LA CHIAVE


Torna giù!” – “Dove sei?!” – “In quale mondo sei?” – “Scendi dalle nuvole!

Sono alcune frasi che mi hanno accompagnato nella crescita fino ad un certo punto e poi sono scomparse. Credo siano scomparse quando questo mondo è entrato con fare prepotente ed ha occupato il mio spazio personale con le responsabilità, inchiodandomi su paure e ansie da prestazione.

Io mi estraniavo, ovunque fossi, in un libro, in un pensiero, in me stessa. Talmente in profondità che a volte mi dovevano chiamare due o tre volte di seguito per riportarmi a “terra”.

In qualche modo, a chi di più e a chi di meno, questo mio volare, ha sempre dato fastidio. Questa mia capacità di “andarmene” era mal tollerata, vista in maniera negativa. Talmente tanto da farla vedere anche a me così.

Invece non lo era, ora lo so.
Nascosta in qualche angolo sperduto, ora la sto cercando, perché quello spazio, quel mio volare era il mio modo di unirmi, in luogo in cui la visione delle cose, dei miei pensieri e delle mie emozioni aveva uno spessore diverso.

L’ho cercata in questi anni, in tanti luoghi fuori di me, a volte anche perdendomi, quando l’unico posto in cui cercare ero io.
La chiave del mio volare sono io.
The key

SILENZIO


A volte il silenzio è il miglior modo di parlare.

Chi mi ama conosce i miei silenzi, sa le sfumature che essi hanno. Non si preoccupa di loro, anche se profondi, ma si preoccupa quando hanno una certa densità.

Chi pensa di conoscermi, dei miei silenzi fa mille congetture, mentre la loro coscienza fa il resto.

Chi non mi conosce a volte si spaventa da loro e a volte neppure si accorge, ma la cosa non mi sfiora.

Amo il silenzio, che mi fa specchiare e vedere le imperfezioni della mia anima come in uno specchio le rughe, cosicché io possa progredire. Amo il silenzio, lascia spazio alla crescita, briglia sciolta dei miei pensieri, fucina della mia mente, dove accoccolo il mio cuore come nel dondolio di una culla.

Sono in prossimità di un altro bivio, chi mi conosce attraverso i miei silenzi, sa già dove sto andando.
Jeans – ©Diamanta

DECANTER DI PAROLE


Vedi il problema di noi e che ci vedete come vorreste, non come siamo.

Confondete la nostra autenticità per disponibilità, travisate la libertà con “mi posso permettere tutto”.

A volte possiamo apparire volgari, ma se qualcuno ci ferisce, le lacrime le teniamo per noi. Sarà per questo che credete di poter affondare la vostra meschinità nella nostra carne.

Scambiate l’amore per debolezza, la dedizione per schiavitù.

Pensate che i nostri silenzi siamo dati dalla stupidità, ma vi stiamo solo osservando.

Scambiate la nostra tolleranza per una casa di altri tempi.

Mentite e ingannate con la stessa naturalezza con cui noi sorridiamo e abbracciamo.

Offendete con parole taglienti i bulbi oculari per impedirci di vedere la verità.

Vedete nel rosso il sangue di una preda, noi vediamo l’energia della vita.
Photo by Svetlana Melik-Nubarova

Se non fosse che la vostra egocentricità ha messo a rischio più di una fata rossa, neppure vi avrei visto.

Scrivo questo pezzo e poi decanto.
Certe parole vanno scritte a caldo e lette a freddo.

HO IMPARATO


Sto imparando a tacere (bugia)
Sto imparando a contenermi (bugia)
Sto imparando a vivere (verità)

E non sempre mi riesce bene. A volte cado e mi sbuccio le ginocchia. Ma a volte mi riesce proprio bene, come mangiar caldarroste, una sera fredda d’inverno, davanti al camino con un bicchiere di vino rosso accanto e voci amiche che riscaldano il cuore.

Nel frattempo ho imparato a buttar fuori ciò che invece porta freddo, scuro, cupo. E da ciò ho appreso a diffidare di chi mi cerca solo nel momento del bisogno, da chi mi loda e m’imbroda, da chi mi esalta per comprarmi, dalle persone grette, da quelle false e da quelle che si piangono sempre addosso mentre fanno piangere gli altri, dagli scontenti e dagli imbronciati che aveva ragione mia zia a dir “dare a chi ride togliere a chi piange”.

Ho imparato a buttar fuori dalla mia vita tutto ciò, staccandomi da loro, come un vecchio petalo da un fiore.

E ho imparato che quando pensi di aver imparato, ti scopri solo a un nuovo punto di partenza.

Ma va bene così, perché ho imparato che i miei nuovi punti di partenza, son persone, anime come me fallaci, a volte un pò ingenue ma pulite. Se il mondo fosse pieno di loro sarebbe un posto migliore.

Io mi tengo il calore, i sorrisi, le persone vere e il cuore pulito il più possibile.

Photo by David Talley

L’ESATTO MOMENTO


Quell’esatto momento in cui ti rendi conto che non potrai mai più bere uno Sbagliato in vita tua.
Sadness

Mai più Sbagliati, mai più Negroni, mai più Negrosky.

Perché tu sei vegetariana, è uno degli ingredienti dello Sbagliato è il campari rosso e il colore rosso del campari è dato da un animaletto che vive sulle pale del fico d’india. Si chiama Carminio di Cocciniglia.

E’ quell’esatto momento in cui ti rende conto che ti dovrai sacrificare a bere mojito tutta la vita, anche d’inverno.

