VETRO


E lì, embrione, ho già il titolo, le parole, alcune immagini attraversano come trailer di film. Scorrono i pensieri e le emozioni lambiscono, ma mi manca la percezione degli odori.

No, non sto impazzendo (non più del solito), io quando scribacchio e come quando leggo, sono nella storia. Se il libro non si fa “sentire”, il libro non mi avrà. Se scribacchio e mi manca la percezione di un senso, giro e rigiro inconcludente, alla sua ricerca.

Nel mio scrivere percepisco il movimento dell’aria, se è fredda o calda, la stoffa, il calore di una pelle, la luminosità della luce, il tepore di un sole autunnale, il freddo di una goccia d’acqua. Percepisco il respiro, l’ansimare, il desiderio trattenuto, le sensazioni, gli odori, la rabbia, la gioia e quella malinconia di sottofondo.

Di quel post ancora gli odori non arrivano.
Ci sono.
Li vedo dietro a un vetro.
E il vetro non l’ho messo io.
Glass

RABBUIA


Lo ripeto timorosa. Come scolaretta abbasso gli occhi davanti al suo maestro.
Ripeto lentamente quello che tu mi dici. Rabbuia.

Mi percepisci, energia libera circola in me, quando accade, le parole con me si riempiono e diventano tridimensionali.
Pronunciala piano con me e sali nei miei pensieri. Rabbuia.

La vedi quell’ora del giorno in cui iniziano a scendere le ombre? Mi vedi? Con gli occhi puoi scrutare i contorni del mio collo, ma le linee si confondono tra i capelli. Puoi percepire la linea delle mie spalle che s’inarcano, ma per vederle ti devi avvicinare e seguirle con la punta delle dita.

Dilla insieme e a me, lentamente, tra un’ombra e l’altra, scivola nei miei pensieri e pensa alla prossima parola che dovrò ripetere.
Rabbuia

L’ASSENZA


Che io sia esigente è cosa che pensano in molti. In verità sono meno esigente di quello che sembro. Ho solo dei punti cardine quasi inamovibili. Detto ciò, nonostante i miei principi, i miei integralismi e questa mia “esigenticità”, capita che cada nel cuore di alcuni, e alcuni cadano nel mio. Quando ciò accade, io divento presenza.

Spesso, invece, mi ritrovo a che fare con l’assenza.
A volte sospetto che sia lo stesso problema del fare. Se faccio io, non lascio spazio a che facciano gli altri. Se parlo io, non c’è spazio per le parole altrui.

Dovrei assentarmi, celarmi tra le pieghe dei miei pensieri e lasciarmi alle spalle tutte queste piccole assenze, che in giorni come questi, si vestono di nuovo, formano un unico vuoto.

Le assenze sono fatte di parole vuote, si specchiano nell’altro ma non lo vedono, vestite d’ipocrisia portano con sé fiori velenosi.

Le presenze sono nude, si spogliano sotto i tuoi occhi, con le rughe a vista quale mappa delle terre visitate su questo mondo e le smagliature a ricordare che la vita non lascia nulla di immutato.

Presenze

Le assenze son camaleonti discreti, non fanno rumore, si riempiono di vuoto, falsi sorrisi, amori servi di poteri, paure e bisogni.

Le presenze fanno rumore, infastidiscono, chiassose nel loro silenzio, ingombranti nel loro guardarti, a volte morbide a volte pungenti nel loro dire.

Le assenze di valori, di amore, di principi, di sorrisi, di cuore, di rispetto, di verità, di presenza, di vita.

Io non potrò mai abituarmi all’assenza.

PULCINI


Progenie vola via dal nido.
Stavolta non è per studio, non è per vacanza, non è per lungo periodo, ma poi torno a casa. Stavolta è “inizio la mia strada da sola”.

Mater è contenta, è quello che piace a Progenie.
Eppure… eppure ogni volta che ci penso inspiro più forte ed espiro lentamente, meno di tre mesi e il mio pulcino volerà lontano.

