MUMMIE


E’ la capacità di credere nei propri progetti, nelle proprie idee, nei propri ideali, nel proprio “sentire” che fa sì, che questi, si nutrano e si dischiudano in questo mondo.

Non credete a chi vi dice “Tanto poi… è inutile“. Non ascoltate chi vi sottolinea che “Si è sempre fatto così“. Non date retta a chi sommessamente vi sussurra “Vedrai vedrai“. Quelle parole, quelle induzioni, sono acido corrosivo delle vostre potenzialità.

Lottate per quello che credete, per quello che amate e per quello che sentite. Fatelo con gentilezza, determinazione e rispetto, ma lottate per voi. Siamo impastati di quelle “cose” nel dna, se le lasciamo rinsecchire, noi diverremo aridi. Mummie. Voraci. Di sogni altrui.
mummy-by-totmoartsstudio

E qui chiedo scusa pubblicamente a Progenie. Scusa per tutte quelle volte che io, in qualche modo le ho dette a te. Avevi ragione tu. Si è sconfitti nel momento stesso in cui non si prova e si rinuncia.

L’ho sempre detto e lo ripeto ancora per l’ennesima volta: “Spero di averti insegnato quanto tu hai insegnato a me“.

TEMPO


E che non so più quanto ne ho a disposizione.
Non che lo abbia mai saputo.

Poi mi son resa conto che è come il mare e il cielo.
Esiste una linea di confine che separa uno dall’altro, anche se tu dalla spiaggia non la vedi.

Per questo non reggo più sbruffoni, arroganti, mentitori, perditempo, villani, zoticoni, rozzi, mendaci, spacconi, millantatori, fanfaroni, smargiassi, ingannatori, ipocriti, simulatori, commedianti e gli ignoranti consapevoli.
Aggettivi a copertura solo parziale, per definire tipologie che scolorino dalla mia vita.

Non ho più tempo per voi, e neppure per chi non è come voi, ma girovaga inutilmente. Chi chiama in causa per avere risposte che non vuole sentire. Chi chiede ma non vuole capire. Mi sbarazzo dei bulimici “arraffattori” di ossigeno altrui.
Quelli che pretendono il loro spazio rubando il mio.

Mi spiace, anzi no, ne sono felice, al contrario di Messer Bianconiglio ho ancora tempo, ma non ho più tempo per voi.

Photography by victoria ivanova

MONSTER


Tu che ci fai con i tuoi mostri?

Io ci son scesa a patti sai. Eravamo sempre in lite, quando mi distraevo, mi squarciavo la pancia e spesso il cuore mi si fermava dallo spavento.
A volte fiotti di sangue mi uscivano dal naso e dalle labbra, per le botte che mi davano sulla bocca dello stomaco.

Ah, ma io non ero da meno, ero diventata così brava a incatenarli. Trappole messe un pò ovunque e poi li imprigionavo. Non avevo cuore di ucciderli però, ma a renderli inoffensivi sì. Tranne uno.

C’è n’era uno che ogni volta che lo incatenavo, ogni volta che lo rinchiudevo, in qualche modo tornava libero. E mi mordeva il cuore.
Mi avrebbe ucciso prima o poi, o io avrei ucciso lui.

Poi un giorno ci siamo trovati davanti, uno all’altro a scrutarci negli occhi. E’ stato allora che ho compreso. Anch’io ero un mostro. Ero il suo mostro. Quello che lo rinchiudeva, lo incatenava e ora cercava di eliminarlo.

Nelle nostre iridi la stessa domanda: “Se tu mi uccidi, uccidi te stesso. Vuoi morire? Io no e tu?”

E’ da allora che non rinchiudo più i miei mostri, ma ci parlo e scendo a patti, e la sera qualche volta gli racconto le fiabe. Certo loro preferiscono le storie dell’orrore, ma un pò li ho convertiti alle storie a lieto fine, in un mondo, dove l’amore abbraccia il suo lato oscuro.

monster

LINGUAGGI


Espansione
Contrazione
Equilibrio.

