola “giovane” fa sorridere benevolmente. So che le mie catene hanno il nome di “bisogno di certezze e sicurezze”, quando in questo mondo non esiste nulla di certo e sicuro.
La mia anima non ha mai chiesto certezze e sicurezze ma solo di volare.

Scrivo nel blog anche per questo credo, rinchiusa tra doveri, ufficio, responsabilità, attraverso le parole scritte, attraverso questo piccolo spazio nella rete, metto ali alla mia anima, così che almeno lei possa viaggiare. Lei lo fa, e vede mondi diversi, non rimane prigioniera di quello che la mia mente ha costruito.
E’ stata la mia anima a salvare la mia mente nei momenti bui, mai viceversa.

Tutto questo solo per dire, andate avanti, non credere a chi butta sabbia cui vostri sogni che hanno cominciato ad ardere, credete a voi e solo a voi. Qualche sogno si frantumerà, qualcuno non vedrà mai la luce, ma qualcuno sarà il motivo per cui sorriderete tutte le mattine.

Non credete mai a chi vi dice “non riuscirai”, anzi cominciate ad evitarle come la peste nera, perché in fondo la peste nera la portano. Portano l’embrione della rassegnazione e del fallimento.

Se credete a chi vi dice che non c’è la farete, non c’è la farete sicuramente. Il contrario non assicura la possibilità certa, la possibilità è l’inizio del farcela.

Non credete a chi vi dice “ma ieri”, ieri son le radici sepolte nella terra.
Non credete a chi vi rimanda al futuro, perché il futuro è oggi.

Son comparsa tanti anni fa su questa terra, da allora, a modo mio, anche fallendo, ho fatto di tutto per non esser “comparsa” nella vita. Non faccio tappezzeria ai bordi nella vita, anche se non sono al centro assoluto del palcoscenico, non importa. Dalla tappezzeria mi son scollata.

Io son quella che balla se osservi il palcoscenico della vita.
Photo by Gabor Csorgo

VETRO


E lì, embrione, ho già il titolo, le parole, alcune immagini attraversano come trailer di film. Scorrono i pensieri e le emozioni lambiscono, ma mi manca la percezione degli odori.

No, non sto impazzendo (non più del solito), io quando scribacchio e come quando leggo, sono nella storia. Se il libro non si fa “sentire”, il libro non mi avrà. Se scribacchio e mi manca la percezione di un senso, giro e rigiro inconcludente, alla sua ricerca.

Nel mio scrivere percepisco il movimento dell’aria, se è fredda o calda, la stoffa, il calore di una pelle, la luminosità della luce, il tepore di un sole autunnale, il freddo di una goccia d’acqua. Percepisco il respiro, l’ansimare, il desiderio trattenuto, le sensazioni, gli odori, la rabbia, la gioia e quella malinconia di sottofondo.

Di quel post ancora gli odori non arrivano.
Ci sono.
Li vedo dietro a un vetro.
E il vetro non l’ho messo io.
Glass

RABBUIA


Lo ripeto timorosa. Come scolaretta abbasso gli occhi davanti al suo maestro.
Ripeto lentamente quello che tu mi dici. Rabbuia.

Mi percepisci, energia libera circola in me, quando accade, le parole con me si riempiono e diventano tridimensionali.
Pronunciala piano con me e sali nei miei pensieri. Rabbuia.

La vedi quell’ora del giorno in cui iniziano a scendere le ombre? Mi vedi? Con gli occhi puoi scrutare i contorni del mio collo, ma le linee si confondono tra i capelli. Puoi percepire la linea delle mie spalle che s’inarcano, ma per vederle ti devi avvicinare e seguirle con la punta delle dita.

Dilla insieme e a me, lentamente, tra un’ombra e l’altra, scivola nei miei pensieri e pensa alla prossima parola che dovrò ripetere.
Rabbuia

L’ASSENZA


Che io sia esigente è cosa che pensano in molti. In verità sono meno esigente di quello che sembro. Ho solo dei punti cardine quasi inamovibili. Detto ciò, nonostante i miei principi, i miei integralismi e questa mia “esigenticità”, capita che cada nel cuore di alcuni, e alcuni cadano nel mio. Quando ciò accade, io divento presenza.

Spesso, invece, mi ritrovo a che fare con l’assenza.
A volte sospetto che sia lo stesso problema del fare. Se faccio io, non lascio spazio a che facciano gli altri. Se parlo io, non c’è spazio per le parole altrui.

Dovrei assentarmi, celarmi tra le pieghe dei miei pensieri e lasciarmi alle spalle tutte queste piccole assenze, che in giorni come questi, si vestono di nuovo, formano un unico vuoto.

Le assenze sono fatte di parole vuote, si specchiano nell’altro ma non lo vedono, vestite d’ipocrisia portano con sé fiori velenosi.

Le presenze sono nude, si spogliano sotto i tuoi occhi, con le rughe a vista quale mappa delle terre visitate su questo mondo e le smagliature a ricordare che la vita non lascia nulla di immutato.

Presenze

Le assenze son camaleonti discreti, non fanno rumore, si riempiono di vuoto, falsi sorrisi, amori servi di poteri, paure e bisogni.

Le presenze fanno rumore, infastidiscono, chiassose nel loro silenzio, ingombranti nel loro guardarti, a volte morbide a volte pungenti nel loro dire.

Le assenze di valori, di amore, di principi, di sorrisi, di cuore, di rispetto, di verità, di presenza, di vita.

Io non potrò mai abituarmi all’assenza.

PULCINI


Progenie vola via dal nido.
Stavolta non è per studio, non è per vacanza, non è per lungo periodo, ma poi torno a casa. Stavolta è “inizio la mia strada da sola”.

Mater è contenta, è quello che piace a Progenie.
Eppure… eppure ogni volta che ci penso inspiro più forte ed espiro lentamente, meno di tre mesi e il mio pulcino volerà lontano.

Non ci saranno più i sabato mattina con le colazioni al bar, i giri per la libreria, la spesa insieme, le incazzature mie, le sopportazioni sue, le sopportazioni mie, le incazzature sue, non ci saranno serate sul divano a parlare e a chiedere “acqua calda?”, non ci sarà il ridere davanti a Modern Family, o il chiederle “ma secondo te”, non ci sarà lo scambiarsi via etere, foto appena scattate degli amori pelosi di casa, non ci sarà la persona la cui pulizia interiore è più bianca della mia.

Non ci saranno un sacco di cose, saranno riempite dal nuovo per tutte e due, ma questo non toglie il mio tirar su con il naso adesso.

Comincia lei, ricomincio io.

Sbuffo e sospiro, la vita è mutamento, ma questa volta, anche la vecchia gallina torna pulcino.
chick

MIRROR


Assaggiami, sono qui, lentamente, chiudi gli occhi, affonda le labbra nella pelle.

La tua lingua, cercami, paventa la spina, pungerà, se non la trovi, ti troverà lei.

Accarezzami, placido, sono manto di gatto sotto la tua mano, artigli sotto il pelo.

Distorci il tempo, ritrovami nei lineamenti, le tue dita conoscono a memoria.

Di Alice conosci lo specchio ma non lei, e questo ti farà perdere in te stesso.
Photo by Anja Bührer