MEMENTO


Ho un problema.
Io non dimentico mai.
Se lo faccio, è solo perché l’allocazione di quel ricordo è stata bruciata, dagli anni che passano o da un mojito di troppo.

In caso contrario io mi ricordo di te.
Di te che mi hai fatto una carezza. Di te che mi hai preso per il culo. Di te che mi hai regalato un sorriso. Di te che mi hai ferito. Di te che hai condiviso l’anima con me e di te che l’anima hai cercato di strapparmela.

I ricordi belli son sempre con me, come piccoli soprammobili a vista in una casa. Volgi lo sguardo, vedi quell’oggetto che ti piace tanto, ti rallegra il cuore e sorridi. Ecco quelli son i ricordi e le persone belle della mia vita.

I ricordi brutti, li ricordo, nel tempo, senza portar rancore. Ho imparato che è un sentimento da sciogliere come ghiaccio in estate a mezzogiorno.
Il rancore, come la rabbia e l’invidia, consuma chi lo prova.
Quindi ricordo senza rancore.

Piego e liscio il ricordo in piccole parti. Lo metto in fondo al cassetto. Non mi serve. Ma non dimentico e quando serve, riapro il cassetto, apro con cura il ricordo piegato e t’inchiodo alle tue bugie. Quelle in cui ti specchi.
Mirror

AVETE UN POTERE IMMENSO


Alle spalle un fine settimana, uno di quelli che piacciono a me. Quelli in cui le situazioni terrene passano in secondo piano, quelli in cui mi sembra di aver guadagnato un micromillimetro verso la conoscenza.

Momenti in cui imparo un pò più di rispetto per me e un pò più di tolleranza per gli altri (a). Dove apprendo la determinazione e l’amar il mio essere e il rispetto per l’esser altrui, senza l’obbligo di accettarlo.

Se non mi capite, abbiate pazienza, a volte non mi capisco neppure io. Non sempre riesco a trasmettere agli altri quando invece accade che capisca sfumature di questo mio viver. Volevo solo fissare questo attimo per me. Per ricordarmi nel tempo che seguire il proprio sentiero è l’unico modo per vivere bene. Tutto il resto viene da se.

E chiudo queste mie piccole parole con parole non mie ma di Progenie:

“Per questo, fatemi un favore: vivete al meglio, siate esemplari forgiando l’esempio che vorreste seguire. Avete un potere immenso”.

Sentieri

(a) ho detto un pò… con alcune di tipologie di persone non mi basterà questa vita per esser tollerante con loro. Il principio della fanculizzazione con loro è sempre vivo, intenso, presente e valido.

CONFIDIAMO NEL TEMPO


Per una beffarda Legge di Mhurpy, proprio in questi giorni che sono a tolleranza zero, il mondo intorno vuole interagire con me.

Per evitare danni, tendo a isolarmi anche se fisicamente presente, alle parole e ai solleciti esterni. Sorge il problema che sono una bestia sociale(1), come tale mi conoscono, e si aspettano un comportamento da animale sociale, interagendo con me.

Quindi evitare danni credo non mi riesca bene, anche perché dico che vorrei evitarli, ma in realtà non faccio niente per evitarli, perché essendo a tolleranza zero, penso che siano i danni che debbano evitare me.

Mi infiammo e ardo al minimo tocco. A volte riesco a salvare solo le “mie persone”(2) da queste fiamme. A volte.

Quindi mi ripropongo di tacere e osservare. Nel silenzio vedo oltre, anche cose che non vorrei, anche cose che non vorreste.

Nel mentre scrivo questo post, a conferma della Legge di Mhurpy, un mio amico (che ringrazio) mi scrive in privato e mi manda un link in cui il “mio” presidente di provincia, di fronte al problema “di più scuole senza riscaldamento” (alcune avranno tale problema fino a metà novembre), alla fine esordisce con un “Confidiamo nel tempo…”.

Io per loro confiderei in altro.

Gustavo Dore

Dio della pazienza in combutta con il dio che ride, oggi per favore, smettete di giocare con me.

(1) Sono un ossimoro vivente. Sono una bestia sociale anacoretica.
(2) compresi i miei amori pelosi

VERGINI DI NORIMBERGA


Ci son periodi in cui il mondo ti assedia così tanto da sentirti ricoperto dal collo ai piedi di cuoio bagnato, mentre secca sotto il sole. Man mano che asciuga si restringe sul corpo sino a soffocarti.

Ti escono parole non perché tu le abbia cercate, ma solo perché non avendo spazio all’interno, cercano una via di fuga verso l’esterno e nel farlo si scompongono disorganizzate alla ricerca della gola.

La pressione sale a una tale intensità che ti ritrovi un grumo alla bocca dello stomaco, ti rendi conto solo dopo, che è la memoria di lacrime che ormai non hai più.

Vergini di Norimberga ti cingono nel loro abbraccio, volendoti farti credere che quello sia l’unico abbraccio d’amore a te riservato.

Inspiri a lungo e lentamente.
Espiri forte e piano.

Smetterà di piovere.
Photo by Barbara Florczyk

WATER WORLD


Ci son sogni così densi che al risveglio rimangono incollati alle dita come miele, a ricordar un dolce mai esistito.
Photo by Diamanta

Abbiamo parlato d’amore in mondi diversi, separati dall’acqua densa, vedersi e non sentirsi.

Ad ogni mio tentativo di dirti ti amo, l’acqua precipita in bocca e mi gonfia il cuore.

Non mi rimane che il silenzio e l’attesa.