Non ci saranno più i sabato mattina con le colazioni al bar, i giri per la libreria, la spesa insieme, le incazzature mie, le sopportazioni sue, le sopportazioni mie, le incazzature sue, non ci saranno serate sul divano a parlare e a chiedere “acqua calda?”, non ci sarà il ridere davanti a Modern Family, o il chiederle “ma secondo te”, non ci sarà lo scambiarsi via etere, foto appena scattate degli amori pelosi di casa, non ci sarà la persona la cui pulizia interiore è più bianca della mia.

Non ci saranno un sacco di cose, saranno riempite dal nuovo per tutte e due, ma questo non toglie il mio tirar su con il naso adesso.

Comincia lei, ricomincio io.

Sbuffo e sospiro, la vita è mutamento, ma questa volta, anche la vecchia gallina torna pulcino.
chick

MIRROR


Assaggiami, sono qui, lentamente, chiudi gli occhi, affonda le labbra nella pelle.

La tua lingua, cercami, paventa la spina, pungerà, se non la trovi, ti troverà lei.

Accarezzami, placido, sono manto di gatto sotto la tua mano, artigli sotto il pelo.

Distorci il tempo, ritrovami nei lineamenti, le tue dita conoscono a memoria.

Di Alice conosci lo specchio ma non lei, e questo ti farà perdere in te stesso.
Photo by Anja Bührer

TORNO A DROGARMI


Oh io lo dico, vorrei tanto innamorarmi, ma tanto. In quel modo che ti manca il fiato, che sbarelli e manco sai dove sei. Quella sensazione che tutto il mondo è lì davanti agli occhi tuoi è ha il suo volto, il resto non esiste, perché l’universo intero siete voi due.

Vorrei sentire il cuore palpitarmi così forte da sentirlo battere nella gola e vedere il tempo dilatarsi a seconda se vivi insieme o separato.

Non avete idea di quanto vorrei innamorarmi.

Poi mi guardo intorno… Vabbè torno a drogarmi.
Photo by John Wilhelm

TU SEI TROPPO ESIGENTE


Sarà stata colpa della luna di stanotte,  di Barbra Streisand e una canzone, dall’aver (ri)sentito un piccolissimo pezzetto di dialogo di un film (*), ma una cosa che tenevo lì in sospeso da agosto, alla fine stanotte l’ho fatta.

Luna rossa, musica che permea come acqua nel terreno, frasi che mi ricordano come ero, come sono ancora oggi.

Quelle parti di me che continuano a rimaner sempre uguali e diverse insieme. Come i rami di un albero, non saranno mai radici o altro, ma anno dopo anno cambiano forma rimanendo se stessi, portando con sé il cambiamento della crescita.

Stanotte ho lasciato andare migliaia di lucciole luminose, frammenti d’anima non miei e ho richiamato a casa le mie lucciole. Lucciole luminose hanno volato stanotte e altre ne voleranno nei prossimi giorni, migrano, ognuno torna a casa sua.

Ho lasciato libertà.
L’amore vive in lei.

E’ vero “io sono troppo esigente”, lo son sempre stata, ma non potrei diversamente.

fireflies

(*) Quale pezzettino di dialogo? Questo:
Hubbel: Kathie,tu sei troppo esigente…
Katie: Però guarda che cosa posseggo…

DONNA CERCATA DONNA DESIDERATA


Donna cercata, donna desiderata o forse solo ricercata. Questi son gli ultimi termini con cui arrivate al mio blog (sì, anche io mi faccio un sacco di domande e non ho ancora risposte).

Tampax su uomini
Ora avrò questa immagine poetica di uomini che si piegano e si infilano un tampax. Per superare il trauma dovrò bermi della vodka.
Ah proposito, lo sapevate del tampax imbevuto di vodka da inserire con cautela nella fessura posteriore del corpo. In tal guisa avrete uno sballo assicurato senza aver problemi di etilometro. Così dicono, io son alla vecchia maniera, preferisco farlo passare dalla bocca, intendo l’alcool.