Son in fase espansiva del corpo e questo vuol dire che son in una fase di contrazione del cuore.

Perché in qualche modo vivo un momento che non vorrei, dove il tempo non è mio, e invece il mio tempo mi reclama, mi strattona a se.

Mi muovo nel cercare il cambiamento, ma rimango ancorata a paure che ho sempre avuto, bisogni che mi hanno sempre incatenata.
Catene, emotive e non, che mi son sempre cercata.

Una gioventù bruciata, la mia, in cui la scelta è stata sempre il certo a sfavore dell’incerto, la sicurezza al posto del rischio, la difficoltà di scelta come leitmotiv di fronte alle biforcazioni, un lavoro che mi dava certezze economiche e non un lavoro che mi suggeriva il cuore. Sono cose che paghi dopo.

Piano piano, nel tempo, ho cercato di aprire queste catene (di cui non imputo la colpa a nessuno, solo a me stessa). Mattone dopo mattone, ho cercato di smaltellare la prigione che mi ero creata. Eppure.

Eppure esistono dei mattoni invisibili che mi tengono chiusa da qualche parte.
Ho molteplici me, separate da questo muro invisibile che anelano a ricongiungersi. Fintanto che non accadrà, io mi espanderò e contrarrò alla ricerca di dove.
Painting by gtako

Il mio essere due e anelare a uno, sempre.
Il segno zodiacale, le polarità del mio interno, il bianco il nero, mi ricordano che sono separata. Ma ho il sapore dell’indiviso ancora in bocca, il colore dell’inscindibile mi colora gli occhi, la percezione della totalità adagiata sulla pelle.

Devo nutrire la mia mente quanto il mio cuore.
Le parole, queste parole, mi servono per la mente, il cuore, l’anima sta cercando il suo linguaggio per liberarsi.

SFUMATURE


Quando sarò grande vorrò avere del blu.
Nel blu mi adagio e Hope arriva.
Il blu si abbina al rosso.
Rossi sono i miei capelli.
La progenie di rosso e blu è viola, il colore della mia anima.

Il blu che avrò, avrà luce e diverrà anche azzurro, mi perderò ad osservare il cielo e quando la notte tornerà, appunterò stelle d’oro a rischiararmi il sentiero.

Il rosso che avrò, avrà luce e diverrà rosa e la mia passione si trasformerà in amore, la notte tornerà a divenir amante instancabile e padrone delle mie ore.

Il viola avrà luce, diverrà ametista come la pietra della mia nascita e la notte, come un caleidoscopio, diverrò tutte le gradazioni della mia anima, dall’oscuro indaco alla lavanda rosata, così tu, se vorrai, potrai finalmente vedermi.

purple

SEGAIOLA MODE ON


La prima ho cancellato tutto.
La seconda ho congelato in bozza.
La terza ho capito perché.

Infine ho deciso di usare parte di vecchie parole, tanto di meglio non avrei saputo dire.

«Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perché dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perché è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità»

Photo by Ellis Aveta

Da qui questo mio bisogno, dell’inconsueto, nel movimento cresciamo.

PS:
il primo post parlava di palestra
il secondo di affinità elettive
il terzo del bisogno di un nuovo nome
(Quali collegamenti mentali ho fatto? Il sunto sta tutto nel titolo del post)

RIDO QUINDI SONO


Mi adagio sulle risate, le mie.
Distesa sul divano.
Ascolto la vita.
Osservo i rumori.
Sorrido di me.

E’ stata la giornata della risata, quelle fatte da sola a casa poi, son le più vere.
Propagano benessere come cerchi concentrici nell’acqua.

Parlo con i gatti, che son la mia famiglia, e sanno come me, comunicare nel silenzio.
Quel silenzio rotto solo dalle mie risate e dalle loro fusa.

Rido nel ritrovarmi e nel rendermi conto che ho iniziato solo ora a crescere, e nel farlo, crescere diventa essere.
cat

IL LATO LUCE


Apro. Entro. La stanza è vuota. In fondo di fronte a me una porta. Avanzo e la apro. Mi ritrovo in un’altra stanza vuota con una porta su un’altra stanza vuota con un’altra porta, mi ritrovo in una matrioska lineare.

Mentre le attraverso, una dopo l’altra, penso: “All’inizio ci metto lo studio è in fondo a tutte la camera”.
Procedo senza timore e infine arrivo all’ultima. Non più porte da aprire davanti a me, solo un muro e una parete ricoperta da una vecchia tappezzeria. Piccoli gigli araldici scuri su uno sfondo ingiallito. Allungo la mano, tocco e mi rendo conto che il muro è sottile, compensato, e dietro c’è qualcosa di terribile.

Scappo scappo scappo. Riattraverso a ritroso, una dopo l’altra, tutte le stanze. Infine chiudo la prima aperta dietro me. Mi tuffo nelle braccia di mio padre, quello che non ho mai avuto, e lo supplico singhiozzando “Portami via di qua, portami via di qui, andiamo ad abitare da un’altra parte”.

Mi sveglio. E lo so da subito. È uno di quei sogni. La paura si sta sciogliendo ma è ancora tangibile. Respiro forte. So dove sono stata. In fondo la stavo cercando, solo che non ero preparata, e non ho capito fino al mio risveglio.

Stanza dopo stanza sono mi sono attraversata fino ad arrivare a quel muro fragile, gigli antichi, e dietro la mia parte oscura mi aspettava. La paura mi ha sorpreso, non pensavo di trovarmela così vicina.
Sono scappata in cerca di protezione, ma non si può scappare da se stessi.

Inspiro. Espiro. Lentamente. Tornerò, troverò il modo di tornarci, e quel muro lo butterò giù con una spallata.

Il coraggio è il lato luce della paura.

Photo by Elena Helfrecht

CARBONIO PURO


E’ un attimo, quel luccichio, l’etereo diamante, lo scorgo nello sguardo di qualcuno che incrocia il mio. Nonostante l’abuso di anni, di vita e esperienza diversa, in quello sguardo reciproco, due foglie dello stesso albero, seppur cresciute lontane, si riconoscono.

Quando accade, il mio cuore si riallinea con il loro e batte un ritmo che canta alla vita, lacera il grigio, strappa sorrisi e inneggia alla speranza. Dove quelli della mia generazione hanno sbagliato, loro hanno possibilità.

Non vuoi essere lì a dirgli “Vai c’è la puoi fare, sei molto più di quello che ti hanno fatto credere, sei molto più di quello che pensi di essere“?

Molto spesso ho difficoltà con i coevi spenti alla vita, piegati dalla paura, agonizzanti in attesa della dose quotidiana di rassicurazioni, e comprendo (a volte) invece chi mi è lontano anni luce nel vissuto.

Per quello scrivo post dedicati senza ricordarmi il nome, nonostante il ripeterlo a volerlo memorizzare, ma ero distratta da occhi, si sofferenti, ma pieni di vita e di possibilità.

Remember. Siamo prigionieri delle nostre stesse convinzioni, ma il mare è a portata delle nostre zampe.
Convinzioni

BOMBE A OROLOGERIA


Certi amori ti scolorano, cancellano i contorni, come gomma la matita.
Raschiano i confini, ti disperdi, ti perdi.

Si installano nello spazio vuoto tra il nucleo e gli elettroni.
Bombe a orologeria, scoppieranno, squarciandoti in mille te.

Macerie di te.
E lì la libertà della materia grezza.
Nume di te stesso, sta a te scegliere la tua creazione

Explosions by Herczeg & Kaehr