Gatto nero attaccato ai maroni
Amo i gatti, amo i maroni. Che avete capito?! Maroni inteso quali castagne. Che dite? Qua il senso è diverso? Mi mandate diapositiva dalla regia?

Sta un po a cazzo
La mia vita sentimentale? Si. Come negarlo, ma mi sto predisponendo bene per il futuro. Voi abbiate fede e tifate per me.

Immagini baciami il culo
Ecco di questo no, niente diapositive dalla regia per favore, ho ancora la colazione sullo stomaco e vorrei conservarla.

Sento l’ovaio vibrare
Non avete idea quanto e spesso me le fanno vibrare!

Amico immaginario in età adulta
Da piccola non ne ho avuti, quindi per sopperire da adulta me ne sono creati, a volte ci esco pure insieme, io immagino che loro siano amici e loro immaginano altro.

Porno intelligente
No perché con me vuoi farlo in maniera stupida?! Baby non ha capito che son anche sapio sexual io.

Colluttorio sexy toys
Ho un’età in cui i misteri del sesso sono (dovrebbero esser) pochi, questo (al momento) è uno di questi.

Numquam aliquid ad mentula canis fecitis
Ecco qua, non so, il latino l’ho studiato pochissimo e non dico quanti anni fa, ma quello che mi sorprende che qualcuno arriva al mio blog cercando in latino.
Per inciso più o meno “numquam aliquid ad mentula canis fecitis” vuol dire alla cazzo di cane, come questo post, alla fine tutto torna.
candle

GEOMETRIA


Se sei tondo, non morirai quadrato, al massimo puoi diventare ovale.
Non sto parlando di me, io nella vita più che tonda son tonta.

Son solo pensieri nati tra un “svolta a sinistra” e un “ferma allo stop”. Ve l’ho già detto una volta, per me la macchina è un luogo in cui i pensieri prendono vita.

Pensavo al grigio e nel grigio due persone son avanzate insieme, e con loro, la loro dinamica. Ed eccola là la verità, mica è colpa di nessuno, sono tondi e si sforzano (a volte) di esser quadrati, ma non è nella loro natura. Possono per un pò solo esser ovali. Sono io che credo a loro quando dicono che stanno diventando quadrati.

Dio, portate pazienza con me, il grigio piombo, il vento, la pioggia fredda, insomma questo tempo porta fuori me solo cose da romanticismo tedesco e il desiderio di realtà mai nate.
Poi passa.
rain

FOLATA


Te lo dice all’improvviso: “Non succederà mai, ma tu non potresti essere in ogni caso l’avventura di una notte, o uno sfizio da togliersi”. Quelle parole arrivano sul volto, improvvisa folata che ti scompiglia i capelli. Tu lo sai, lo senti, lo percepisci, son parole che pensa e non un’esca.
Questa folata in questo lunedì mattina, ti fa sedere a pensare.

La maggior parte degli uomini non ti vede così. Colpa dell’età, colpa della vita, colpa di checcazzoneso, e sinceramente, checazzomenefrega, cercano un attimo fuggevole per lenire il vuoto, per riempire una vita costruita sulla sicurezza, sul controllo (proprio e altrui), sulla noia e sul bisogno. Che ottimo diversivo puoi essere.

Piccoli stupidi, avete sempre confuso il mio esser libera con disponibilità sessuale. Le vostre gonadi vi hanno reso schiavi ottusi e neppure ve ne rendete conto.

Poi arriva questa frase, ma dire questa frase vuol dire arrivi tu a dirla. E mi lasci interdetta a pensare. Mi hai visto per quello che sono, senza nessuno sforzo, celata nelle pieghe di quello che scrivo e dico, mi hai visto e basta. Nessuna bugia, nessuna pressione, nessuna falsità, nessun chiedermi qualcosa. Mi hai fatto solo sapere “Ti ho vista”.

Il mio sedermi a pensare è stato il tempo necessario per far passare la folata tra i capelli e il tempo di scrivere: “Peccato che le persone giuste io le incontri sempre nel momento sbagliato”.
Photo by Oleg Oprisco